venerdì 26 gennaio 2024

Luigi Natoli: Gli schiavi non si difendevano, si offrivano alla morte, generosa a chi moriva in guerra, ma ignominiosa a chi moriva in supplizio.

Atenione intanto si preparava alla battaglia.
Giova qui ricordare questa battaglia, ricostruendola sui dati forniti da Diodoro Siculo e che fu la maggiore, se non la decisiva, combattuta in quella seconda guerra servile.
L’esercito degli schiavi, uscito da Triocala, si aggirava intorno a quarantamila uomini, pei quali sopraffare diciassettemila Romani doveva essere un giuoco. Percorrendo una via tra valli e monti lungo l’Alba e, costeggiando quella che oggi dicesi Gran Montagna, guadando fiumicelli, si accampò alle radici dei monti Sicani, in un luogo che offriva modo di schierarsi. Il campo dei Romani era a dodici stadi di distanza. Il luogo era aperto, le foreste di querce e di faggi erano lontane; e più lontano ancora si levavano nel cielo nitido le creste dei monti detti oggi Genuardo e Trione.
Salvio divise il grosso delle truppe affidandolo a valorosi capitani. I frombolieri pose innanzi per affrontare i primi il nemico, dispose ai lati la cavalleria per appoggiare le truppe; duecento cavalieri scelti sotto il comando di Atenione stavano presso il re, per accorrere dove si manifestasse il bisogno. Salvio ordinò sacrifici agli Dei, che furono diversi, come diverso era il paese degli schiavi, ognuno pregando quella divinità a cui credeva. Iremisul pei Galli, Astarte pei Cartaginesi, Ares o Apollo pei Greci.I Romani, di poco più di un terzo degli schiavi, formavano tre legioni, appoggiate dai Bitini, Tessali e Acarniani, e più dagli ottocento Lucani e dai Siculi, posti sotto Clepso valoroso ed esperto. Lucilio Lucullo ordinò propizi sacrifici a Giove, perché favorisse le loro armi, e interrogò gli aruspici. Le risposte furono come al solito sibilline, ma i Romani le interpretarono secondo le proprie aspirazioni.
Per più giorni i frombolieri dall’una parte e dall’altra si proiettavano ghiande di piombo, con iscrizioni: quelli di Salvio, per esempio, dicevano: “Pigliati questo”, o “A che venisti?” o “Viva Trifone!”; quelli di Lucullo invece: “Va’ alla malora”, ovvero “Schiavo, pensaci”. Con i frombolieri si alternavano i veliti, armati alla leggera, che facevano delle scorrerie: preparazione necessaria, alla battaglia.
La quale finalmente eruppe come un fiume contenuto da un pezzo entro angusti confini, e che, cresciuto da piogge, improvvisamente dilaga. Prima i veliti attaccarono, seguiti dai frombolieri, i quali avevano ordine di ritirarsi dietro gli astari, quando questi si avanzavano. Da una parte e dall’altra si spiegavano i vessilli e le insegne; più numerosi e più ordinati quelli dei Romani atti alla guerra, sprezzanti del pericolo, persuasi che si battevano perché così voleva Roma, senza domandare il perché del loro sacrificio; si avanzavano disciplinati, fermi in cuore, sicuri. Erano pieni di spirito.
Gli schiavi non avevano questa unità. Patrie diverse, diversi i linguaggi e i costumi, essi non combattevano che per conservare quella libertà che avevano conquistato a prezzo di sangue e di rapine. Era la disperazione che presiedeva le loro azioni; sapevano di non trovare grazia presso i Romani: o la morte sul campo o crocifissi.
Il primo scontro fu tremendo; ogni Romano aveva contro più di due schiavi. Lucullo da un canto e Salvio dall’altro correvano a cavallo tra le file dei propri soldati, incoraggiandoli. Il Pretore aveva a fianco Cleone, i cui capelli grigi e il viso asciutto, solcato dai patimenti, aveva una espressione di fierezza, che poteva molto nei soldati. S’erano fermati, e guardavano l’esito della pugna, che era incerto. Dietro a loro stavano un mille uomini di riserva.
- Che te ne pare del combattimento? – domandò Lucullo a Cleone.
Questi gli indicò a sinistra: la legione cedeva a poco a poco: si trattava di un aggiramento tentato dagli schiavi; riuscendo, i Romani erano perduti. Intuì il Pretore.
Si rivolse ai suoi e:
- Avanti voi! – gridò.
E si lanciò alla sinistra.
La valanga umana, rovesciatasi da quella parte, trattenne le schiere che indietreggiavano, le incoraggiò, le voltò all’offensiva. Fu una ripresa violenta, irresistibile; spade e lance si cozzavano, si respingevano con furore cadevano da una parte e dall’altra, ma più erano gli schiavi; le armi romane non ferivano invano, il Pretore e Cleone correvano dove più era il pericolo; le loro spade non erano inoperose, il sangue rosseggiava sulle lame. Sotto l’infuriare della ripresa del combattimento gli schiavi cominciarono alla loro volta a venir meno alla difesa. Questo movimento a ritroso si propagò man mano nelle altre schiere, al centro e all’altra estremità.
Queste inutilmente avevano urtato i Romani. Sebbene più numerose, non potevano offrire che una fronte più ristretta; e non potevano distendersi per aver modo di combattere più agevolmente. Il fronte dei Romani era duro e non cedeva. Quando alla loro destra videro i propri compagni cedere ai colpi dei Romani, gli schiavi sentirono venir meno la loro fede nella vittoria. Cominciarono a ritirarsi: poi a fuggire.
Ma Atenione esclamò:
- Vedremo fuggire i nostri dinanzi ai Romani?
E gridato ai duecento cavalieri: – A me! – si gittò come una furia contro i fuggenti rampognandoli fieramente. – Vergogna!… E che racconterete ai figli, che siete fuggiti in quarantamila contro diciassettemila?
Quei duecento cavalli, galoppanti in ordine serrato, arrestarono i fuggenti, si opposero alle legioni vittoriose, le assalirono. L’impeto li gettò contro di esse disperatamente; le spade si affondarono, spezzarono le loriche, percossero, piagarono, seminando la morte. Quei cavalieri parvero cosa meravigliosa, moltiplicatasi all’infinito. E avvenne l’effetto contrario a quello che prima si era manifestato; i Romani alla loro volta indietreggiarono; ma non si diedero per vinti. Intorno ad Atenione si affollarono i più per ucciderlo; molti sotto la sua spada caddero; egli fu ferito alle ginocchia da due soldati romani che volevano scavalcarlo e finirlo. Ma Atenione uccise i soldati e non cadde, pure non si sentiva più sicuro in sella. V’era intorno un mucchio di morti e di feriti, i cui gemiti si confondevano con le grida dei combattenti; e il mucchio aumentava. Atenione, sanguinante, lacero, pareva il genio della morte e della distruzione.
Lucullo, vedendo i suoi vacillare, corse in loro aiuto:
- Uccidetemi quell’uomo!
Atenione, assalito da ogni parte, colpito al petto, cadde col suo cavallo; altri caddero con lui.
- Dov’è Atenione? – Lo cercarono invano, poi una voce disse: – “È morto!”. – E allora lo scoramento improvviso si impadronì degli schiavi. Mancato l’animatore, l’invincibile, il coraggio venne meno; i cavalieri indietreggiarono, i fanti fuggirono. Nella fuga generale trascinarono cavalli e cavalieri. Per le vicende della battaglia i romani ripresero l’offensiva. Gli schiavi non si difendevano, si offrivano alla morte, generosa a chi moriva in guerra, ma ignominiosa a chi moriva in supplizio.
Era l’ora ottava; la fuga, nella quale il re Salvio che invano tentava radunare i suoi e ricondurli alla pugna, fu travolto, sottrasse parte dell’esercito alla carneficina, ma si contarono ben ventimila schiavi sul terreno; i Romani celebrarono il loro trionfo sul campo, ma non raccolsero il frutto della vittoria. Erano stanchi, rinunziarono a inseguire i fuggiaschi, e non riuscirono a sedare del tutto la ribellione.


