mercoledì 15 aprile 2026

Luigi Natoli: Qual colpa io commisi per essere guastato e deturpato? Tratto da: Lo Steri. Storie e Leggende volume 1 (Amore e Morte)

Mentre tutto intorno taceva, l’orologio, il grande e mostruoso orologio che la bestialità umana attaccò tra le finestre del magnifico palazzo di Manfredi Chiaramonte, l’orologio batteva mestamente le ore.
Gravava il silenzio luminoso del mezzogiorno; gli alberi del giardino Garibaldi, immobili sotto il sole, non spandevano che una sottile striscia di ombra; l’acqua taceva e le anitre riposavano vinte dal caldo.
Il martello picchiava lento e sonoro sulle campane dell’orologio; i vetri delle finestre lucevano; lo Steri tristo e solitario fra le allegre mura degli alberghi e i toni freschi del fogliame primaverile, guardava e pensava.
Pareva ricercasse l’anima cui confidare i suoi lamenti. Dalle finestre murate, dalle ogive deturpate, dai fregi policromi che ornavano l’arco delle finestre, dai merli, dalle colonne, usciva come una voce di dolore, che librata sulle oscillazioni sonore della campana, si diffondeva intorno, e diffondeva la tristezza.
“Qual colpa – diceva – io commisi, perché la mano dell’uomo mi abbia guastato e deturpato? Son io colpevole di rivolta, come il mio ultimo signore, Andrea Chiaramonte, perché nelle mie sale, fra gli archi del mio atrio, si agiri una folla di gente non ad altro devota che a gittarmi ogni giorno vieppiù nell’ignominia e nella rovina? Ah, quante sciagure ho io vedute e sofferte, e di quante vicende son testimonio. Costà dove ora sorgono alberi dolcemente ombrosi ed aiuole odoranti, era la piazza infame, dove perenne minaccia si levavano le forche per la plebe, il palco pei baroni, il palo per gli eretici!... Ah, il nome del gran redentore dei popoli, il nome di Garibaldi e le sembianze degli apostoli della libertà che si accalcano nel picciolo ma grazioso giardino, non giungono a cancellare i ricordi di sangue e di miserie che sono stampati sulle mie mura; e questi ricordi di miserie e di sangue non affievoliscono, no, le memorie della mia grandezza, e della mia magnificenza!...
“Ah, nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria!... Io non so quale architetto diresse la costruzione di queste mura, né quale artefice intagliò i capitelli, disegnò le ornamenta delle mie finestre, squadrò le travi dei miei soffitti, dipinse le belle storie nei cassettoni della travatura.
“Ben so che la mia grande aula recava intorno le imprese dei maggiori principi della terra, e che i tre monti d’argento di Verelando e Ugo Chiaramonte non impallidivano a canto a l’Aquila d’Aragona e ai Leoni di Castiglia...
“Io ricordo sempre il giorno della mia caduta. Era di maggio, come adesso; il duca di Montblanc, quel goffo, tristo e tortuoso Martino, era col figlio e con la regina Maria entrato in Palermo. Pareva cessata la rivolta; quand’ecco i prezzolati del duca spargono calunniose voci di tradimenti e una ciurmaglia infame si scatena per le vie gridando: «Viva il re e la regina, muoiano i Chiaramonti!» e si scaglia contro di me, invade le stanze, saccheggia, rompe, distrugge i prodotti dell’arte e della saggezza... Più tardi vidi arrestare il mio signor Andrea Chiaramonte, la contessa Isabella, il figliuoletto Giovanni... E per queste sale da quel giorno non risonò più la favella siciliana; nessuno ripetè le vecchie canzoni dell’imperatore; ma la rude ed aspra parola delle montagne catalane, e i ritmi di un poema che i nuovi signori non avevano il diritto di cantare fra le mie mura!...


Luigi Natoli: Amore e morte. Storie e leggende volume 1
Raccolta di Storie e Leggende siciliane pubblicate sul Giornale di Sicilia con pseudonimo di Maurus da febbraio a dicembre del 1889. 
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo raccomandata postale o corriere in tutta Italia)
Su Amazon Prime e tutti gli store online. 
In libreria presso: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour di fronte La Feltrinelli) 
Pagine 386 - Prezzo di copertina € 22,00

Luigi Natoli: Un giovane sconosciuto. Tratto da: Il Paggio della regina Bianca. Romanzo storico siciliano.

La piazza Marina, così detta perché da prima era seno di mare, da più d’un secolo era prosciugata; essa era chiusa dalla parte di mezzogiorno dalle mura della Kalsa, qua e là abbattute, e dalla parte di levante da uno sprone di terra, (ancor visibile nello stereobate su cui sorgono l’Hotel de France, e il palazzo dell’Intendenza,) il quale finiva sulla Cala, con una chiesa, sotto la quale si agganciava la catena da chiudere il porto; dal che la chiesa prese il nome di S. Maria della Catena.
Questo sprone, nei tempi antichissimi formava un molo naturale, difendeva e proteggeva, il porto profondo, a cui la città doveva il suo nome greco: Panormo (tutto porto). Dalla parte esterna, sul mare, al limite del quartiere arabo della Kalsa, e cioè dove ora corre la via Butera, su questo sprone era un borgo di Greci, con la loro chiesa di S. Nicolò. Da loro prese il nome la porta, che, rifatta, serba fino ad oggi il nome di Porta dei Greci.
La piazza Marina era dunque compresa fra questo sprone più elevato, la parte alta della Kalsa, e giungeva fin presso allo sbocco della via del Parlamento, comprendendo la via Bottai e l’area del palazzo delle Finanze; il porto, dal lato ove è la chiesa di S. Sebastiano, penetrava ancora un po’ di più, e giungeva fino all’Arsenale, il Tercianatus dei vecchi documenti, che ha lasciato il nome alla piazzetta di Terzana.
Sullo sprone non v’erano edifici notevoli, salvo che lo Steri, l’antica e nobile dimora dei Chiaramonte, accanto a cui la casa men bella dei conti di Cammarata e la chiesa di S. Maria della Catena.
Dietro lo Steri sorgevano la chiesetta di S. Antonio, ancora esistente, e la chiesa di S. Nicolò, or da un secolo circa distrutta.
Le altre case intorno eran piccole dimore, frammezzate da orti e giardini, tra i quali, dalla parte opposta allo Steri, sorgeva nella sua bella architettura ogiva la chiesa di S. Francesco dei Chiovari e accanto a essa si innalzava bruna, massiccia , fiera nei suoi merli, con finestrette simili a feritoie, la torre di Maniace o volgarmente di Manau.
Fra quelle case v’era qualche taverna, sulla cui porta una fronda di alloro rinsecchita serviva d’insegna.
L’erba cresceva nella piazza; e delle capre dal pelo lungo e dalle corna lunghe, a spirale, pascolavano tranquillamente.
L’odore delle alghe marine, deposte sulla riva dall’alterna vicenda dei flutti, impregnava l’aria silenziosa.
Fra le barche tirate a secco alcuni marinai col berretto rosso in capo, come si vedono ancora nel promontorio sorrentino, stendevano le reti al sole; da un focolare improvvisato con due sassi, si levava una spirale di fumo azzurro, che si allargava e si sperdeva in alto.
Oltre le barche, nel vasto specchio d’acqua del porto si scorgevano alcune galee e barconi e feluche; qualcuna aveva già spiegate le vele e si accingeva a prendere il largo. Più in là ancora il Castello a mare distendevasi con le sue torri massicce, l’ampia cortina merlata, armata di bombarde, accanto alle quali, si vedevano biancheggiare le grosse palle di pietra.
Più in fondo ancora Monte Pellegrino disegnava nel cielo la sua massa rocciosa, coi fianchi verdeggianti di boschi, e le cime indorate dal primo sole.
V’era una gran pace, una tranquillità dolce e solenne a un tempo nell’aria fine e trasparente, per la quale volteggiavano stormi di rondini, salutando il sole con piccoli gridi festosi.
Un giovinetto s’era fermato con un senso di meraviglia e una certa commozione in mezzo alla piazza, guardando il palazzo chiaramontano.
Poteva avere sedici o diciassette anni, e vestiva poveramente; il suo farsetto aveva qualche strappo ai gomiti, e le sue calze erano sdrucite. La tasca che portava appesa con una cordicella, rivelava la rotondità di un pane. Le sue scarpe erano rotte e impolverate, come di chi viene da lungo viaggio. Aveva in mano un grosso bastone, e infilato alla cintura un pugnale con la guaina di cuoio.
Non era bello: il suo volto aveva qualcosa di irregolare, ma nell’insieme era piacevole ed espressivo. V’era un non so che di fiero e di malinconico a un tempo, ma una malinconia silenziosa e pacata; e gli occhi grandi, neri, acuti, mobili, investigatori, contrastavano col color dei capelli tra biondi e castani.
Doveva esser bianco di carnagione, e si vedeva dalla sommità della fronte, quando con un gesto che pareva volesse scacciar qualche torbido pensiero, egli sollevava il berretto e scostava i capelli. Ma il sole aveva abbronzato il suo volto e le sue mani.
Sebbene poveramente vestito e sporco di polvere il suo aspetto aveva qualche cosa di fine e delicato, che non sfuggiva neppure a uno sguardo superficiale e distratto.
Egli stette un poco fermo in mezzo alla piazza, guardando lo Steri; poi volse gli occhi intorno a sé, come uno che voglia riconoscere qualche cosa o qualche luogo: accortosi di una taverna a pochi passi dallo Steri, vi si avvicinò, e sedette sopra una panchetta di legno, accanto alla porta.
Aveva fame; tirò la saccoccia dinanzi a sé, e ne trasse un pane da contadini, tondo e bruno, che addentò vigorosamente.


