Luigi Natoli edito da I Buoni Cugini Editori
"I nostri romanzi sono una lettura eletta ed altamente appassionante, essi sono opera del grande WILLIAM GALT"
lunedì 31 agosto 2026
Luigi Natoli: La povera signora Concetta partecipava al pregiudizio comune della gente sui comici... Tratto da Ferrazzano. Romanzo storico per la prima volta in teatro con la compagnia Araldo del Vespro
Luigi Natoli: Parlando con la Grassa aveva riferito malignamente il caso... Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico per la prima volta in teatro con la Compagnia Araldo Del Vespro
Luigi Natoli: Si rappresentava il Don Chisciotte e Giuliana Buzelle era Rosaura... Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico per la prima volta in teatro con la Compagnia Araldo del Vespro
In quel tempo vi agiva una compagnia condotta da un siciliano, che godeva grande opinione di buon attore, e recitava nelle parti di padre nobile: si chiamava Domenico Minniti, era nato per così dire in teatro, perché era figlio di comici. I suoi attori erano siciliani, ma il “Tiranno” e la moglie erano napoletani, Antonio Zardo e Giuliana Buzelle, che in arte recitava da Beatrice. Era quasi tutta una famiglia, chè fra loro erano imparentati: padri, madri e figli recitavano o prendevano parte della compagnia come attrezzisti o trovarobe.
giovedì 27 agosto 2026
Luigi Natoli: Quando Mino seppe che il suo coinquilino era il celebre attore Francesco Ferrazzano ne fu contento... Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano per la prima volta in teatro con la Compagnia Araldo del Vespro
mercoledì 26 agosto 2026
Luigi Natoli: Suor Maria Calvino. Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano per la prima volta in teatro il 13 settembre con la compagnia Araldo del Vespro
Ascolta il podcast I Buoni Cugini: Vincenzo Crivello legge Luigi Natoli anche su Amazon Music
La vita è bella fin che nel cuore vivono i sogni: vivere è sognare. Un sogno è l’amore, un sogno la gloria, un sogno la ricchezza. Quando questi sogni vaniscono, la vita è ciò che vi possa essere di più miserabile. Fra duecent’anni qualche studioso verrà a studiare quel poco che io ho scritto, e a rinnovare la mia memoria (Luigi Natoli, 13 febbraio 1891).
Se vuoi conoscere l'opera completa di Luigi Natoli edita I Buoni Cugini Editori, ti rimandiamo al sito www.ibuonicuginieditori.it, al blog https://luiginatoliblog.blogspot.com/ o al gruppo facebook Amici di Luigi Natoli Puoi seguire I Buoni Cugini Editori dalla pagina Facebook o dal profilo Instagram.
sabato 22 agosto 2026
LUIGI NATOLI: I morti tornano... - Il più bel noir del secolo scorso (ambientato nella Palermo del 1837 preda del colera).
Luigi Natoli: I cavalieri della Stella o la caduta di Messina. Un potente romanzo storico ambientato fra Messina e Palermo

L’opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia a iniziare dal 25 febbraio 1908.
Prezzo di copertina € 26,00 - Copertina di Niccolò Pizzorno
Da oggi puoi ascoltare le pagine immortali di Luigi Natoli su Spotify, al podcast I Buoni Cugini. Vincenzo Crivello legge Luigi Natoli.
venerdì 21 agosto 2026
Luigi Natoli: Il conte di Montaspro. Tratto da Ferrazzano. Romanzo storico per la prima volta in teatro il 13 settembre con la compagnia Araldo del Vespro
mercoledì 19 agosto 2026
Luigi Natoli: Il capitano era un don Leonardo Gallegra, uomo burbero e di poche parole... Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano
martedì 18 agosto 2026
LUIGI NATOLI: Bella fanciulla ditemi, se v’aggrada, il vostro nome, perché io possa ripeterlo tutte le ore del dì. - IL VESPRO SICILIANO
L’aveva veduta altre volte; aveva veduto sul davanzale della finestra di contro due testi di terracotta: uno con una bella pianta di garofani; l’altro di basilico. Finestra e piante, come se ne vedevano dovunque, e che non destavano nessuna attenzione; ma quel giorno dietro i testi, Giordano vide una figura di donna, il cui volto, chino a odorare il basilico, gli si nascondeva. Egli vedeva soltanto il velo che copriva quel capo e l’orlo dei capelli nerissimi, che chiudevano la fronte.
Era la prima volta che vedeva in quella casa, a quella finestra, una figura di donna. La guardò con lieve curiosità, come chi trova un punto per fermare la propria attenzione; ma in quel momento la donna alzò il capo, e Giordano scorse il più bel volto di giovinetta che mai avesse veduto.
La fanciulla su le prime non si accorgeva d’esser guardata; diede uno sguardo su la piazzuola e sul pozzo; poi alzò gli occhi, vide Giordano; incontrò quello sguardo di ammirazione e una viva fiamma le colorò il volto color di perla. Si ritrasse vivamente, con una paura di colomba.
