martedì 28 novembre 2023

Luigi Natoli: Palermo era difesa da un esercito di santi... - Tratto da: Palermo al tempo degli Spagnoli 1500-1700

Palermo era difesa da un esercito di santi, e aveva settanta patroni: S. Mamiliano, S. Sergio, S. Agatone, e in generale tutti i santi palermitani, o creduti tali; le sante vergini, S. Cristina, S. Oliva, S. Agata, S. Ninfa, poi nel 1624 relegate in disparte per lasciare il posto a S. Rosalia, la “Santuzza” per antonomasia; S. Francesco di Paola, SS. Cosmo e Damiano, S. Michele Arcangelo, e finalmente l’Immacolata, in onore della quale i frati minori avevano ottenuto molti privilegi, e nel secolo XVIII in ispecie facevano in suo onore una processione con grandissimo concorso di popolo festante e di moltissimo consumo di “cubaita” e di “pietra fendola” e di focacce. Per chi non è palermitano dirò che la “cubaita” (voce araba) è un dolce composto di sesamo cotto nel miele, saporito al palato, e la “pietra fendola” (parole latine: fendola viene da fendere) è un altro dolce composto di mandorle abbrustolite, di bucce d’arancia cotte nel miele e indurite, ma che si squagliano in bocca.
La religione si esplicava nelle pratiche prescritte dal Catechismo, nelle processioni, che erano numerosissime, negli atti di penitenza e di tutte quelle funzioni della Chiesa che si compivano come scomuniche, benedizioni, ecc. 
Nulla si può immaginare di più spettacoloso di quello che fossero le processioni in quel tempo; non c’era Chiesa né convento che non intervenisse a quella di una chiesa o di un altro convento, e spesso recando il proprio fercolo o, come si dice a Palermo, bara, o un cilio, o gonfalone. Celebre era la “Casazza” così detta dai Genovesi nel Trecento o nel Quattrocento, che consisteva in una processione figurata della Passione di Cristo, con personaggi che rappresentavano quelli del Vangelo la quale si diffuse con lo stesso nome di Casazze nell’Isola. E grandiose erano quelle del Corpus Domini e quella di S. Rosalia, che successe a S. Cristina. Vi intervenivano tutte le Confraternite, tutti i conventi, tutto il clero, con una infinità di bare e cilii, e spesso, nel portare la bara che era pesantissima, i confrati scherzavano con essa; quelli dei SS. Cosmo e Damiano, per esempio, che reggevano le aste, ogni tanto descrivevano un cerchio di cui la bara era il centro, ed era tanto veloce, che se non c’erano pronti altri confrati, quelli trasportati dal giro andavano per terra gli uni sugli altri. C’erano le bare di S. Francesco d’Assisi e di quelli di Paola, di S. Giuseppe, di S. Giorgio, di S. Cristoforo, insomma di tutti i santi: ultima veniva la bara di S. Domenico, che rimase in proverbio: l’urtima vara è Sannuminicu. Per dire che una cosa arriva l’ultima. 
Solevano i nobili accompagnare il Sacramento a cavallo, ma nel 1595 il Pretore conte del Carretto prescrisse che andassero a piedi, poi l’uso si estese per ogni santo, e diventò costumanza. 
La novena per la nascita di Cristo fu invenzione del padre Mariano Lo Vecchio con luminarie e prediche, prima nella chiesa del convento di S Cita. Egli istituì la processione del Rosario, il recitare del Rosario in coro e la divozione di prendere un santo il primo giorno dell’anno per proteggere una persona tutto l’anno. Morì nel 1581.
Nel 1614 fu condannato nel capo un malfattore impenitente; di ciò impressionati, i confrati di S. Girolamo deliberarono di pregare per l’anima dei condannati; e così sorse la compagnia degli Agonizzanti. La chiesa, dopo aver peregrinato sedici anni, fu eretta nel 1630. La compagnia soleva distribuirsi lungo le vie durante il tragitto del condannato per recarsi al luogo del supplizio; e lì i confrati vestiti di sacco, coperto il volto, pregavano e incitavano gli altri a pregare “per l’anima di quel poveretto” che stava per morire. 
Le quarant’ore furono istituite nel 1607 da don Baldassarre Bologna ad istanza del Senato; poi ebbero concessa l’indulgenza da papa Paolo V il 14 di settembre del 1614.




