lunedì 31 agosto 2026

Luigi Natoli: La povera signora Concetta partecipava al pregiudizio comune della gente sui comici... Tratto da Ferrazzano. Romanzo storico per la prima volta in teatro con la compagnia Araldo del Vespro

 
La povera signora Concetta partecipava del pregiudizio comune della gente del suo ceto sui comici di professione, che eran dati al diavolo, e che non c’era da trattarli; e il suo figliolo ne condivideva le opinioni sebbene non avesse gli scrupoli della madre. 
Tra i vicini ve ne fu una, che si accorse dei dialogo dei giovani, e travide quel bacio; e tirò le conseguenze a modo suo. Certo non si scandalizzava che Mino avvicinasse quella fanciulla; era figlia del teatro e codeste donne non si potevano giudicare come le fanciulle oneste, che il popolo non manda attorno, senza farle accompagnare. Le ragazze di teatro camminano sole, parlano con chi capita, e fanno quel che vogliono. Ma buon Gesù! c’è bisogno di far perdere anche i figli delle povere famiglie?
Così ragionava la za’ Marianna; e, quando le venne fatto, chiese ed ottenne di parlare con la signora Concetta. Con molta circospezione, e con linguaggio che credeva cauto, stette con lei a ragionare; e quando se ne andò, ringraziò Dio che le aveva dato la buona occasione di compiere un’opera di carità.
Quando Mino rientrò, la signora Concetta lo accolse freddamente; ma il giovane era così lieto, che non vi pose mente. Però dopo qualche po’ di tempo, si accorse che c’era un umor diverso, e ne domandò la ragione: 
- Che cosa ha, mamma?
- Nulla!
- E per nulla sta come in un funerale?
- Che vuoi che abbia, quando accadono cose che…
- E che accade?
- Me lo domandi? hai la faccia di domandarmelo?
- Scusi, mamma, non capisco, che c’entro io: si spieghi meglio; se avrò commessa qualche mancanza, gliene domando scusa. 
- Ti sembra nulla quello che sento? Tutto il vicinato ne parla…  È una vergogna!...
- Ma di che parla? che cosa è una vergogna?
- …perché è una rovina per la casa! un disonore per te.
- Ma insomma si può sapere, che ho fatto?
- Che hai fatto! Non c’è bisogno di domandarmelo; ma se debbo parlar chiaro, ti dirò che la tua relazione con quella sgualdrinella…
Non finì. Mino sentì improvvisamente salirgli una fiamma in volto; si alzò con furia, e interruppe: 
- Non ci sono sgualdrinelle! Non ci sono sgualdrinelle! Oh! Chi le ha detto queste cose, ha commessa un’infamia! Oh, mamma cara, vossia ha fatto male a raccogliere le menzogne di questa e di quella pettegola! Che relazione? Che relazione?...
Quando la signora Concetta seppe la venuta di Ferrazzano le parve di sentir crollare la casa; per cinque mesi era stata tranquilla, e credeva che i comici stessero per degli anni fuori di Palermo, in giro per l’Isola; ed eccoti lì di nuovo padre e figlia. Ora più che mai le conveniva di aprire gli occhi; non voleva che il figlio si infatuasse di nuovo della figlia del comico; ce n’era di troppo. Cominciò a studiare il modo di non fare incontrare Mino e Floristella, studiando le ore in cui ella usciva, e impedendo che appunto in quelle ore il figlio la incontrasse...

In foto Donna Concetta, interpretata da Giuseppe Pizzimenti nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221


Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)



Luigi Natoli: Parlando con la Grassa aveva riferito malignamente il caso... Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico per la prima volta in teatro con la Compagnia Araldo Del Vespro

 
Frattanto Stefania Corona, che aveva preso una casa con Carmela Grassa, mentre si toglieva la veste, e rimaneva in sottanina e con la camicia, che lasciava libera l’opulenza dei seni, discorreva con la sua coinquilina dell’avvenimento di quella sera. La Grassa, che era magra per antitesi al suo cognome, s’era spogliata in camicia, e metteva sulla tavola di abete un po’ di maccheroni sopravanzati dal desinare di mezzogiorno.
- Hai visto come quel Nonsochi sbraitava? Pare che ci sia sotto qualche cosa. Già, a me non mi è garbata mai quella  smorfiosa!
- Uhmm!
- Siamo giusti: un uomo non fa una parte di quelle, senza averne ragione.
Non è a dire, che Giuliana Buzelle non facesse qualche torto al marito, ricorrendo a tutte le astuzie, per avere un’ora disponibile, e senza soggezione, e in ciò era aiutata dalla madre, che aveva conquistata molta esperienza in queste escursioni extraconiugali (non poteva dire di chi fosse figlia Giuliana!); ma questa volta una parola detta da Stefania Corona, gli aveva rivelato un inganno. La Corona, entrata in casa della Buzelle, e, vinta la resistenza della Pecceriella, aveva scorto sotto una tenda un paio di scarpette, e aveva supposto che dentro vi fossero i piedi di uno a lei ignoto. Parlando con la Grassa, aveva riferito malignamente il caso, non accorgendosi che dietro a loro vi fosse lo Zardo. Questa fu l’occasione di una baruffa fra marito, moglie e suocera. 
- Di chi erano quelle scarpe?
- Che scarpe? che mi venite a contare?
- Te li conto io, brutta…
E qui una mala parola, seguita da un ceffone. Ne nacque un putiferio; la Pecceriella difese la figlia; lo Zardo se la prese anche con lei. 
- Vi farò vedere a tutte e due chi sono io! Vi ammazzo! Ma becco non mi farete! No! Becco non mi farete! 