Luigi Natoli: Gli Schiavi. Romanzo storico siciliano ambientato in Sicilia al tempo della seconda guerra servile, nel 103 a.C.
L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato dalla casa editrice Sonzogno nel 1935.
Pagine 387 - Prezzo di copertina € 22,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 15%, consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro commerciale Conca d'Oro), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi, 15), Libreria Nike (Via M.se Ugo, 56), Libreria Macaione (Via M.se di Villabianca, 102), Libreria Forense (Via Maqueda 185)

venerdì 12 gennaio 2024

Luigi Natoli: Giunse a piazza Ballarò, era fervida di gente armata... Tratto da: Chi l'uccise? Romanzo storico siciliano

 
La città lo sorprendeva; barricate nei punti più strategici, squadre, uomini e donne, bandiere dappertutto, e su questa confusione, schioppettate, cannonate, bombe, squilli di tromba, campane. Si battevano intorno alla Piazza Reale, i commissariati, il Castello. Si cercava di rompere le comunicazioni tra il Palazzo Reale e il Castello e il commissariato e la caserma dei gendarmi al Noviziato. Queste notizie Corrado raccoglieva per via; ma la vista degli uomini armati che incontrava a ogni passo, delle squadre che andavano a battersi, delle case scoperchiate dalle bombe, dei feriti che erano portati negli ospedali, tutto questo non destava nel suo cuore la vergogna di essere un estraneo al dovere verso la patria. Egli giovane, vigoroso, che avrebbe potuto essere utile, non si sentiva diminuito di fronte a quei popolani che andavano a combattere e a morire per la loro terra. Ma nel cuore di Corrado non v’era altro che Maurizia. 
Giunse a Piazza Ballarò; era fervida di gente armata, e i bottegai facevano a gara per rifocillarla. Era venuta dai paesi dei dintorni. Egli si fermò per vedere se vi fosse Concetta, dal punto in cui era l’avrebbe veduta. Aspettò. Il suo pensiero immaginava la gioia di Maurizia nel vederlo libero e di stringerla al cuore. Ma Concetta non veniva. La piazza mutava d’aspetto con le ore del giorno, ora più, ora meno; folle di armati andavano e venivano fra il continuo sonare a distesa delle campane. Ma Corrado non vi badava; s’impensieriva di non vedere Concetta. Era morta? era stata cacciata? 
Se ne tornò a casa sconsolato. 
Lo scoppio d’una bomba caduta poco distante dalla sua casa, e le grida disperate di povere donne, la mattina dopo destarono improvvisamente Corrado. Si levò in fretta e uscì per vedere che cosa fosse caduto. La bomba aveva fatto più spaventi che danni, era caduta in una stalla vuota, e un calcinaccio aveva ferito alla testa un ragazzo. Corrado se ne andò; voleva persuadersi se Concetta fosse ancora al servizio del Cantelli. Aveva scritto una lettera di fuoco, ed era risoluto di inviarla a ogni costo a Maurizia. Per via eccoti il Monforte, armato d’un fucile, con una sciaboletta al fianco. 
- Venivo di casa vostra, ma ho fatto tardi. Su, andate ad armarvi.
Corrado arrossì; in vero non pensava a rendersi utile in quei momenti; rispose: 
- Ora non posso, verrò a raggiungervi. Ditemi dove vi troverò.
- A Noviziato. Venite?
- Verrò; ma non ho uno schioppo. 
- Non ci pensate; ne prenderemo uno ai caduti. Arrivederci. 
Corrado lo vide allontanarsi svelto e allegro; scosse il capo e riprese il cammino. Giunto alla piazza di Ballarò, ebbe appena il tempo di cacciarsi dentro una porta, che passò Paolo. 
Si stupì a vederlo in vesti da cacciatore e col fucile; anche lui andava a combattere? Si fregò le mani per la gioia insperata. Che lettera! andava lui stesso a portarle i baci che le mandava per iscritto. 
Affrettò il passo...


Luigi Natoli: Chi l'uccise? Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1848, al tempo della rivoluzione. 
Pagine 122 - Prezzo di copertina € 13,50
Copertina e illustrazioni di Niccolò Pizzorno.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia - sconto 15%)
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (via M.se Ugo 56), Libreria Forense (Via Maqueda 185), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102). 

Luigi Natoli: Prega Dio che questa rivolta si tramuti in vera rivoluzione, perchè da essa dipenderà la tua salvezza... Tratto da: Chi l'uccise?

L’alba del dodici gennaio in piazza della Fieravecchia un numero sparuto di cittadini incominciava la rivolta. L’alba era fredda, e il cielo coperto di nubi, gli animi pieni di ansia nel vedere quei venti cittadini intorno a una bandiera tricolore, sparare un colpo di fucile. Era la rivoluzione che cominciava. Due ore dopo erano cento, e i colpi spesseggiavano in vari punti.
Maurizia fu svegliata improvvisamente dagli spari vicini, che la atterrirono, non sapendo a chi attribuirli. La sera innanzi la serva aveva portato a casa provviste di pane, di pasta, di legumi, di formaggi. Aveva domandato perché suo padre avesse ordinato tutta quella roba, e la serva aveva risposto:
- C’è la guerra, signorina: c’è la guerra!
Ora udiva le fucilate e si domandava se fossero i soldati quelli che sparavano; e stava trepida in ascolto. Fuori, nella piazza, la gente fremeva e ferveva; ella si affacciò nel balcone, e vide qualche cencio tricolore, e, più in là qualche uomo che incitava altri uomini ad armarsi. Rientrò subito; suo padre si aggirava per le stanze con le mani cacciate nelle tasche, il sigaro spento in bocca, gli occhi fissi sotto le sopracciglia aggrondate. Poi si fermava dietro i vetri del balcone e guardava la piazza, la via, la chiesa del Carmine. Tutto a un tratto disse a Maurizia:
- Vado per vedere di che si tratta.
- Dove va? Non sente le fucilate?
Egli alzò le spalle con noncuranza e uscì; Maurizia lo rincorse:
- Papà!... Papà!... Torni!... Oh Dio!
E afferrato uno scialle, corse giù per le scale: ma il padre non si vedeva più tra la folla che gremiva ora la piazza, ed ella fu presa dalla paura di cacciarsi in quella folla, e risalì. La serva ancora stupiva.
- Gliel’ho detto, che era una pazzia uscire! – le disse.
Ella non rispose. Verso venti ore suo padre rientrò senza dir nulla, ed ella non fece parola, ma con gli occhi lo interrogava. Paolo era andato in qualche casa, dove gli avevano indicato che stesse il comitato rivoluzionario, e non aveva trovato che tre o quattro signori, dai quali non aveva potuto attingere altre notizie che la rivoluzione “camminava”. Si era recato al tribunale, ma lo trovò sprangato; era andato dove sentiva sparare le fucilate, e si era stupito di non vedere le truppe scendere per le vie. E se ne era andato a casa. Quando fu ora di coricarsi Paolo disse:
- Prega Dio che questa rivolta si tramuti in vera rivoluzione, perché da essa dipenderà la tua salvezza.
Ella pensò a Corrado; gli aveva pensato sempre, ma non sapeva che era stato condannato, perché suo padre aveva taciuto, né aveva permesso che altri avesse portato la notizia a casa. Ora le parole del padre le mettevano un nuovo spavento che la faceva tremare. Che c’entrava la rivoluzione con Corrado? Non era chiuso nel carcere? E non potè dormire.