Luigi Natoli: Palermo al tempo degli Spagnoli – Opera inedita, fedelmente copiata dal manoscritto dell’autore privo di data. È lo studio critico e documentato di due secoli di storia della città di Palermo mirabilmente analizzata da Luigi Natoli con una visione del tutto contemporanea senza trascurar nulla, compresi i particolari, anche i più frivoli.
Argomenti trattati:
La città – Il governo – L’amministrazione – Il popolo – Il Sant’Offizio – Il clero e le confraternite – La giurisdizione e l’arbitrio – Le maestranze – Le rivolte – Le armi e gli armati – Le scuole e i maestri – La stampa – Gli usi e costumi delle famiglie – La vita fastosa – La pietà cittadina – Teatri e feste – I divertimenti cavallereschi e le giostre spettacolose – Banditi, stradari e duelli.
Copertina di Niccolò Pizzorno 
Pagine 283 – Prezzo di copertina € 20,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito ibuonicuginieditori.it (Sconto 15% - Consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su Amazon al venditore I Buoni Cugini e tutti i siti vendita online.
In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour 133), Feltrinelli libri e musica (Punto vendita centro commerciale Conca D'Oro), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria Macaione (Via M. Villabianca), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15)

Luigi Natoli: Miracoli, superstizioni, pregiudizi. Tratto da: Palermo al tempo degli Spagnoli 1500-1700.

Usa anche ora veder portare in casa di un ammalato popolare un’immagine sacra scolpita, alta credo cinquanta centimetri, che rappresenta un’Immacolata o un S. Francesco o un S. Antonio da Padova o altro santo taumaturgo, allo scopo di guarirlo. Ma ben inteso che l’immagine sia quella tale, di tale confraternita, perché l’Immacolata della confraternita A è più miracolosa di quella della confraternita B. 
Immaginiamo quello che fosse nel Cinque e Seicento, quando la religione era più inquinata da elementi pagani e si credeva più alle virtù delle cose che alla spiritualità che esse rappresentavano. Il credere che un Ecceomo esposto in una via fosse più miracoloso di un altro Ecceomo, come se non figurassero lo stesso Gesù, che la Madonna dipinta in una edicola avesse la facoltà di far grazie più di un’altra Madonna, e il raccogliere dinnanzi a loro più ceri e più lampade che fosse, e lasciare le altre al buio, erano cose comuni che non si giudicavano pregiudizievoli della religione. Certe immagini si credeva che avessero la facoltà di preannunziare un avvenimento, come quella di S. Giovanni di Dio, dipinta in un quadro e sospesa con una corda al soffitto dell’Ospedale dei frati Benfratelli, annunziasse la morte di un degente col voltarsi verso lui. 
Credere ai miracoli nelle invocazioni era una cosa stabilita, e l’intervento di un santo o beato era cosa giurata e divulgata e trasmessa nel tempo, specialmente in caso di malattia o di un disastro. Così si attribuiva all’intervento della patrona S. Cristina e poi di S. Rosalia la cessazione del morbo pestilenziale del 1557 e del 1575 e del 1624, e non già alle prescrizioni mediche e igieniche. Quando si scoperse il corpo di S. Rosalia, si disse che la peste fu di un subito cessata perché la Santuzza mostrasse il suo patrocinio: la peste durò ancora un anno e cessò quando aveva fatto il suo ciclo. 
Spesso una leggenda sognata o ripullulata nel cervello di un isterico, si tramutava in una miracolosa realtà; come avvenne per quella di S. Oliva. Un’antica leggenda diceva che trovato in Palermo il corpo della vergine, il sangue sarebbe corso a fiumane: “pi santa oliva lu sangu a lavina.” Come fu e come non fu, nel Seicento si sparse la notizia che il corpo della santa si trovava sepolto nella via dove si trovava la chiesa di S. Michele Arcangelo, e precisamente innanzi alla chiesa stessa. E allora si rovesciò l’armata di picconi e di vanghe, e zappa e scava per lungo, per largo, in basso e non trovò che acqua. Ragione per cui il 15 ottobre del 1606 il cardinale Doria minacciò la scomunica a chi, sapendolo, occultasse o nascondesse dove era il corpo di S. Oliva. 