Luigi Natoli: Il paggio della regina Bianca. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1401, al tramonto della grandiosa epoca chiaramontana. 
L'opera è la fedele riproduzione del romanzo originale pubblicato con la casa editrice La Gutemberg nel 1921.
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Tutti i volumi della Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli sono disponibili al sito ibuonicuginieditori.it
È possibile ordinare alla mail ibuonicugini@libero.it, al cell. 3457416697 o inviando un messaggio whatsapp al 3894697296. Consegna a mezzo corriere in tutta Italia, gratuita su Palermo
Disponibili su tutti gli store online
Disponibili a Palermo in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 
Per qualsiasi informazione: ibuonicugini@libero.it – Cell. 3457416697 – Whatsapp 3894697296
Le librerie possono acquistare contattandoci alla mail ibuonicugini@libero.it

martedì 14 aprile 2026

Luigi Natoli: 14 aprile 1857 - 14 aprile 2026. Oggi l'anniversario della sua nascita, una fonte di cultura siciliana che non si esaurisce mai

Oggi, 14 aprile, è l'anniversario della nascita del prof. Luigi Natoli, scrittore e storiografo palermitano la cui immensa opera, per un tempo troppo lungo ingiustamente dimenticata, sta venendo alla luce dopo anni di lavoro e di ricerche de I Buoni Cugini Editori. 
Ricordato unicamente come autore del famoso romanzo storico siciliano I Beati Paoli e pochi altri, Luigi Natoli è: 
-) Professore di lettere e Direttore di scuole normali maschili, dal 1885 al 1925. Durante gli anni di insegnamento pubblicò più di 50 testi scolastici tra sussidiari per le scuole normali dalla prima alla sesta classe, grammatiche, testi di esercizi di traduzione dai dialetti della Sicilia alla lingua italiana, adottati in molte scuole di tutto il Regno d'Italia con gli editori Bemporad, Clausen e Sandron. Al momento abbiamo pubblicato unicamente: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie (1925). 
-) Giornalista dal 1877 fino al giorno della sua morte (25 marzo 1941). Scrisse innumerevoli articoli di critica letteraria, di arte, di storia e storiografia, recensioni a libri, utilizzando diversi pseudonimi in 22 giornali tra quotidiani (più famosa la sua collaborazione con il Giornale di Sicilia) e importanti riviste mensili (come Il Giornale Dantesco e la rivista di Scienze, Lettere ed Arti diretta da Giuseppe Pitrè); innumerevoli le Storie e Leggende di Sicilia pubblicate con pseudonimo di Maurus, dal 1889 e per più di quarant'anni, ad una cadenza quasi giornaliera. Noi le abbiamo raccolte tutte, e le pubblicheremo in diversi volumi: il primo (Amore e morte) per l'anno 1889, il secondo (L'Interdetto) per l'anno 1890 da gennaio a luglio, il terzo di prossima uscita (Dall'altare al patibolo) dalla metà del 1890 a dicembre 1891. Non abbiamo idea di quanti volumi saranno. 
-) Autore di ventisei romanzi storici, pubblicati in appendice al Giornale di Sicilia dal 1907 (Calvello il bastardo) al 1938 (Il capitan Terrore) con pseudonimo di William Galt e in seguito in dispense con la casa editrice La Gutemberg; cambiò il volto del romanzo storico d'appendice, contrapponendosi alla moda del romanzo parigino dell'epoca e dimostrando «che in Italia si può scrivere un romanzo d'appendice, senza ricorrere ai francesi, per divulgare nel popolino la nostra storia». I suoi romanzi storici ripercorrono la storia della Sicilia, dalla dominazione romana e la seconda guerra servile (Gli Schiavi) alla rivoluzione del 1848 (Chi l'uccise?). Tutti i romanzi storici sono pubblicati da I Buoni Cugini Editori. 
-) Autore di opere di critica letteraria e di letteratura. Abbiamo ad oggi pubblicato: La civiltà siciliana nel secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1895) Prosa e prosatori siciliani del secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1904) La poesia siciliana del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana, Milano, Casa editrice Caddeo - 1922) Un poemetto siciliano del secolo XVI (Estratto dagli Atti  della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo serie III Vol. IX - Palermo 1910) Hortensio Scammacca e le sue tragedie - Studio (Tip. editr. Giannone e La Mantia, 1885 - Palermo), Le tradizioni cavalleresche in Sicilia (estratto da Il Folcklore siciliano 1926), Giovanni Meli. Studio critico tipografia del giornale "Il tempo" 1883. Tutte pubblicate da I Buoni Cugini Editori. Tanto rimane ancora. Di prossima pubblicazione: Natoli e Dante. Tutti gli scritti dell'autore su Dante Alighieri e sulla Divina Commedia. 
-) Autore di opere di storia e storiografia; Palermo al tempo degli Spagnoli 1500-1700, Donne e rivoluzioni (raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane 1848-1860), Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismoLa rivoluzione siciliana nel 1860. Narrazione (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910) Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI) I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931) Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848-1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927). Tutte pubblicate da I Buoni Cugini Editori. Tanto altro è ancora in studio e in corso di pubblicazione. 
-) Autore di cinque raccolte di poesieFoglie morte (tipografia R. Carrabba in Lanciano nel 1880 e con prefazione di Giuseppe Pipitone Federico), Parentalia (pubblicata il 22 novembre 1890 con la tipografia del Giornale di Sicilia), Congedo (Pubblicata con l'editore Remo Sandron nel 1908) Versiculi (1882) e In Pace (1885). Pubblicate in unica raccolta dal titolo Poesie da I Buoni Cugini Editori. 
-) Commediografo e drammaturgo. Abbiamo pubblicato una raccolta delle opere in italiano dal titolo Cappa di Piombo (Il conte di Geraci" - scene medievali in due atti, illustrata dall'autore, Cappa di piombo - commedia in tre atti, L'ironia della gloria - commedia in tre atti, Quannu curri la sditta - sceni di vita paisana, commedia in quattro atti, Il numero 570 - scene drammatiche in due atti) e una raccolta di opere in dialetto siciliano dal titolo Suruzza! (Suruzza! – dramma in quattro atti; L’abate Lanza - commedia in tre atti; L’umbra chi luci - dramma in tre atti; Quattro cani supra un ossu - commedia in tre atti).
-) Ricercato conferenziere su temi di storia e di letteratura, intenditore di arte. 
Tutto questo è Luigi Natoli, che nella sua tomba al cimitero di Sant'Orsola ha voluto soltanto l'iscrizione "Scrittore e Storiografo" ma che ha dato tanto alla cultura siciliana e ha fatto conoscere ai suoi lettori, con mezzi di facile reperibilità quali erano i quotidiani o le riviste, la storia e la cultura della nostra Isola e quei personaggi, come l'Abate Meli, Giovan Luca Squarcialupo, Giuseppe D'Alesi o Francesco Paolo Di Blasi, che ci fanno sentire orgogliosi di essere siciliani: non soltanto mafia e delinquenza, ma lotta per la libertà e la giustizia, sacrificio per gli ideali di Patria libera fino alla morte. 
E oggi, nel giorno del suo compleanno, noi I Buoni Cugini Editori affermiamo che Luigi Natoli sarà sempre un Professore che grazie alla sua cultura enciclopedica ha messo alla portata di tutti la Storia e la Cultura Siciliana. 
Di questo, non possiamo che dirgli grazie e continuare nel nostro lungo percorso di ricerche e pubblicazioni. 

