sabato 4 aprile 2026

Luigi Natoli: 4 aprile 1860. Tratto da: Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento

La sera del 31 marzo, in casa Albanese, conveni­vano Giambattista Marinuzzi, Casimiro Pisani, Giuseppe Bruno-Giordano, Andrea Rammacca, Antonino Lomo­naco-Ciaccio, Antonino Urso, Ignazio Federico, France­sco Perrone-Paladini, Silvestro Federico; e deliberarono d’insorgere tra il 6 e il 7 di aprile. La deliberazione da Casimiro Pisani venne comunicata a Messina, per­chè si tenesse apparecchiata, e insorgesse a un dispac­cio che annunciava “il matrimonio della figlia”. I comi­tati dei dintorni vennero avvertiti: ma ecco, la sera del 2 la polizia arresta Mariano Indelicato uno dei cospiratori; Casimiro Pisani, avvertito per confidenza di un amico del suo imminente arresto, si mette in salvo col padre, dopo avere deposto ogni incarico nelle mani dei fratelli Lo Monaco. Parve non doversi aspettare oltre, e fu decisa l’insurrezione pel 4 aprile, mercoledì santo. Chi ruppe l'indugio fu Francesco Riso.
Era stato dapprima destinato a capitanare le squadre di Misilmeri; ma quando si cercò chi dovesse dare il segno della rivolta in Palermo e affrontare il fuoco pel primo, volle per sè questo onore. A Misilmeri doveva andare Domenico Corteggiani, ma fu sostituito da An­tonino Ferro, attivo e ostinato cospiratore in quel de­cennio. Francesco Riso aveva accumulato intanto le armi in un magazzino da lui tolto a pigione accanto al convento della Gancia, donde con gli uomini della sua squadra doveva dare il segno.
Una leggenda narrò che i frati fossero consapevoli e partecipi della cospirazione; un'altra che un frate avesse denunciato a Maniscalco gli apparecchi, il luogo il giorno della insurrezione. E non è vero. I frati non seppero nulla fino all' alba del 4 aprile; e la denun­cia fu fatta dallo agente segreto Basile, al quale certi Muratori e Urbano, la mattina del 3, ignorando che fosse una spia, confidavano ogni cosa. Probabilmente la leggenda nacque dal vedere, la mattina del 4, un frate col famoso berretto imposto da Maniscalco alle spie. Si chiamava fra Michele da Prizzi, ma non era della Gancia.
Maniscalco reggeva in quei giorni il governo, per l'assenza del luogotenente generale Castelcicala: finse non saper nulla, ma convocò un consiglio di generali. Nella notte dal 3 al 4 fece circondare il convento della Gancia e le strade adiacenti. Riso aveva in tutto ottan­tadue uomini divisi in tre squadre: una di cinquanta­due capitanata da Salvatore La Placa, uomo di grande audacia, s’era radunata in un magazzino alla Magione; la seconda di dieci, in una casetta nella via della Zecca; la terza di venti uomini con lui nel magazzino della Gancia. Altre squadre dovevano adunarsi qua e là; una nel vicino palazzo S. Cataldo, presso Carlo e Carmelo Trasselli; altra alla Fieravecchia coi fratelli Lomonaco. Si doveva cominciare con l’impadronirsi del Commis­sariato e del corpo di guardia di Porta di Termini, per aprire libero il passo alle squadre di Misilmeri e Baghe­ria concentrate alla Guadagna e al ponte delle Teste. All'alba Riso fu avvertito che erano circondati dalle truppe: non si sgomentò, disse che non era tempo di ritrarsi: egli avrebbe dato l'esempio: se lo vedevano tremare, l'uccidessero. E per vedere come stessero le cose, uscì dal suo magazzino. S'imbattè in una pattu­glia di compagni d'armi e soldati: “Chi viva”? – “Viva il re”! – dicono. – “Viva l’Italia!” – rispon­de. Si fa fuoco: un birro, certo Cipollone, cade. Così comincia la mischia. Riso e quel pugno d'uomini sosten­gono l’assalto delle truppe regie: Domenico Cucinotta e Nicola Di Lorenzo salgono sul campanile e suonano a stormo. Accorre Salvatore La Placa con la sua squa­dra; cade ferito gravemente: mani pietose lo raccol­gono, lo celano, lo curano. Questo eroico giovane, sot­tratto così alla morte, il 27 maggio riprenderà il suo posto di combattimento, e sarà ferito ancora una volta.
Cadono Michele Boscarello, Damiano Fasitta, Matteo Ciotta, Francesco Migliore, Giuseppe Cordone, un Ran­dazzo: Riso dopo esser corso al campanile a piantarvi il tricolore, scende, si batte, cade ferito da quattro colpi all'addome e al ginocchio; un birro, che qualcuno dice l’Ispettore Ferro, gli è sopra, gli ruba l'orologio, e gli dà una bajonettata all'inguine.
Qualche ora dopo il combattimento era finito. Per vincere questo pugno d'uomini, c'eran voluti un batta­glione di linea, un plotone di cacciatori a cavallo, una sezione d'artiglieria, compagni d'armi, gendarmi e birri; c'era voluto un generale, il Sury; s'era dovuto atter­rare una porta con gli obici, e un obice il tenente Bian­chini aveva dovuto portare fin sopra al convento!
Le soldatesche si abbandonarono all'orgia del sac­cheggio e della strage: finirono a bajonettate uno dei caduti, ancor vivo; uccisero un frate, Giovannangelo da Montemaggiore, altri ne ferirono; il resto percossero, sputarono, legarono, trascinarono al comando di Piazza e alla Prefettura di polizia, insieme coi ribelli presi.
La città sgomenta non seguì il moto. Il comitato si sbandò. Qualcuno che doveva capitanare una squadra si ecclissò: comparve dopo il 27 maggio, nelle sale del Municipio, vestito di velluto all’Ernani, e n’ebbe ricom­pensa: gli altri, disanimati dal vedere scoperta la trama, creduta l’insurrezione domata in sul nascere, giudicaron vano ogni altro tentativo.
Ma nei dintorni della città seguirono fieri scontri, in quello e nei giorni successivi, fra le squadre e le colonne mobili, spedite dal generale Salzano, coman­dante in capo...


Luigi Natoli: Rivendicazioni. La Rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento siciliano – Raccolta di scritti storici e storiografici dell’autore sul Risorgimento in Sicilia, costruita sulle opere originali. Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni anno 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860 (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910) Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI) I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931) Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848 - 1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
Pagine 575 – Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.


Il volume è disponibile:
dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo corriere o posta in tutta Italia)
Su Amazon Prime e tutti gli store di vendita online.
In libreria presso:La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)

martedì 31 marzo 2026

Luigi Natoli: martedì, 31 marzo 1282. Il Vespro siciliano. Tratto da: Storia di Sicilia dalla Preistoria al Fascismo.