Luigi Natoli: Palermo al tempo degli Spagnoli – Opera inedita, fedelmente copiata dal manoscritto dell’autore privo di data. È lo studio critico e documentato di due secoli di storia della città di Palermo mirabilmente analizzata da Luigi Natoli con una visione del tutto contemporanea senza trascurar nulla, compresi i particolari, anche i più frivoli.
Argomenti trattati:
La città – Il governo – L’amministrazione – Il popolo – Il Sant’Offizio – Il clero e le confraternite – La giurisdizione e l’arbitrio – Le maestranze – Le rivolte – Le armi e gli armati – Le scuole e i maestri – La stampa – Gli usi e costumi delle famiglie – La vita fastosa – La pietà cittadina – Teatri e feste – I divertimenti cavallereschi e le giostre spettacolose – Banditi, stradari e duelli.
Copertina di Niccolò Pizzorno 
Pagine 283 – Prezzo di copertina € 20,00
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giovedì 23 novembre 2023

Luigi Natoli: Pesce Cola. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano.

Allo Stretto di Messina si legano alcune leggende, di cui famosa quella di Pesce Cola.
Pesce Cola era un bel giovane aitante, grande nuotatore, che poteva tuffarsi e scendere nel profondo del mare, proprio come i pesci: e per questo appunto lo avevano chiamato Pesce. Tante erano le prove che egli dava della sua valentia, che i Messinesi andavano in barca a godersene lo spettacolo.
La fama di queste bravure giunse all’orecchio del re Federigo; il quale, trovandosi in Messina con la corte, volle conoscere Cola, e metterlo alla prova.
- Tu, – gli disse, – scendi nel fondo del mare? Ebbene, va’, e dimmi quel che c’è sotto Messina.
- Maestà, sì. 
Con un salto Cola si tuffò e sparì. Aspetta, aspetta; finalmente risalì:
- Maestà, – disse, – ho veduto che Messina è fabbricata sopra tre colonne: una è rotta; una è incrinata; solo la terza è sana: quando questa sarà rotta, Messina subisserà.

Messina! Messina!
un giorno sarai meschina.

Il re dapprima si turbò; ma poi, dubitando che Cola non fosse sceso nel fondo del mare, e avesse inventato di sua testa, prese una bella coppa d’oro, e disse:
- Se tu vai a prendermi questa coppa preziosa, te la darò in dono. 
E così dicendo, buttò la coppa nel mare. Cola stette un poco, per aspettare che la coppa sprofondasse; e poi, un altro tuffo, e sparve di nuovo nelle onde. Tutti aspettavano trepidando, perché il tempo passava, e temevano che il giovane fosse caduto sotto i denti dei pescecani, che lì abbondano: ma ecco le acque pullulare, e Cola emergere tenendo in mano la coppa avviluppata di alghe. E allora applausi che non finivano mai.
Questa prova poteva bastare al re: ma no. O che egli ci avesse preso gusto, o che altri lo consigliasse, chiamò Cola:
- La coppa è tua; ma un’altra prova voglio da te. Vedi quest’anello? (e se lo tolse dal dito) c’è un diamante che vale più della coppa. Ora va’ a pescarlo. 
Cola impallidì:
- Maestà, – disse, – non mi obbligate a tentare ancora la fortuna; perché temo che questa volta non ritornerò.
- Come? Hai paura? Ma qui si vedrà il tuo valore. E se tu mi riporti l’anello, io te lo darò e ti darò anche altri ricchi doni. Va’ dunque. 
E buttò l’anello. Cola allora disse:
- Maestà, fatemi dare un pugno di lenticchie: se non le vedrete venire a galla, vuol dire che io ho ritrovato l’anello; ma se esse verranno su, è segno che io non tornerò. 
Si tuffò per la terza volta. Aspetta, aspetta: il giorno tramontava; tutti i cuori tremavano; ma il mare rimaneva tranquillo. Poi, a poco a poco, ecco salire dal fondo le lenticchie a una a una. E Cola non comparve più.
Questa è l’antica leggenda di Pesce Cola.