I Buoni Cugini Editori
Anna Squatrito e Ivo Tiberio Ginevra 

Trovate tutti i volumi della Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna in tutta Italia a mezzo raccomandata postale o corriere)
Su tutti gli store online. 
In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

mercoledì 8 aprile 2026

Luigi Natoli: Dopo il 4 aprile, nei dintorni della città seguirono fieri scontri... Tratto da: Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848-1860


Riso e quel pugno d’uomini sostengono l’assalto delle truppe regie: Domenico Cucinotta e Nicola Di Lorenzo salgono sul campanile e suonano a stormo. Accorre Salvatore La Placa con la sua squadra; cade ferito gravemente: mani pietose lo raccolgono, lo celano, lo curano. Questo eroico giovane, sottratto così alla morte, il 27 maggio riprenderà il suo posto di combattimento, e sarà ferito ancora una volta.
Cadono Michele Boscarello, Damiano Fasitta, Matteo Ciotta, Francesco Migliore, Giuseppe Cordone, un Randazzo: Riso dopo esser corso al campanile a piantarvi il tricolore, scende, si batte, cade ferito da quattro colpi all’addome e al ginocchio; un birro, che qualcuno dice l’Ispettore Ferro, gli è sopra, gli ruba l’orologio, e gli dà una bajonettata all’inguine.
Qualche ora dopo il combattimento era finito. Per vincere questo pugno d’uomini, c’eran voluti un battaglione di linea, un plotone di cacciatori a cavallo, una sezione d’artiglieria, compagni d’armi, gendarmi e birri; c’era voluto un generale, il Sury; s’era dovuto atterrare una porta con gli obici, e un obice il tenente Bianchini aveva dovuto portare fin sopra al convento!
Le soldatesche si abbandonarono all’orgia del saccheggio e della strage: finirono a bajonettate uno dei caduti, ancor vivo; uccisero un frate, Giovannangelo da Montemaggiore, altri ne ferirono; il resto percossero, sputarono, legarono, trascinarono al comando di Piazza e alla Prefettura di polizia, insieme coi ribelli presi.
La città sgomenta non seguì il moto. Il comitato si sbandò. Qualcuno che doveva capitanare una squadra si ecclissò: comparve dopo il 27 maggio, nelle sale del Municipio, vestito di velluto all’Ernani, e n’ebbe ricompensa: gli altri, disanimati dal vedere scoperta la trama, creduta l’insurrezione domata in sul nascere, giudicaron vano ogni altro tentativo.
Ma nei dintorni della città seguirono fieri scontri, in quello e nei giorni successivi, fra le squadre e le colonne mobili, spedite dal generale Salzano, comandante in capo. Ai Porrazzi i regi attaccarono la squadra condotta dal Badalamenti e da G. B. Marinuzzi, e per snidarla dovettero usare l’artiglieria; ivi morì, dei nostri, Andrea Amorello, da nessuno ricordato: al ponte delle Teste, a S. Maria di Gesù, alla Guadagna avvenivano altri scontri: e qui facevan prigione Giuseppe Teresi, giovane appena ventiquattrenne, serbato al martirio. A Monreale il maggiore Bosco, coi cacciatori, dovette durar fatica per sostenere l’impeto delle squadre di Piana condotte dal Piediscalzi, di quelle di Partinico, condotte dai fratelli Damiano e Tommaso Gianì, e di quelle di Alcamo, già insorta, condotte dai fratelli Triolo di S. Anna.
Questi combattimenti durarono più giorni, e in uno di essi, il giorno dodici, cadde a Lenzitti prigioniero Liborio Vallone di Alcamo, morirono Giuseppe Fazio da Alcamo e Giuseppe Ricupati da Partinico: lo stesso Bosco scampò per miracolo alle fucilate dei fratelli Trifirò di Monreale. 
A Bagheria le squadre respinsero due compagnie di linea, e costrettele a rinserrarsi nel casino Inguaggiato, ve le assediarono. A liberarle fu spedito il generale Sury con quattro compagnie, cannoni e compagni d’arme: avvenne uno scontro; le squadre furono disperse, ma i regi vi lasciaron dieci dei loro. Qui rifulse l’eroismo di Andrea Coffaro, vecchio di sessanta anni, e del suo giovane figlio Giuseppe, che barricatisi in una casa, da soli vi sostennero il fuoco dei regi; fin che Giuseppe, sdegnando combattere dietro i ripari, uscì all’aperto, e colto da una palla in fronte, rese la forte anima: onde Andrea, desolato, gittò l’arme, e fu preso e condotto in Palermo riserbato al martirio. Nessuna storia raccolse l’eroico gesto, le cronache di fonte borbonica sì: noi gli dedichiamo il verde fiore del ricordo.
Più fieri combattimenti si svolsero a S. Lorenzo ai Colli. Ivi la sera del tre si era recato Giuseppe Bruno-Giordano, per portar munizioni alla squadra di Carmelo Ischia; e poi che nel tornare aveva trovato le vie occupate da una colonna condotta dal maggiore Polizzy, rifatta la via, e ignorando l’insuccesso di Palermo, radunò quanti più uomini potè, per affrontare i regi. Alla sua squadra s’aggiunse un buon numero di Carinesi.
Nella foto: I superstiti del 4 aprile (Museo di Storia Patria, Palermo) 