In foto La Grassa, interpretata da Marta Pampalone nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221


Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)

Luigi Natoli: Si rappresentava il Don Chisciotte e Giuliana Buzelle era Rosaura... Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico per la prima volta in teatro con la Compagnia Araldo del Vespro

 
Era questo teatro detto dei Travaglini o più modernamente dal nome del proprietario, di S. Lucia; dove recitavano le compagnie dei comici; e che poi rifatto, abbellito e prevalso il secondo nome, si adattò a teatro d’opera, rivaleggiando con quello più grande dei musici detto di S. Cecilia; finchè ingrandito prese il nome di Carolino; e fu il solo e glorioso teatro d’opera di Palermo, anche quando, mutato il regime, fu intitolato al nome imperituro di Bellini. Allora, nel 1775, era un piccolo teatro che di fuori non annunziava punto che nascondesse una sala da spettacoli. Una tettoia difendeva la porta sulla quale una tabella di legno portava dipinto lo scritto: “Teatro di Travaglini”; un corridoio senza luce, umido, con le pareti grommose, conduceva all’ingresso del teatro, in fondo a un breve spazio. Una sala capace di trecento persone e tre file di palchi; non vi erano poltrone, che allora non si usavano, ma sedie numerate; una grande lumiera pendeva dal soffitto. Di giorno bisognava abituarsi al buio per potersi movere e non inciampare in qualche sedia, ma di sera si illuminava e si vedeva bene la fioritura delle belle vesti e la bianchezza delle carni sull’addobbatura rosso cupo dei palchetti. L’illuminazione era a cera nella lumiera e nei trionfi dei palchetti, ad olio sul palcoscenico. Il quale era piuttosto angusto; aveva in giro gli stanzini degli attori, piccoli e malmessi, alcuni, invece di porta, erano difesi da una tendina; gli uomini stavano da una parte in tre stanzini comuni, le donne in due, pochi stanzini erano privilegiati. L’attrezzatura si componeva di tre o quattro scene con le rispettive quinte; le scene erano arrotolate in alto e trattenute da corde che penzolavano da un lato. 
In quel tempo vi agiva una compagnia condotta da un siciliano, che godeva grande opinione di buon attore, e recitava nelle parti di padre nobile: si chiamava Domenico Minniti, era nato per così dire in teatro, perché era figlio di comici. I suoi attori erano siciliani, ma il “Tiranno” e la moglie erano napoletani, Antonio Zardo e Giuliana Buzelle, che in arte recitava da Beatrice. Era quasi tutta una famiglia, chè fra loro erano imparentati: padri, madri e figli recitavano o prendevano parte della compagnia come attrezzisti o trovarobe. 
Si rappresentava il “Don Chisciotte”, commedia tutta da ridere, che era il melodramma di Apostolo Zeno ridotto a commedia con certe innovazioni dal Minniti. Molte scene si facevano a braccio, fra cui quelle del Minniti e quelle del Ferrazzano. I personaggi avevano subito anche loro delle trasformazioni, e in generale lo spirito della commedia era reso più allegro dell’originale. Il duca aveva preso un nome, si chiamava “Asdrubale”, ed era rappresentato da Antonio Zardo; la duchessa si chiamava “Doralinda” e la sosteneva una attrice, Anna Saverino, “Don Chisciotte” era il Minniti, “Sancio Panza” il Ferrazzano, “Rosaura” Giuliana Buzelle, “Lauretta” Stefania Corona, “Don Alvaro” Vincenzo Migliocco, “Florindo” Nino Pollione, “Donna Filomena” Carmela Grassa.
la prova seguitò per un pezzo in queste alternative di correzioni e di ripigliamenti, fin quando il Minniti non licenziò i suoi comici. Ma sull’uscita la Buzelle ebbe campo di dire sottovoce alla Corona:
- Mi spiegherete poi le vostre allusioni…
- Non ho nulla da spiegare: pigliatele per quello che volete.
- Siete una sfacciata!
- E voi una…
- Ma vieni dunque a casa? – interruppe lo Zardo bruscamente.
La Buzelle sfolgorò un lampo d’odio alla Corona, e seguì il marito. 

In foto La Buzelle, interpretata da Alessia Argento nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221


Luigi Natoli: Ferrazzano. Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)

giovedì 27 agosto 2026

Luigi Natoli: Quando Mino seppe che il suo coinquilino era il celebre attore Francesco Ferrazzano ne fu contento... Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano per la prima volta in teatro con la Compagnia Araldo del Vespro

 
Dove abitava Ferrazzano, una casa in fondo a un vicolo nei pressi del Monte di Pietà, era venuto da pochi giorni a stare un nuovo pigionale. Era un giovane di ventidue o ventitré anni, scrivano alla Segreteria del Senato della felice città di Palermo. Aveva con sé la madre, una buona donna a giudicare dalle apparenze, che si dimostrava piena di attenzioni per quel suo figlio. Si chiamavano Giuselli; lui aveva ricevuto al battesimo il nome di Guglielmo, per un capriccio di suo padre; mentre lei la madre desiderava che si chiamasse come suo zio, che era anche suo padrino, Domenico. Ma il padre aveva le sue ragioni; era innamorato di Guglielmo il buono di Sicilia, da quando aveva letto nella storia delle sue virtù. Aveva giurato che il nuovo maschio, che gli avrebbe dato sua moglie, avrebbe rifatto il nome dell’antico re. Egli ne aveva avuti altri tre maschi e due femmine, e tutti sposati ormai; l’ultimo era Guglielmo, al quale per una concessione, aveva vezzeggiato il nome in Guglielmino, che diventò poi semplicemente Mino. 
La casa di Ferrazzano aveva due piani: Mino e sua madre abitarono al secondo. Da quando il padre morì, lasciandolo fanciullo di dieci anni, sua madre si era rifiutata di andare ad abitare con alcune delle figlie, per dedicarsi all’educazione del figlio; e questi vide i sacrifizi da lei sostenuti, fino a quando egli entrò nella segreteria del Senato, e si capisce che in compenso egli le giurò di non sposarsi, per poter dedicarsi a lei. 
Quando Mino seppe che il suo coinquilino era il “celebre” attor comico Francesco Ferrazzano, ne fu contento; e quando Ferrazzano conobbe chi era venuto ad abitare al secondo piano, disse:
- Meno male! è della brava gente.
Sul conto di Ferrazzano se ne contavano di belle, e Mino le riferiva a sua madre la sera, e ne ridevano tutti e due. Non si trattavano però, appena uno scambio di saluti, incontrandosi per le scale; ma sul viso del giovane si leggeva il piacere dell’incontro e il desiderio di stringere un’amicizia, mentre quello del comico rimaneva impassibile. 
Più volte Mino aveva visto uscire Ferrazzano in compagnia d’una donna, ma non s’era potuto accorgere se fosse giovane, tanto era avvolta nel manto; però aveva giudicato che fosse la moglie, sebbene alla snellezza del corpo, gli sembrasse più giovane di molto a lui.
Lo disse alla madre:
- Sa che Ferrazzano ha moglie?
- Chi te l’ha detto?
- L’ho visto io.
- Credo che t’inganni: egli non ha moglie; è certo vedovo. Hai veduto la figlia?
- Ha una figlia?
- Una giovanetta che fa il mestiere del padre. Bel mestiere in verità! Hanno l’inferno pronto a riceverli. Io l’ho vista l’altro ieri, col padre, e poi l’ho riveduta che comperava i cavolfiori. Ella mi ha salutato, ma io appena un inchino, e via.
- Perché mamma, dice così?
- E che vorresti tu? Questa gente è meglio lasciarla lì, come se non esistesse. Se l’avessi saputo prima, che avrei avuto per vicini dei comici, non sarei venuta ad abitare in questa casa. Comici? Dio liberi!
La povera signora Concetta partecipava del pregiudizio comune della gente del suo ceto sui comici di professione, che eran dati al diavolo, e che non c’era da trattarli; e il suo figliolo ne condivideva le opinioni sebbene non avesse gli scrupoli della madre. Ma forse l’età giovanile lo tirava a vedere in volto quella ragazza...
 forse immaginava che in lei si dovesse vedere la predestinazione diabolica. Tutte le volte che usciva, non trascurava di guardare la porta, se per caso fosse aperta, e si vedesse il grazioso volto della fanciulla. Ed una mattina la incontrò per le scale; diventò rosso, e la salutò; ella rispose con un’aria di meraviglia, non aspettandosi quel saluto da un giovane che vedeva per la prima volta. Egli non disse a sua madre che aveva veduto la loro vicina; ma da quel giorno in poi forse senza farlo di proposito, gli riusciva di incontrarla sulle scale. Ma si limitava a salutarla, né si rischiava di rivolgerle una sola parola. 
Floristella da prima aveva risposto al saluto per cortesia, e ne aveva parlato a Ferrazzano...

