Dove abitava Ferrazzano, una casa in fondo a un vicolo nei pressi del Monte di Pietà, era venuto da pochi giorni a stare un nuovo pigionale. Era un giovane di ventidue o ventitré anni, scrivano alla Segreteria del Senato della felice città di Palermo. Aveva con sé la madre, una buona donna a giudicare dalle apparenze, che si dimostrava piena di attenzioni per quel suo figlio. Si chiamavano Giuselli; lui aveva ricevuto al battesimo il nome di Guglielmo, per un capriccio di suo padre; mentre lei la madre desiderava che si chiamasse come suo zio, che era anche suo padrino, Domenico. Ma il padre aveva le sue ragioni; era innamorato di Guglielmo il buono di Sicilia, da quando aveva letto nella storia delle sue virtù. Aveva giurato che il nuovo maschio, che gli avrebbe dato sua moglie, avrebbe rifatto il nome dell’antico re. Egli ne aveva avuti altri tre maschi e due femmine, e tutti sposati ormai; l’ultimo era Guglielmo, al quale per una concessione, aveva vezzeggiato il nome in Guglielmino, che diventò poi semplicemente Mino.
La casa di Ferrazzano aveva due piani: Mino e sua madre abitarono al secondo. Da quando il padre morì, lasciandolo fanciullo di dieci anni, sua madre si era rifiutata di andare ad abitare con alcune delle figlie, per dedicarsi all’educazione del figlio; e questi vide i sacrifizi da lei sostenuti, fino a quando egli entrò nella segreteria del Senato, e si capisce che in compenso egli le giurò di non sposarsi, per poter dedicarsi a lei.
Quando Mino seppe che il suo coinquilino era il “celebre” attor comico Francesco Ferrazzano, ne fu contento; e quando Ferrazzano conobbe chi era venuto ad abitare al secondo piano, disse:
- Meno male! è della brava gente.
Sul conto di Ferrazzano se ne contavano di belle, e Mino le riferiva a sua madre la sera, e ne ridevano tutti e due. Non si trattavano però, appena uno scambio di saluti, incontrandosi per le scale; ma sul viso del giovane si leggeva il piacere dell’incontro e il desiderio di stringere un’amicizia, mentre quello del comico rimaneva impassibile.
Più volte Mino aveva visto uscire Ferrazzano in compagnia d’una donna, ma non s’era potuto accorgere se fosse giovane, tanto era avvolta nel manto; però aveva giudicato che fosse la moglie, sebbene alla snellezza del corpo, gli sembrasse più giovane di molto a lui.
Lo disse alla madre:
- Sa che Ferrazzano ha moglie?
- Chi te l’ha detto?
- L’ho visto io.
- Credo che t’inganni: egli non ha moglie; è certo vedovo. Hai veduto la figlia?
- Ha una figlia?
- Una giovanetta che fa il mestiere del padre. Bel mestiere in verità! Hanno l’inferno pronto a riceverli. Io l’ho vista l’altro ieri, col padre, e poi l’ho riveduta che comperava i cavolfiori. Ella mi ha salutato, ma io appena un inchino, e via.
- Perché mamma, dice così?
- E che vorresti tu? Questa gente è meglio lasciarla lì, come se non esistesse. Se l’avessi saputo prima, che avrei avuto per vicini dei comici, non sarei venuta ad abitare in questa casa. Comici? Dio liberi!
La povera signora Concetta partecipava del pregiudizio comune della gente del suo ceto sui comici di professione, che eran dati al diavolo, e che non c’era da trattarli; e il suo figliolo ne condivideva le opinioni sebbene non avesse gli scrupoli della madre. Ma forse l’età giovanile lo tirava a vedere in volto quella ragazza...
forse immaginava che in lei si dovesse vedere la predestinazione diabolica. Tutte le volte che usciva, non trascurava di guardare la porta, se per caso fosse aperta, e si vedesse il grazioso volto della fanciulla. Ed una mattina la incontrò per le scale; diventò rosso, e la salutò; ella rispose con un’aria di meraviglia, non aspettandosi quel saluto da un giovane che vedeva per la prima volta. Egli non disse a sua madre che aveva veduto la loro vicina; ma da quel giorno in poi forse senza farlo di proposito, gli riusciva di incontrarla sulle scale. Ma si limitava a salutarla, né si rischiava di rivolgerle una sola parola.
Floristella da prima aveva risposto al saluto per cortesia, e ne aveva parlato a Ferrazzano...
In foto Mino, interpretato da Gabriele Pizzimenti nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221
Luigi Natoli: Ferrazzano. Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932.
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)

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