Luigi Natoli: L'Almanacco del fanciullo siciliano. L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalle Industrie Riunite Editoriali Siciliane nel 1925, corredato con le foto dell'epoca. 
Pagine 274 - Prezzo di copertina € 19,00
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour), La Nuova Bancarella (Via Cavour), La Feltrinelli libri e musica (Punto vendita centro commerciale Conca d'Oro) Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102) 

venerdì 17 novembre 2023

Sconto del 15% su tutti i volumi della Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli edita I Buoni Cugini


Gentili clienti, 
da oggi su tutti i volumi della Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli acquistati dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it è applicato lo sconto del 15% sul prezzo di copertina.
Spedizione a mezzo corriere in tutta Italia al costo di € 4,00 a ordine. 
 Per ogni informazione potete contattarci alla mail ibuonicugini@libero.it, al cell. 3457416697 o 3894697296, al whatsapp 3894697296.

I Buoni Cugini editori 

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mercoledì 8 novembre 2023

Luigi Natoli: Rosa Donato. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano

Dina e Clarenza non furono sole.
Nel 1848, quando Messina fu assalita, bombardata, arsa dalle truppe borboniche, si vide fra i difensori una povera donna del popolo, che si chiamava Rosa Donato.
Tutto il giorno, come un cavallo, aveva trainato un cannone, dove era necessario. Finalmente lo aveva collocato in una barricata, come le avevano ordinato. La barricata era difesa con grande valore; ma i Borbonici tiravano da tutte le parti: i morti e i feriti cadevano; la barricata non si poteva più tenere, e bisognò abbandonarla.
Ma Rosa Donato non voleva abbandonare il cannone: restò sola, con la miccia in mano, e sul capo le sventolava il tricolore. Ecco i soldati napoletani montare sulla barricata, con le baionette calate. Rosa vede il pericolo; e allora, per non cedere il cannone e per impedire l’avanzata, gitta la miccia accesa nella cassa delle munizioni. La cassa scoppia con orrendo fragore, e manda in aria la barricata, gli assalitori, il cannone.
Rosa Donato, travolta nelle macerie, scampò per miracolo. Visse nascosta e povera; e quando la Sicilia, dodici anni dopo, fu liberata, nulla domandò e morì nell’ombra, sorretta dalla carità.
Ma il suo nome è e sarà ricordato sempre nella storia a onore delle donne.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
Pagine 210 - Prezzo di copertina € 19,00
L'opera è la fedele trascrizione del volume pubblicato dalle Industrie Riunite editoriali siciliane (Palermo) nel 1925 ed è corredato dalle foto originali del libro. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
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Luigi Natoli: Le cose a cui non devi credere. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie

 