Era costumanza allora in Palermo il martedì dopo Pasqua andare a mezzo miglio della città, nella pianura detta di Santo Spirito da una Chiesa e un cenobio, e lì alzar tende, improvvisar taverne, e lietamente banchettare e ballare e cantare. Cadeva in quell’anno 1282, il martedì ai 31 di marzo, e la folla era grande, chè fra tante tristezze cercava illudersi in un giorno di svago. Quasi per mantenere l’ordine, un gran numero di sergenti e soldati francesi, v’erano stati mandati da Giovanni di Saint-Remy, che governava Palermo, dimorando il vicerè o Vicario di Carlo, Erberto d’Orleans, in Messina. Giovanni di Saint-Remy aveva rigorosamente vietato ai cittadini di portare armi, come era usanza; di che, abusando uno dei sergenti, di nome Droetto, veduta una bella giovane che andava con lo sposo nella Chiesa, corse a frugarla disonestamente, col pretesto di vedere se nascondesse armi. La giovane all’atto inverecondo svenne, e allora un giovane palermitano, infiammato di sdegno, strappato al Francese il pugnale dal fianco, glielo immerse nel petto gridando: Muoiano i Francesi! Fu il segno di una sollevazione improvvisa e tremenda. Con sassi, coi bastoni, con le stesse armi strappate ai Francesi, il popolo furente ne uccise quanti ve ne erano. Sonavano in quel momento le campane a vespro, e quell’ora servì più tardi a designare la grande rivoluzione di popolo; e il Vespro Siciliano passò alla storia come esempio dell’ira popolare contro lo straniero. I sollevati corsero tumultuando in città al grido di morte, e la sollevarono; la stessa notte proclamarono il Comune, eleggendo capi Ruggero Mastrangelo, Nicolò Ebdemonia, Arrigo Baverio e Nicoloso Ortoleva, e innalzando il vecchio vessillo, l’aquila d’oro in campo rosso. Indi cominciò caccia spietata allo straniero odiato, nelle case, nei sotterranei perfino nelle chiese; non perdonando a vecchi e a fanciulli, nè alle stesse donne siciliane spose o amanti di Francesi. Non uno restò vivo! Strage orrenda, che l’eccidio di Agosta e diciassette anni di martirio avevano provocato. Giovanni di Saint-Remy tentò di tener testa con un pugno di animosi, ma ferito in volto, cercò scampo nella fuga. Sperò rifugio sicuro al castello di Vicari, ma vi fu assalito da una squadra di Palermo e da quei di Caccamo, e ucciso.
All’annunzio della sollevazione di Palermo, le terre vicine insorsero; prima Corleone, che mandò ambasciatori a Palermo a stringervi patto federale, poi le altre città; s’unirono i baroni siciliani; si spedirono corrieri in Messina, che, dapprima ostile a Palermo, contro cui aveva inviato sette galere, seguiva poi il generale moto, e respingendo le esortazioni di partigiani di Carlo, scacciato Erberto, aveva fatta strage dei Francesi.
A Palermo, intanto, convenivano i sindaci di Val di Mazara, primo nucleo del nuovo Parlamento e giuravano morte anzi che tornar sotto i Francesi, e si ponevano sotto il patrocinio della Chiesa, sperando averla amica. Sul finir d’aprile non v’era più traccia di dominio francese in Sicilia. Carlo d’Angiò, saputa la rivolta di Palermo, montato in furore, ordinò a Erberto domarla e minacciava di andar lui stesso a distruggere i ribelli: ma la rivolta di Messina colmò la misura. Sollecitò aiuti in Francia; il Papa lo aiutava, inibendo alla cristianità di favorire i ribelli e ammoniva i Palermitani che ritornassero sotto Carlo, se non volevano incorrere nei castighi del cielo e della terra. I Palermitani, risposero con una lettera veemente, rivelando le torture patite e richiamando i Cardinali e il Papa al loro ufficio; e, pur esagerando per amore di bello stile, affermavano, con vivo sentimento, la latinità di loro stirpe di fronte alla barbarie dei Francesi. Il Papa mandò Gherardo, cardinale di Parma, suo legato, con promesse o blandizie; e, forse, consigliava Carlo a moderare le gravezze del fisco. Intanto questi radunava un grosso esercito, oltre che di milizie feudali, di Francesi vassalli e assoldati, di Guelfi di Lombardia e Toscana: vi aggiungeva Saraceni di Lucera e navi di Genovesi e Veneziani, e i mezzi apparecchiati per l’impresa d’Oriente. Non son d’accordo gli storici sul numero dei fanti e dei cavalli, ma doveva esser tale da sgomentar tutt’altri, che un popolo disposto a difendere fino alla morte l’acquistata libertà. Con questo esercito e col legato del Papa armato di scomuniche, Carlo moveva sopra Messina.
La città si apparecchiava alla difesa: ed essendo le schiere di Carlo sbarcate in Milazzo, per saccheggiare le terre, bruciar messi e rapire armenti, Messina depose Mussone capitano del popolo, che s’era lasciato sconfiggere, ed elesse Alaimo da Lentini, vecchio ma robusto, prode e savio.
Il 25 di luglio, Carlo prese terra a S. Maria di Roccamadore, e il 6 agosto corse a forzar il porto: ma i Messinesi non si sgomentarono del numero dell’esercito, e respinsero l’assalto. Nuovamente Carlo due giorni dopo tentò prendere Messina dalla parte di terra, e nuovamente pel valore di Alaimo e dei cittadini i Francesi furono ribattuti. Una notte tentarono sorprendere le mura della Capperrina; ma una scolta di donne vegliava alla salute della patria, e affrontato il nemico, chiamò alle armi: i cittadini accorsero, e i Francesi furono inseguiti fino al padiglione del Re. I nomi di Dina e Clarenza, magnanime donne, rimasero celebri e una canzone serbò memoria del fatto...
Se leggenda fu attribuire lo scoppio della rivolta del 31 marzo a congiura preparata da Giovanni da Procida, non è leggenda che una congiura vi fosse tra i baroni siciliani, specialmente del Val di Mazzara, e gli esuli che vivevano in corte di Pietro d’Aragona, per spingere questo alla impresa di Sicilia. E l’attività di questa congiura si accelerò all’improvviso insorgere del popolo di Palermo, tanto più che la Sicilia non aveva saputo, nei mesi che corsero dall’aprile all’agosto, ordinarsi a governo federale. Scarse sono le notizie, ed oscure alquanto, sulle leghe e confederazioni di comuni, che non sembra seguissero un’idea organica. Nella Sicilia occidentale un gran numero si raggruppò intorno a Palermo, nell’orientale, intorno a Messina; Palermo tendeva, forse spinta dai baroni, a chiamare Pietro d’Aragona, Messina protestava di non volersi sottoporre a un nuovo re; e le due città si sarebbero divise, se un Parlamento convocato a Messina non lo avesse impedito, e se il pericolo di non poterla durare contro le forze dell’Angioino, non avesse persuaso anche i Messinesi della necessità di un aiuto. E maggiormente necessaria era la presenza di un capo autorevole per frenare le fazioni che cominciavano a dividere le famiglie, e per purgare l’isola dai ladroni.