In foto Mino, interpretato da Gabriele Pizzimenti nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221


Luigi Natoli: Ferrazzano. Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)

mercoledì 26 agosto 2026

Luigi Natoli: Suor Maria Calvino. Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano per la prima volta in teatro il 13 settembre con la compagnia Araldo del Vespro

Floristella uscì dalla stanza della superiora con l’animo più sollevato; le era parsa così accostevole, così affettuosa, che non immaginava che in un reclusorio si potesse essere umane a tal punto. Entrò nella sua stanza dove la giovane suora le  si accostò, e con circospezione la interrogò sul discorso che le aveva fatto la Superiora.
- Non sapete? ella fu un tempo donna di teatro, – le disse.
E le raccontò una storia imperfetta e monca che più esattamente e più intera racconteremo. 

La Superiora, che era conosciuta nel reclusorio col nome di Maria Calvino, vedova Consalvi, era conosciuta in arte col nome di Maria Del Piano. Ella era educanda nel monastero di san Giuliano, e pel suo carattere vivace e facile ad accendersi per ogni cosa che le appariva bella, la chiamavano “Fruareddu”, voce che in italiano corrisponderebbe a “folgorello”, se il vocabolo esistesse, e significa razzo. A quattordici anni recitò nel teatrino del monastero in un dramma sacro, (questo si capisce) e riportò per servirci di una frase dell’uso moderno, un vero successo. Maria era bella, il suo corpo non aveva la piena compostezza della giovane, v’era ancora fluttuante la grazia acerba dell’adolescenza...
 Di questa istoria la suora non sapeva altro che la Superiora s’era chiusa nel reclusorio per amor deluso, e questo infarcito di tante invenzioni che ne svisavano la verità; non sapeva poi che essa aveva avuta una bambina. Comunque la storia interessò tanto Floristella, che riguardò la Superiora con un senso di rispetto e di amore. E andò da lei con un sorriso che era una confessione del nuovo modo di vederla. Stette a discorrere un po’, quando una suora venne a dirle che c’era una visita in parlatoio, e lo disse con una certa enfasi che la Superiora le domandò che cosa avesse. 
- Si figuri che c’è la duchessa di Garsiliato! – rispose la suora.
A queste parole la Superiora si fece bianca in volto ed ebbe un gesto vivace, ma subito represse il moto subitaneo dell’animo, e voltasi a Floristella, le disse: 
- Questa visita è per te: andiamo.
Per le scale pensava alla singolarità del caso, che la metteva di fronte alla rivale, che non aveva veduta giammai dopo quindici o sedici anni. Per quanto si aspettasse la sua visita, non aveva potuto imporre al suo cuore quel moto improvviso. La duchessa contava allora trentadue anni, ed era nel fulgore della sua bellezza; e la Superiora ne fu conquistata. Ella pensò che il duca avrebbe dovuto esserle fedele, con una simile compagna, e non sapeva che la duchessa lo ripagava della stessa moneta. Era accompagnata dal conte di Montaspro. 
Fatte le solite cerimonie, la duchessa domandò: 
- È questa la fanciulla raccomandata da Ferrazzano?
- Sì, signora duchessa.
- Qualunque cosa le possa essere utile, la prego di rivolgersi a me; farò di tutto per contentare Ferrazzano. 
Poi s’informò del reclusorio, della vita che facevano le ragazze, di questo e di quello; e il conte stava in piedi divorando con gli occhi Floristella, che sotto quello sguardo si era rannuvolata, e non aveva spiccicato una sillaba. Quando alcuni minuti dopo la duchessa se ne andò, la Superiora disse dolcemente rimproverando, a Floristella:
- Ebbene, che cosa hai avuto, che non hai aperto bocca neppure quando la duchessa ti rivolgeva la parola?
Floristella diventò di porpora, e non rispose subito. Pensava se conveniva confidare alla buona Superiora quello che le era occorso col conte di Montaspro, o tacere: uno stimolo le suggeriva di non frapporre indugi, che le poteva essere un bene, non sapeva come e perché, ma certamente le sarebbe stata di aiuto. Si risolvette infine.
- Senta, madre Superiora, le confido una cosa, ma che resti segreta fra noi, come tra madre e figlia… che lei mi sembra madre, quale io non l’ho conosciuta...
Il cuore di Maria Calvino palpitò violentemente sotto l’abito nero della suora, nei suoi occhi apparve l’umidore delle lacrime trattenute. Avrebbe voluto stringere al petto, con l’impeto di quei quindici anni di desiderio accumulati, ma si trattenne, e rispose un po’ tremante per la commozione:
- Parla, figlia mia.
E nel dire “figlia” mise tutta la inflessione della maternità, tanto che Floristella, confortata, le raccontò i tentativi del conte, da quando in casa della marchesa Geraci gli era venuta la fantasia di lei; e quello che aveva fatto suo padre per sventare le insidie di lui. La Superiora teneva fra le sue la mano di Floristella, e di quando in quando la stringeva, secondo le impressioni.

