
Luigi Natoli con lo
pseudonimo di William Galt scrisse un potente romanzostorico ambientato fra Messina e
Palermo: I cavalieri della Stella o la caduta di Messina. In quest’opera ci narra
della famosa Accademia della Stella di Messina e lo fa con il grande rigore storico
di uno scrittore che usa la penna come
fosse una spada.
L'Accademia della Stella di cui egli faceva parte, e aspirava ad esser capo, o, come si chiamava, Principe, era una compagnia o congregazione o scuola, o tutto questo insieme, di cento cavalieri, di nobiltà antica e indiscutibile, che facevan professioni d'armi allo scopo di fornire eccellenti militi nella perpetua guerra contro i barbareschi: una specie di ordine militare – in origine – non dissimile nello scopo fondamentale da quello dei cavalieri di S. Giovanni e di S. Stefano; ma senza alcun carattere monastico o voto minore; uguale alla Congregazione d'arme, che s'era istituita in Palermo nel secolo XVI.
Posta sotto la protezione dei Re Magi, aveva assunto
come insegna la Stella miracolosa apparsa ai tre re d'Oriente, incastrandola
nella Croce di Malta: d'onde il nome di Accademia della Stella.
Col volger del tempo, pareva
aver dimenticato il suo scopo originario; e non mandava più i suoi cavalieri a
dar la caccia alle navi mussulmane; ma continuava con uno sfarzo, con una
magnificenza tutta spagnola, a dar mostra di sè nella bravura de’ suoi
cavalieri nelle grandi occasioni religiose o civili. L'insediamento del nuovo Senato,
l'apertura della fiera, la festa dell'Assunta, l'arrivo o la partenza del
vicerè, la presa di possesso di un nuovo arcivescovo, le feste per la nascita
di qualche principe reale, o di qualche matrimonio regio, o dell'incoronazione
del re, e in generale tutti i grandi avvenimenti celebrati con pompa ufficiale,
erano altrettante occasioni, perché i cavalieri della Stella facessero la
loro sontuosa cavalcata, o celebrassero una giostra, vaghissima per novità di
giuochi, d'imprese, di divise, di colpi.
Non era facile far parte
dell'Accademia. Oltre che si doveva
essere nobili da almeno duecent’anni, il numero dei cavalieri era limitato a cento, e non vi si entrava che per
elezione a bossolo, e dopo una serie di informazioni e di formalità per assicurarsi della degnità dell'aspirante:
sicché far parte dell'Accademia si teneva a grande onore, e come un segno della nobiltà e della grandezza della casa,
e i padri che già ne avevan fatto parte, sollecitavano che quell'onore si
trasmettesse nei figli, stabilendo una specie di successione ereditaria come in
una paria.
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Luigi Natoli: I
cavalieri della Stella ovvero la caduta di Messina.
L’opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia a iniziare dal 25 febbraio 1908.
Prezzo di copertina € 26,00 - Copertina di Niccolò Pizzorno
L’opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia a iniziare dal 25 febbraio 1908.
Prezzo di copertina € 26,00 - Copertina di Niccolò Pizzorno
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