Luigi Natoli: Storia di Sicilia dalla Preistoria al Fascismo. 
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg nel 1935.
Pagine 509 - Prezzo di copertina euro 24,00
Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Su Amazon Prime e tutti gli store online. 
Il libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102).

giovedì 26 marzo 2026

Luigi Natoli: La Legione delle Pie Sorelle. Tratto da: Donne e Rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane

Fin dai primi giorni del ‘48, intesero che a loro la patria assegnava nobilissimo ufficio. Formarono la Legione delle Pie Sorelle. Una nobile falange di signore, a capo delle quali era quella gentilissima che fu la principessa di Trabia e di Butera. Più tardi l’ira della polizia Borbonica nei suoi rapporti segnalò questa Legione delle Pie Sorelle, come un’accolta di «sediziose»; ma intanto queste «sediziose» andavano per gli ospedali, scendevano nei tuguri, percorrevano le vie desolate dalla strage, non di sè curanti ma degli altri; perché dalla loro carità i difensori attingessero forza e coraggio, i dolori sopportassero con animo forte, a nuovi cimenti accorressero. 
Quando i regi, ridotti nella cittadella di Messina, sgombraron l’isola, e parve che la Sicilia avesse riacquistata la sua indipendenza, le Pie Sorelle pensarono agli umili, ai poverelli, all’infanzia.
In una Strenna, stampata nel 12 gennaio 1849, la signora Concetta Strina preludeva con queste parole: 
«Vogliamo occuparci non solo dei poveri, degli ammalati, dei sofferenti tutti, ma ancora dell’educazione dei fanciulli del volgo... Noi Pie Sorelle ce ne daremo la cura, ne addosseremo le fatiche; i posteri ne godranno il frutto! ma benedetta sarà la nostra memoria, e dall’eternità ove i secoli sembran giorni, noi godremo del bene che un dì facemmo alla patria; florida allora, capace di reggersi da sola, darà al mondo, come una volta, sommi ingegni, portenti di intelletto... A combattere l’oppressore è bastato il coraggio, e vincemmo; facciasi però che questo popolo di eroi per istinto, lo divenga per elezione e conoscenza di sé stesso».
Ma a tanto ufficio l’infuriare della reazione impedì che le “sediziose” avessero potuto volgere l’opera: elleno furono disperse. I rapporti della polizia le dipinsero coi colori più neri, e preclusero loro ogni via di tornar in patria: alla principessa di Trabia e Butera fu negato di venire in Palermo, perché nella rivoluzione «teneva un club di donne sovversive». A Marietta Bracco-Ferrata, a Teresa Amari, a Marianna D’Ondens-Cottù, perché sospettate «mezzo di corrispondenze criminose», «emissarie dei demagoghi», «favoreggiatrici della rivoluzione e gradite ai novatori». Ma esse da lontano cospirarono; e tornarono, e videro l’alba del 27 maggio; e Garibaldi, che aveva saputo ciò che le donne siciliane avevano fatto nei giorni della lotta, che le aveva veduto al letto dei suoi volontari tramutarsi in infermiere, rivolgeva loro un caldo appello; a loro raccomandava gli orfani e i lattanti; a loro che aveva veduto «belle di sdegno e di patriottismo nell’ora del pericolo». 

Dalla "Strenna pel 12 gennaro: su gli Asili Infantili di Maria Concetta Strina. In appendice al libro. 
"Tutta di carità è la nostra istituzione; ella è dunque la più santa. È vero che non mancano i maldicenti, che si lusingano procacciarsi il nome di persone di spirito, solo perché mettono in caricatura quello che non sono essi capaci di apprezzare, e meno d’imitare. Il nostro scopo è tutto di filantropia; vogliamo occuparci non solo dei poveri, degli ammalati, dei sofferenti, ma ancora dell’educazione dei fanciulli del volgo negli stabilimenti degli Asili Infantili. 
Una tale premura è scevra per noi d’ogni sentimento d’orgoglio, o personale interesse, perché non saremo noi quelle che potremo arrivare a godere i vantaggi di un popolo educato e incivilito. 
Se ogni donna è nell’obbligo di coltivare quella parte d’ingegno di cui natura l’ha dotata, lo siam più noi, donne Siciliane, pei nobili esempi dell’Istoria nostra, rimembrando ed una Monna Nina del secolo XIII, e tant’altre del XV, ed una Colonna onore siciliano che ha accresciuto di un fiore il serto di gloria della nostra patria. È dovere dunque in quest’epoca di risorgimento dar tutta l’opera nostra, a far rivivere l’educazione e la istruzione del volgo per mezzo degli Asili Infantili". 


Luigi Natoli: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane. 
La raccolta, che mette al centro la figura della donna nel Risorgimento siciliano, comprende:
-) La conferenza "Donne e rivoluzioni" tenuta il 12 gennaio 1895 nella Reale Scuola Normale Superiore Femminile "Regina Margherita" in occasione dell'anniversario della rivoluzione del 12 gennaio 1848, pubblicata nello stesso anno con la Tipografia Barravecchia e Figlio di Palermo.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 4 luglio 1910 "L'eroina del 12 gennaio" su Santa Diliberto coniugata Miloro.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 19 agosto 1910 su "Le donne nella rivoluzione del 1860".
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 26 agosto 1910 su Lucia Salvo, detta "Lucia la siracusana"
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia l'8 settembre 1910 su Peppa la barcellonese. 
In appendice i testi integrali delle poesie citate da Luigi Natoli con una breve biografia delle poetesse Giuseppina Turrisi-Colonna, Lauretta Li Greci e Concettina Ramondetta Fileti e dal volume Strenna pel 12 gennaro 1849, sempre citato dall'autore, il testo Su gli asili infantili di Concetta Strina, dove è spiegato il nobile scopo della Legione delle Pie Sorelle
Il libro è corredato da una piccola galleria fotografica. 

Pagine 145 - Prezzo di copertina euro 15,00
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Il volume è disponibile: 
-) dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
-) su tutti gli store online. 
-) In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour). 

lunedì 16 marzo 2026

Luigi Natoli: In casa mia si cospirava... Tratto da: L'eroina del 12 gennaio. Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane.