In foto suor Maria Calvino interpreteta da Anna Alario nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221



Luigi Natoli: Ferrazzano. Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)

Ascolta il podcast I Buoni Cugini: Vincenzo Crivello legge Luigi Natoli anche su Amazon Music

Un viaggio nella “Palermo d'altri tempi”, tra le pagine immortali dei numerosi romanzi storici di Luigi Natoli, delle Storie e Leggende e delle opere di storiografia. 
Il podcast “I Buoni Cugini” nasce grazie alla preziosa collaborazione dell'attore Vincenzo Crivello, voce narrante, e Gilberto Landolina di Rigilifi che cura l'edizione sonora; e prende vita dall'amore e dalla grande ammirazione nei confronti del grande scrittore palermitano, famoso anche con gli pseudonimi di William Galt o Maurus e con tanti altri che man mano scopriremo. 
Al termine di ogni episodio, la voce narrante di Vincenzo Crivello lascia spazio a una pillola di storia di Ivo Tiberio Ginevra, per svelare i luoghi, la storia e i retroscena del contesto in cui si svolge il racconto. 
Letteratura e memoria storica si fondono in un unico appuntamento. 
Ascolta il podcast I Buoni Cugini dal canale Spotify o da Amazon Music.

La vita è bella fin che nel cuore vivono i sogni: vivere è sognare. Un sogno è l’amore, un sogno la gloria, un sogno la ricchezza. Quando questi sogni vaniscono, la vita è ciò che vi possa essere di più miserabile. Fra duecent’anni qualche studioso verrà a studiare quel poco che io ho scritto, e a rinnovare la mia memoria (Luigi Natoli, 13 febbraio 1891).



Se vuoi conoscere l'opera completa di Luigi Natoli edita I Buoni Cugini Editori, ti rimandiamo al sito www.ibuonicuginieditori.it, al blog https://luiginatoliblog.blogspot.com/ o al gruppo facebook Amici di Luigi Natoli Puoi seguire I Buoni Cugini Editori dalla pagina Facebook o dal profilo Instagram.


sabato 22 agosto 2026

LUIGI NATOLI: I morti tornano... - Il più bel noir del secolo scorso (ambientato nella Palermo del 1837 preda del colera).

In silenzio accanto a Giovanni, Andrea non sapeva che dire, perché dinanzi a quella morte così rapida assaporava la gioia di vivere e di sentirsi bene. Attraversarono la città. Andrea aveva bisogno di andare a casa sua a prendere qualche cosa, che Carlotta aveva dimenticato; e aveva indotto Giovanni ad accompagnarlo: tanto dovevano insieme risalire a Mezzomonreale col carretto del “curatolo” che li aspettava a Porta Nuova.
E via via che andavano per le antiche strade strette, opache, luride, si rivelava sempre più terribile la furia del mostro. Da un giorno all’altro l’orrore si centuplicava. I morti dopo dieci giorni dai primi due casi, toccavano il centinaio; ma gli attaccati erano quattro volte di più. E chi non era attaccato fuggiva, abbandonando anche i parenti negli spasimi di un’agonia spaventevole.
Essi vedevano qualche volta, attraverso la porta spalancata di un pian terreno, un disgraziato, solo, senza un cane, dibattersi per terra fra le sue reiezioni, rattrappito dai crampi, chiedere soccorso. Giovanni si sentiva stringere il cuore di pietà, e pensava a padre don Ciccio; ma Andrea lo trascinava pel braccio.
- Andiamo! andiamo! – diceva con voce soffocata dal ribrezzo e dalla paura.
Sbucando in una piazzetta udirono un clamore di voci che andava crescendo come lo scroscio dei marosi che si incalzano. Un rullìo di tamburi. E subito un fuggir di gente, un serrar frettoloso di porte e di botteghe. Poi, ecco una folla enorme di popolo. Scalza, cenciosa, arruffata: uomini, donne, ragazzi. Innanzi a tutti un omaccione, che agitava un cencio legato a una canna, come una bandiera; e accanto a lui un altro batteva un grosso tamburo. Oltre le teste, si agitavano convulsamente braccia armate di bastoni, di coltellacci, di sassi. Ora le voci si facevano più distinte: l’omaccione gridava:
- Viva Santa Rosalia! – E tutti ripetevano il grido con impeto d’ira e di vittoria insieme. Dai volti, dagli occhi, lampeggiava una gioia feroce e cupida di stragi.
Giovanni e Andrea si addossarono a una porta per lasciare passare quella fiumana procellosa; e quando quel torbido alfiere passò dinanzi a loro, una donna scarmigliata, sozza, stralunata, gridò:
- Ne abbiamo preso uno!... Li prenderemo tutti!.. Viva Santa Rosalia!
Seppero da uno della folla che avevano sorpreso un fontaniere arrampicato sul castelletto di distribuzione delle acque. Certo le avvelenava. E lo avevano ucciso a sassate. Gli avevano rotto la tempia. Giustizia, signori miei! Giustizia! non si avvelena la povera gente. Giovanni n’ebbe orrore, Andrea divenne livido.
Quando ripresero il cammino, rabbrividendo ancora, Andrea disse:
- Oh senti: questo è l’ultimo giorno che io vengo in città. Non voglio angustiarmi l’anima con questi orrori...
Ma Giovanni non l’udì. Camminava con un’aria dissennata, come uno, mal desto, ancora in preda a un sogno spaventevole. Quella furia di popolo, quelle grida forsennate che minacciavano altri scempi, altre scelleratezze, orrori sopra orrori, gli avevano sconvolto l’animo e sbalestrate idee e sentimenti; come un colpo di vento, che, entrato improvvisamente in uno studio, butta all’aria e disperde i foglietti, sui quali i pensieri erano stati esposti in ordine logico. L’immagine di padre don Ciccio, quelle dei suoi vecchietti nella vasta casa piena d’ombra, il dolor suo e quello dei suoi, sparivano sotto a quel colpo di vento, che disordinava violentemente il suo spirito. Che cos’era la vita di un uomo? che cosa il dolore di una famiglia? V’era qualche cosa più terrificante della morte; e v’era nel mondo un dolore più vasto, più profondo, più orrendo di quello di chi piange un caro estinto. E si sarebbe egli chiuso nella cerchia egoistica dei sentimenti famigliari?
Vide in quel momento, un ometto vestito di nero, entrare in un miserabile pianterreno senza esitare. Spinto da una curiosità inquieta, Giovanni si fermò davanti alla porta; e nell’ombra grave e putrida di quella squallida stamberga, potè scorgere quell’ometto inginocchiato dinanzi a un mucchio di paglia. Egli sorreggeva un coleroso in preda agli spasimi, e gli dava coraggio; e in piedi una donna, lacera, sudicia, sbalordita dal dolore, muta e sgomenta. Poi l’ometto scrisse una ricetta e la diede alla donna, che mormorò con angoscia:
- Che ne faccio? con che pagherò la medicina?
E allora quell’ometto si tolse l’orologio e la catena d’oro, li diede a quella donna, e se ne uscì di fretta, senza dir parola. Giovanni si sentì meschino o vile dinanzi a quel gesto di carità grande e semplice, strinse il braccio di Andrea, e gli disse:
- Hai visto? Sai chi è quel medico? è il dottor Tranchina.
Ma Andrea si strinse nelle spalle:
- Certi eroismi, – disse, – sono pazzie. Il sacrificio del suo orologio non sottrarrà certo quell’uomo alla morte. E anche lo salvi, quell’uomo è uno, i colerosi centinaia. E il dottore non ha centinaia di orologi d’oro… E allora non ti sembra quel sacrificio sia inutile?
- Inutile? O dunque il non poter aiutare dieci, venti, deve impedirmi di aiutarne almeno uno? Deve impedirmi di asciugare una lacrima, di infondere un raggio di speranza, di far sentire un alito d’amore a uno?
Andrea fece un gesto ironico: e Giovanni si chiuse in un silenzio pieno di pietà e di sdegni.