Luigi Natoli: Chi l'uccise? Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1848, al tempo della rivoluzione. 
Pagine 122 - Prezzo di copertina € 13,50
Copertina e illustrazioni di Niccolò Pizzorno.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia - sconto 15%)
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (via M.se Ugo 56), Libreria Forense (Via Maqueda 185), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102). 

giovedì 4 gennaio 2024

Luigi Natoli: Le strenne. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie.

 
Capo d’anno ed Epifania sono giorni in cui si fanno regali. L’usanza è antica e gentile. Questi regali si chiamano strenne.
In molti paesi i fanciulli credono che quelle notti il Bambino Gesù porti loro chicche, giocattoli e altri doni; e preparano una calza, una scarpa, un cestino. In altri paesi, questi doni sono portati da una vecchia, chiamata la Befana, la notte dal 5 al 6 gennaio.
Or vedete un po’ la fantasia popolare come trasforma le cose! Il 6 gennaio la Chiesa celebra la visita dei Magi a Gesù; e questa, con la parola greca, si dice festa dell’Epifania. I Magi, voi lo sapete, offersero al Bambino oro, incenso e mirra. Ora questa parola Epifania diventò Pifània, e poi Befana; e il popolo, non sapendo cosa fosse questa Befana, la immaginò come una vecchia, che porta i doni ai bambini.
In molti paesi della Sicilia la parola strenna si trasformò in strina; e la strina diventò anch’essa, come la befana, una vecchia, che porta i doni per la festa di Capo d’anno.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalle Industrie Riunite Editoriali Siciliane nel 1925, corredato con le foto dell'epoca. Attraverso un viaggio immaginario che parte da Catania e finisce a Messina, passando per tutte le città della Sicilia, l'autore spiega ai fanciulli dell'epoca storia, attività economiche, tradizioni e leggende della Sicilia. Una lettura resa piacevole dal modo gentile e semplice con cui il professore Natoli si rivolge ai ragazzi. Il volume è impreziosito dalle foto dell'epoca. 
Pagine 274 - Prezzo di copertina € 19,00
La copertina di Nicolò Pizzorno riproduce esattamente il volume originale. 
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour), La Nuova Bancarella (Via Cavour), La Feltrinelli libri e musica (Punto vendita centro commerciale Conca d'Oro) Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15)

Luigi Natoli: Gennaio. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano.

Gennaio è il primo dei dodici mesi dell’anno: è mese invernale, freddo e nevoso. In Sicilia le nevi non sono abbondanti: sulle parti piane e presso il mare cadono raramente; ma sulle montagne alte dell’interno, come le Madonie, sono più frequenti e durano. Sul monte Etna sono perpetue.
Spesso gennaio in Sicilia è sereno, asciutto, sorriso da un bel sole. Il proverbio dice: Jinnaru siccu, burgisi riccu. Gennaro secco, cioè non piovoso, arricchisce l’agricoltore, se però è piovuto in dicembre; perché nelle nostre contrade favorisce lo sviluppo delle sementi e promette rigogliose le messi.
Si dice che gennaio è potatore; perché infatti si potano le vigne. Pota alla luna di gennaio, se vuoi la botte piena, dice l’adagio. E un altro adagio aggiunge: A buon potatore, buona vigna. Oh! Hanno di che lavorare i contadini in questo mese! Bisogna zappare le fave, che cominciano a mettere le foglie; trapiantare le piante dal vivaio; attendere a tante altre faccende, se il tempo lo permette.
La zappa di gennaio, dicono i contadini, ha il miele in bocca.
Anche nelle officine si lavora. Di buon mattino gli operai si recano alle fabbriche; gli artigiani si pongono al banco o al deschetto; la buona massaia si leva per attendere le faccende di casa: è ancor buio, e bisogna accendere la lampada elettrica, a petrolio o anche a olio.
Il freddo intorpidisce le mani; ma chi ha voglia di lavorare, e ha la coscienza tranquilla, non teme il freddo: lavora e canta.
I pescatori, se il mare è tranquillo, si mettono in barca prima che spunti il sole, per gittare le reti; e, con le gambe e le braccia nude, sfidano i rigori della stagione, e non si ammalano mai, al contrario dei fanciulli freddolosi, che si coprono di maglie e mantelli, e hanno paura dell’acqua fredda!
Proverbi di gennaio

Capo d’anno, salute e denari, ma pensa bene a quello che hai da fare.
Annata nevosa, covone gravoso.
A S. Antonio, massaio buono.



Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalle Industrie Riunite Editoriali Siciliane nel 1925, corredato con le foto dell'epoca. Attraverso un viaggio immaginario che parte da Catania e finisce a Messina, passando per tutte le città della Sicilia, l'autore spiega ai fanciulli dell'epoca storia, attività economiche, tradizioni e leggende della Sicilia. Una lettura resa piacevole dal modo gentile e semplice con cui il professore Natoli si rivolge ai ragazzi. Il volume è impreziosito dalle foto dell'epoca. 
Pagine 274 - Prezzo di copertina € 19,00
La copertina di Nicolò Pizzorno riproduce esattamente il volume originale. 
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giovedì 28 dicembre 2023

Luigi Natoli: Capo d'anno. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano.

Il primo giorno del mese di gennaio, è anche il primo dell’anno, – per cui comunemente si chiama Capo d’anno – è festa in tutto il mondo cristiano. Festa di augurii, di speranze, di bei proponimenti. Comincia un nuovo anno. Ogni cuore lo saluta come l’incominciamento di una vita nuova; e spera che non soffrirà i dolori dell’anno trascorso. Questo augura a sé e agli altri. Un proverbio dice: Anno nuovo, vita nuova.
Ma che vuol dire questa vita nuova?
Vuol dire che tu devi esaminare quello che hai fatto durante l’anno trascorso; devi riconoscere i tuoi mancamenti; proporti di correggerti, e mantenere saldamente i tuoi propositi.
Sei stato ozioso? Lavora: la prima nobiltà dell’uomo è il lavoro; la prima medicina dell’anima è il lavoro. Chi lavora con zelo e con assiduità non ha il tempo di contrarre cattive abitudini. La zappa adoperata sempre non prende ruggine.
Hai sciupato tempo? Rifatti, con maggiore assiduità, del tempo che hai perduto.
La buona massaia, quando sloggia, prima di entrare nella casa nuova, la spazza, la lava, toglie i ragnateli e le fuliggini, la imbianca.
Così devi fare tu, col nuovo anno. La casa che tu devi ripulire e rimettere a nuovo è il tuo cuore. Devi toglierne tutte quelle manchevolezze quei difettucci e quelle cattive abitudini che vi riconosci, o che i tuoi genitori, i tuoi maestri ti fanno riconoscere.
Sei stato negligente? Devi essere diligente. Hai disubbidito? Devi essere ubbidiente. Hai nutrito rancore, ti sei inimicato contro qualcuno? Devi amarlo. E così tu potrai dire veramente di cominciare una vita nuova.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalle Industrie Riunite Editoriali Siciliane nel 1925, corredato con le foto dell'epoca. Attraverso un viaggio immaginario che parte da Catania e finisce a Messina, passando per tutte le città della Sicilia, l'autore spiega ai fanciulli dell'epoca storia, attività economiche, tradizioni e leggende della Sicilia. Una lettura resa piacevole dal modo gentile e semplice con cui il professore Natoli si rivolge ai ragazzi. Il volume è impreziosito dalle foto dell'epoca. 
Pagine 274 - Prezzo di copertina € 19,00
La copertina di Nicolò Pizzorno riproduce esattamente il volume originale. 
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Luigi Natoli: Messina, la città dei grandi eroismi!Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano.