 
- In casa mia – mi raccontò – si cospirava; ci venivano Paolo Paternostro, Rosalino Pilo, e tanti altri. Si fabbricavano cartucce; io apparecchiavo coccarde tricolori. Dapprima gli amici di mio marito diffidavano di me: “Donna Santa – dicevano – è giovane ed è donna, potrebbe tradirci”. Ma mio marito sapeva di potersi fidare, e li rassicurò. 
All’alba del 12 gennaio mio marito uscì co’ suoi fratelli e col padre, mio suocero: erano tre fratelli: Pasquale, Antonino e Giorgio. Uscirono armati, perché doveva scoppiare la rivoluzione. Io avevo un paniere pieno di coccarde, e con tre nastri, uno bianco, uno rosso e uno verde, avevo improvvisato una lunga sciarpa. In quei giorni m’ero fatto un vestito di lana, a quadri, con una sopravveste, come era la moda: quel vestito mi stava una pittura... Io vestivo con molta semplicità; gli abiti me li facevo da me, pure debbo dire che facevan voltare la testa, e molte signore, anche dell’aristocrazia, mi domandavano sul serio se li ritiravo da Parigi... 
Interrompendosi con questa parentesi il suo volto si illuminava della dolce vanità del passato, e la femina che aveva esercitato l’impero della bellezza riviveva nella vecchiaia sepolta nell’ampia poltrona e col capo avvolto in un fazzoletto scuro. 
- Dunque – riprese – come le dicevo, udii le prime fucilate. Pensando che mio marito e i miei cognati erano fuori e nel pericolo, e non vedendo muovere nessuno del vicinato, non potei resistere. Indossai il mio bel vestito, mi cinsi con la sciarpa tricolore, presi il paniere delle coccarde e uscii. Abitavo in piazza Garraffello. Sulle porte, ai balconi, la gente si affacciava timida, sospettosa, irresoluta, non si sapeva come volgessero le cose. Si sparse la notizia che qualcuno era stato ucciso. Io allora cominciai a rampognarli: – “Su! Che fate? All’armi!... I vostri fratelli combattono, correte ad aiutarli!... Viva l’Italia! Viva la libertà!...” – E davo coccarde, e andavo innanzi... 
Mentre ella parlava, io me la raffiguravo alta e bella e fiera, nella pienezza incantevole della donna di trent’anni, nel suo bel vestito a quadri, con la sciarpa tricolori; tra la folla stupita, commossa, affascinata dallo spettacolo di audacia e di beltà: me la raffiguravo agitatrice, non torbida come una virago, come una amazzone antica, e neppure come una demoiselle Thèroigue armata di picca e coi bruni riccioli sfuggenti di sotto all’elmo; ella rimaneva donna, con tutti i fascini della muliebrità, anche in quei momenti pericolosi e tra lo scoppiar della guerra. 
- Che cosa ho a dirle? Sono momenti che non si descrivono. Ero preparata a tutto... Senta, le racconto un altro episodio. Verso gli ultimi tempi della rivoluzione, le cose andavano a rifascio, per colpa di Stabile... Stabile rovinò la rivoluzione; egli fu il vero traditore della patria, glielo dico io!... Or bene, in casa mia ci fu una riunione di pezzi grossi. Mio marito uscì a dire, che il modo di salvare il paese egli l’aveva; ma per prima cosa bisognava decapitare quelli che stavano al governo, e che erano i traditori. Passarono poche ore, ed ecco una folla: “Abbasso Miloro! morte a Miloro! morte al traditore!...” Avevano sparsa la voce che Pasquale Miloro s’era venduto al tiranno. In casa c’erano i cognati, mio suocero, alcuni amici; c’erano fucili, cartucce e un barile di polvere. Gli uomini si apparecchiarono a difendersi. Mio marito voleva farmi allontanare, per paura di qualche guaio; io risposi – “Dove sei tu, starò io; e quando non potrò far altro, darò fuoco al barile di polvere, e muoia Sansone con tutti i Filistei!...” Come Dio volle, il tumulto si calmò; i miei poteron fuggire e ricoverarono sopra un legno inglese: io restai sola con la serva a custodire la casa. Poi Stabile mandò Sessa, che era comandante del Castello, a cercare mio marito, dicendosi dispiaciuto di quel che era occorso, e proponendo che i miei ricoverassero invece nel Castello, finchè le cose si fossero quetate. E così fu. Ma io avevo paura di restar sola in casa: si sapeva che i regi erano vicini, e il popolaccio era sfrenato...



Luigi Natoli: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane. 
La raccolta, che mette al centro la figura della donna nel Risorgimento siciliano, comprende:
-) La conferenza "Donne e rivoluzioni" tenuta il 12 gennaio 1895 nella Reale Scuola Normale Superiore Femminile "Regina Margherita" in occasione dell'anniversario della rivoluzione del 12 gennaio 1848, pubblicata nello stesso anno con la Tipografia Barravecchia e Figlio di Palermo.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 4 luglio 1910 "L'eroina del 12 gennaio" su Santa Diliberto coniugata Miloro.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 19 agosto 1910 su "Le donne nella rivoluzione del 1860".
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 26 agosto 1910 su Lucia Salvo, detta "Lucia la siracusana"
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia l'8 settembre 1910 su Peppa la barcellonese. 
In appendice i testi integrali delle poesie citate da Luigi Natoli con una breve biografia delle poetesse Giuseppina Turrisi-Colonna, Lauretta Li Greci e Concettina Ramondetta Fileti e dal volume Strenna pel 12 gennaro 1849, sempre citato dall'autore, il testo Su gli asili infantili di Concetta Strina, dove è spiegato il nobile scopo della Legione delle Pie Sorelle
Il libro è corredato da una piccola galleria fotografica. 
Il quadro di Santa Miloro è esposto al Museo del Risorgimento, Società Siciliana di Storia Patria - Piazza San Domenico 1 - Palermo

Pagine 145 - Prezzo di copertina euro 15,00
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Il volume è disponibile: 
-) dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
-) su tutti gli store online. 
-) In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour). 

Luigi Natoli: Coriolano della Floresta. Romanzo storico siciliano seguito a I Beati Paoli. Domenica 22 marzo in teatro, con la compagnia Araldo del Vespro

Storie d’amore tragiche o gentili, superbie di nobiltà cieca e crudele, gesta di eroici sacrificî. Le ultime gesta dei
 

BEATI PAOLI
 
Che intervengono, ravvolti nel mistero, terribili e possenti; Blasco da Castiglione, vecchio, e quasi dimentico del suo passato; la corte del vicerè Fogliani; la morte del Pretore; il tumulto che scoppiò e la cacciata del vicerè; le vendette che ne seguirono; Virginia di Casalgiordano, Cesare Brancaleone, Giovanna Oxorio, don Ottavio Oxorio e sua moglie; Gabriella, la figlia di Blasco e di donna Violante, e altri personaggi, e sopra tutti 
 
CORIOLANO DELLA FLORESTA
 
Vecchio anche lui, ma ancora fiero, dall’animo invitto, nemico dei superbi, suscitatore di rivolte, dominato alla sua vanità da un tragico fato... Ecco il fondo di questo nuovo romanzo, col quale la fantasia di 

LUIGI NATOLI, CON PSEUDONIMO DI WILLIAM GALT
 
Raggiunge la sua massima potenza inventrice, e il suo stile la maggior potenza suggestiva. La varietà, la drammaticità degli avvenimenti, il mistero che circonda i personaggi principali, le costumanze, le vicende cittadine; spettacoli, feste, supplizî, rivoluzioni… tutto passa in una successione di quadri maravigliosi, che fanno di Coriolano Della Floresta il capolavoro dell'autore. 
È un romanzo che si deve leggere.  

