"I nostri romanzi sono una lettura eletta ed altamente appassionante, essi sono opera del grande WILLIAM GALT"
mercoledì 27 marzo 2024
Luigi Natoli: Quel martedì 31 marzo la giornata era bella e serena... Tratto da: Il Vespro siciliano. Romanzo storico.
Luigi Natoli: Le lance spezzate del sire de Flambeau. Tratto da: Il Vespro siciliano. Romanzo storico.
Luigi Natoli: La città di Palermo era nel secolo XIII distinta ancora in tre parti principali... Tratto da Il Vespro siciliano. Romanzo storico
lunedì 25 marzo 2024
Luigi Natoli: 25 marzo 1941 - 25 marzo 2024. Ricordiamo oggi l'83° anniversario della tua morte.
quello di oggi è solo un anniversario: tu continui a vivere, e vivrai per sempre nella possente opera letteraria e storiografica che hai lasciato al tuo pubblico.
Ventisei i romanzi storici pubblicati in dispense con la casa editrice La Gutemberg oppure a puntate in appendice al Giornale di Sicilia, nove le opere teatrali (cinque in italiano e quattro in dialetto siciliano), oltre le poesie, gli scritti di critica letteraria, storica e storiografica.
Innumerevoli gli articoli pubblicati sui quotidiani e sulle più importanti riviste siciliane con lo pseudonimo di Maurus, articoli di critica letteraria, artistica o di carattere storico.
Tantissime le leggende pubblicate con lo pseudonimo di William Galt.
Quarantadue i testi scolastici pubblicati per tutta l'Italia e per tutti i tipi di scuole solo fino al 1905.
La tua Opera è maestosa, tu la definiresti "fiera". Sei stato romanziere di notevoli romanzi storici, storiografo, drammaturgo, commediografo, poeta, critico letterario, conferenziere, professore...
Noi I Buoni Cugini editori, con ogni sforzo e con orgoglio portiamo avanti la pubblicazione della tua opera omnia con la Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli.
Quando finiremo? Chi sa. Stiamo per pubblicare l'ultimo romanzo storico dei ventisei che hai scritto, ma tanto altro ci attende...
Scopo di tutto questo è renderti immortale nel panorama letterario italiano e fare in modo che tu abbia la posizione che meriti. E in questo siamo sicuri che ce l'abbiamo fatta in parte, e ce la faremo.
Grazie, caro professore per i tuoi insegnamenti, per l'immenso patrimonio di cultura che ci hai lasciato e per il grande significato che hai impresso alla nostra opera di editori.
giovedì 21 marzo 2024
Luigi Natoli: Damone e Pizia, esempio di vera amicizia. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie.
Luigi Natoli: Il Vespro siciliano narrato ai ragazzi del 1925. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie
lunedì 18 marzo 2024
Luigi Natoli: Le basi della rivolta di Giuseppe D'Alesi. Tratto da: Fra' Diego La Matina. Romanzo storico siciliano.
Il Vicerè radunava cavalleggeri, e forniva il Castello di granaglie e di polveri quanto più nascostamente si poteva: ma pur qualche cosa ne trapelava, e dava ombra a questi, paura a quelli; le galere stavano pronte nel porto, sotto la difesa dei cannoni del Castello. In palazzo bauli e casse con argenterie, denari, roba, erano già belli e fatti per potere al più lieve segno esser posti in salvo sulle galere.
Ma il Senato aveva dovuto licenziare le guardie a cavallo, per volontà delle maestranze. Non c'era bisogno di quelle, perché a custodire il tesoro pubblico e il Palazzo pretorio provvedevano esse. In verità padrone del campo erano oramai le maestranze. Esse avevano salvato il paese dall'anarchia; avevano restituito l'ordine e la sicurezza, avevano in qualche modo democratizzato il governo della città, infondendo maggior vigore al Consiglio civico, introducendo nel Senato due rappresentanti popolari; avevano in loro potere i bastioni con le artiglierie, e la custodia delle porte; avevano impedito e impedivano che si rimettessero la gabelle abolite, e che si scemasse il peso del pane. Queste abolizioni e questo mantenere il pane di dodici once recavano gravi danni all'erario, e il Senato cominciava già a sentire l'impossibilità di pagare alcuni assegni, fra i quali i cosiddetti bimestrali dovuti alle case religiose, che già reclamavano. Qualche console che s'accorgeva del fallimento immanchevole non si mostrava alieno dal lasciar ripristinare i balzelli: ma le maestranze si opposero. C'era altro modo di provvedere, senza gravare sulla povera gente: c'erano le ricchezze esorbitanti accumulate da certi ordini religiosi; per esempio i gesuiti. Perché non incamerare il numerario di questi padri, che si diceva ingente e avrebbe restaurato le finanze del Comune? E un tentativo di prender con la forza le ricchezze che i gesuiti non eran disposti a cedere pel bene pubblico, ci fu; ma quei padri ricorsero al solito mezzo: presero il Cristo, lo posero sulla soglia fra candele accese, e si inginocchiarono col Sacramento in mano. E dinanzi a quei simboli della divinità, i popolani presi da riverente e sacro terrore indietreggiarono.