Il treno passa per una serie di paesi posti in mezzo a campagne fertilissime; poi penetra in una lunga galleria, che attraversa un colle; e quanto riesce dall’altra parte, un magnifico panorama si spiega agli occhi del viaggiatore. Giù, a piè del colle, ecco Messina, il mare, i monti della Calabria; e di qua e di là, campagne verdeggianti. Messina, la regina del Faro, è la città tante volte provata dalle forze crudeli della natura, e tante volte risorta: la città dei grandi eroismi!...
Questa che vediamo è una città nuova; l’altra, bella, ricca di monumenti, fu atterrata da uno spaventevole terremoto la notte del 28 dicembre 1908. Bastarono pochi secondi, perché la città diventasse un cumolo di rovine, e seppellisse sotto le macerie centomila persone. Non una casa restò in piedi. Lo spettacolo, che all’alba il sole illuminò, faceva inorridire.
C’era sul mare una superba fila di palazzi, che si chiamava la Palazzata; c’era un Duomo, che era un capolavoro; c’erano musei, istituti, chiese... Nulla rimase, nulla!...
Nessun terremoto, a memoria d’uomo, era mai stato così terribile come questo.
Ma la città è risorta, con belle e spaziose strade, come il viale San Martino, con piazze vastissime. Ha ripreso la sua vita, piena di traffico; le ultime vestigia del disastro si van cancellando. Ma pur troppo i suoi monumenti sono perduti per sempre.
Ampio e profondo è il porto, formato naturalmente da una lingua di terra che si protende come una falce, e che si chiama il braccio di San Ranieri. Qui sorgeva una fortezza, detta la Cittadella, che era ai suoi tempi imprendibile; ma ora la distruggono, perché queste antiche fortificazioni son diventate giocarelli di fronte ai tremendi mezzi in uso nelle guerre moderne.
Una volta questo porto era il più frequentato fra quelli di Sicilia, appunto perché era il più sicuro, e perché Messina era lo scalo di tutte le navi per andare in Oriente: oggi il porto siciliano più frequentato è quello di Palermo, che è anche uno dei principali d’Italia; occupando il terzo posto, dopo Genova e Napoli.
Ora vedremo in uno specchietto il traffico dei porti siciliani principali.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalle Industrie Riunite Editoriali Siciliane nel 1925, corredato con le foto dell'epoca. Attraverso un viaggio immaginario che parte da Catania e finisce a Messina, passando per tutte le città della Sicilia, l'autore spiega ai fanciulli dell'epoca storia, attività economiche, tradizioni e leggende della Sicilia. Una lettura resa piacevole dal modo gentile e semplice con cui il professore Natoli si rivolge ai ragazzi. Il volume è impreziosito dalle foto dell'epoca. 
Pagine 274 - Prezzo di copertina € 19,00
La copertina di Nicolò Pizzorno riproduce esattamente il volume originale. 
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mercoledì 27 dicembre 2023

Luigi Natoli: I fasti della marina siciliana nel XVI secolo. Tratto da: La civiltà siciliana nel XVI secolo

 
Se gli storici non narrano i fasti della marina siciliana, la colpa non è certo di essa; la vittoria di Capo Corvo, riportata dall’ammiraglio palermitano Ottavio d’Aragona, su la flotta turca, è tale da gloriarsene ogni nazione. Le galere erano costruite in Sicilia, e il principe Filiberto di Savoia, venuto a capo di una flottiglia spagnuola in Messina, restò maravigliato de la bellezza delle navi siciliane; onde disse che le avrebbe tolte a modello. Le dieci galere nostre nel 1535 presero parte all’impresa di Tunisi, insieme a due del marchese di Terranova e due del marchese di Grotteria; all’impresa di Algeri, nel 1541 figurarono fra le migliori le galere del regno seguite da cinquanta navi onerarie; con le cinquantaquattro galere che mossero alla conquista di Tripoli si trovava la flotta siciliana, due galere del marchese di Terranova, due col conte Cicala, una di Federico Staiti, due del vicerè duca di Medinaceli; nel 1570, alla difesa della Goletta, con le undici galee napolitane e le quattro maltesi, era la squadra di Sicilia; ventidue galere siciliane presero parte alla battaglia di Lepanto nel 1571, e contribuirono grandemente alla vittoria, resistendo e arrestando Ulucch Alì, che già vinceva il corno destro dell’armata cristiana. 
Sulle galere di Sicilia montava il terzo delle fanterie spagnuole di presidio nel Regno; numero esiguo che era accresciuto però dalle compagnie assoldate in Sicilia e dai cavalieri e dalle lance spezzate che volontariamente s’imbarcavano. 
Il valore siciliano era rifulso in molte occasioni: alla presa della Goletta, il 1535, fu l’ericino Salvatore Bulgarella il primo a salire su gli spaldi e a piantare la cesarea bandiera; nella medesima guerra d’Africa Francesco ed Andrea Palizzolo compirono atti di valore tali da meritare speciali benemerenze da Carlo V. Son noti Francesco Salomone e Guglielmo Albimonte, che furono dei tredici di Barletta, e combatterono a Ravenna e a Parma. Pietro Cardona, conte di Golisano, morì da prode alla Bicocca; Gian Paolo Perollo fu capitano di Luigi XII; il capitano Coza difese per Carlo III contro i francesi il castello d’Avigliano, e vi perdette la vita da prode. 
A Malta, assediata nel 1565 da poderosa armata turca, comandata dal fiero Draguth, due palermitani si offersero di condurre rinforzi, attraversando l’armata e l’esercito nemico. Impresa audace, alla quale si erano rifiutati i vecchi capitani spagnuoli. Don Francesco Omodei e capitan Giorgio Montisoro, con quattro galee ed ottocento uomini levati in Sicilia, compirono con grande ardimento lo sbarco, e salvarono Malta già in procinto di rendersi. La storia raccolse i nomi dei prodi morti in quell’impresa: furono Pietro Antonio Barrese e Girolamo Bonanno palermitani; Giovanni Montalto, Francesco Daniele, Nicolò Settimo, Vincenzo Perno siracusani; Giovanni Patti, Girolamo Balsamo, Antonio Saccano, messinesi; Girolamo Speciale, Giovanni Antonio Landolina e Bernardino Sortino, notigiani; Vespasiano Celestri licatese; Alessandro Alessi di Nicosia; tutti gentiluomini, ai quali bisogna aggiungere i nomi dei popolani, che la storia ingiusta non raccolse. A Lepanto, Cola di Bologna, palermitano, compì tali prodezze che fu chiamato d’allora in poi Cola il Valente; il capitano Cola Antonio Oddo saltò solo in una galea turca, e se ne impadronì; ma vi perdette la vita colpito in fronte da archibugiata; don Geronimo di Giovanni si diportò così valorosamente, che l’anno appresso, nel 1572, all’impresa di Navarino don Giovanni d’Austria lo volle colonnello, e volle anche dal senato i capitani Giorgio Montisoro e Pietro di Vita, le prodesse dei quali ricordan le gesta dei paladini. Né meno valorosi furono don Berlinghieri Requesenz che combattè strenuamente alle Gerbe; il marchese di Licodia, Ambrogio di Santapau, vincitore dei turchi a Torre di Faro. Nelle Fiandre altri forti cavalieri seguirono il vincitore di Lepanto: Ottavio d’Aragona vi fece le sue prime armi; don Gastone Spinola, palermitano, vi fu colonnello, e a Maestricht si diportò mirabilmente e perdette un occhio: altri come Garzia Branciforti, il cav. Platamone, don Ferrante e don Antonio Spinola chiesero di combattere nelle prime file; l’ottennero; caddero da prodi. 
Questi fatti, il prestigio che la monarchia siciliana conservava anche sotto la soggezione straniera, illustravano il nome della Nazione siciliana, ed essa potevasi vantare che i suoi ambasciatori alla corte del papa avevano posto dopo quelli dell’Alemagna, della Francia, della Spagna e dell’Inghilterra; e prima di quelli di Scozia, Ungheria, Boemia, Polonia e della medesima Venezia; potevasi vantare di avere delegati i propri concili; di vedere le porte della reggia di Granata aprirsi a due battenti innanzi ai suoi ambasciatori. 