Questo scriveva l’editore La Gutemberg nel marzo 1914, presentando ai lettori l’uscita delle prime dispense del romanzo di Luigi Natoli. Ci è sembrato giusto far rivivere anche queste pagine per ricreare il momento storico e dare all’odierno lettore il gusto dell’epoca, quando Coriolano della Floresta fu pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg in ben 125 fascicoli.
E domenica 22 marzo, alle ore 21:00 al teatro Don Bosco Ranchibile (Via Libertà 199, Palermo) Coriolano della Floresta sarà al teatro con la compagnia Araldo del Vespro. Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Biglietto di ingresso euro 12,00 - ridotto euro 10,00.

Il volume è disponibile: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

giovedì 12 marzo 2026

Luigi Natoli: Santa Miloro, l'eroina del 12 gennaio 1848. Tratto da: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane.


La mattina del 12 gennaio 1848, mentre scoppiavano le prime fucilate e un pugno di giovani, con audacia senza pari, sfidava le truppe borboniche, una giovane donna fu vista percorrere le strade di Palermo, chiamando alle armi i neghittosi, spronando i timidi, e distribuendo coccarde tricolori. 
Sola, armata della sua bellezza, non paventando le armi, come sicura del destino, a quella rivoluzione scoppiata con cavalleresca puntualità – esempio unico – aggiungeva un sapore di romanzo e di poesia. 
Quella donna era Santa Diliberto, rimasta vedova a venti anni di un Astorina, e passata dopo non molto in seconde nozze con Pasquale Miloro, uno dei cospiratori e dei pochi giovani usciti quella mattina, con le armi in pugno, per far la rivoluzione. 
Poche donne erano così note in Palermo come “donna Santuzza”. Ella doveva la sua notorietà a tre cose: la sua bellezza, la sua eleganza semplice ma originale, il suo negozio di guanti. 
Non v’erano in Palermo guanti migliori di quelli di “donna Santa”, né v’era chi sapesse montare con maggior gusto un ombrellino; quei graziosi ombrellini che usavano nel 1840, simili a ninnoli. Il suo laboratorio aveva venti tagliatori di guanti; le cucitrici erano un centinaio. Aveva la bottega in via Cintorinai, proprio dove c’è ora il magazzino Langer; e quella bottega era sempre affollata. Tutta la nobiltà di Palermo – e anche quella dell’isola – si serviva di guanti, d’ombrellini, di ventagli da donna Santa: allora non c’era il vezzo di ritirar la roba da Parigi, e nei nostri operai e nei nostri industriali si riconosceva gusto, abilità, precisione. Senza fare una politica doganale protezionista, si proteggevano col fatto le industrie paesane. 
Donna Santa sedeva al banco: la sua beltà illuminava la bottega, vi diffondeva un fascino sottile e penetrante, ne faceva come un delubro consacrato alla venustà e alla grazia muliebre. 
Ella era alta e slanciata. I capelli bruni, copiosi, spartiti sulla fronte, raccolti intorno alle tempia e negli orecchi le incorniciavano il volto ovale e bianco. Il naso piccolo, appena appena arcuato, gli occhi grandi, neri, sereni; la bocca un po’ sottile, piccola, impressa d’un tenue sorriso. Nell’insieme una espressione di dominio, non superbia, ma la coscienza della propria beltà suscitatrice di ammirazioni, di desideri; dominio di incantatrice, sicura del proprio potere sulla turba degli uomini. 
Tale essa balza all’immaginazione, alla vista, di una fotografia di cinquanta e più anni fa, quando matura d’anni, nella pienezza delle forme aveva preso qualcosa di più imperioso e magnifico. 
L’avevano sposata fanciulla, poco men che sedicenne a un Astorina; era rimasta vedova a venti anni. 
Vedova, bella, a venti anni, con una industria fiorente, qual folla di aspiranti e quali tentazioni non dovevano circondarla? quali insidie non avvilupparla?
Ma donna Santa era saggia ed avveduta. 
- Io – mi diceva – non avrei sposato mai un uomo che avesse potuto parere un coperchino; volevo un uomo serio, un uomo che avesse imposto rispetto; ed ecco perché accettai la mano di Pasquale Miloro, e diventai la signora Miloro!...
Ho scritto “mi diceva”. Ebbene, sì; donna Santa, il rudere di questa bellezza, la dispensatrice delle coccarde all’alba del 12 gennaio, questa unica e sola superstite del manipolo che iniziò la rivoluzione famosa, questa figura eroica e poetica della giornata memoranda, che non le belle mani statuarie diffondeva il simbolo delle libertà e affrontava le fucilate, è ancor viva, e nei suoi novantasei anni ancora svelta; e sebbene un po’ curva, ancora aitante; e malgrado le rughe solchino la sua fronte e gli occhi non abbiano più i lampi di una volta, con la mente ancor lucida e i ricordi vivaci; e non ostante da mezzo secolo viva nella solitudine, dimenticata, sopravvissuta alla sua storia, con gli entusiasmi giovanili nell’animo rimasto ancora rivoluzionario del ‘48. 
Io sono andata a trovarla nella sua casa – un pianterreno al numero 33 della via Volturno. Era seduta in un’ampia poltrona; e appena mi vide entrare si alzò e mi porse le mani affabilmente. Io volevo udire dalla sua bocca l’episodio del 12 gennaio: ma prima di parlare, ella andò a prendere da un cassetto un libro, lo aprì e me lo porse: 
- Legga, legga! – mi disse. 
Il libro era la Raccolta di scritture, proclami, memorie della rivoluzione, stampato nel 1848; e la pagina mostratami conteneva un cenno encomiastico di Santa Miloro, additata alla pubblica ammirazione, e riconosciuta benemerita della patria. 
- Vede chi son io? – aggiunse poco dopo, con un certo tono di orgoglio nel quale c’era anche un po’ di vanità – Io sono stata una di coloro che liberarono la patria dalla tirannia!...



