"I nostri romanzi sono una lettura eletta ed altamente appassionante, essi sono opera del grande WILLIAM GALT"
domenica 23 maggio 2021
Gli "amici" di Luigi Natoli. Dalla prefazione di Ivo Tiberio Ginevra all'inedito: Poesie
martedì 18 maggio 2021
Un inedito si aggiunge alla Collana delle Opere dedicate a Luigi Natoli: Le poesie.
venerdì 7 maggio 2021
Luigi Natoli: Il pozzo di Vela. Tratto da: Il Vespro Siciliano. Romanzo storico ambientato nella Sicilia del 1282
Luigi Natoli: Gamma Zita conosce l'amore. Tratto da: Il Vespro siciliano. Romanzo storico
Luigi Natoli: Giordano scorse il più bel volto di giovinetta che avesse mai veduto... Tratto da: Il Vespro siciliano.
mercoledì 28 aprile 2021
Il teatro del popolino. Scritti sull'Opera dei Pupi di Luigi Natoli e di Giuseppe Pitrè
di Giuseppe Pitrè: "Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia" (Romania tomo 13, n. 50 - 1884). In questo scritto, oltre la simpatia e l’ironia dell’autore, incontriamo la Palermo di fine ottocento fotografata nelle abitudini del popolino: “Spettatori son per lo più ragazzi del popolino, iniziati quali sì, quali no in un mestiere; gli altri son giovani e adulti. Uno studioso di statistica non avrebbe modo di farsi un criterio esatto di quelli che veramente usano all’opra; perché in una vanno più monelli che giovani, in un’altra più giovani che ragazzi; in un sestiere son servitori, camerieri e guatteri; in un altro pescatori e pescivendoli (rigatteri) qua facchini (vastasi, vastaseddi), fruttivendoli; là lustrini, mozzi di stalla, manovali ed altri siffatti, ovvero operai de’ meno modesti e de’ meno bassi. Tutto dipende dal sestiere, dalla contrada dell’opra; dove, però, non si vede mai, o rare volte, una donna, e dove una persona del mezzo ceto sarebbe argomento di osservazioni e di commenti degli spettatori, come di maraviglia a coloro de’ suoi amici o conoscenti che venissero a saperlo”. Conosceremo i pupari, gli opranti e i cuntisti dell’epoca con vere e proprie interviste fatte dall’autore, ma soprattutto come la viveva il popolo e la passione che lo portava ad assistere alle rappresentazioni: “L’uditorio è tutto orecchi per sentire, tutto occhi per vedere chi entra e chi esce dal palcoscenico, seguendo l’azione e prendendo parte per uno de’ personaggi. Questo interesse per un paladino, per un eroe, è uno de’ fatti più caratteristici dell’opra; e rivela le tendenze e le inclinazioni del pubblico. Questi s’appassiona per uno, quegli per un altro; i seguaci, gli amici, i vassalli di questo paladino sono simpatici; ostili i seguaci, gli amici, i vassalli del personaggio contrario. La simpatia è per l’eroe o pel debole che subisce la forza del prepotente o che, indocile di freno, gli si ribella. Rinaldo con le sue audacie è sempre l’eroe accetto. Il suo apparir sulla scena è un avvenimento; di lui si studiano e prevedono le mosse, l’incesso, le parole”
di Luigi Natoli:
Il teatro del popolino (Almanacco del fanciullo siciliano - 1925), simpatica introduzione che esalta le eroiche gesta del paladino Orlando.
L’ Opra (Articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 21 maggio 1914), dove l’autore profetizza il decadimento dell’Opra: “Anche dal palcoscenico le teste di legno cominciano ad andarsene; ce ne sono tante nel mondo, con la loro maschera immobile sul volto, che quelle piccole relegate su poche tavole, fra le scene dipinte, cominciano ad accorgersi di essere soverchie. L’«Opra di pupi» è al principio della fine. Fine del resto prevedibile e aspettata, per le mutate condizioni di vita, di pensiero, di gusti. Il cinematografo ne affretterà la morte; ma il «paladino» a quanto pare muore con tutti gli onori”.
Copione dell’Opra Fioravante e Rizzeri tratto dall'omonimo romanzo (1936)
Il volume, di 270 pagine, impreziosito dalla copertina di Niccolò Pizzorno, ci riporta indietro nel tempo facendoci rivivere le care, antiche tradizioni siciliane “Perchè le belle azioni, i nobili sentimenti, le virtù umane ci commuovono e ci empiono di entusiasmo, anche se i personaggi sono di legno” (Luigi Natoli).
dal catalogo prodotti della casa editrice al sito ibuonicuginieditori.it
On line su Amazon e Ibs
In libreria presso La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour 133, Palermo), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15)
martedì 27 aprile 2021
Giuseppe Pitrè: Il teatro delle marionette. Tratto da: Il teatro del popolino. Scritti sull'Opera dei Pupi di Luigi Natoli e di Giuseppe Pitrè
di Giuseppe Pitrè: "Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia" (Romania tomo 13, n. 50 - 1884);
di Luigi Natoli:
Il teatro del popolino (Almanacco del fanciullo siciliano - 1925)
L’ Opra (Articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 21 maggio 1914)
Le tradizioni cavalleresche in Sicilia (estratto da Il Folcklore siciliano 1926).
Copione dell’Opra Fioravante e Rizzeri tratto dall'omonimo romanzo (1936)
Luigi Natoli: Il palcoscenico di un teatrino... Tratto da: Il teatro del popolino. Scritti sull'Opera dei Pupi di Luigi Natoli e di Giuseppe Pitrè
di Giuseppe Pitrè: "Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia" (Romania tomo 13, n. 50 - 1884);
di Luigi Natoli:
Il teatro del popolino (Almanacco del fanciullo siciliano - 1925)
L’ Opra (Articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 21 maggio 1914)
Le tradizioni cavalleresche in Sicilia (estratto da Il Folcklore siciliano 1926).
Copione dell’Opra Fioravante e Rizzeri tratto dall'omonimo romanzo (1936)
mercoledì 14 aprile 2021
Lettera al professore Luigi Natoli per il 164° anniversario della sua nascita: 14 aprile 1857 - 14 aprile 2021
Caro professore Natoli,
Oggi, 14 aprile 2021, è il 164º anniversario della Sua nascita e noi
Buoni Cugini editori festeggiamo dando vita ad alcuni suoi scritti inediti su
un tema a Lei caro, l’Opera dei Pupi.
Li abbiamo raccolti in un volume dal titolo “Il teatro del popolino”, lo stesso che Lei ha dato alla lettura tratta dall’Almanacco del Fanciullo siciliano, pubblicato nel 1925. Abbiamo inserito L’Opra, l’articolo da Lei pubblicato sul Giornale di Sicilia il 21 maggio del 1925 e Le tradizioni cavalleresche in Sicilia, pubblicate nel 1926. Per concludere, abbiamo estratto dal Suo romanzo “Fioravante e Rizzeri” il copione da teatro dal titolo omonimo. Poichè il tema dell’Opera dei Pupi era caro anche ad un Suo illustre amico, il “dottorissimo” Giuseppe Pitrè, abbiamo inserito nella raccolta lo scritto “Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia”, da Lui pubblicato nel 1884. Gli scritti si intrecciano benissimo, due grandi autori come voi danno al lettore un’idea completa della storia dell’Opra e delle tradizioni cavalleresche siciliane.
Caro professore, “Il teatro del popolino” è il trentesimo volume della Collana che a Lei abbiamo dedicato: tanta è ancora la
strada da fare per completarla, tanti sono gli scritti da riportare in vita e numerosi sono i lettori che La seguono
come se Lei fosse uno scrittore moderno, che ancora oggi pubblica inediti. Questa è la nostra più grande soddisfazione.
Grazie per l’immenso patrimonio culturale che ci ha regalato.
I Buoni Cugini editori
martedì 13 aprile 2021
Un copione per i Pupi. Natoli a tutto campo. Articolo del prof. Salvatore Ferlita su La Repubblica
L’autore dei “Beati Paoli” è un ambasciatore siciliano che adesso sconfina in Bulgaria con la traduzione de L’abate Lanza” scritto in dialetto
Natoli appartiene all’illustre schiera degli autori di feuilleton: manipolo di alto lignaggio, se si pensa che in esso militarono, prima di lui, scrittori del calibro di Balzac, Dickens, Dumas. La cadenza settimanale, la pubblicazione su una testata giornalistica agevolavano il processo di fidelizzazione di un numero sempre più vasto di lettori (che nelle portinerie umide e buie di Palermo, si racconta, computavano a voce alta l’appendice di avventure fresche d’inchiostro per metterle alla portata di tutti): per Natoli era legittimo scrivere per tutti e non per una minoranza. Si avviò così un processo di inarrestabile consacrazione: nessuno era disposto a perdere una puntata delle sue storie, le più varie, le più romanzesche, seppur proiettate su un fondale ben ricostruito: “Era uno storico con le carte in regola” per Leonardo Sciascia, ma anche “uno scrittore efficace, un narratore tecnicamente accorto. Si può dire senz’altro uno scrittore buono, se dopo tanti anni e dopo aver “bevuto in tante altre cantine”, prendendo in mano un suo libro e cominciando a leggerlo, ecco che ci troviamo costretti a finirlo. Da “Calvello il bastardo” a “La vecchia dell’aceto”, da Cagliostro e le sue avventure” a “La baronessa di Carini”, che a maggio uscirà in una nuova edizione illustrata per i tipi della casa editrice catanese Lunaria. Per non dire di altri romanzi meno noti, come “Gli ultimi saraceni”, “Alla guerra!”, “Squarcialupo”, “Il capitan Terrore”, “Gli Schiavi” che Natoli considerava l’opera più importante. Ma sappiamo invece che la sua vocazione letteraria fu consacrata dalla pubblicazione dei “Beati Paoli”, di certo tra le storie più riuscite che gli si devono, suggestive e insieme misteriose, per via anche del fascino antico della leggenda popolare da cui l’autore prese le mosse. Le imprese dell’oscura società segreta che nella Palermo di fine Seicento prendeva le difese degli oppressi alla lunga ha oscurato una produzione molto vasta e soprattutto variegata, rispetto alla quale però, alla fine, si ha la netta sensazione di avere sotto gli occhi un unico, sorprendente, smisurato testo, letto qua e là: ne consegue che i titoli sovente si confondono un po’ tutti, ma non c’è un solo libro che possa essere definito un vero capolavoro.
Esce il trentesimo volume della Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli edita I Buoni Cugini editori: Il teatro del popolino. Scritti sull'Opera dei Pupi di Luigi Natoli e di Giuseppe Pitrè
mercoledì 7 aprile 2021
Luigi Natoli: Il Foro di Lilibeo e la vendita degli schiavi. Tratto da: Gli schiavi. Romanzo storico ambientato nella Sicilia del 103 a.C. al tempo delle guerre servili
Luigi Natoli: Gli Schiavi – Romanzo storico ambientato nella Sicilia del 103 a.c. al tempo della Seconda Guerra Servile. L’opera è ricostruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato con la casa editrice Sonzogno nel 1936. Le note aggiuntive dell’editore sono poste allo scopo di far capire maggiormente al lettore il grande lavoro di ricostruzione del periodo storico del romanzo svolto dall’autore.
Luigi Natoli: Erice. Tratto da: Gli Schiavi. Romanzo storico ambientato in Sicilia nel 103 a.C. al tempo della seconda guerra servile.
Il nome primitivo datole dai naturali dell’isola (giacchè si tratta di una divinità sicana) è ignoto. Narra Virgilio, nel V libro del poema, che Enea, istituendo le feste pel compleanno della morte di Anchise, suo padre, avesse eretto sul monte un tempio alla dea Venere.
Essa fu madre di Erice, figlio di Bute; il quale Erice fu ucciso da Ercole, e sepolto nel monte, che da lui prese il nome. In enzione più poetica che altro.
Il culto di Afrodite Ericina, o Venere, crebbe con gli anni, e il suo tempio, mèta di pellegrinaggi, era il più ricco del mondo e rivaleggiava con quello di Pafo. Forse a questo valeva molto la presenza delle jerodule, che avevano in custodia il tempio. Le jerodule, tutte giovani e belle, erano ad un tempo sacerdotesse ed esercitavano la sacra prostituzione; il rito era antico, e nessuno sapeva quando fosse cominciato. Non uscivano mai fuor dalle mura che circondavano il tempio, se non quando erano vecchie; avevano case, e vivevano di comune accordo. Diciassette città per ordine dei Romani provvedevano il tempio di quanto occorreva, e duecento soldati vigilavano alla sua sicurezza.
Quando la bireme di Cleone ancorò nel porto di Drepano, s’aspettava il ritorno delle colombe sacre ad Afrodite. Ogni anno miriadi di colombe fra i canti delle jerodule prendevano il volo per la Libia, e dopo nove giorni tornavano. Erano precedute da una colomba rossa, nella quale si intendeva impersonata la Dea. Il ritorno era salutato da canti gioiosi e da riti.
Lungo la strada che dalla pianura saliva per l’erta, una folla d’uomini, di donne, di ragazzi, si recava ad Erice, che sorgeva in disparte del tempio, e più in basso; e dalla acconciatura dei capelli, e dal colore preferito delle vesti si distinguevano fra le altre abitanti di Lilibeo, quelle di Segesta, quelle di Selinunte. Erano liete e ciarlavano.
Era l’alba: il cielo, imbiancatosi all’orizzonte, era sgombro di nuvole: solo qualche lieve sfilacciatura si andava colorando in roseo. Via via che i pellegrini ascendevano il monte, vedevano spiegarsi e allargarsi tutto intorno il bello, grandioso ed rrido paesaggio. Da una parte l’occhio correva a Drepano, simile a una falce caduta in una immensa pozza di calce, per via delle saline che brillavano di bianco; e più lontano, tra il dubbio vapore che saliva dalla terra ridestatasi, si vedeva Lilibeo e la distanza avvolgeva la pianura in una cerula e indistinta nube. Oltre Drepano, oltre Lilibeo, il mare azzurro, senza confine; e le isole, il capo Egitallo, che già si doravano al sopravvenire dell’aurora. Ma girando il monte, mutava la scena. Altri monti e ancora monti, quali ripidi tagliati a picco sul mare, che qui prendeva una tinta di argento; quali succedentisi l’un dopo l’altro entro terra, come in uno scenario fantastico. S’aprivano seni fra le rocce; ecco le acque putizianese(14); ecco biancheggiare, tra il sì e il no dei capi, Cetaria(15); e più lontana ancora la punta dei monti segestani. Dentro terra, boschi e monti or coperti di verde, ora brulli. E l’una e l’altra visione si alternavano sotto lo sguardo ammiratore dei pellegrini, che il sole, sorgente dalle onde, rivestiva d’oro.
Cleone ed Egle si fermavano di tanto in tanto, ed ammiravano lo spettacolo, sempre nuovo, sempre bello, con un sentimento religioso; e connettevano al levarsi imponente del sole e al risveglio della natura, le credenze negli Dei, di che era piena la loro coscienza. Saliva dagli alberi un pigolìo festoso: gli uccelli si rallegravano e ringraziavano il dio della luce; e dalle erbe agli alberi passava come un fremito, che era anch’esso di ringraziamento, per essere usciti fuor dalle tenebre della notte.
E con loro si fermavano qua e là i pellegrini. E raccontavano. Uno di essi parlava di Venere Ericina...
Luigi Natoli: Gli Schiavi – Romanzo storico ambientato nella Sicilia del
103 a.c. al tempo della Seconda Guerra Servile. L’opera è ricostruita e
trascritta dal romanzo originale, pubblicato con la casa editrice Sonzogno nel
1936. Le note aggiuntive dell’editore sono poste allo scopo di far capire
maggiormente al lettore il grande lavoro di ricostruzione del periodo storico
del romanzo svolto dall’autore.

