Luigi Natoli: La civiltà e la letteratura siciliana nel secolo XVI. Il volume comprende: 

La civiltà siciliana nel secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1895)

Prosa e prosatori siciliani del secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1904)

La poesia siciliana del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana, Milano, Casa editrice Caddeo - 1922)

Un poemetto siciliano del secolo XVI (Estratto dagli Atti della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo serie III Vol. IX - Palermo 1910)

Hortensio Scammacca e le sue tragedie - Studio (Tip. editr. Giannone e La Mantia, 1885 - Palermo)

Pagine 420 - Prezzo di copertina € 24,00

Copertina di Niccolò Pizzorno. 

Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia - sconto 15%)

Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:

La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro) La Nuova Bancarella (Via Cavour) Libreria Macaione (Via m.se Villabianca 102), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15)


Luigi Natoli: Quando in Sicilia duecentomila persone morirono di fame... Tratto da: La civiltà siciliana nel secolo XVI.

Alla libertà politica non corrispondevano liberali ordinamenti giuridici ed economici. Non unità di codici e di amministrazione; le città governate da magistrati propri e da giurisdizioni privilegiate; onde una varietà di provvedimenti, un moltiplicarsi di decreti, un rivaleggiare nell’ottener favori e concessioni particolari. 
Quanto all’amministrazione finanziaria le continue prevaricazioni, i razionali, banditi o impiccati con certa frequenza, i fallimenti della tavola, o banco di Palermo, il fiscalismo proverbiale dei gabellieri e dei collettori d’ogni genere, provano qual fosse. A questo si aggiungano le condizioni economiche, che lasciavano gravare tutto il peso dei dazi e delle gabelle sul popolo. Siccome la lontananza dei re, e la cupidigia dei vicerè, rendeva arbitri dei parlamenti i baroni, questi, forti nei loro diritti feudali, nelle immunità proprie, accordavano facilmente i donativi; il pagamento dei quali non sulle loro rendite, né su quelle della chiesa, ma sul popolo gravava. Perivano così sotto il gravame dei balzelli le industrie, i coloni abbandonavano le terre, e gli ovili, e si davano a mal fare; e per tutto rimedio il governo inferociva, non pensando che invece di impiccare e squartare i rei, dovevasi scemare il numero reprimendo la tirannia dei baroni, temperando la esorbitanza e la frequenza dei dazi e dei donativi superiori alle forze del paese, raffrenando la feroce rapacità degli esattori, proibendo i monopoli. Ai disagi economici si proponevano disastrosi rimedi: si elevava il valore della moneta, senza considerare che ai momentanei guadagni succedevano perdite irreparabili. Per far danaro i vicerè mettevano all’incanto il ricco patrimonio della corona e del pubblico, le dogane, i dazi, le rendite d’ogni sorta; o incettavano il vasellame e le argenterie dei privati; ma non cercavano di sgravare le terre, di incoraggiare le industrie, di favorire i commerci. Il divieto di esportare granaglie allontanava i compratori e lo scambio: la incettazione che ne facevano i baroni, e i municipi, o per speculazione, o per supplire alla deficienza dei granai, promoveva la povertà e affrettava le carestie. A questi errori economici si addebitano le fiere carestie del 1516, del 1542, del 1591, del 1646, che furono le più terribili, non le sole; e in quella del 1591, durante il viceregno del duca d’Albadelista, afferma don Vincenzo di Giovanni, esser morte di fame nell’isola duecentomila persone. «Così la Sicilia – al dir dello Scrofano – ubertosa nudrice d’Italia, spesso tra carestie e fame coglieasi alle strette».
Questo quadro maestrevolmente ritrae il La Lumia: 
«La popolazione considerevolmente scematasi, talchè per l’isola intera il calcolo che sembra più prossimo al vero non attinge i due quinti del numero attuale...
Grosse e piccole terre sparse a lunghe distanze, per le quali si viaggiava sovente non incontrando una masseria od un villaggio. Comunicazioni malagevoli e scarse per tutto, con fiumi valicantisi a guado, con aspri sentieri serpeggianti sull’orlo di scoscese montagne. La coltivazione ristretta in vicinanze dei luoghi abitati, fin dove si stendeva il contatto immediato degli uomini; poscia immensi poderi lasciati all’armento ed anche spesso al ginepro e al cardo; sotto un cielo sì bello e presso i ruderi di vetuste grandezze, tesori di natura improduttivi e fecondi. Insecure costiere con porti che le carene colmavano, o dove si mostrava solitaria l’antenna di qualche raro naviglio. Nelle terre feudali un castello con torri e merli, d’ordinario su l’altura di un colle, che sovrastava pauroso e sinistro a poche case, e miserabili tuguri intorno. Nelle terre demaniali, ovvero in quelle che non ubbidivano a baroni e tenevano direttamente dal re, antiche cerchie di mura troppo vaste alla menomata frequenza de’ nativi abitanti, rovine accumulate qua e là; presso i domicili de’ modesti borghesi e dei poveri artefici, nobileschi palagi minacciosi e superbi, che rendevano imagini de’ signorili castelli». 
Le continue scorrerie dei pirati barbareschi che non solo depredavano le navi, ma mettevano a ruba le città costiere, costringevano il regno a continue spese per opere di difesa, e i regnicoli a tenersi in arme con grave scapito delle industrie e dell’agricoltura. I provvedimenti del resto erano inutili; malgrado che il vicerè de Vega avesse fatto circondare l’isola di torri di sicurezza o fani, che avvisassero le galee dei corsari, questi continuavano a esercitare lor ladronecci. «I barbareschi con pronte escursioni – disse uno storico – qui rubano i vascelli ch’osano salpare, ivi, più arditi, presa terra, traggono in misera schiavitù le intere famiglie mal secure nelle proprie lor case». Onde il Leti argutamente osserva: «Sembra che i vicerè si mandino in questo regno per servire da gazzettieri alla corte e per dare gli avvisi delli sbarchi e rapine giornaliere che vi fanno i corsali turchi nelle città, ville e castelli, che prendono e ruinano, e di tanti infelici schiavi che trasportano». Ma questo non poteva far molto specie in quei tempi, nei quali il vicerè Gonzaga vendeva la libertà di più migliaia di cittadini, cedendo ad Antonio Balsamo per 30 mila ducati Taormina, terra demaniale; la quale per riscattarsi e conservare la propria indipendenza doveva pagarne 60 mila; e nei quali il vicerè Macqueda mandava sue navi in corso, e arricchiva pirateggiando.