Luigi Natoli: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane. 
La raccolta, che mette al centro la figura della donna nel Risorgimento siciliano, comprende:
La conferenza "Donne e rivoluzioni" tenuta il 12 gennaio 1895 nella Reale Scuola Normale Superiore Femminile "Regina Margherita" in occasione dell'anniversario della rivoluzione del 12 gennaio 1848, pubblicata nello stesso anno con la Tipografia Barravecchia e Figlio di Palermo.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 4 luglio 1910 "L'eroina del 12 gennaio" su Santa Diliberto coniugata Miloro.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 19 agosto 1910 su "Le donne nella rivoluzione del 1860".
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 26 agosto 1910 su Lucia Salvo, detta "Lucia la siracusana"
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia l'8 settembre 1910 su Peppa la barcellonese. 
In appendice i testi integrali delle poesie citate da Luigi Natoli con una breve biografia delle poetesse Giuseppina Turrisi-Colonna, Lauretta Li Greci e Concettina Ramondetta Fileti e dal volume Strenna pel 12 gennaro 1849, sempre citato dall'autore, il testo Su gli asili infantili di Concetta Strina, dove è spiegato il nobile scopo della Legione delle Pie Sorelle
Il libro è corredato da una piccola galleria fotografica. 
Il quadro di Santa Miloro è esposto al Museo del Risorgimento, Società Siciliana di Storia Patria - Piazza San Domenico 1 - Palermo

Pagine 145 - Prezzo di copertina euro 15,00
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Il volume è disponibile: 
-) dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
-) su tutti gli store online. 
-) In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour). 

lunedì 9 marzo 2026

Venerdì 13 marzo Luigi Natoli alla magnifica Biblioteca della Società Siciliana di Storia Patria con "Donne e Rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane"

Luigi Natoli torna alla Società Siciliana di Storia Patria, dopo 96 anni, con "Donne e rivoluzioni: raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane".
Grazie alla Fondazione Salvare Palermo e alla Società Siciliana di Storia Patria, venerdì 13 marzo alle ore 17:30 presenteremo "Donne e rivoluzioni", raccolta di scritti dedicata alle figure delle donne nelle rivoluzioni siciliane dal 1848 al 1860. 
Le nobildonne, le letterate e le artiste, le donne in prima linea del Risorgimento siciliano, saranno protagoniste dell'evento, in cui:
Introdurranno Assunta Lupo e Ivo Tiberio Ginevra.
Interverranno Pietro Zambito (autore della prefazione) e Federica Cutrona. 
Vincenzo Crivello leggerà alcuni brani del libro.


Sottolinea l'illustre autore: "Coloro i quali esaltano le virtù della donna, per dimostrare che essa non ha nulla di inferiore all'uomo, e può benissimo pareggiarlo nella vita pubblica e civile, troverebbero esempi di fortezza, di audacia, di segretezza e di patriottismo nella nostra rivoluzione, alcuni dei quali, nella loro umiltà silenziosa, nella loro modestia, grandeggiano di eroismo. Queste donne delle nostre rivoluzioni, che pur seppero compiere eroiche gesta, non cercarono ricompense, non chiesero neppure d'essere ricordate, nè mai si vantarono di quel che compirono! Dileguarono nel silenzio e nell'ombra, umili come erano vissute. Io non vo' uscire oggi dai ricordi delle ultime rivoluzioni, nè dalla nostra isola; io vo' ricordare oggi, le nostre glorie feminine ingiustamente sepolte nell'oblio".  Parole di grande attualità scritte nel 1910, quando le donne non potevano neppure votare. 

Vi aspettiamo nella magnifica biblioteca della Società Siciliana di Storia Patria, Piazza San Domenico 1 - Palermo 

Il volume sarà acquistabile all'evento al prezzo di euro 15,00.
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Sarà inoltre disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo corriere o raccomandata postale in tutta Italia)
Su tutti gli store online. 
In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour).

mercoledì 4 marzo 2026

Luigi Natoli: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane. Uscita il 10 marzo 2026


Un nuovo volume si aggiunge alla "Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli" edita I Buoni Cugini editori: 

Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane. 

con prefazione di Pietro Zambito. 
La raccolta, che mette al centro la figura della donna nel Risorgimento siciliano, comprende:

-) La conferenza "Donne e rivoluzioni" tenuta il 12 gennaio 1895 nella Reale Scuola Normale Superiore Femminile "Regina Margherita" in occasione dell'anniversario della rivoluzione del 12 gennaio 1848, pubblicata nello stesso anno con la Tipografia Barravecchia e Figlio di Palermo e dedicata a sua maestà Margherita di Savoia, regina d'Italia. Nella conferenza, l'autore narra delle donne del Risorgimento siciliano: dalle poetesse Giuseppina Turrisi Colonna, Lauretta Li Greci, Concettina Ramondetta Fileti, Raffaella Frangipane e Bonanno alle combattenti come Rosa Donato, alle ignote martiri torturate dalla polizia borbonica come Vincenza Gebbia, Crocifissa Meli, Maria Priola. 
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 4 luglio 1910 "L'eroina del 12 gennaio" su Santa Diliberto coniugata Miloro, la guantaia di via Cintorinai, moglie del patriota Pasquale Miloro, che la mattina del 12 gennaio 1848 incitava la popolazione a combattere per la libertà regalando coccarde tricolore create da lei e che riceveva in casa sua i grandi del Risorgimento, come Rosalino Pilo e Giuseppe La Masa; 
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 19 agosto 1910 su "Le donne nella rivoluzione del 1860", che descrive le donne mentre fabbricavano le cartucce nell'ultimo piano di palazzo Riso o in casa di Giuseppe Bruno Giordano o la marchesa di Spedalotto, che con le sue granite "pistacchio, cedrato e amarena" (verde, bianco e rosso) sfidava le ire di Salvatore Maniscalco, capo della polizia borbonica; 
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 26 agosto 1910 su Lucia Salvo, detta "Lucia la siracusana", che portava i messaggi dei "picciotti" dalla Vicaria alle campagne, e viceversa;
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia l'8 settembre 1910 su Peppa Barcellona, serva del cavaliere Gravina, eroina catanese che il 31 maggio 1860 spara una cannonata sulle truppe borboniche e che fu promossa dal Comitato Insurrezionale "capitana d'artiglieria".

Per completezza di esposizione abbiamo riportato in appendice i testi integrali delle poesie citate da Luigi Natoli con una breve biografia delle poetesse Giuseppina Turrisi-Colonna, Lauretta Li Greci e Concettina Ramondetta Fileti e dal volume Strenna pel 12 gennaro 1849, sempre citato dall'autore, il testo Su gli asili infantili di Concetta Strina, dove è spiegato il nobile scopo della Legione delle Pie Sorelle
Il libro è corredato da una piccola galleria fotografica. 
Come scrive il professore Pietro Zambito nella prefazione: "Donne e Rivoluzioni, dedicato alle eroine siciliane dell’Ottocento, non pretende di esaurire un tema, ma di accendere una luce su volti e vicende che meritano di essere ricordati. L’opera di Luigi Natoli non vuole chiudere il discorso, ma vuole aprirne molti altri, stimolando ricerche, dibattiti e, soprattutto, una diversa attenzione verso chi ha fatto la Storia senza apparire nei suoi libri maggiori. Leggere queste pagine significa imparare a cercare la storia dove è stata trascurata o dove non è stata ancora scritta, significa interrogare gli archivi con occhi diversi, significa ridare valore a quelle tracce che la memoria collettiva ha trascurato o dimenticato. È un invito a riconoscere la centralità delle donne nella edificazione del nuovo mondo politico e sociale non solo siciliano". 
E come scrive Luigi Natoli: "Io vo’ ricordare oggi, le nostre glorie feminine ingiustamente sepolte nell’oblio". 