Luigi Natoli: I morti tornano...
Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1837 devastata dal Cholera. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1931.
Prezzo di copertina € 22,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Disponibile in tutti i siti vendita online.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria a Palermo presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102).


Luigi Natoli: I cavalieri della Stella o la caduta di Messina. Un potente romanzo storico ambientato fra Messina e Palermo

Luigi Natoli con lo pseudonimo di William Galt scrisse un potente romanzostorico  ambientato fra Messina e Palermo: I cavalieri della Stella o la caduta di Messina. In quest’opera ci narra della famosa Accademia della Stella di Messina e lo fa con il grande rigore storico di uno scrittore che usa la penna come fosse una spada.

L'Accademia della Stella di cui egli faceva parte, e aspirava ad esser capo, o, come si chiamava, Principe, era una compagnia o congregazione o scuola, o tutto questo insieme, di cento cavalieri, di nobiltà antica e indiscutibile, che face­van professioni d'armi allo scopo di for­nire eccellenti militi nella perpetua guer­ra contro i barbareschi: una specie di or­dine militare – in origine – non dissi­mile nello scopo fondamentale da quello dei cavalieri di S. Giovanni e di S. Stefa­no; ma senza alcun carattere monastico o voto minore; uguale alla Congregazio­ne d'arme, che s'era istituita in Palermo nel secolo XVI.
Posta sotto la protezione dei Re Ma­gi, aveva assunto come insegna la Stella miracolosa apparsa ai tre re d'Oriente, in­castrandola nella Croce di Malta: d'onde il nome di Accademia della Stella.
Col volger del tempo, pareva aver di­menticato il suo scopo originario; e non mandava più i suoi cavalieri a dar la cac­cia alle navi mussulmane; ma continuava con uno sfarzo, con una magnificenza tutta spagnola, a dar mostra di sè nella bravura de’ suoi cavalieri nelle grandi occasioni religiose o civili. L'insediamento del nuovo Senato, l'apertura della fiera, la festa dell'Assun­ta, l'arrivo o la partenza del vicerè, la pre­sa di possesso di un nuovo arcivescovo, le feste per la nascita di qualche principe reale, o di qualche matrimonio regio, o dell'incoronazione del re, e in generale tutti i grandi avvenimenti celebrati con pompa ufficiale, erano altrettante occa­sioni, perché i cavalieri della Stella faces­sero la loro sontuosa cavalcata, o cele­brassero una giostra, vaghissima per no­vità di giuochi, d'imprese, di divise, di colpi.
Non era facile far parte dell'Accade­mia. Oltre che si doveva essere nobili da almeno duecent’anni, il numero dei cavalieri era limitato a cento, e non vi si entrava che per elezione a bossolo, e dopo una serie di informazioni e di formalità per assicurarsi della degnità dell'aspirante: sicché far parte dell'Accademia si teneva a grande onore, e come un segno della nobiltà e della grandezza della casa, e i padri che già ne avevan fatto par­te, sollecitavano che quell'onore si trasmettesse nei figli, stabilendo una specie di successione ereditaria come in una paria.


 

www.ibuonicuginieditori.it  Per informazioni: ibuonicugini@libero.it
 
Luigi Natoli: I cavalieri della Stella ovvero la caduta di Messina.
L’opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia a iniziare dal 25 febbraio 1908.
Prezzo di copertina € 26,00 - Copertina di Niccolò Pizzorno 
Disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita per chi ordina da Palermo, consegna a mezzo corriere o raccomandata postale in tutta Italia). 
Su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) 
In libreria a Palermo presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102).
 