Non credere che la rottura di uno specchio sia l’annunzio di una disgrazia;
non credere che il sale rovesciato sulla tavola e l’olio versato per terra portino sventura;
non credere che di venerdì non bisogna cominciare alcun lavoro, nè partire, perché giorno di malo augurio;
non credere che quando si è in tredici a tavola, il più giovane debba morire;
non credere che rifare il letto in tre porti sventura al più giovane;
non credere al lupo mannaro: il lupo mannaro è un povero ammalato di epilessia, che negli accessi del male, invece di cadere in convulsioni, va per le vie urlando, e talvolta cammina carponi;
non credere che l’apparizione di una cometa annunzii guerre, terremoti, pestilenze e simili disastri;
non credere alle streghe, alle fattucchiere, agli incantesimi, al malocchio, alla jettatura e ad altre sciocchezze simili;
non credere ai sogni, nè agli indovini che pretendono di rivelare il futuro;
non credere agli spiriti, o alle anime condannate che stanno nelle case o nei pozzi, e che appariscono nelle forme più strane: sono allucinazioni;
non credere alle “trovature” e a tutte le storielle di coloro, che hanno cercato di vincere l’incantesimo che difende i tesori nascosti nelle viscere della terra.
Sono tutte superstizioni che qualche volta possono produrre grandi mali; che sempre rendono ridicolo chi ci crede, che offendono il buon senso e la religione.

Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
Pagine 210 - Prezzo di copertina € 19,00
L'opera è la fedele trascrizione del volume pubblicato dalle Industrie Riunite editoriali siciliane (Palermo) nel 1925 ed è corredato dalle foto originali del libro. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
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martedì 7 novembre 2023

Dal Giornale di Sicilia del 05 novembre 2023: Luigi Natoli, scrittore che merita il pantheon. Articolo di Giusi Parisi