Copertina di Niccolò Pizzorno
Pagine 140
Prezzo di copertina euro 15,00

Il volume sarà disponibile dal 10 marzo 2026, in occasione della Festa della donna:
- dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo raccomandata postale o corriere in tutta Italia)
- su tutti gli store online. 
- In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

lunedì 5 gennaio 2026

Luigi Natoli: Gennaio. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie.

Gennaio è il primo dei dodici mesi dell’anno: è mese invernale, freddo e nevoso. In Sicilia le nevi non sono abbondanti: sulle parti piane e presso il mare cadono raramente; ma sulle montagne alte dell’interno, come le Madonie, sono più frequenti e durano. Sul monte Etna sono perpetue.
Spesso gennaio in Sicilia è sereno, asciutto, sorriso da un bel sole. Il proverbio dice: Jinnaru siccu, burgisi riccu. Gennaro secco, cioè non piovoso, arricchisce l’agricoltore, se però è piovuto in dicembre; perché nelle nostre contrade favorisce lo sviluppo delle sementi e promette rigogliose le messi.
Si dice che gennaio è potatore; perché infatti si potano le vigne. Pota alla luna di gennaio, se vuoi la botte piena, dice l’adagio. E un altro adagio aggiunge: A buon potatore, buona vigna. Oh! Hanno di che lavorare i contadini in questo mese! Bisogna zappare le fave, che cominciano a mettere le foglie; trapiantare le piante dal vivaio; attendere a tante altre faccende, se il tempo lo permette.
La zappa di gennaio, dicono i contadini, ha il miele in bocca.
Anche nelle officine si lavora. Di buon mattino gli operai si recano alle fabbriche; gli artigiani si pongono al banco o al deschetto; la buona massaia si leva per attendere le faccende di casa: è ancor buio, e bisogna accendere la lampada elettrica, a petrolio o anche a olio.
Il freddo intorpidisce le mani; ma chi ha voglia di lavorare, e ha la coscienza tranquilla, non teme il freddo: lavora e canta.
I pescatori, se il mare è tranquillo, si mettono in barca prima che spunti il sole, per gittare le reti; e, con le gambe e le braccia nude, sfidano i rigori della stagione, e non si ammalano mai, al contrario dei fanciulli freddolosi, che si coprono di maglie e mantelli, e hanno paura dell’acqua fredda!

Proverbi di gennaio
Capo d’anno, salute e denari, ma pensa bene a quello che hai da fare.
Annata nevosa, covone gravoso.
A S. Antonio, massaio buono.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
Il volume è la fedele trascrizione dell'opera originale pubblicato dalle Industrie Siciliane Riunite nel 1925. Corredato dalle immagini dell'epoca.
La copertina di Niccolò Pizzorno riproduce quella originale. 
Pagine 210. Prezzo di copertina € 19,00
Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna in tutta Italia con raccomandata postale o corriere). Contattaci alla mail ibuonicugini@libero.it 
Su tutti gli store online. 
In libreria presso: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour di fronte La Feltrinelli) 

Luigi Natoli: Posta sotto la protezione dei Re Magi, aveva come insegna la Stella miracolosa... Tratto da: I cavalieri della Stella o La caduta di Messina

L'Accademia della Stella di cui egli faceva parte, e aspirava ad esser capo, o, come si chiamava, Principe, era una compagnia o congregazione o scuola, o tutto questo insieme, di cento cavalieri, di nobiltà antica e indiscutibile, che face­van professioni d'armi allo scopo di for­nire eccellenti militi nella perpetua guer­ra contro i barbareschi: una specie di or­dine militare – in origine – non dissi­mile nello scopo fondamentale da quello dei cavalieri di S. Giovanni e di S. Stefa­no; ma senza alcun carattere monastico o voto minore; uguale alla Congregazio­ne d'arme, che s'era istituita in Palermo nel secolo XVI. 
Posta sotto la protezione dei Re Ma­gi, aveva assunto come insegna la Stella miracolosa apparsa ai tre re d'Oriente, in­castrandola nella Croce di Malta: d'onde il nome di Accademia della Stella. 
Col volger del tempo, pareva aver di­menticato il suo scopo originario; e non mandava più i suoi cavalieri a dar la cac­cia alle navi mussulmane; ma continuava con uno sfarzo, con una magnificenza tutta spagnola, a dar mostra di sè nella bravura de’ suoi cavalieri nelle grandi occasioni religiose o civili. L'insediamento del nuovo Senato, l'apertura della fiera, la festa dell'Assun­ta, l'arrivo o la partenza del vicerè, la pre­sa di possesso di un nuovo arcivescovo, le feste per la nascita di qualche principe reale, o di qualche matrimonio regio, o dell'incoronazione del re, e in generale tutti i grandi avvenimenti celebrati con pompa ufficiale, erano altrettante occa­sioni, perché i cavalieri della Stella faces­sero la loro sontuosa cavalcata, o cele­brassero una giostra, vaghissima per no­vità di giuochi, d'imprese, di divise, di colpi. 
Non era facile far parte dell'Accade­mia. Oltre che si doveva essere nobili da almeno duecent’anni, il numero dei cavalieri era limitato a cento, e non vi si entrava che per elezione a bossolo, e dopo una serie di informazioni e di formalità per assicurarsi della degnità dell'aspirante: sicché far parte dell'Accademia si teneva a grande onore, e come un segno della nobiltà e della grandezza della casa, e i padri che già ne avevan fatto par­te, sollecitavano che quell'onore si trasmettesse nei figli, stabilendo una specie di successione ereditaria come in una paria.
Galeazzo era certo uno dei migliori ornamenti dell’Accademia, della quale aveva tenuto alto il nome e il prestigio in Ispagna due anni innanzi, accompagnando il padre in una ambasceria a Madrid; durante le feste genetliache del piccolo re Carlo, riportando i primi premi in una giostra. Ma aveva suscitato l’entusiasmo dei madrileni con un atto di audacia e di destrezza, del quale, nel loro orgoglio nazionale, gli spagnuoli non credevano capace uno straniero. Galeazzo aveva voluto prender parte a una corrida, e contendere la palma della vittoria a un famoso espada. Al veder scendere sull’arena quel giovinetto di vent’anni, dinanzi ad un magnifico toro, già inferocito e avido di stragi, un fremito di terrore aveva fatto impallidire gli astanti, e un silenzio veramente tragico, s’era diffuso nel circo...