Luigi Natoli: Rivendicazioni. La Rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento siciliano – Raccolta di scritti storici e storiografici dell’autore sul Risorgimento in Sicilia, costruita sulle opere originali. Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni anno 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860 (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910) Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI) I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931) Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848 - 1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
Pagine 575 – Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Il volume è disponibile:
dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo corriere o posta in tutta Italia)
Su Amazon Prime e tutti gli store di vendita online.
In libreria presso:La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102).

sabato 4 aprile 2026

Luigi Natoli: 4 aprile 1860. Tratto da: Rivendicazioni. La rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento

La sera del 31 marzo, in casa Albanese, conveni­vano Giambattista Marinuzzi, Casimiro Pisani, Giuseppe Bruno-Giordano, Andrea Rammacca, Antonino Lomo­naco-Ciaccio, Antonino Urso, Ignazio Federico, France­sco Perrone-Paladini, Silvestro Federico; e deliberarono d’insorgere tra il 6 e il 7 di aprile. La deliberazione da Casimiro Pisani venne comunicata a Messina, per­chè si tenesse apparecchiata, e insorgesse a un dispac­cio che annunciava “il matrimonio della figlia”. I comi­tati dei dintorni vennero avvertiti: ma ecco, la sera del 2 la polizia arresta Mariano Indelicato uno dei cospiratori; Casimiro Pisani, avvertito per confidenza di un amico del suo imminente arresto, si mette in salvo col padre, dopo avere deposto ogni incarico nelle mani dei fratelli Lo Monaco. Parve non doversi aspettare oltre, e fu decisa l’insurrezione pel 4 aprile, mercoledì santo. Chi ruppe l'indugio fu Francesco Riso.
Era stato dapprima destinato a capitanare le squadre di Misilmeri; ma quando si cercò chi dovesse dare il segno della rivolta in Palermo e affrontare il fuoco pel primo, volle per sè questo onore. A Misilmeri doveva andare Domenico Corteggiani, ma fu sostituito da An­tonino Ferro, attivo e ostinato cospiratore in quel de­cennio. Francesco Riso aveva accumulato intanto le armi in un magazzino da lui tolto a pigione accanto al convento della Gancia, donde con gli uomini della sua squadra doveva dare il segno.
Una leggenda narrò che i frati fossero consapevoli e partecipi della cospirazione; un'altra che un frate avesse denunciato a Maniscalco gli apparecchi, il luogo il giorno della insurrezione. E non è vero. I frati non seppero nulla fino all' alba del 4 aprile; e la denun­cia fu fatta dallo agente segreto Basile, al quale certi Muratori e Urbano, la mattina del 3, ignorando che fosse una spia, confidavano ogni cosa. Probabilmente la leggenda nacque dal vedere, la mattina del 4, un frate col famoso berretto imposto da Maniscalco alle spie. Si chiamava fra Michele da Prizzi, ma non era della Gancia.
Maniscalco reggeva in quei giorni il governo, per l'assenza del luogotenente generale Castelcicala: finse non saper nulla, ma convocò un consiglio di generali. Nella notte dal 3 al 4 fece circondare il convento della Gancia e le strade adiacenti. Riso aveva in tutto ottan­tadue uomini divisi in tre squadre: una di cinquanta­due capitanata da Salvatore La Placa, uomo di grande audacia, s’era radunata in un magazzino alla Magione; la seconda di dieci, in una casetta nella via della Zecca; la terza di venti uomini con lui nel magazzino della Gancia. Altre squadre dovevano adunarsi qua e là; una nel vicino palazzo S. Cataldo, presso Carlo e Carmelo Trasselli; altra alla Fieravecchia coi fratelli Lomonaco. Si doveva cominciare con l’impadronirsi del Commis­sariato e del corpo di guardia di Porta di Termini, per aprire libero il passo alle squadre di Misilmeri e Baghe­ria concentrate alla Guadagna e al ponte delle Teste. All'alba Riso fu avvertito che erano circondati dalle truppe: non si sgomentò, disse che non era tempo di ritrarsi: egli avrebbe dato l'esempio: se lo vedevano tremare, l'uccidessero. E per vedere come stessero le cose, uscì dal suo magazzino. S'imbattè in una pattu­glia di compagni d'armi e soldati: “Chi viva”? – “Viva il re”! – dicono. – “Viva l’Italia!” – rispon­de. Si fa fuoco: un birro, certo Cipollone, cade. Così comincia la mischia. Riso e quel pugno d'uomini sosten­gono l’assalto delle truppe regie: Domenico Cucinotta e Nicola Di Lorenzo salgono sul campanile e suonano a stormo. Accorre Salvatore La Placa con la sua squa­dra; cade ferito gravemente: mani pietose lo raccol­gono, lo celano, lo curano. Questo eroico giovane, sot­tratto così alla morte, il 27 maggio riprenderà il suo posto di combattimento, e sarà ferito ancora una volta.
Cadono Michele Boscarello, Damiano Fasitta, Matteo Ciotta, Francesco Migliore, Giuseppe Cordone, un Ran­dazzo: Riso dopo esser corso al campanile a piantarvi il tricolore, scende, si batte, cade ferito da quattro colpi all'addome e al ginocchio; un birro, che qualcuno dice l’Ispettore Ferro, gli è sopra, gli ruba l'orologio, e gli dà una bajonettata all'inguine.
Qualche ora dopo il combattimento era finito. Per vincere questo pugno d'uomini, c'eran voluti un batta­glione di linea, un plotone di cacciatori a cavallo, una sezione d'artiglieria, compagni d'armi, gendarmi e birri; c'era voluto un generale, il Sury; s'era dovuto atter­rare una porta con gli obici, e un obice il tenente Bian­chini aveva dovuto portare fin sopra al convento!
Le soldatesche si abbandonarono all'orgia del sac­cheggio e della strage: finirono a bajonettate uno dei caduti, ancor vivo; uccisero un frate, Giovannangelo da Montemaggiore, altri ne ferirono; il resto percossero, sputarono, legarono, trascinarono al comando di Piazza e alla Prefettura di polizia, insieme coi ribelli presi.
La città sgomenta non seguì il moto. Il comitato si sbandò. Qualcuno che doveva capitanare una squadra si ecclissò: comparve dopo il 27 maggio, nelle sale del Municipio, vestito di velluto all’Ernani, e n’ebbe ricom­pensa: gli altri, disanimati dal vedere scoperta la trama, creduta l’insurrezione domata in sul nascere, giudicaron vano ogni altro tentativo.
Ma nei dintorni della città seguirono fieri scontri, in quello e nei giorni successivi, fra le squadre e le colonne mobili, spedite dal generale Salzano, coman­dante in capo...


