lunedì 8 giugno 2026

Luigi Natoli: Pel ganascino della zingara. Tratto da: Storie e leggende volume 3. Dall'altare al patibolo.

 
Camminavano in tre, con la mutria presuntuosa dei padroni, e pareva che la strada della Fonderia fosse di loro assoluta proprietà. Le draghinasse battevano loro sui polpacci, e a vederli, come si dondolavano, e come guardavano la gente c’era da scambiarli coi compagni di Fernando Cortes o di Consalvo de Cordoba.  Se non che il naso di un bel purpureo e gli occhi imbambolati dimostravano veramente che quei tre degni soldati del reggimento spagnuolo di Sicilia erano semplicemente ubbriachi malgrado l’ora mattutina. 
Del resto non avevano altro a fare, tranne che accompagnare alla forca qualche tosatore di monete, qualche ladro o qualche assassino, e distribuire colpi sui piedi e sulle gambe col calcio dell’archibuso. Proprio pochi giorni avanti il Vicerè duca d’Ossuna aveva fatto giustizia di dieci ladracchioli, dei quali uno fu impiccato, gli altri incatenati al remo. Erano stati condotti tra’ fischi della plebaglia di Palermo, pel Cassaro, montati sopra asini, con le spalle nude, le mitre in testa, e una banderuola in mano con la scritta del reato commesso. Uno spettacolo curioso. Pel domani, 9 maggio, poi c’era una bella funzione. S’impiccava una donna che giusto il mercoledì santo, allora caduto il 24 di aprile, aveva avvelenato il marito. I medici avevano spaccato il cadavere ed avevano sentenziato che il pover’uomo era morto di veleno; ma poteva essere stato un male che essi non conoscevano, e per non accusare la loro ignoranza, il veleno facea comodo. 
I signori soldati dunque erano contenti e soddisfatti; la paga correva, col signor duca d’Ossuna Vicerè non si stava ad attendere il soldo come con gli altri, che pensavano per loro e lasciavano i soldati di Sua Maestà Cattolica senza danari per un anno! 
Declamavano un sonetto di don Francisco Quevedo, il poeta di moda, amico di Sua Eccellenza e buon schermitore, e il primo verso cominciava così: 
Cornudo eres Fulano.
- Ah, sì, cornudo! No habla mal don Francisco!...  soltanto io metterei al posto di Fulano... un certo Palermitano di mia conoscenza!... ah! ah! ah!...
All’angolo della via degli Spadai (dove è ora quella dei Chiavettieri) si fermarono. 
C’erano lì dei chiodaiuoli, o come si dice in dialetto, degli zingari, una ventina, che avevano le loro fucine in fondo a stamberghe nere, come bocche d’inferno. E lavoravano. I martelli sonavano sulle incudini ritmicamente, e tutta la via risonava di un tan tan assordante. Appoggiata alla porta di una fucina una donna se ne stava, con le mani dietro le reni guardando oziosa la gente che passava. Certo non poteva essere che la moglie di uno “zingaro”: infatti il suo volto era coperto da un sottile strato di fuligine, il quale faceva scintillare la bianchezza dei denti piccoli e belli, e rendea splendida la lucentezza degli occhi.
Nell’insieme, tolta quella maschera nera, si poteva dire una bella donna; alta, bel piantata, di forme sviluppate e procaci. 
I tre paladini si erano fermati poco lontani, e uno di loro, vista la donna, puntando le gambe e dirizzando l’indice, disse ai compagni: 
- Aoh! mirate a quella a muger! no es hermosa? 


Luigi Natoli: Dall'altare al patibolo. Terzo volume di Storie e Leggende che raccoglie i titoli pubblicati nell'apposita rubrica del Giornale di Sicilia da ottobre 1890 a febbraio 1891.
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Pagine 191 - Prezzo di copertina € 22,00
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo corriere o raccomandata postale in tutta Italia).
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