Da oggi puoi ascoltare le pagine immortali di Luigi Natoli su Spotify, al podcast I Buoni Cugini. Vincenzo Crivello legge Luigi Natoli.

Grazie alla preziosa iniziativa dell'attore Vincenzo Crivello, voce narrante, e di Gilberto Landolina di Rigilifi che cura l'edizione sonora, è disponibile su Spotify il podcast I Buoni Cugini: tutti gli appassionati lettori di Luigi Natoli possono ascoltare le sue opere, tra suoni e rumori che riportano al passato.
Basta collegarsi al link 
e cliccare "Segui" per essere sempre aggiornati con le pubblicazioni. 


Disponibile il primo episodio, Preludio, tratto dal volume "Amore e morte, storie e leggende volume 1" che raccoglie le Storie e Leggende pubblicate dall'autore sul Giornale di Sicilia con pseudonimo di Maurus dal 12 febbraio al 31 dicembre 1889. 
Per ascoltare, vai al link: 


Ogni episodio sarà accompagnato da una nota storica di Ivo Tiberio Ginevra, voce narrante Vincenzo Crivello. 
Vai al podcast I Buoni Cugini su Spotify e clicca su "Segui". 
Luigi Natoli racconterà i suoi romanzi storici, le sue Storie e leggende, i suoi scritti storiografici con la voce di Vincenzo Crivello.  

La Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (spedizione con raccomandata postale o a mezzo corriere. Consegna gratuita a Palermo)
Su Amazon Prime e tutti gli store on line. 
In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro)

venerdì 21 agosto 2026

Luigi Natoli: Il conte di Montaspro. Tratto da Ferrazzano. Romanzo storico per la prima volta in teatro il 13 settembre con la compagnia Araldo del Vespro

 
Il conte di Montaspro si destò, stirò le braccia, sbadigliò, e domandò che ora fosse. Il cameriere glielo disse: diciassette ore. Diciassette ore? Il conte montò in collera.
- Animale! ed osi svegliarmi a quest’ora?
E preso un guanciale lo scaraventò al cameriere, che si chinò pacatamente a raccoglierlo e rimetterlo sul letto. Per capire la sfuriata del conte bisogna dire che diciassette ore corrisponderebbero alle undici, perché si contano all’italiana, e siamo d’inverno. 
- La signora contessa sua madre mi ha ordinato di svegliarla; – aggiunse il servitore, inchinandosi rispettosamente.
- Vattene via, bestione! Vattene via! 
E gli scaraventò dietro un candeliere di bronzo dorato, che se non era piccolo, e se lo colpiva in pieno, lo avrebbe mandato all’ospedale. Compiuta questa prodezza si cacciò nuovamente sotto le coperte per cercare di prender sonno. Ma invano. Si voltava di qua, si voltava di là, non c’era verso di poter ripigliare sonno; bestemmiando come un turco, stese la mano al cordone e tirò con furia. Tornò il cameriere: 
- Il signore ha suonato?
- Vestimi!
Diego Montecateno conte di Montaspro, figlio unico di donna Grazia, vedova di don Gaetano, era un giovinotto di venti anni, non bello ma neppure brutto: di statura media ben tagliato, elegante: passava il tempo bisticciandosi con chicchessia, e tirando quello che aveva in mano ai camerieri. Suo padre morì quando egli dava i primi passi, e sua madre era molto giovane per consacrarsi a un figlio non desiderato. Il marito aveva quarantacinque anni più di lei, che ne aveva diciotto; e le nozze furono concertate dai genitori di lei, come era uso in quei tempi. Ella ubbidì, perché era dover suo; e ubbidì anche al marito, che le fece giurare al letto di morte di non rimaritarsi mai più. Questo giuramento ella l’avrebbe facilmente violato; ma il conte le lasciava l’usufrutto dei beni spettanti al figlio, fino alla maggiore età di costui, e il possesso di alcune terre, purchè non passasse a seconde nozze: che nel caso si rimaritasse, si considerava come non avvenuta questa disposizione, e l’amministrazione dei beni come la tutela, era affidata a un parente. Donna Grazia non si rimaritò, ma seppe passare lietamente la sua prima giovinezza, senza curarsi molto del figlio, che appena toccò i sei anni, fu chiuso nel real collegio Borbonico. Dal quale uscì a diciotto anni, non molto erudito in vero, anzi con quella ignoranza che era un pregio pei nobili signori, sebbene nei saggi pubblici avesse sfoggiato un talento e una cultura straordinaria, trattando temi altissimi di letteratura, come per esempio questo: perché i francesi riescono superiori agli italiani nello stile tragico. E si poteva ammirare la perizia del nobile don Diego nel copiare fedelmente quanto aveva di nascosto scritto il maestro. In compenso uscì pieno di sé, litigioso, iracondo, facile a innamorarsi di tutte le donne, e con altri difettucci, che erano un complemento delle qualità di un giovane ben nato. 
La sua signora madre intanto aveva per diciotto anni gustato i vantaggi di una vedovanza in età molto giovane; e provato le differenze che corrono tra un uomo di sessanta anni ed un giovane di venticinque; e le sue esperienze erano state parecchie, e ancora ne contava, sebbene avesse oramai trentanove anni sonati. Una cosa pretese dal figlio: la esatta osservanza all’ora della colazione, del pranzo e della cena. Era la sola cosa in cui spiegava tutta l’autorità materna, per non dare agli occhi della servitù lo spettacolo di un disordine nell’ora del desinare. Questa era la ragione per la quale don Diego aveva chiamato il servitore per farsi vestire. 