Luigi Natoli: Rivendicazioni. La Rivoluzione siciliana nel 1860 e altri scritti storici sul Risorgimento siciliano – Raccolta di scritti storici e storiografici dell’autore sul Risorgimento in Sicilia, costruita sulle opere originali. Il volume comprende:
Premessa storica tratta da "Storia di Sicilia dalla preistoria al fascismo" ed. Ciuni anno 1935
La rivoluzione siciliana nel 1860 (Comitato cittadino pel cinquantenario del 27 maggio 1860 - Palermo 1910) Di un volume di documenti sulla rivoluzione siciliana del 1860 e sulla spedizione dei Mille (Estratto dal mensile "Rassegna storica del Risorgimento anno XXV - Fasc. II Febbraio 1938 - XVI) I più piccoli garibaldini del 1860 (Estratto "La Sicilia nel Risorgimento italiano - Anno 1931) Rivendicazioni attraverso le rivoluzioni siciliane del 1848 - 1860 (Cattedra italiana di pubblicità - Editrice in Treviso 1927)
Pagine 575 – Prezzo di copertina € 24,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.


Il volume è disponibile:
dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo corriere o posta in tutta Italia)
Su Amazon Prime e tutti gli store di vendita online.
In libreria presso:La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)

martedì 31 marzo 2026

Luigi Natoli: martedì, 31 marzo 1282. Il Vespro siciliano. Tratto da: Storia di Sicilia dalla Preistoria al Fascismo.

Era costumanza allora in Palermo il martedì dopo Pasqua andare a mezzo miglio della città, nella pianura detta di Santo Spirito da una Chiesa e un cenobio, e lì alzar tende, improvvisar taverne, e lietamente banchettare e ballare e cantare. Cadeva in quell’anno 1282, il martedì ai 31 di marzo, e la folla era grande, chè fra tante tristezze cercava illudersi in un giorno di svago. Quasi per mantenere l’ordine, un gran numero di sergenti e soldati francesi, v’erano stati mandati da Giovanni di Saint-Remy, che governava Palermo, dimorando il vicerè o Vicario di Carlo, Erberto d’Orleans, in Messina. Giovanni di Saint-Remy aveva rigorosamente vietato ai cittadini di portare armi, come era usanza; di che, abusando uno dei sergenti, di nome Droetto, veduta una bella giovane che andava con lo sposo nella Chiesa, corse a frugarla disonestamente, col pretesto di vedere se nascondesse armi. La giovane all’atto inverecondo svenne, e allora un giovane palermitano, infiammato di sdegno, strappato al Francese il pugnale dal fianco, glielo immerse nel petto gridando: Muoiano i Francesi! Fu il segno di una sollevazione improvvisa e tremenda. Con sassi, coi bastoni, con le stesse armi strappate ai Francesi, il popolo furente ne uccise quanti ve ne erano. Sonavano in quel momento le campane a vespro, e quell’ora servì più tardi a designare la grande rivoluzione di popolo; e il Vespro Siciliano passò alla storia come esempio dell’ira popolare contro lo straniero. I sollevati corsero tumultuando in città al grido di morte, e la sollevarono; la stessa notte proclamarono il Comune, eleggendo capi Ruggero Mastrangelo, Nicolò Ebdemonia, Arrigo Baverio e Nicoloso Ortoleva, e innalzando il vecchio vessillo, l’aquila d’oro in campo rosso. Indi cominciò caccia spietata allo straniero odiato, nelle case, nei sotterranei perfino nelle chiese; non perdonando a vecchi e a fanciulli, nè alle stesse donne siciliane spose o amanti di Francesi. Non uno restò vivo! Strage orrenda, che l’eccidio di Agosta e diciassette anni di martirio avevano provocato. Giovanni di Saint-Remy tentò di tener testa con un pugno di animosi, ma ferito in volto, cercò scampo nella fuga. Sperò rifugio sicuro al castello di Vicari, ma vi fu assalito da una squadra di Palermo e da quei di Caccamo, e ucciso.
All’annunzio della sollevazione di Palermo, le terre vicine insorsero; prima Corleone, che mandò ambasciatori a Palermo a stringervi patto federale, poi le altre città; s’unirono i baroni siciliani; si spedirono corrieri in Messina, che, dapprima ostile a Palermo, contro cui aveva inviato sette galere, seguiva poi il generale moto, e respingendo le esortazioni di partigiani di Carlo, scacciato Erberto, aveva fatta strage dei Francesi.
A Palermo, intanto, convenivano i sindaci di Val di Mazara, primo nucleo del nuovo Parlamento e giuravano morte anzi che tornar sotto i Francesi, e si ponevano sotto il patrocinio della Chiesa, sperando averla amica. Sul finir d’aprile non v’era più traccia di dominio francese in Sicilia. Carlo d’Angiò, saputa la rivolta di Palermo, montato in furore, ordinò a Erberto domarla e minacciava di andar lui stesso a distruggere i ribelli: ma la rivolta di Messina colmò la misura. Sollecitò aiuti in Francia; il Papa lo aiutava, inibendo alla cristianità di favorire i ribelli e ammoniva i Palermitani che ritornassero sotto Carlo, se non volevano incorrere nei castighi del cielo e della terra. I Palermitani, risposero con una lettera veemente, rivelando le torture patite e richiamando i Cardinali e il Papa al loro ufficio; e, pur esagerando per amore di bello stile, affermavano, con vivo sentimento, la latinità di loro stirpe di fronte alla barbarie dei Francesi. Il Papa mandò Gherardo, cardinale di Parma, suo legato, con promesse o blandizie; e, forse, consigliava Carlo a moderare le gravezze del fisco. Intanto questi radunava un grosso esercito, oltre che di milizie feudali, di Francesi vassalli e assoldati, di Guelfi di Lombardia e Toscana: vi aggiungeva Saraceni di Lucera e navi di Genovesi e Veneziani, e i mezzi apparecchiati per l’impresa d’Oriente. Non son d’accordo gli storici sul numero dei fanti e dei cavalli, ma doveva esser tale da sgomentar tutt’altri, che un popolo disposto a difendere fino alla morte l’acquistata libertà. Con questo esercito e col legato del Papa armato di scomuniche, Carlo moveva sopra Messina.
La città si apparecchiava alla difesa: ed essendo le schiere di Carlo sbarcate in Milazzo, per saccheggiare le terre, bruciar messi e rapire armenti, Messina depose Mussone capitano del popolo, che s’era lasciato sconfiggere, ed elesse Alaimo da Lentini, vecchio ma robusto, prode e savio.
Il 25 di luglio, Carlo prese terra a S. Maria di Roccamadore, e il 6 agosto corse a forzar il porto: ma i Messinesi non si sgomentarono del numero dell’esercito, e respinsero l’assalto. Nuovamente Carlo due giorni dopo tentò prendere Messina dalla parte di terra, e nuovamente pel valore di Alaimo e dei cittadini i Francesi furono ribattuti. Una notte tentarono sorprendere le mura della Capperrina; ma una scolta di donne vegliava alla salute della patria, e affrontato il nemico, chiamò alle armi: i cittadini accorsero, e i Francesi furono inseguiti fino al padiglione del Re. I nomi di Dina e Clarenza, magnanime donne, rimasero celebri e una canzone serbò memoria del fatto...
Se leggenda fu attribuire lo scoppio della rivolta del 31 marzo a congiura preparata da Giovanni da Procida, non è leggenda che una congiura vi fosse tra i baroni siciliani, specialmente del Val di Mazzara, e gli esuli che vivevano in corte di Pietro d’Aragona, per spingere questo alla impresa di Sicilia. E l’attività di questa congiura si accelerò all’improvviso insorgere del popolo di Palermo, tanto più che la Sicilia non aveva saputo, nei mesi che corsero dall’aprile all’agosto, ordinarsi a governo federale. Scarse sono le notizie, ed oscure alquanto, sulle leghe e confederazioni di comuni, che non sembra seguissero un’idea organica. Nella Sicilia occidentale un gran numero si raggruppò intorno a Palermo, nell’orientale, intorno a Messina; Palermo tendeva, forse spinta dai baroni, a chiamare Pietro d’Aragona, Messina protestava di non volersi sottoporre a un nuovo re; e le due città si sarebbero divise, se un Parlamento convocato a Messina non lo avesse impedito, e se il pericolo di non poterla durare contro le forze dell’Angioino, non avesse persuaso anche i Messinesi della necessità di un aiuto. E maggiormente necessaria era la presenza di un capo autorevole per frenare le fazioni che cominciavano a dividere le famiglie, e per purgare l’isola dai ladroni.