Giordano rimase a guardare la finestra ancora estatico dell’inattesa apparizione di quella bellezza, sperando che vi fosse ritornata; ma quando la speranza venne meno, si allontanò con un vivo rincrescimento.
Da quel giorno, ogni mattina, tormentato dalla immagine della fanciulla, e dal desiderio di rivederla, Giordano si recava nella sua antica stanza, sperando che ella si affacciasse; ma per cinque o sei giorni, invano. La finestra rimase deserta. Se Giordano avesse potuto spingere lo sguardo più oltre, avrebbe potuto scorgere la fanciulla, quasi celata dall’ombra, aspettare che egli si togliesse dal suo osservatorio, per venire alla finestra e curare i suoi testi di basilico e di garofani; e allora avrebbe usato l’astuzia di nascondersi alla sua volta, per vedere, senza esser veduto.
Ma Giordano era troppo giovane. Il caso venne in suo aiuto. Un giorno egli, trattenuto da Madonna, non potè recarsi nella sua cameretta all’ora consueta; ma appena ne ebbe l’agio, corse e vide la fanciulla, che se ne stava alla sua finestra lì, attenta alle sue piante.
Non aveva il velo in testa, e le chiome corvine, sciolte, forse aspettando il pettine industre, le cadevano come un manto di velluto sul collo e sulle spalle; sicché il bel pallore del volto acquistava una candidezza di marmo pario.
Ella se ne stava lì, senza sospetto, senza soggezione, con la sicurezza di non esser veduta; attendendo a togliere alcune foglioline vizze, a stirpare qualche pianticella estranea; e Giordano la guardava, quasi adorando, trattenendo il respiro per paura che ella l’udisse, e s’involasse. Ma forse la fanciulla sentì la fissità di quello sguardo; forse i suoi sensi vibrarono alla misteriosa impressione: ella infatti sollevò gli occhi con una espressione vaga di inquietitudine: e vide Giordano.
Lo vide, alla finestra, con gli occhi illuminati dall’ammirazione e dal desiderio, col volto commosso dal piacere, in quell’atteggiamento devoto.
Se ne sentì profondamente turbata; il sangue le colorò di porpora il viso; i suoi occhi bruciarono. Ella si ritrasse confusa, scontenta; ma non così rapidamente, come la prima volta.
Il giorno dopo, come se la curiosità avesse preso forza sul turbamento, la fanciulla non aspettò che non vi fosse quel giovane alla finestra, per affacciarsi; e mentre curava le piante, e vi si indugiava, lo guardò più volte di sfuggita, e tutte le volte i suoi occhi si incontravano in quelli di Giordano, e il rossore fioriva sulle sue gote, e il cuore le batteva; e, pareva ne provasse pena e piacere a un tempo.
Quel dì Giordano si sentì pieno di una gioia nuova, che per tutto il giorno lo tenne in una malinconia dolce e serena; lo rese più affabile, ma nel tempo stesso più schivo delle carezze di madonna Macalda.
Ogni giorno, d’allora in poi, essi si rividero, dalle finestre, in silenzio. La fanciulla fermava i suoi occhi un po’ più lungamente e il suo turbamento non aveva più nulla di penoso; anzi su le sue labbra si disegnava un lieve e timido sorriso di compiacimento. Dopo quel sorriso venne il saluto, un piccolo cenno col capo da prima; poi con mano, e con la voce. Un giorno finalmente Giordano si fece animo, e le disse:
- Bella fanciulla, io mi chiamo Giordano de Albellis. Ditemi, se v’aggrada, il vostro nome, perché io possa ripeterlo tutte le ore del dì.
Ella rispose arrossendo e con voce tremante che pareva d’usignuolo:
- Gamma Zita...
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sabato 15 agosto 2026
Luigi Natoli: SQUARCIALUPO - Un eroe pisano a Palermo nei primi del 1500 - Grande romanzo storico siciliano

Attendeva a preparare i modi e i mezzi per attuare quel suo vecchio disegno di riscossa per cacciare lo straniero, e istituire un governo democratico, come quello che fece la gloria di Pisa. Era l’idea accarezzata fin da quando cominciò a leggere le pagine di Livio, maturatasi col progredire negli studi umanistici, fattasi assillante in quei rivolgimenti, e allo spettacolo delle violenze e delle ladronerie del vicerè don Ugo. Che quelli non fossero tempi di repubblica, che questa repubblica vagheggiata da lui era un anacronismo, sfuggiva alla esaltazione del suo spirito, che lo illudeva di speranze e di sogni eroici.
- Ebbene, non si può estendere a tutta la Sicilia, e fare del regno una grande Repubblica? Questo è il mio sogno; ma forse voi non ne vedete tutta la bellezza, perchè le vostre idee sono diverse dalle mie, quanto alla forma del governo. Noi siamo stanchi; il malgoverno è giunto al suo estremo limite, oltre il quale non vi è pazienza umana che possa sopportarlo. Tollerarlo ancora è un delitto; bisogna spezzare le catene: bisogna ricordarsi del Vespro, se non vogliamo che questa nostra terra precipiti in un abisso dal quale non potrà più rilevarsi.
Pagine 684 – prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
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