 

Fa parte di:
Luigi Natoli: La civiltà e la letteratura siciliana nel secolo XVI. Il volume comprende: 

La civiltà siciliana nel secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1895)

Prosa e prosatori siciliani del secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1904)

La poesia siciliana del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana, Milano, Casa editrice Caddeo - 1922)

Un poemetto siciliano del secolo XVI (Estratto dagli Atti della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo serie III Vol. IX - Palermo 1910)

Hortensio Scammacca e le sue tragedie - Studio (Tip. editr. Giannone e La Mantia, 1885 - Palermo)

Pagine 420 - Prezzo di copertina € 24,00

Copertina di Niccolò Pizzorno. 

Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia - sconto 15%)

Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:

La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro) La Nuova Bancarella (Via Cavour) Libreria Macaione (Via m.se Villabianca 102), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15)


giovedì 21 dicembre 2023

Luigi Natoli: Costumanze natalizie. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie.

Durante nove giorni che precedono il Natale, a partire dal 16 dicembre, i ciaramellari o i suonatori di violino, vanno in giro; e dinanzi alle edicole e alle cappellette o nelle case dove sono accaparrati per tutta la novena, suonano la pastorale, e cantano brevi canzoncine intorno alla nascita di Gesù.
Quando per la prima volta si sente il suono della ciaramella, un sentimento di gioia sorride in tutti i cuori: essa è l’annunciatrice del Natale.
I ragazzi costruiscono il presepe, o lo acquistano bello e fatto. È una piccola scena, che di solito rappresenta una montagna, nella quale si aprono due grotte. Per le rocce si usa il sughero che è scabroso e le imita bene; qua e là ci si mettono casette, torri, fichidindia di argilla dipinta, capanne. E poi vi si dispongono i pastori, che così si chiamano tutti i personaggi: in una grotta mettono Maria, Giuseppe, il Bambino, l’asino e il bue; e dinanzi alla bocca della grotta il suonatore di ciaramella, il pifferaio, i pastori che offrono doni. Altri pastori e pastorelle si spargono per le rocce: quale con un fascio di legna, quale dormente, o spaventato dalla luce, o spingendosi innanzi un asinello carico di cavolfiori: altri pastori dentro la seconda grotta attendono a far caci e ricotte.
La notte di Natale si accendono lampadine che illuminano la scena; ed è una festa pei ragazzi. E se si può, si fa venire il ciaramellaro a suonare la pastorale e a cantare:

A la notti di Natali,
ca nascìu lu Bambineddu,
e nascìu ’mmenzu l’armali.
’mmenzu un voi e un asineddu.

E poi si va a cena. È la cena più allegra, anche se povera. La massaia ha preparato il dolce di occasione, secondo l’usanza del paese, e sulla tavola abbonda la frutta secca.
Durante la novena, ma più la notte di Natale, nelle case si gioca alla tombola, per pochi centesimi; poi si va alla messa di mezzanotte: perché la notte di Natale nelle chiese si dice messa, e il prete ne celebra tre.
E così si aspetta il domani, che è la festa grande, e in tutte le case c’è pace e gioia, come se vi fosse sceso Gesù Bambino a benedire con le sue manine gli uomini di buona volontà.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalle Industrie Riunite Editoriali Siciliane nel 1925, corredato con le foto dell'epoca. Attraverso un viaggio immaginario che parte da Catania e finisce a Messina, passando per tutte le città della Sicilia, l'autore spiega ai fanciulli dell'epoca storia, attività economiche, tradizioni e leggende della Sicilia. Una lettura resa piacevole dal modo gentile e semplice con cui il professore Natoli si rivolge ai ragazzi. Il volume è impreziosito dalle foto dell'epoca. 
Pagine 274 - Prezzo di copertina € 19,00
La copertina di Nicolò Pizzorno riproduce esattamente il volume originale. 
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour), La Nuova Bancarella (Via Cavour), La Feltrinelli libri e musica (Punto vendita centro commerciale Conca d'Oro) Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102) 

Luigi Natoli: Natale. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie.

Narrano i Vangeli che Gesù nacque in una stalla presso Betlem, non avendo Giuseppe e Maria trovato posto negli alberghi della piccola città, dove essi erano andati per iscriversi nel censimento ordinato da Cesare Augusto.
E la notte in cui nacque, i pastori dei dintorni videro una gran luce, e in essa un coro di angeli che cantava: Gloria a Dio nei più alti cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà. Un angelo annunciò ai pastori la nascita del Messia, e insegnò loro dove: e i pastori corsero e adorarono il Bambino Gesù.
La nascita di Gesù avvenne nella notte dal 24 al 25 di dicembre. E tutto il mondo cristiano festeggia con cerimonie e riti e usanze diverse; ma tutte si accordano nel significato che ha la festa: l’augurio della pace fra gli uomini.
Pace ed amore fraterno. Gesù venne al mondo per fondare una religione nuova: una religione per la quale tutti gli uomini debbono riconoscersi come fratelli, figli di un Dio padre celeste, misericordioso e previdente. Tutti debbono amarsi, aiutarsi, tollerarsi, perdonarsi a vicenda: non odii, non guerre; una umanità nuova. E questo ricorda la festa di Natale.
Festeggiala dunque col cuor puro. Come con Gesù nacque una nuova società, così nasca dentro di te un uomo nuovo.
Questa notte Gesù par che ci dica:
- Un anno muore, ma nel suo seno si è gittato il germe di un nuovo anno: io chiudo un tempo e ne apro un altro; come dalle ombre e dagli squallori dell’inverno la natura esce rinnovata, così esce rinnovato il genere umano dagli errori antichi: e così tu dovrai rinnovarti.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalle Industrie Riunite Editoriali Siciliane nel 1925, corredato con le foto dell'epoca. Attraverso un viaggio immaginario che parte da Catania e finisce a Messina, passando per tutte le città della Sicilia, l'autore spiega ai fanciulli dell'epoca storia, attività economiche, tradizioni e leggende della Sicilia. Una lettura resa piacevole dal modo gentile e semplice con cui il professore Natoli si rivolge ai ragazzi. Il volume è impreziosito dalle foto dell'epoca. 
Pagine 274 - Prezzo di copertina € 19,00
La copertina di Nicolò Pizzorno riproduce esattamente il volume originale. 
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour), La Nuova Bancarella (Via Cavour), La Feltrinelli libri e musica (Punto vendita centro commerciale Conca d'Oro) Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102) 

mercoledì 20 dicembre 2023

Al momento resta solo un’idea quella di traslare anche i resti di Luigi Natoli, seppellito nel cimitero di Sant’Orsola a Palermo (dall'articolo di Giusi Parisi)