Luigi Natoli: Storia di Sicilia dalla Preistoria al Fascismo. 
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg nel 1935.
Pagine 509 - Prezzo di copertina euro 24,00
Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Su Amazon Prime e tutti gli store online. 
Il libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102).

giovedì 26 marzo 2026

Luigi Natoli: La Legione delle Pie Sorelle. Tratto da: Donne e Rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane

Fin dai primi giorni del ‘48, intesero che a loro la patria assegnava nobilissimo ufficio. Formarono la Legione delle Pie Sorelle. Una nobile falange di signore, a capo delle quali era quella gentilissima che fu la principessa di Trabia e di Butera. Più tardi l’ira della polizia Borbonica nei suoi rapporti segnalò questa Legione delle Pie Sorelle, come un’accolta di «sediziose»; ma intanto queste «sediziose» andavano per gli ospedali, scendevano nei tuguri, percorrevano le vie desolate dalla strage, non di sè curanti ma degli altri; perché dalla loro carità i difensori attingessero forza e coraggio, i dolori sopportassero con animo forte, a nuovi cimenti accorressero. 
Quando i regi, ridotti nella cittadella di Messina, sgombraron l’isola, e parve che la Sicilia avesse riacquistata la sua indipendenza, le Pie Sorelle pensarono agli umili, ai poverelli, all’infanzia.
In una Strenna, stampata nel 12 gennaio 1849, la signora Concetta Strina preludeva con queste parole: 
«Vogliamo occuparci non solo dei poveri, degli ammalati, dei sofferenti tutti, ma ancora dell’educazione dei fanciulli del volgo... Noi Pie Sorelle ce ne daremo la cura, ne addosseremo le fatiche; i posteri ne godranno il frutto! ma benedetta sarà la nostra memoria, e dall’eternità ove i secoli sembran giorni, noi godremo del bene che un dì facemmo alla patria; florida allora, capace di reggersi da sola, darà al mondo, come una volta, sommi ingegni, portenti di intelletto... A combattere l’oppressore è bastato il coraggio, e vincemmo; facciasi però che questo popolo di eroi per istinto, lo divenga per elezione e conoscenza di sé stesso».
Ma a tanto ufficio l’infuriare della reazione impedì che le “sediziose” avessero potuto volgere l’opera: elleno furono disperse. I rapporti della polizia le dipinsero coi colori più neri, e preclusero loro ogni via di tornar in patria: alla principessa di Trabia e Butera fu negato di venire in Palermo, perché nella rivoluzione «teneva un club di donne sovversive». A Marietta Bracco-Ferrata, a Teresa Amari, a Marianna D’Ondens-Cottù, perché sospettate «mezzo di corrispondenze criminose», «emissarie dei demagoghi», «favoreggiatrici della rivoluzione e gradite ai novatori». Ma esse da lontano cospirarono; e tornarono, e videro l’alba del 27 maggio; e Garibaldi, che aveva saputo ciò che le donne siciliane avevano fatto nei giorni della lotta, che le aveva veduto al letto dei suoi volontari tramutarsi in infermiere, rivolgeva loro un caldo appello; a loro raccomandava gli orfani e i lattanti; a loro che aveva veduto «belle di sdegno e di patriottismo nell’ora del pericolo». 

Dalla "Strenna pel 12 gennaro: su gli Asili Infantili di Maria Concetta Strina. In appendice al libro. 
"Tutta di carità è la nostra istituzione; ella è dunque la più santa. È vero che non mancano i maldicenti, che si lusingano procacciarsi il nome di persone di spirito, solo perché mettono in caricatura quello che non sono essi capaci di apprezzare, e meno d’imitare. Il nostro scopo è tutto di filantropia; vogliamo occuparci non solo dei poveri, degli ammalati, dei sofferenti, ma ancora dell’educazione dei fanciulli del volgo negli stabilimenti degli Asili Infantili. 
Una tale premura è scevra per noi d’ogni sentimento d’orgoglio, o personale interesse, perché non saremo noi quelle che potremo arrivare a godere i vantaggi di un popolo educato e incivilito. 
Se ogni donna è nell’obbligo di coltivare quella parte d’ingegno di cui natura l’ha dotata, lo siam più noi, donne Siciliane, pei nobili esempi dell’Istoria nostra, rimembrando ed una Monna Nina del secolo XIII, e tant’altre del XV, ed una Colonna onore siciliano che ha accresciuto di un fiore il serto di gloria della nostra patria. È dovere dunque in quest’epoca di risorgimento dar tutta l’opera nostra, a far rivivere l’educazione e la istruzione del volgo per mezzo degli Asili Infantili". 


Luigi Natoli: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane. 
La raccolta, che mette al centro la figura della donna nel Risorgimento siciliano, comprende:
-) La conferenza "Donne e rivoluzioni" tenuta il 12 gennaio 1895 nella Reale Scuola Normale Superiore Femminile "Regina Margherita" in occasione dell'anniversario della rivoluzione del 12 gennaio 1848, pubblicata nello stesso anno con la Tipografia Barravecchia e Figlio di Palermo.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 4 luglio 1910 "L'eroina del 12 gennaio" su Santa Diliberto coniugata Miloro.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 19 agosto 1910 su "Le donne nella rivoluzione del 1860".
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 26 agosto 1910 su Lucia Salvo, detta "Lucia la siracusana"
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia l'8 settembre 1910 su Peppa la barcellonese. 
In appendice i testi integrali delle poesie citate da Luigi Natoli con una breve biografia delle poetesse Giuseppina Turrisi-Colonna, Lauretta Li Greci e Concettina Ramondetta Fileti e dal volume Strenna pel 12 gennaro 1849, sempre citato dall'autore, il testo Su gli asili infantili di Concetta Strina, dove è spiegato il nobile scopo della Legione delle Pie Sorelle
Il libro è corredato da una piccola galleria fotografica. 

Pagine 145 - Prezzo di copertina euro 15,00
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Il volume è disponibile: 
-) dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
-) su tutti gli store online. 
-) In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour). 

lunedì 16 marzo 2026

Luigi Natoli: In casa mia si cospirava... Tratto da: L'eroina del 12 gennaio. Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane.