Mastro Giuseppe d'Alesi queste cose riferiva passeggiando sotto i portici con fra Diego, e gli confidava anche gli incitamenti che gli venivano da don Antonino Lo Giudice e dall'altro avvocato Giuseppe La Montagna; ai quali s'era aggiunto un altro giurista non meno valoroso e conosciuto, don Giuseppe Pesce; i quali miravano a liberare la Sicilia dalla servitù spagnuola; e farne una monarchia indipendente, come nei tempi antichi con provvide leggi a vantaggio della povera gente; una vera rivoluzione; buono stato e libertà. La corona si poteva dare al principe di Geraci che era di stirpe regale.
Ah far rivivere i tempi del buon Guglielmo, così vivo nella tradizione popolare; quando per terra e per mare il nome del regno di Sicilia era rispettato e temuto; e le città erano ricche, e le terre feconde, e v'era abbondanza di tutto e savie leggi che infrenavano le prepotenze, e punivano ricchi e poveri ugualmente! Era un bel sogno!... Invece ora tutta la ricchezza del regno se ne andava alla Corte di Madrid. Dei donativi votati dai parlamenti, più della metà se li prendeva il Re a suo arbitrio, del resto se ne prendeva ancora a titolo di regalo; quel che avanzava, povera cosa, serviva per diritti del Vicerè, dei suoi segretari, per la flotta e infine per la manutenzione dei porti, delle strade, dei fari e delle torri! Tutto denaro, che se il regno fosse stato indipendente, sarebbe rimasto nell'isola.
Fra Diego approvava e aggiungeva altre idee sue.
Luigi Natoli: La Vicaria. Tratto da: Fra Diego La Matina. Romanzo storico siciliano
giovedì 7 marzo 2024
Luigi Natoli: In mezzo agli atti di ferocia rifulgono esempi di generosità e gentilezza... Tratto da: La civiltà e la letteratura siciliana nel secolo XVI.
La civiltà siciliana nel secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1895)
Prosa e prosatori siciliani del secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1904)
La poesia siciliana del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana, Milano, Casa editrice Caddeo - 1922)
Un poemetto siciliano del secolo XVI (Estratto dagli Atti della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo serie III Vol. IX - Palermo 1910)
Hortensio Scammacca e le sue tragedie - Studio (Tip. editr. Giannone e La Mantia, 1885 - Palermo)
Pagine 414 - Prezzo di copertina € 24,00
Il volume è disponibile:
dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia - sconto 15%)
su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102), Libreria Forense (Via Maqueda 185), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60).
Luigi Natoli: La vita cittadina in Sicilia nel XVI secolo. Tratto da: La civiltà e la letteratura siciliana nel secolo XVI. Raccolta di scritti letterari e storici.
Sebbene, nel secolo XVI, il baronaggio si fosse ridotto ad abitare nelle città, segnatamente nella capitale, ed avesse tolto dalle usanze spagnuole tutte quelle forme e quelle pratiche di cortesia, che resero poi ridicolo il secolo successivo; tuttavia serbava ancora qualche cosa della ferocia feudale del medioevo.
L’eccidio di Luca Squarcialupo e dei suoi compagni, in chiesa, operato della nobiltà medesima, ricorda la congiura dei Pazzi e quella degli Olgiati per le circostanze di luogo e di forma; ma ci trasporta anche più in là nel tempo, pel fatto stesso. Ma esempio più terribile fu il Caso di Sciacca (1529) così memorabile che è rimasto nei proverbi, e ne è, dopo tre secoli e mezzo, ancor viva la tradizione.
