Don Angelo lo aspettava nella curia parrocchiale, seduto dietro la pesante tavola di noce, sulla quale ardeva una lucerna di stagno a due lucignoli, che lasciava nella penombra gli scaffali dell’archivio, in fondo, dietro il seggiolone di don Angelo: alto, su la porta che immetteva in chiesa, pendeva un quadro fosco, che rappresentava Cristo in croce fra le donne e Giovanni. Una lampada a olio, pendula da una catenella attaccata al soffitto, illuminava le gambe nude del Cristo, e ne faceva rosseggiare le piaghe. Nelle pareti laterali erano sparsi quadri di santi, anneriti: bolle a stampa dentro cornici nere e in quella a destra si apriva una porta che per un piccolo andito conduceva sulla piazza. Quella stanza, con quegli armadi bruni, quei quadri neri, sui quali apparivano misteriosamente i volti foschi; la figura di don Angelo dietro il tavolo con quel volto duro come tagliato con l’accetta, sul quale biancheggiavano due ciocche di capelli, e i baffi e il pizzo, l’ombra, il silenzio, quell’odore speciale dei luoghi sacri, misto umidiccio e di incenso, incutevano un certo timore, quella specie di orror sacro che gli antichi sentivano nei boschi dedicati agli dei.
E Nino ne sentì il brivido, anche per quel sentimento religioso così profondo nell’animo popolare. Col berretto in mano si inchinò, e baciò la mano di don Angelo che in quell’istante aveva una gravità dignitosa e venerabile, che faceva dimenticare tutte le sue colpe.
- Sedete, buon uomo, – disse don Angelo con affabilità, indicandogli una seggiola dinanzi alla tavola.
Nino sedette: ma superato quel primo momento di soggezione critica, disse fra sè: – “In guardia, Nino, che qui il lupo vecchio mi pare che faccia un po’ troppo il santo”. E aspettò che il prete parlasse. Il quale cominciò:
- Voi non immaginerete certo perché io v’abbia fatto venire fin qui: ma quando vi dirò che si tratta dell’avvenire di Cristina, voi capirete l’importanza del mio invito.
Nino fece un viso attonito.
- Cristina? che Cristina?
Qualche giorno dopo esse vennero a riferire che Nino e sua moglie erano andati al Parco, in una torre mezzo diruta; e che la moglie di Nino si era affacciata sulla porta con una giovane donna, che aveva un bambinetto su le braccia. Don Angelo non ebbe nessun dubbio che quella fosse Cristina. Dunque era al Parco. Non voleva sapere altro. Ora poteva comodamente e senza pericolo di esporsi, svolgere il suo piano. Per prima cosa bisognava isolare Cristina. Essa certamente era stata messa al corrente delle pratiche dell’avvocato e del dialogo avvenuto fra lui e Nino; e poichè il mezzo con cui l’avvocato comunicava con la giovane, era Nino, e costui sapeva molte cose, bisognava toglierlo di mezzo, ma senza che si potesse sospettare che il colpo venisse da lui. Una zuffa nel mercato, non era una cosa straordinaria; e una coltellata che spediva un uomo all’altro mondo non era una eccezione. La sola difficoltà era di trovare chi fosse disposto ad attaccare briga. Per due giorni don Angelo frugò tra le sue conoscenze l’uomo atto ad assumersi un impegno, che, a parte l’incertezza della riuscita, poteva avere come epilogo la forca in Piazza Marina.
In capo ai due giorni, don Bernardo, volpe vecchia del Sant’Offizio, che era la spia principale di cui don Angelo si serviva, e in cui confidavasi interamente, gli venne a riferire che aveva trovato il suo uomo.
- Gli avete detto di che si tratta?
- O che mi prende per scemo? La cosa deve nascere da sè. L’importante era trovare l’uomo ad hoc.
- Purchè la coltellata non se la pigli lui.
- Nel qual caso Nino va a finire sulla forca. In un modo o nell’altro Vossignoria si è sbarazzato di questo insolente.
Don Angelo sorrise e diede un’occhiata malvagiamente ironica al suo confidente, che non se ne accorse, e fece male. Avrebbe letto in quell’occhiata una non oscura minaccia per sè, testimonio incomodo di troppe cose...
In foto padre don Angelo. Spettacolo teatrale del 7 giugno alle ore 21:00 di Fra Diego La Matina, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Luigi Natoli: Fra Diego La Matina. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo soggiogata dall'Inquisizione. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato in dispense dalla casa editrice La Gutemberg nel 1924.
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo corriere o raccomandata postale in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store online.
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria a Palermo presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour 133 e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Nike (Via Marchese Ugo), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele).


Nessun commento:
Posta un commento