venerdì 21 agosto 2026

Luigi Natoli: Il conte di Montaspro. Tratto da Ferrazzano. Romanzo storico per la prima volta in teatro il 13 settembre con la compagnia Araldo del Vespro

 
Il conte di Montaspro si destò, stirò le braccia, sbadigliò, e domandò che ora fosse. Il cameriere glielo disse: diciassette ore. Diciassette ore? Il conte montò in collera.
- Animale! ed osi svegliarmi a quest’ora?
E preso un guanciale lo scaraventò al cameriere, che si chinò pacatamente a raccoglierlo e rimetterlo sul letto. Per capire la sfuriata del conte bisogna dire che diciassette ore corrisponderebbero alle undici, perché si contano all’italiana, e siamo d’inverno. 
- La signora contessa sua madre mi ha ordinato di svegliarla; – aggiunse il servitore, inchinandosi rispettosamente.
- Vattene via, bestione! Vattene via! 
E gli scaraventò dietro un candeliere di bronzo dorato, che se non era piccolo, e se lo colpiva in pieno, lo avrebbe mandato all’ospedale. Compiuta questa prodezza si cacciò nuovamente sotto le coperte per cercare di prender sonno. Ma invano. Si voltava di qua, si voltava di là, non c’era verso di poter ripigliare sonno; bestemmiando come un turco, stese la mano al cordone e tirò con furia. Tornò il cameriere: 
- Il signore ha suonato?
- Vestimi!
Diego Montecateno conte di Montaspro, figlio unico di donna Grazia, vedova di don Gaetano, era un giovinotto di venti anni, non bello ma neppure brutto: di statura media ben tagliato, elegante: passava il tempo bisticciandosi con chicchessia, e tirando quello che aveva in mano ai camerieri. Suo padre morì quando egli dava i primi passi, e sua madre era molto giovane per consacrarsi a un figlio non desiderato. Il marito aveva quarantacinque anni più di lei, che ne aveva diciotto; e le nozze furono concertate dai genitori di lei, come era uso in quei tempi. Ella ubbidì, perché era dover suo; e ubbidì anche al marito, che le fece giurare al letto di morte di non rimaritarsi mai più. Questo giuramento ella l’avrebbe facilmente violato; ma il conte le lasciava l’usufrutto dei beni spettanti al figlio, fino alla maggiore età di costui, e il possesso di alcune terre, purchè non passasse a seconde nozze: che nel caso si rimaritasse, si considerava come non avvenuta questa disposizione, e l’amministrazione dei beni come la tutela, era affidata a un parente. Donna Grazia non si rimaritò, ma seppe passare lietamente la sua prima giovinezza, senza curarsi molto del figlio, che appena toccò i sei anni, fu chiuso nel real collegio Borbonico. Dal quale uscì a diciotto anni, non molto erudito in vero, anzi con quella ignoranza che era un pregio pei nobili signori, sebbene nei saggi pubblici avesse sfoggiato un talento e una cultura straordinaria, trattando temi altissimi di letteratura, come per esempio questo: perché i francesi riescono superiori agli italiani nello stile tragico. E si poteva ammirare la perizia del nobile don Diego nel copiare fedelmente quanto aveva di nascosto scritto il maestro. In compenso uscì pieno di sé, litigioso, iracondo, facile a innamorarsi di tutte le donne, e con altri difettucci, che erano un complemento delle qualità di un giovane ben nato. 
La sua signora madre intanto aveva per diciotto anni gustato i vantaggi di una vedovanza in età molto giovane; e provato le differenze che corrono tra un uomo di sessanta anni ed un giovane di venticinque; e le sue esperienze erano state parecchie, e ancora ne contava, sebbene avesse oramai trentanove anni sonati. Una cosa pretese dal figlio: la esatta osservanza all’ora della colazione, del pranzo e della cena. Era la sola cosa in cui spiegava tutta l’autorità materna, per non dare agli occhi della servitù lo spettacolo di un disordine nell’ora del desinare. Questa era la ragione per la quale don Diego aveva chiamato il servitore per farsi vestire. 

In foto il conte di Montaspro interpretato da Matteo Coffaro nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221




Luigi Natoli: Ferrazzano. Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

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