La scellerata guerra tra i Luna e i Perollo, cominciata nel secolo XV, risorta poi nel bel mezzo del secolo XVI, e chiusa con la strage de’ partigiani del Perollo e lo scempio del barone don Giacomo, trova un riscontro nelle fierissime fazioni che nel duecento straziarono Verona, Pistoia, Firenze. Ma per la grandezza del fatto e per la scelleratezza della guerra sorpassa ogni altro simile avvenimento. L’assalto dato al castello dei Perollo, nel quale si usarono nell’offesa e nella difesa anche le artiglierie, durò tre giorni; e sprecò in stragi fratricide valore ad audacia grandissima.
Di queste discordie tra’ cittadini ne avvennero in Messina tra i Moleti e i Raitano; in Girgenti tra i Montaperto e i Naselli; in Trapani tra i Sanclementi e i Fardella che avevan preso nome di Canali e Mascari; ed erano uccisioni, stragi, guerre dentro le città stesse, nelle chiese; con incendii, saccheggi, che mettevano l’anarchia per ogni dove.
Un altro fatto che levò rumore – ma di minore importanza – fu quello del conte di Racalmuto o di Barresi. Paolo del Carretto conte di Racalmuto aveva dato uno schiaffo a uno di casa Barresi; questo fatto divise Castronovo in due. Un giorno recandosi il conte a visitare il fratello Ercole, seguito da 25 cavalli fu dai nemici assalito nella piana di S. Pietro. Vi perdette la vita; gli uccisori fuggirono, e preso servizio nello esercito del Re combatterono nel reame di Napoli contro il Lautrec, e così valorosamente, che oltre a esser perdonati, ebbero gradi militari. La cosa spiacque a don Giovanni del Carretto, nipote dell’ucciso, il quale incaricò della vendetta Enrico Giacchetto, un bandito che comandava 100 cavalli. Questi assalì i Barresi nella via di Termini e li distrusse, e le teste degli uccisi recò, feroce trofeo, a don Giovanni.
A noi queste scene di sangue fanno raccapriccio, ma allora, don Vincenzio di Giovanni poteva ammirarle, ed esclamare:
«Tanto si estimava l’onore in quei tempi!».
Pure qualche volta queste inimicizie si componevano amichevolmente, e la pace acquistava tutta l’importanza di un trattato. Il signor Travali pubblicò uno di questi contratti di pace, fra due famiglie di Licata, i Celestre e i Minafrà, avvenuto il 24 Marzo 1574, innanzi a don Carlo d’Aragona, per mezzo di notar Bascone.
Anche la pietosa tragedia della baronessa di Carini, (1563) che è argomento di una stupenda storia in versi assai nota, è un tratto caratteristico della vita baronale di quei tempi; al quale aggiungono gravità il silenzio e il mistero del quale gli storici, trattandosi di un potente feudatario come il barone di Carini, circondano il parricidio.
Questi non sono i soli fatti: le cronache del tempo e il Palermo Restaurato del di Giovanni son pieni di racconti di sangue.
Le liti, non infrequentemente, si definivano con una archibugiata. Un esempio per tutti. Il conte di Mussomeli aveva una lite con Alfonso Matrigale innanzi alla Gran Corte. La lite si tramutò in contesa; e le parole furono così aspre che don Marzio Gioeni, cognato del conte pose mano alla spada e ferì il Matrigale, innanzi al giudice. Il fatto fu riferito al vicerè dal sollecitator fiscale Giuseppe Raiola: don Marzio n’ebbe il capo troncato per mano del boia. Il conte di Mussomeli non patì la grave offesa e nel gennaio del 1592 fece uccidere il Raiola con una archibugiata.
Con la morte di don Giovan del Carretto finì la causa civile che egli aveva con alcuni cavalieri di casa Settimo e col barone di Sommatino.
In mezzo, però, agli atti di ferocia rifulgono esempi di generosità e di gentilezza.
La civiltà siciliana nel secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1895)
Prosa e prosatori siciliani del secolo XVI (Palermo, Remo Sandron editore - 1904)
La poesia siciliana del secolo XVI (Estratto da Musa Siciliana, Milano, Casa editrice Caddeo - 1922)
Un poemetto siciliano del secolo XVI (Estratto dagli Atti della Reale Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo serie III Vol. IX - Palermo 1910)
Hortensio Scammacca e le sue tragedie - Studio (Tip. editr. Giannone e La Mantia, 1885 - Palermo)
Pagine 414 - Prezzo di copertina € 24,00
Il volume è disponibile:
dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia - sconto 15%)
su tutti gli store di vendita online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita centro commerciale Conca d'Oro), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102), Libreria Forense (Via Maqueda 185), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60).
