In foto il conte di Montaspro interpretato da Matteo Coffaro nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221




Luigi Natoli: Ferrazzano. Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

mercoledì 19 agosto 2026

Luigi Natoli: Il capitano era un don Leonardo Gallegra, uomo burbero e di poche parole... Tratto da: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano

Floristella e Ferrazzano aspettarono una mezz’ora, seduti in un angolo, alla porta del capitano di città; e nel silenzio che regnava della stanza, dove erano, almanaccavano su quella chiamata: Ferrazzano pensava a quelle dicerie che correvano sul conto di Floristella; Floristella invece correva col pensiero a Palermo, e si chiedeva che cosa avrebbe detto Mino, sapendola imbrogliata in quella faccenda del tenente e del barone, e nel saperla chiamata dal capitano giustiziere. Certo avrebbe dubitato di lei, della sua fedeltà; e questo pensiero la teneva così preoccupata che non udì suo padre dirle:
- Su! che fai? Entriamo.
Il capitano era un don Leonardo Gallegra, uomo burbero e di poche parole, che aveva la ferma convinzione di non sbagliarsi mai, e tutto quello che gli veniva alla mente a prima giunta l’aveva per verità evangelica, anche se gli si mostrava comprovando, che la verità era l’opposto di quanto egli credeva. Lo aveva detto lui e bastava. E chi sa quanti non andavano in carcere innocenti, e quanti altri invece, rei passeggiavano liberi e impuniti. 
Quando Floristella e Ferrazzano entrarono, egli li guardò con occhi prevenuti,  gonfiando le gote e soffiando; e vedendo Ferrazzano, si accigliò:
- Voi che volete?
- Io sono il padre…
- Non ho bisogno di sapere chi siete, non v’ho chiamato.
- Voscenza scusi, ma mi sembra che non possa mandare da sola una ragazza…
- Una ragazza, eh? Tacete, e uscite!
- Oh oh vostra eccellenza può ordinare quello che vuole, ma non impormi che io lasci la mia figliola in...
- Tacete! vi ho detto di tacere!
Floristella, che fino allora era stata zitta, aggrondando gli occhi, saltò subito a dire: 
- Ed io non sto senza il tata mio!
- Sì eh! sì eh? allora vi manderò in carcere tutti e due.
- Mandarci in carcere, così senza sapere il perché? – disse Ferrazzano.
- Dunque tacete!
E dopo un istante di silenzio, guardando fisso la fanciulla disse con tono sarcastico:
- Dunque siete soddisfatta ora?
- Soddisfatta di che?
- Tacete! Quando parlo io nessuno deve interrompermi!
- Ma io ris…
- Tacete; dico!
Si intromise Ferrazzano:
- Scusi, ma…
- Tacete!... Anzi perché siete ancora qui? Uscite vi ho detto. Oh perdio!
Diede un fiero colpo col pugno sulla tavola; Ferrazzano si ritirò in fondo alla stanza, ma non uscì.
Il capitano continuò rivoltosi a Floristella:
- Dunque?
Floristella lo guardò con aria di chi non sa che cosa si domandi, e replicò:
- Dunque che?
Il capitano di città si fece rosso come un gambero cotto; aveva due intercalazioni nel discorrere “tacete” e “dunque”; e gli parve che la fanciulla gli rifacesse il verso; appuntò le mani sulla tavola e gridò:
- Io vi mando in carcere! vi mando in carcere!

In foto Il capitano di Città interpretato da Alessandro Ricotta nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.



Luigi Natoli: Ferrazzano. Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

martedì 18 agosto 2026

LUIGI NATOLI: Bella fanciulla ditemi, se v’aggrada, il vostro nome, perché io possa ripeterlo tutte le ore del dì. - IL VESPRO SICILIANO

 

Si affacciò distrattamente alla finestretta che dava sulla piazzuola, dove era il pozzo; e i suoi occhi errando di cosa in cosa, si fermarono un istante sopra la casa di rimpetto.
L’aveva veduta altre volte; aveva veduto sul davanzale della finestra di contro due testi di terracotta: uno con una bella pianta di garofani; l’altro di basilico. Finestra e piante, come se ne vedevano dovunque, e che non destavano nessuna attenzione; ma quel giorno dietro i testi, Giordano vide una figura di donna, il cui volto, chino a odorare il basilico, gli si nascondeva. Egli vedeva soltanto il velo che copriva quel capo e l’orlo dei capelli nerissimi, che chiudevano la fronte. 
Era la prima volta che vedeva in quella casa, a quella finestra, una figura di donna. La guardò con lieve curiosità, come chi trova un punto per fermare la propria attenzione; ma in quel momento la donna alzò il capo, e Giordano scorse il più bel volto di giovinetta che mai avesse veduto.
La fanciulla su le prime non si accorgeva d’esser guardata; diede uno sguardo su la piazzuola e sul pozzo; poi alzò gli occhi, vide Giordano; incontrò quello sguardo di ammirazione e una viva fiamma le colorò il volto color di perla. Si ritrasse vivamente, con una paura di colomba.
Giordano rimase a guardare la finestra ancora estatico dell’inattesa apparizione di quella bellezza, sperando che vi fosse ritornata; ma quando la speranza venne meno, si allontanò con un vivo rincrescimento.
Da quel giorno, ogni mattina, tormentato dalla immagine della fanciulla, e dal desiderio di rivederla, Giordano si recava nella sua antica stanza, sperando che ella si affacciasse; ma per cinque o sei giorni, invano. La finestra rimase deserta. Se Giordano avesse potuto spingere lo sguardo più oltre, avrebbe potuto scorgere la fanciulla, quasi celata dall’ombra, aspettare che egli si togliesse dal suo osservatorio, per venire alla finestra e curare i suoi testi di basilico e di garofani; e allora avrebbe usato l’astuzia di nascondersi alla sua volta, per vedere, senza esser veduto.
Ma Giordano era troppo giovane. Il caso venne in suo aiuto. Un giorno egli, trattenuto da Madonna, non potè recarsi nella sua cameretta all’ora consueta; ma appena ne ebbe l’agio, corse e vide la fanciulla, che se ne stava alla sua finestra lì, attenta alle sue piante.       
Non aveva il velo in testa, e le chiome corvine, sciolte, forse aspettando il pettine industre, le cadevano come un manto di velluto sul collo e sulle spalle; sicché il bel pallore del volto acquistava una candidezza di marmo pario.
Ella se ne stava lì, senza sospetto, senza soggezione, con la sicurezza di non esser veduta; attendendo a togliere alcune foglioline vizze, a stirpare qualche pianticella estranea; e Giordano la guardava, quasi adorando, trattenendo il respiro per paura che ella l’udisse, e s’involasse. Ma forse la fanciulla sentì la fissità di quello sguardo; forse i suoi sensi vibrarono alla misteriosa impressione: ella infatti sollevò gli occhi con una espressione vaga di inquietitudine: e vide Giordano.
Lo vide, alla finestra, con gli occhi illuminati dall’ammirazione e dal desiderio, col volto commosso dal piacere, in quell’atteggiamento devoto.
Se ne sentì profondamente turbata; il sangue le colorò di porpora il viso; i suoi occhi bruciarono. Ella si ritrasse confusa, scontenta; ma non così rapidamente, come la prima volta.
Il giorno dopo, come se la curiosità avesse preso forza sul turbamento, la fanciulla non aspettò che non vi fosse quel giovane alla finestra, per affacciarsi; e mentre curava le piante, e vi si indugiava, lo guardò più volte di sfuggita, e tutte le volte i suoi occhi si incontravano in quelli di Giordano, e il rossore fioriva sulle sue gote, e il cuore le batteva; e, pareva ne provasse pena e piacere a un tempo.
Quel dì Giordano si sentì pieno di una gioia nuova, che per tutto il giorno lo tenne in una malinconia dolce e serena; lo rese più affabile, ma nel tempo stesso più schivo delle carezze di madonna Macalda.
Ogni giorno, d’allora in poi, essi si rividero, dalle finestre, in silenzio. La fanciulla fermava i suoi occhi un po’ più lungamente e il suo turbamento non aveva più nulla di penoso; anzi su le sue labbra si disegnava un lieve e timido sorriso di compiacimento. Dopo quel sorriso venne il saluto, un piccolo cenno col capo da prima; poi con mano, e con la voce. Un giorno finalmente Giordano si fece animo, e le disse:
- Bella fanciulla, io mi chiamo Giordano de Albellis. Ditemi, se v’aggrada, il vostro nome, perché io possa ripeterlo tutte le ore del dì.
Ella rispose arrossendo e con voce tremante che pareva d’usignuolo:
- Gamma Zita...