 
- In casa mia – mi raccontò – si cospirava; ci venivano Paolo Paternostro, Rosalino Pilo, e tanti altri. Si fabbricavano cartucce; io apparecchiavo coccarde tricolori. Dapprima gli amici di mio marito diffidavano di me: “Donna Santa – dicevano – è giovane ed è donna, potrebbe tradirci”. Ma mio marito sapeva di potersi fidare, e li rassicurò. 
All’alba del 12 gennaio mio marito uscì co’ suoi fratelli e col padre, mio suocero: erano tre fratelli: Pasquale, Antonino e Giorgio. Uscirono armati, perché doveva scoppiare la rivoluzione. Io avevo un paniere pieno di coccarde, e con tre nastri, uno bianco, uno rosso e uno verde, avevo improvvisato una lunga sciarpa. In quei giorni m’ero fatto un vestito di lana, a quadri, con una sopravveste, come era la moda: quel vestito mi stava una pittura... Io vestivo con molta semplicità; gli abiti me li facevo da me, pure debbo dire che facevan voltare la testa, e molte signore, anche dell’aristocrazia, mi domandavano sul serio se li ritiravo da Parigi... 
Interrompendosi con questa parentesi il suo volto si illuminava della dolce vanità del passato, e la femina che aveva esercitato l’impero della bellezza riviveva nella vecchiaia sepolta nell’ampia poltrona e col capo avvolto in un fazzoletto scuro. 
- Dunque – riprese – come le dicevo, udii le prime fucilate. Pensando che mio marito e i miei cognati erano fuori e nel pericolo, e non vedendo muovere nessuno del vicinato, non potei resistere. Indossai il mio bel vestito, mi cinsi con la sciarpa tricolore, presi il paniere delle coccarde e uscii. Abitavo in piazza Garraffello. Sulle porte, ai balconi, la gente si affacciava timida, sospettosa, irresoluta, non si sapeva come volgessero le cose. Si sparse la notizia che qualcuno era stato ucciso. Io allora cominciai a rampognarli: – “Su! Che fate? All’armi!... I vostri fratelli combattono, correte ad aiutarli!... Viva l’Italia! Viva la libertà!...” – E davo coccarde, e andavo innanzi... 
Mentre ella parlava, io me la raffiguravo alta e bella e fiera, nella pienezza incantevole della donna di trent’anni, nel suo bel vestito a quadri, con la sciarpa tricolori; tra la folla stupita, commossa, affascinata dallo spettacolo di audacia e di beltà: me la raffiguravo agitatrice, non torbida come una virago, come una amazzone antica, e neppure come una demoiselle Thèroigue armata di picca e coi bruni riccioli sfuggenti di sotto all’elmo; ella rimaneva donna, con tutti i fascini della muliebrità, anche in quei momenti pericolosi e tra lo scoppiar della guerra. 
- Che cosa ho a dirle? Sono momenti che non si descrivono. Ero preparata a tutto... Senta, le racconto un altro episodio. Verso gli ultimi tempi della rivoluzione, le cose andavano a rifascio, per colpa di Stabile... Stabile rovinò la rivoluzione; egli fu il vero traditore della patria, glielo dico io!... Or bene, in casa mia ci fu una riunione di pezzi grossi. Mio marito uscì a dire, che il modo di salvare il paese egli l’aveva; ma per prima cosa bisognava decapitare quelli che stavano al governo, e che erano i traditori. Passarono poche ore, ed ecco una folla: “Abbasso Miloro! morte a Miloro! morte al traditore!...” Avevano sparsa la voce che Pasquale Miloro s’era venduto al tiranno. In casa c’erano i cognati, mio suocero, alcuni amici; c’erano fucili, cartucce e un barile di polvere. Gli uomini si apparecchiarono a difendersi. Mio marito voleva farmi allontanare, per paura di qualche guaio; io risposi – “Dove sei tu, starò io; e quando non potrò far altro, darò fuoco al barile di polvere, e muoia Sansone con tutti i Filistei!...” Come Dio volle, il tumulto si calmò; i miei poteron fuggire e ricoverarono sopra un legno inglese: io restai sola con la serva a custodire la casa. Poi Stabile mandò Sessa, che era comandante del Castello, a cercare mio marito, dicendosi dispiaciuto di quel che era occorso, e proponendo che i miei ricoverassero invece nel Castello, finchè le cose si fossero quetate. E così fu. Ma io avevo paura di restar sola in casa: si sapeva che i regi erano vicini, e il popolaccio era sfrenato...



Luigi Natoli: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane. 
La raccolta, che mette al centro la figura della donna nel Risorgimento siciliano, comprende:
-) La conferenza "Donne e rivoluzioni" tenuta il 12 gennaio 1895 nella Reale Scuola Normale Superiore Femminile "Regina Margherita" in occasione dell'anniversario della rivoluzione del 12 gennaio 1848, pubblicata nello stesso anno con la Tipografia Barravecchia e Figlio di Palermo.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 4 luglio 1910 "L'eroina del 12 gennaio" su Santa Diliberto coniugata Miloro.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 19 agosto 1910 su "Le donne nella rivoluzione del 1860".
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 26 agosto 1910 su Lucia Salvo, detta "Lucia la siracusana"
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia l'8 settembre 1910 su Peppa la barcellonese. 
In appendice i testi integrali delle poesie citate da Luigi Natoli con una breve biografia delle poetesse Giuseppina Turrisi-Colonna, Lauretta Li Greci e Concettina Ramondetta Fileti e dal volume Strenna pel 12 gennaro 1849, sempre citato dall'autore, il testo Su gli asili infantili di Concetta Strina, dove è spiegato il nobile scopo della Legione delle Pie Sorelle
Il libro è corredato da una piccola galleria fotografica. 
Il quadro di Santa Miloro è esposto al Museo del Risorgimento, Società Siciliana di Storia Patria - Piazza San Domenico 1 - Palermo

Pagine 145 - Prezzo di copertina euro 15,00
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Il volume è disponibile: 
-) dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
-) su tutti gli store online. 
-) In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour). 

Luigi Natoli: Coriolano della Floresta. Romanzo storico siciliano seguito a I Beati Paoli. Domenica 22 marzo in teatro, con la compagnia Araldo del Vespro

Storie d’amore tragiche o gentili, superbie di nobiltà cieca e crudele, gesta di eroici sacrificî. Le ultime gesta dei
 

BEATI PAOLI
 
Che intervengono, ravvolti nel mistero, terribili e possenti; Blasco da Castiglione, vecchio, e quasi dimentico del suo passato; la corte del vicerè Fogliani; la morte del Pretore; il tumulto che scoppiò e la cacciata del vicerè; le vendette che ne seguirono; Virginia di Casalgiordano, Cesare Brancaleone, Giovanna Oxorio, don Ottavio Oxorio e sua moglie; Gabriella, la figlia di Blasco e di donna Violante, e altri personaggi, e sopra tutti 
 
CORIOLANO DELLA FLORESTA
 
Vecchio anche lui, ma ancora fiero, dall’animo invitto, nemico dei superbi, suscitatore di rivolte, dominato alla sua vanità da un tragico fato... Ecco il fondo di questo nuovo romanzo, col quale la fantasia di 

LUIGI NATOLI, CON PSEUDONIMO DI WILLIAM GALT
 
Raggiunge la sua massima potenza inventrice, e il suo stile la maggior potenza suggestiva. La varietà, la drammaticità degli avvenimenti, il mistero che circonda i personaggi principali, le costumanze, le vicende cittadine; spettacoli, feste, supplizî, rivoluzioni… tutto passa in una successione di quadri maravigliosi, che fanno di Coriolano Della Floresta il capolavoro dell'autore. 
È un romanzo che si deve leggere.  