 
Ma per uno scrittore che ascende al Pantheon, ce n’è un altro che resta… al palo. Luigi Natoli, l’illustre autore de I Beati Paoli, è seppellito nel cimitero di Sant’Orsola e la sua tomba è stata restaurata dai due editori Ivo Tiberio Ginevra e Anna Squatrito. Anche lui, in realtà, avrebbe le carte in regola per essere spostato nel Pantheon e ai domenicani non dispiacerebbe affatto ma quello che, al riguardo, padre Catalano nota “è la mancanza di una sinergia per riuscire a realizzare questa idea”.
E se non la si trova, Natoli al Pantheon di Palermo rimane sono un’idea anche perché i figli sono tutti morti e ci sono soli dei pronipoti che nel tempo hanno tutti cambiato il cognome (perché di linea materna) e che non abitano in Sicilia. “I pronipoti più attivi e assolutamente favorevoli alla traslazione delle ceneri – dice Ivo Tiberio Ginevra, editore di tutti i romanzi di Natoli – sono Massimo Finocchiaro e Giorgio De Lorenzi. Insieme al presidente di BcSicilia, Alfonso Lo Cascio, stiamo costituendo un comitato per sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni e le autorità. Tra qualche giorno sarà costituito questo comitato cittadino e potremo muoverci nelle sedi opportune, organizzando anche una raccolta di firme. I parenti intestatari della sepoltura delle ceneri di Natoli sono legati al ramo Finocchiaro (discendenti di Edgardo, il figlio più piccolo dello scrittore) e sono tutti favorevoli. Trattandosi di ceneri in urna e quindi non dovendosi procedere alla riesumazione della salma, siamo esenti dal regolamento di polizia mortuaria e siamo soggetti solo a procedimenti di carattere amministrativo”.


giovedì 14 dicembre 2023

Luigi Natoli: Prosa e prosatori siciliani nel secolo XVI. Avvertimento. Fa parte di: La civiltà e la cultura siciliana nel secolo XVI

Gli studi che riveggono la luce raccolti in questo volume, avrebbero dovuto far parte, secondo il pri­mo disegno, di un più vasto lavoro intorno allo svolgimento delle lettere in Sicilia, nel secolo XVI; al quale, per amor del mio paese, avevo incominciato ad attendere, col sacrificio di altre non meno a me care idealità, e degli anni miei più rigorosi e più disposti alle commozioni fantastiche. E avrei forse condotto a termine il mio di­segno, se per ragioni, che è qui inutile esporre, non me ne fosse mancato il tempo. Né spero di più averne; onde mi è parso utile trarre dai periodici, in cui furono la prima volta pubblicati, gli studi presenti e coordinarli in un volume, come con­tributo alla storia della letteratura italiana. Forse al presente volume potrà seguirne un secondo sopra altri prosatori del secolo XVI, storici, filologi e critici, e un terzo sopra i poeti dello stesso secolo; in modo da fornire con una serie di monografie, abbondanza di materiale al futuro autore di quella storia della letteratura siciliana, che un giorno si dovrà scrivere. Intanto spero che gli studiosi fac­ciano buon viso agli studi presenti; più che per merito loro, per la considerazione che intorno agli scrittori di cui mi occupo non v’erano che scarse e inesatte notizie; che io ho dovuto non soltanto ri­comporne le biografie, frugando negli archivi e nelle biblioteche, ma ricercarne le opere, che giacevano ancora inedite o si potevano per la loro rarità considerare come inedite.
E a questo proposito vorrei avvertire che non si fraintendessero le mie intenzioni. Quando pubbli­cai il primo di questi studi, un’autorevole rivista di letteratura mi rimproverò di non aver tenuto conto delle ricerche linguistiche, citando il Caix e il Cesareo; senza accorgersi, (forse per una svista) che una cosa è l’indagine filologica, altra è l’inda­gine storica; e che, dato il mio scopo, io non dovevo perdermi in ricerche di leggi fonetiche e morfolo­giche, ma constatare fatti letterari e raccogliere documenti. Credo necessario l’avvertimento, perché non vorrei si ripetesse ora il medesimo appunto.
E un’altra cosa voglio avvertire, per risparmiare ai critici la fatica di altri rimproveri. Ho fatto delle omissioni e mi son lasciato sfuggire qualche erro­re. A proposito della novella del divoto della messa (pag. 134), ho infatti dimenticato di aggiungere, che essa oltre a trovarsi nel Libro dei sette savi, si trova anche nel Novellino: e a pag. 144 mi son lasciato sfuggire un frate Roberto, che non so chi sia, invece dei frati Nicolò e Rugeri di Cicilia, già citati per altro a pag. 6 in nota. E ciò oltre a qualche altra svista mia e del tipografo, facil­mente sfuggita durante la stampa, avvenuta pro­prio nel periodo men propizio al lavoro letterario: quello degli esami.
Della quale circostanza spero che l’intelligente lettore vorrà tener conto.
E così sia.

Luigi Natoli
Napoli, novembre 1903.


Luigi Natoli: La civiltà e la letteratura siciliana nel secolo XVI. Il volume comprende: 

La civiltà siciliana nel secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1895)

Prosa e prosatori siciliani del secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1904)

La poesia siciliana del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana, Milano, Casa editrice Caddeo - 1922)

Un poemetto siciliano del secolo XVI (Estratto dagli Atti della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo serie III Vol. IX - Palermo 1910)

Hortensio Scammacca e le sue tragedie - Studio (Tip. editr. Giannone e La Mantia, 1885 - Palermo)

Pagine 420 - Prezzo di copertina € 24,00

Copertina di Niccolò Pizzorno. 

Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia - sconto 15%)

Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:

La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro) La Nuova Bancarella (Via Cavour) Libreria Macaione (Via m.se Villabianca 102), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15)

Luigi Natoli: La civiltà siciliana nel secolo XVI. Avvertenza e dedica. Fa parte di: La civiltà e la letteratura siciliana nel secolo XVI

Lo studio "La civiltà siciliana nel secolo XVI" è dedicato a:

S.E.
Don Pietro Lanza e Galeotti
Principe di Trabia e di Butera
Deputato al Parlamento

La nobilissima Vostra Casa, o Illustre Signore, nella quale dal dotto Blasco in poi, non sono mai venute meno le tradizioni letterarie, ebbe in ogni tempo cari gli studi, e fu aperta a quanti l’ingegno e la vita consacrarono ad illustrare l’Isola nativa. Onde non minor vanto ebbero i Vostri Avi dal favore accordato alle lettere, di quello meritato nelle vicende della patria per valore guerresco e per civili virtù. 
Concedetemi dunque che al Vostro Nome intitoli questo libro; che se non ha alcuna bontà in sé, che lo renda degno di Voi, pure perché frutto di lunghi e pazienti studi, spero che vogliate benevolmente accogliere, come segno della mia devozione. 

Luigi Natoli 


 Avvertenza

Il presente studio non ha la pretesa di dir cose interamente nuove, o del tutto ignote; e tanto meno di essere una storia. È una rapida sintesi, nella quale ho cercato di raccogliere come in un quadro tutte le manifestazioni della vita siciliana nel secolo XVI. Le condizioni politiche e sociali, lo stato economico, gli ordinamenti municipali, la vita cittadinesca, la religione, la morale, le usanze, gli studi, le arti, tutto ho ricercato, in tutto ho frugato, per cogliere la fisionomia di questo grande periodo, così varia, così multiforme, specialmente in Sicilia, e poterla riprodurre con fedeltà di osservatore e serenità di storico. 
Da qualche tempo mi son posto a raccogliere documenti, a ricostruire biografie, a studiare le opere dei nostri scrittori del cinquecento. Alle monografie che verrò pubblicando, il presente studio serve come introduzione. Esso non è che la rappresentazione dell’ambiente in cui si svolgono le lettere nostre; non vuol quindi essere inteso altrimenti. 

Luigi Natoli




Luigi Natoli: La civiltà e la letteratura siciliana nel secolo XVI. Il volume comprende: 

La civiltà siciliana nel secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1895)

Prosa e prosatori siciliani del secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1904)

La poesia siciliana del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana, Milano, Casa editrice Caddeo - 1922)

Un poemetto siciliano del secolo XVI (Estratto dagli Atti della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo serie III Vol. IX - Palermo 1910)

Hortensio Scammacca e le sue tragedie - Studio (Tip. editr. Giannone e La Mantia, 1885 - Palermo)

Pagine 420 - Prezzo di copertina € 24,00

Copertina di Niccolò Pizzorno. 

Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia - sconto 15%)

Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:

La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro) La Nuova Bancarella (Via Cavour) Libreria Macaione (Via m.se Villabianca 102), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15)


Luigi Natoli: Il carretto siciliano. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano.

Eccolo: passa tirato da un cavallo pomposo nei suoi finimenti scintillanti, coi pennacchi rossi svolazzanti e la sonagliera che ciancia allegramente. Il carretto esce ora dal cantiere del pittore, e i colori vivaci luccicano sotto la fresca vernice. Il carradore lo ha solidamente costruito, ne ha intagliate le spallette, la raggiera delle grandi ruote, le aste; e il pittore ha riempito gli intagli di rosso, di azzurro, di verde, di bianco, sul fondo giallo vivo: e vi ha dipinto svolazzi, foglie, disegni bizzarri, come gli dettava la fantasia capricciosa. Con una profusione di colori che abbagliano, nel fondo vi ha dipinto una grande stella, nell’interno delle spallette figure geometriche, triangoli addossati l’un sull’altro; ma nei riquadri esterni delle spallette ha dipinto quattro storie. Guarda: rappresentano quattro episodi della fanciullezza di Gesù: la Nascita, l’Adorazione dei Magi, la fuga in Egitto, la Disputa coi dottori. Il pittore li ha riprodotti da stampe: ma in un modo suo particolare, con un gusto tutto suo; con colori di suo genio.
È un’arte popolare, ingenua, primitiva: ma ha uno stampo così originale, che gli studiosi ora cominciano a guardarla con altr’occhio, e non con quel dispregio o quella indifferenza di prima. Il carretto siciliano è unico nel suo genere, e i forestieri ne comprano piccoli modellini, per ricordo. Forse si dovrebbe dire più propriamente carretto palermitano, perché sembra che questa pittura abbia per patria Palermo.
I soggetti dei quadri non sono soltanto quelli che abbiamo veduti in questo carretto. La vita di Gesù, ne offre tanti e tanti, e il pittore popolare ne sceglie ora questi, ora quelli; ma sempre in relazione fra loro: o tutti e quattro dalla fanciullezza, o dalla predicazione, o dalla passione.
Ma altri soggetti prende dalla Sacra Scrittura: o i fatti di Mosè; o la storia di Ester; o quella di Giuditta; o quella di Giuseppe... Altri soggetti sono tolti da un bel poema nostro, la Gerusalemme liberata; o dai fatti di Cristoforo Colombo; o dalle Crociate; o dalla Storia di Sicilia; ovvero da romanzi che furono famosi, come quello intitolato Paolo e Virginia. Talvolta sono le battaglie di Napoleone; o quelle delle guerre franco-prussiana del 1870; e forse vedremo un giorno rappresentata la nostra guerra ultima.
Oh non han povertà di soggetti questi pittori; e tutti escono dalle loro mani con la stessa vivacità di colori, con lo stesso modo di disegnare le figure. E non mutano: da circa ottant’anni di padre in figlio conservano questa tradizione; e fanno bene.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalle Industrie Riunite Editoriali Siciliane nel 1925, corredato con le foto dell'epoca. Attraverso un viaggio immaginario che parte da Catania e finisce a Messina, passando per tutte le città della Sicilia, l'autore spiega ai fanciulli dell'epoca storia, attività economiche, tradizioni e leggende della Sicilia. Una lettura resa piacevole dal modo gentile e semplice con cui il professore Natoli si rivolge ai ragazzi. Il volume è impreziosito dalle foto dell'epoca. 
Pagine 274 - Prezzo di copertina € 19,00
La copertina di Nicolò Pizzorno riproduce esattamente il volume originale. 
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour), La Nuova Bancarella (Via Cavour), La Feltrinelli libri e musica (Punto vendita centro commerciale Conca d'Oro) Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102) 

martedì 5 dicembre 2023

Luigi Natoli: La civiltà e la letteratura siciliana nel secolo XVI. Tutti gli scritti dell'autore sulla letteratura, storia e civiltà del secolo XVI

Il volume comprende:
La civiltà siciliana nel secolo XVI (Palermo, Remo Sandron Editore 1895): La vita, la cultura.
Prosa e prosatori siciliani del secolo XVI (Palermo, Remo Sandron Editore 1904): La lingua della prosa innanzi al secolo XVI, Paolo Caggio, Antonio Veneziano, Argisto Giuffredi, Bartolo Sirillo.
La poesia siciliana nel secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana - Milano, casa editrice Caddeo 1922)
I poeti colti del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana - Milano, casa editrice Caddeo 1922) Antonio Veneziano, Girolamo d'Avila barone della boscaglia, Andrea Vatticane, Mariano Bonincontro, Giovanni Migliaccio barone di Montemaggiore, Natalizio Buscelli, Carlo Ficalora, Filippo Paruta. 
Un poemetto siciliano del secolo XVI (Estratto dagli Atti della R. Accademia di Scienze, lettere ed arti di Palermo serie III, vol IX - Palermo 1910)
Storie del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana - Milano, casa editrice Caddeo 1922) La baronessa di Carini, La vendetta. 
Hortensio Scammacca e le sue tragedie - Studio (tip. editr. Giannone e La Mantia, 1885 - Palermo)

Pagine 414 - Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Il volume è disponibile: 
dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (Consegna a mezzo corriere in tutta Italia) 
Su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita presso il centro commerciale Conca d'Oro), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

Novità Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli edita I Buoni Cugini editori: La civiltà e la letteratura siciliana del secolo XVI

Luigi Natoli fu scrittore fecondo e letterato scrupoloso. Nei suoi studi preferì sempre quelli legati alla Sicilia, che amò profondamente. Ogni suo romanzo ha alle spalle una solida ricerca storiografica che trasporta con semplicità il lettore nel secolo in cui è ambientata la narrazione. 
Natoli ebbe un grande interesse per tutto quanto riguarda il XVI secolo in Sicilia, che studiò con straordinaria attenzione; senza di questo, romanzi come Squarcialupo, Il capitan Terrore, La dama tragica o leggende come La Baronessa di Carini o I Santapau non avrebbero mai avuto quel grande successo che solo la potente ambientazione storica, frutto delle ricerche dello scrittore, ha resi immortali. 
In questo volume riportiamo alla luce tutti gli introvabili scritti di Luigi Natoli sulla letteratura, la storia e la civiltà del secolo XVI, a testimonianza della validità, non ancora superata, della sua ricerca a più di cent'anni dalle loro pubblicazioni. 
Il volume comprende: 
La civiltà siciliana nel secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1895)
Prosa e prosatori siciliani del secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1904)
La poesia siciliana del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana, Milano, Casa editrice Caddeo - 1922)
Un poemetto siciliano del secolo XVI (Estratto dagli Atti della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo serie III Vol. IX - Palermo 1910)
Hortensio Scammacca e le sue tragedie - Studio (Tip. editr. Giannone e La Mantia, 1885 - Palermo)

Pagine 414 - Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Il volume è disponibile:
dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (Consegna a mezzo corriere in tutta Italia) 
Su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita presso il centro commerciale Conca d'Oro), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)