Luigi Natoli: IL VESPRO SICILIANO
 
Romanzo storico ambientato nella Palermo del 1282, al tempo di una delle rivoluzioni più famose della storia. L'opera, restaurata dal titolo all'indice, è la ricostruzione del romanzo originale pubblicato in dispense con la casa editrice La Gutemberg nel 1915. 
Pagine 945 - Prezzo di copertina € 25,00

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Disponibile su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria a Palermo presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102).

sabato 15 agosto 2026

Luigi Natoli: SQUARCIALUPO - Un eroe pisano a Palermo nei primi del 1500 - Grande romanzo storico siciliano

Giovan Luca Squarcialupo apparteneva a una di quelle famiglie pisane, che esercitando traffici e tenendo banchi, avevano acquistato ricchezza e nobiltà. Era giovane. Pochi anni innanzi aveva preso moglie; ma dieci mesi dopo era rimasto vedovo. Viveva quasi appartato, badando al banco, e coltivando lo spirito con la lettura. Era stato alunno di un dotto umanista, che gli aveva fatto prendere amore ai grandi scrittori latini; ed egli leggeva con preferenza Livio e Virgilio. Ma leggeva anche certe cronache manoscritte della repubblica di Pisa, e altre del regno normanno e svevo di Sicilia e del Vespro. Abitava nella strada della Loggia dei Pisani, proprio quella che anche oggi conserva l’antico nome. Molte famiglie della “nazione” pisana stavano da quella parte, e nella strada di san Francesco: e gli Squarcialupo venivan da Pisa, e avevano il loro banco nella Loggia. Allora la strada si prolungava, perché la via Marmorea o Cassaro finivano a Sant’Antonio: e dovevan passare cinquant’anni all’incirca, perché fosse prolungato fino alla chiesa di Porto Salvo, tagliando strade, e abbattendo case. 

Parlava col volto acceso da una fiamma interna, che rendeva calda e appassionata la parola. Tristano, sebbene avesse gran premura di andarsene, ne rimaneva talvolta preso, e lo ammirava: e gli pareva che Giovan Luca si ingrandisse, e si illuminasse di una luce nuova. Non era più quel pensoso, che pareva sdegnoso di parlare, o parlava breve e a sentenze: pareva qualcosa fra l’oratore e il condottiero; un sovvertitore di popolo e un dominatore. Certamente aveva un’idea, che non rivelava ancora, forse era l’idea madre, dalla quale si generavano tutte le sue azioni, anche caute, quasi saggiature; ma che al momento opportuno, si sarebbero svolte in tutta la loro pienezza. Con tutto ciò appariva agli occhi di Tristano come un uomo nuovo.
Attendeva a preparare i modi e i mezzi per attuare quel suo vecchio disegno di riscossa per cacciare lo straniero, e istituire un governo democratico, come quello che fece la gloria di Pisa. Era l’idea accarezzata fin da quando cominciò a leggere le pagine di Livio, maturatasi col progredire negli studi umanistici, fattasi assillante in quei rivolgimenti, e allo spettacolo delle violenze e delle ladronerie del vicerè don Ugo. Che quelli non fossero tempi di repubblica, che questa repubblica vagheggiata da lui era un anacronismo, sfuggiva alla esaltazione del suo spirito, che lo illudeva di speranze e di sogni eroici.
- Ebbene, non si può estendere a tutta la Sicilia, e fare del regno una grande Repubblica? Questo è il mio sogno; ma forse voi non ne vedete tutta la bellezza, perchè le vostre idee sono diverse dalle mie, quanto alla forma del governo. Noi siamo stanchi; il malgoverno è giunto al suo estremo limite, oltre il quale non vi è pazienza umana che possa sopportarlo. Tollerarlo ancora è un delitto; bisogna spezzare le catene: bisogna ricordarsi del Vespro, se non vogliamo che questa nostra terra precipiti in un abisso dal quale non potrà più rilevarsi.  
  
Luigi Natoli: SQUARCIALUPOOpera inedita. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1517, quando Giovan Luca Squarcialupo, patriota, sognò e realizzò anche se per poco, un governo repubblicano. L’opera, mai pubblicata in libro, è costruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1924.
Pagine 684 – prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno

Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it. 
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