Questo scriveva l’editore La Gutemberg nel marzo 1914, presentando ai lettori l’uscita delle prime dispense del romanzo di Luigi Natoli. Ci è sembrato giusto far rivivere anche queste pagine per ricreare il momento storico e dare all’odierno lettore il gusto dell’epoca, quando Coriolano della Floresta fu pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg in ben 125 fascicoli.
E domenica 22 marzo, alle ore 21:00 al teatro Don Bosco Ranchibile (Via Libertà 199, Palermo) Coriolano della Floresta sarà al teatro con la compagnia Araldo del Vespro. Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Biglietto di ingresso euro 12,00 - ridotto euro 10,00.

Il volume è disponibile: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

giovedì 12 marzo 2026

Luigi Natoli: Santa Miloro, l'eroina del 12 gennaio 1848. Tratto da: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane.


La mattina del 12 gennaio 1848, mentre scoppiavano le prime fucilate e un pugno di giovani, con audacia senza pari, sfidava le truppe borboniche, una giovane donna fu vista percorrere le strade di Palermo, chiamando alle armi i neghittosi, spronando i timidi, e distribuendo coccarde tricolori. 
Sola, armata della sua bellezza, non paventando le armi, come sicura del destino, a quella rivoluzione scoppiata con cavalleresca puntualità – esempio unico – aggiungeva un sapore di romanzo e di poesia. 
Quella donna era Santa Diliberto, rimasta vedova a venti anni di un Astorina, e passata dopo non molto in seconde nozze con Pasquale Miloro, uno dei cospiratori e dei pochi giovani usciti quella mattina, con le armi in pugno, per far la rivoluzione. 
Poche donne erano così note in Palermo come “donna Santuzza”. Ella doveva la sua notorietà a tre cose: la sua bellezza, la sua eleganza semplice ma originale, il suo negozio di guanti. 
Non v’erano in Palermo guanti migliori di quelli di “donna Santa”, né v’era chi sapesse montare con maggior gusto un ombrellino; quei graziosi ombrellini che usavano nel 1840, simili a ninnoli. Il suo laboratorio aveva venti tagliatori di guanti; le cucitrici erano un centinaio. Aveva la bottega in via Cintorinai, proprio dove c’è ora il magazzino Langer; e quella bottega era sempre affollata. Tutta la nobiltà di Palermo – e anche quella dell’isola – si serviva di guanti, d’ombrellini, di ventagli da donna Santa: allora non c’era il vezzo di ritirar la roba da Parigi, e nei nostri operai e nei nostri industriali si riconosceva gusto, abilità, precisione. Senza fare una politica doganale protezionista, si proteggevano col fatto le industrie paesane. 
Donna Santa sedeva al banco: la sua beltà illuminava la bottega, vi diffondeva un fascino sottile e penetrante, ne faceva come un delubro consacrato alla venustà e alla grazia muliebre. 
Ella era alta e slanciata. I capelli bruni, copiosi, spartiti sulla fronte, raccolti intorno alle tempia e negli orecchi le incorniciavano il volto ovale e bianco. Il naso piccolo, appena appena arcuato, gli occhi grandi, neri, sereni; la bocca un po’ sottile, piccola, impressa d’un tenue sorriso. Nell’insieme una espressione di dominio, non superbia, ma la coscienza della propria beltà suscitatrice di ammirazioni, di desideri; dominio di incantatrice, sicura del proprio potere sulla turba degli uomini. 
Tale essa balza all’immaginazione, alla vista, di una fotografia di cinquanta e più anni fa, quando matura d’anni, nella pienezza delle forme aveva preso qualcosa di più imperioso e magnifico. 
L’avevano sposata fanciulla, poco men che sedicenne a un Astorina; era rimasta vedova a venti anni. 
Vedova, bella, a venti anni, con una industria fiorente, qual folla di aspiranti e quali tentazioni non dovevano circondarla? quali insidie non avvilupparla?
Ma donna Santa era saggia ed avveduta. 
- Io – mi diceva – non avrei sposato mai un uomo che avesse potuto parere un coperchino; volevo un uomo serio, un uomo che avesse imposto rispetto; ed ecco perché accettai la mano di Pasquale Miloro, e diventai la signora Miloro!...
Ho scritto “mi diceva”. Ebbene, sì; donna Santa, il rudere di questa bellezza, la dispensatrice delle coccarde all’alba del 12 gennaio, questa unica e sola superstite del manipolo che iniziò la rivoluzione famosa, questa figura eroica e poetica della giornata memoranda, che non le belle mani statuarie diffondeva il simbolo delle libertà e affrontava le fucilate, è ancor viva, e nei suoi novantasei anni ancora svelta; e sebbene un po’ curva, ancora aitante; e malgrado le rughe solchino la sua fronte e gli occhi non abbiano più i lampi di una volta, con la mente ancor lucida e i ricordi vivaci; e non ostante da mezzo secolo viva nella solitudine, dimenticata, sopravvissuta alla sua storia, con gli entusiasmi giovanili nell’animo rimasto ancora rivoluzionario del ‘48. 
Io sono andata a trovarla nella sua casa – un pianterreno al numero 33 della via Volturno. Era seduta in un’ampia poltrona; e appena mi vide entrare si alzò e mi porse le mani affabilmente. Io volevo udire dalla sua bocca l’episodio del 12 gennaio: ma prima di parlare, ella andò a prendere da un cassetto un libro, lo aprì e me lo porse: 
- Legga, legga! – mi disse. 
Il libro era la Raccolta di scritture, proclami, memorie della rivoluzione, stampato nel 1848; e la pagina mostratami conteneva un cenno encomiastico di Santa Miloro, additata alla pubblica ammirazione, e riconosciuta benemerita della patria. 
- Vede chi son io? – aggiunse poco dopo, con un certo tono di orgoglio nel quale c’era anche un po’ di vanità – Io sono stata una di coloro che liberarono la patria dalla tirannia!...



Luigi Natoli: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane. 
La raccolta, che mette al centro la figura della donna nel Risorgimento siciliano, comprende:
La conferenza "Donne e rivoluzioni" tenuta il 12 gennaio 1895 nella Reale Scuola Normale Superiore Femminile "Regina Margherita" in occasione dell'anniversario della rivoluzione del 12 gennaio 1848, pubblicata nello stesso anno con la Tipografia Barravecchia e Figlio di Palermo.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 4 luglio 1910 "L'eroina del 12 gennaio" su Santa Diliberto coniugata Miloro.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 19 agosto 1910 su "Le donne nella rivoluzione del 1860".
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 26 agosto 1910 su Lucia Salvo, detta "Lucia la siracusana"
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia l'8 settembre 1910 su Peppa la barcellonese. 
In appendice i testi integrali delle poesie citate da Luigi Natoli con una breve biografia delle poetesse Giuseppina Turrisi-Colonna, Lauretta Li Greci e Concettina Ramondetta Fileti e dal volume Strenna pel 12 gennaro 1849, sempre citato dall'autore, il testo Su gli asili infantili di Concetta Strina, dove è spiegato il nobile scopo della Legione delle Pie Sorelle
Il libro è corredato da una piccola galleria fotografica. 
Il quadro di Santa Miloro è esposto al Museo del Risorgimento, Società Siciliana di Storia Patria - Piazza San Domenico 1 - Palermo

Pagine 145 - Prezzo di copertina euro 15,00
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Il volume è disponibile: 
-) dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
-) su tutti gli store online. 
-) In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour).