Floristella uscì dalla stanza della superiora con l’animo più sollevato; le era parsa così accostevole, così affettuosa, che non immaginava che in un reclusorio si potesse essere umane a tal punto. Entrò nella sua stanza dove la giovane suora le si accostò, e con circospezione la interrogò sul discorso che le aveva fatto la Superiora.
- Non sapete? ella fu un tempo donna di teatro, – le disse.
E le raccontò una storia imperfetta e monca che più esattamente e più intera racconteremo.
La Superiora, che era conosciuta nel reclusorio col nome di Maria Calvino, vedova Consalvi, era conosciuta in arte col nome di Maria Del Piano. Ella era educanda nel monastero di san Giuliano, e pel suo carattere vivace e facile ad accendersi per ogni cosa che le appariva bella, la chiamavano “Fruareddu”, voce che in italiano corrisponderebbe a “folgorello”, se il vocabolo esistesse, e significa razzo. A quattordici anni recitò nel teatrino del monastero in un dramma sacro, (questo si capisce) e riportò per servirci di una frase dell’uso moderno, un vero successo. Maria era bella, il suo corpo non aveva la piena compostezza della giovane, v’era ancora fluttuante la grazia acerba dell’adolescenza...
Di questa istoria la suora non sapeva altro che la Superiora s’era chiusa nel reclusorio per amor deluso, e questo infarcito di tante invenzioni che ne svisavano la verità; non sapeva poi che essa aveva avuta una bambina. Comunque la storia interessò tanto Floristella, che riguardò la Superiora con un senso di rispetto e di amore. E andò da lei con un sorriso che era una confessione del nuovo modo di vederla. Stette a discorrere un po’, quando una suora venne a dirle che c’era una visita in parlatoio, e lo disse con una certa enfasi che la Superiora le domandò che cosa avesse.
- Si figuri che c’è la duchessa di Garsiliato! – rispose la suora.
A queste parole la Superiora si fece bianca in volto ed ebbe un gesto vivace, ma subito represse il moto subitaneo dell’animo, e voltasi a Floristella, le disse:
- Questa visita è per te: andiamo.
Per le scale pensava alla singolarità del caso, che la metteva di fronte alla rivale, che non aveva veduta giammai dopo quindici o sedici anni. Per quanto si aspettasse la sua visita, non aveva potuto imporre al suo cuore quel moto improvviso. La duchessa contava allora trentadue anni, ed era nel fulgore della sua bellezza; e la Superiora ne fu conquistata. Ella pensò che il duca avrebbe dovuto esserle fedele, con una simile compagna, e non sapeva che la duchessa lo ripagava della stessa moneta. Era accompagnata dal conte di Montaspro.
Fatte le solite cerimonie, la duchessa domandò:
- È questa la fanciulla raccomandata da Ferrazzano?
- Sì, signora duchessa.
- Qualunque cosa le possa essere utile, la prego di rivolgersi a me; farò di tutto per contentare Ferrazzano.
Poi s’informò del reclusorio, della vita che facevano le ragazze, di questo e di quello; e il conte stava in piedi divorando con gli occhi Floristella, che sotto quello sguardo si era rannuvolata, e non aveva spiccicato una sillaba. Quando alcuni minuti dopo la duchessa se ne andò, la Superiora disse dolcemente rimproverando, a Floristella:
- Ebbene, che cosa hai avuto, che non hai aperto bocca neppure quando la duchessa ti rivolgeva la parola?
Floristella diventò di porpora, e non rispose subito. Pensava se conveniva confidare alla buona Superiora quello che le era occorso col conte di Montaspro, o tacere: uno stimolo le suggeriva di non frapporre indugi, che le poteva essere un bene, non sapeva come e perché, ma certamente le sarebbe stata di aiuto. Si risolvette infine.
- Senta, madre Superiora, le confido una cosa, ma che resti segreta fra noi, come tra madre e figlia… che lei mi sembra madre, quale io non l’ho conosciuta...
Il cuore di Maria Calvino palpitò violentemente sotto l’abito nero della suora, nei suoi occhi apparve l’umidore delle lacrime trattenute. Avrebbe voluto stringere al petto, con l’impeto di quei quindici anni di desiderio accumulati, ma si trattenne, e rispose un po’ tremante per la commozione:
- Parla, figlia mia.
E nel dire “figlia” mise tutta la inflessione della maternità, tanto che Floristella, confortata, le raccontò i tentativi del conte, da quando in casa della marchesa Geraci gli era venuta la fantasia di lei; e quello che aveva fatto suo padre per sventare le insidie di lui. La Superiora teneva fra le sue la mano di Floristella, e di quando in quando la stringeva, secondo le impressioni.
In foto suor Maria Calvino interpreteta da Anna Alario nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221
Luigi Natoli: Ferrazzano. Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932.
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)

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