Luigi Natoli: I Cavalieri della Stella o La caduta di Messina. Romanzo storico siciliano ambientato nella rivoluzione di Messina dal 1672 al 1678.
L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1908.
Pagine 974 - Prezzo di copertina € 26,00
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Su tutti gli store online. 
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La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

Luigi Natoli: L'Epifania e le strenne. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie

Capo d’anno ed Epifania sono giorni in cui si fanno regali. L’usanza è antica e gentile. Questi regali si chiamano strenne.
In molti paesi i fanciulli credono che quelle notti il Bambino Gesù porti loro chicche, giocattoli e altri doni; e preparano una calza, una scarpa, un cestino. In altri paesi, questi doni sono portati da una vecchia, chiamata la Befana, la notte dal 5 al 6 gennaio.
Or vedete un po’ la fantasia popolare come trasforma le cose! Il 6 gennaio la Chiesa celebra la visita dei Magi a Gesù; e questa, con la parola greca, si dice festa dell’Epifania. I Magi, voi lo sapete, offersero al Bambino oro, incenso e mirra. Ora questa parola Epifania diventò Pifània, e poi Befana; e il popolo, non sapendo cosa fosse questa Befana, la immaginò come una vecchia, che porta i doni ai bambini.
In molti paesi della Sicilia la parola strenna si trasformò in strina; e la strina diventò anch’essa, come la befana, una vecchia, che porta i doni per la festa di Capo d’anno.
I fanciulli delle famiglie ricche hanno molti e ricchi doni; quelli delle famiglie povere hanno pochi e poveri doni.
Ebbene, che importa?
Il dono povero vale quanto il ricco, e ti diverte allo stesso modo, se hai il cuor contento.
Non guardare con occhio invidioso chi ha doni più numerosi e più belli dei tuoi. L’invidia è come il verme che si nasconde dentro una mela, e la va rodendo a poco a poco, sì che presto la infradicia. Così l’invidia fa del cuore dei fanciulli.
Contèntati di quello che hai; e sarai lieto.
Chi vuol più di quello che può avere, finisce col perdere anche quello che ha.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
Il volume è la fedele trascrizione dell'opera originale pubblicato dalle Industrie Siciliane Riunite nel 1925. Corredato dalle immagini dell'epoca.
La copertina di Niccolò Pizzorno riproduce quella originale. 
Pagine 210. Prezzo di copertina € 19,00
Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna in tutta Italia con raccomandata postale o corriere). Contattaci alla mail ibuonicugini@libero.it 
Su tutti gli store online. 
In libreria presso: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour di fronte La Feltrinelli) 

martedì 9 dicembre 2025

Luigi Natoli: Potenzano il grand'uomo. Tratto da: L'interdetto. Storie e leggende volume 2

Così nacque l’idea di dare l’alloro “all’illustre poeta e pittore signor Francesco Potenzano, palermitano” il solo, fra quanti nell’isola avessero fin dai tempi remoti composto versi, che, senza poi averne il merito, siasi veduto cinger le tempia con l’alloro. 
Nell’adunanza degli Opportuni, la proposta del Barone, caldeggiata anche dal barone di Serravalle fu accolta con grande entusiasmo. Non già che tutti riconoscessero il merito del Potenzano, Silvario, per esempio, ci vedeva un soggetto da commedia; e per tutti gli altri era una novità, una festa mai veduta, che sarebbe riuscita di infinito sollazzo, non solamente per gli accademici, ma ancora per tutta la città. 
Una mattina dunque si lesse per tutti i canti di Palermo una bolletta – così dicevano gli avvisi – sulla quale si faceva noto a tutti i cittadini della felice città di Palermo, come qualmente il giorno 21 di marzo, entrando col suo apparato di fiori Primavera, qual figlia prediletta d’Apollo e sorella de le Muse, per volere degli Dei che hanno sommamente in pregio il singolar sapere e le virtù eccelse degli uomini, ecc. ecc. nel Portico del tempio al divo Giuliano dicato, alle ore venti, del sacro Lauro, cura ed amore di Febo, si sarebbero fregiate le onorate tempia dell’illustre poeta signor Francesco Potenzano. 
L’annunzio, veramente singolare, levò un gran bisbiglio per la città. I dotti vedevano rinnovati gli antichi onorati costumi; gli indotti, che non si imaginavano per nulla come si potesse laureare un poeta, non facevano che domandar notizie; la curiosità era grande. 
Una folla di curiosi se ne stava in permanenza davanti la chiesa di San Giuliano, per veder passare gli apparati che dovevano servire alla festa; e quando la porta si apriva, tutti gli occhi cercavano di penetrare dentro, nel giardino, per veder quello che c’era già di fatto.
Questo giardino di San Giuliano, era circondato da un bel portico, e si dilungava accanto alla chiesa; vi si penetrava da un’ampia porta ornata di belle colonne; e pareva in tutto adatto per la circostanza, cui gli Opportuni avevanlo deputato. 
Tutto intorno le pareti interne furono rivestite di tappeti ed arazzi, e qua e là con bei quadri di fiorita verzura; sotto il portico furono disposte le sedie tappezzate di velluto, per gli invitati; da man destra i magistrati, da man sinistra tutti coloro che professavano scienza e poesia; le dame ebbero il loro seggio sotto gli aranci del giardino, che intrecciandosi stendevano una cupola verde e odorosa, sulle teste bionde e brune, superbamente acconciate con veli e piume. 
Da un lato, incontro al viale maggiore che spartendo per mezzo il giardino congiungeva un lato del portico all’altro sorgeva il palco, cui si montava per alcuni scalini riccamente tappezzati: su di esso era il seggio d’oro serbato al poeta; e sul seggio si elevava un ampio baldacchino di velluto cremisino con frange d’oro: una cosa veramente reale. Alla destra della sedia c’era un tavolino coperto da un lungo tappeto; e alla sinistra un piccol seggio per il bidello. 
Il giorno stabilito, una gran folla si assiepava innanzi alla porta; aprendosi di mano in mano per far largo alle lettighe e alle carrozze che giungevano; custodivano l’ingresso i servi del signor don Geronimo, e un moro di statura gigantesca; quasi per indicare che la poesia è universale e doma anche i barbari. Ma la curiosità del popolino non era tanto di vedere i magnifici abiti degli invitati, quanto di conoscere il Poeta. 
Il Poeta, però, non si vedeva...


Luigi Natoli: L'interdetto. Storie e leggende volume 2.
Il volume raccoglie le Storie e Leggende pubblicate da Luigi Natoli con pseudonimo di Maurus dal 1 gennaio al 16 luglio 1890 sul Giornale di Sicilia.
Pagine 351 - Prezzo di copertina euro 22,00.
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicugineditori.it (consegna gratuita a Palermo).
Su Amazon Prime e tutti gli store online.   
In libreria presso: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)