C’è un palermitano illustre, anzi illustrissimo, che non è sepolto e neanche ricordato nel pantheon dei siciliani illustri, nella chiesa di San Domenico del capoluogo. Una vergogna (e un’offesa) per un uomo che ha dato tutta la sua vita in termini di produzione letteraria alla sua Sicilia. Starebbe bene anche in compagnia di intellettuali, molti dei quali suoi amici, e con i quali ha condiviso ricerche e animato la cultura siciliana. Lui è Luigi Natoli, noto anche come William Galt o Maurus, l’autore dei Beati Paoli, commediografo, storiografo, letterato e poeta che fu anche collaboratore del Giornale di Sicilia, uomo di vasta cultura e dal versatile ingegno. L’accorato appello è quello di Ivo Tiberio Ginevra che, insieme con la moglie Anna Squatrito, con la loro casa editrice, I Buoni Cugini editore, hanno recuperato e portato a nuova vita le opere di Natoli che, polverose, giacevano in archivi e ripiani di biblioteche.
“Un recupero che non solo ha fatto conoscere opere inedite dello scrittore – dice Ginevra – ma anche le opere famose nelle loro pubblicazioni originali, epurate da tutte le modifiche fatte dalla casa editrice La Madonnina e dai successivi editori: modifiche, sempre peggiorative, alle volte sostanziali nella storia come in Fioravante e Rizzeri o nella forma letterale come in Cagliostro o Fra Diego La Matina e così per quasi tutti i suoi romanzi”. 
Un lavoro di recupero, quello di Ivo Tiberio Ginevra e di Anna Squatrito, fatto direttamente dagli originali che ha restituito al pubblico un autore quasi dimenticato. Ammirazione così grande verso lo scrittore nato a Palermo nel 1857, quello dei coniugi-editori, tanto da portare Anna, nel giorno del suo matrimonio a lasciare il suo bouquet di sposa sulla tomba di Natoli, a Sant’Orsola, dove “ancora si può notare il nastrino che teneva i fiori”. 
Una tomba che, visto il degrado in cui versava, hanno pensato di ripulire e migliorare tredici anni fa: dal marmo che non era più bianco su cui non si leggeva quasi più il nome di Luigi Natoli al ripristino dello zoccoletto (successivamente la sepoltura è passata ai Finocchiaro, eredi di Edgardo Natoli). “Io e mia moglie nutriamo rispetto e ammirazione sia per l’uomo che per lo scrittore – continua Ginevra – tutti lo conoscono solo come autore del grande romanzo popolare I Beati Paoli ma quest’opera che gli diede fama, nel tempo, lo ha irrimediabilmente ghettizzato negli autori di letteratura popolare. E questa è una vera ingiustizia perché Natoli non era un letterato comune. Era coltissimo e amico di tutti i siciliani illustri del secolo scorso, con i quali ha tenuto cenacoli letterari, conferenze e collaborato in riviste e periodici. Da Giuseppe Pipitone Federico a Mario Rapisardi, da Giuseppe Pitrè a Luigi Pirandello”. 
E l’autore agrigentino scrive proprio ad uno scoraggiato Natoli tentando di rincuorarlo per i problemi economici che lo affliggevano visto che lo scrittore palermitano voleva prendere commiato dall’arte con una raccolta di poesie intitolata Congedo. “Un Congedo illimitato dalla poesia, alla quale avrebbe voluto dedicare tutto se stesso – racconta l’editore Ginevra – se le aspre necessità della vita quotidiana non l’avessero obbligato a un lavoro, continuo, ingrato e logorante”. 
Ecco le parole del premio Nobel siciliano (riportate nel libro di Sara Zappulla): “Caro Luigi, Congedo? Che Congedo! Chi può mettere un volume in versi come il tuo non ha diritto a congedarsi dalle Muse. Del resto, lo so, sono giuramenti da marinaio! Quando si ha veramente nel sangue il male della poesia, è inutile dire: Ora basta! Finchè il tuo sangue scorre e il tuo cuore batte, bisogna che tu faccia versi e versi e versi. Piangi, e noi godremo! Grazie di tutto e un fraterno abbraccio dal tuo Luigi”. Eppure, nonostante queste parole che avrebbero rincuorato chiunque, Natoli non comporrà più poesie, prestando fede al suo addio in Congedo. 
Fu il Giornale di Sicilia a pubblicare per la prima volta a puntate il romanzo d’appendice sulla setta segreta de I Beati Paoli tra il 1909 e il 1910 (poi pubblicato a dispense nel 1912 e 1931 dalla casa editrice palermitana La Gutemberg) così come, nel 1936, Fioravante e Rizzeri mentre, negli anni scorsi, insieme con il quotidiano, i lettori hanno trovato tutti gli altri romanzi di Natoli da I Beati Paoli al suo sequel Coriolano della Floresta a I morti tornano ambientato durante l’epidemia di colera che flagellò Palermo, una sorta di noir ambientato nel 1837, anno apice del disastro con più di ventimila morti, in cui al terrore del contagio – topos letterario fortissimo da Lucrezio Bufalino a Camus passando per Boccaccio e Manzoni – si mescolano tentativi di cospirazione antiborbonica, oltre a vendette, intrighi e amori. 
“L’opera di recupero del grande scrittore palermitano – dice l’editore Ginevra – ha comportato anche la pubblicazione di romanzi dimenticati come Ferrazzano, il Paggio della regina Bianca e soprattutto Gli schiavi, ambientato in Sicilia durante la seconda guerra servile nel 120 a.C. che Natoli riteneva il suo romanzo migliore”. Un paio di anni fa, Massimo Finocchiaro, uno dei nipoti di Luigi Natoli, ha pubblicato con I Buoni Cugini editori, I sette fratelli Natoli. Le vite singolari dei figli di Luigi Natoli tra la Belle èpoque e il secondo dopoguerra in giro per il mondo.

 

 

giovedì 2 novembre 2023

Luigi Natoli: I cosi d'i morti. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano.

Un’usanza, specialmente palermitana, è quella di far trovare ai bambini e ai fanciulli giocattoli e chicche la mattina del 2 novembre: giocattoli e chicche, che si dicono portati misteriosamente dai morti durante la notte.
È quello che si fa altrove per la Befana o per la “strina”. Quando e come sia nata quest’usanza non si sa; ma dura da secoli. I fanciulli si mandano presto a letto, perché altrimenti i “morti” verrebbero a grattar loro i piedi; e si addormentano nella speranza di trovare la mattina tante belle cose. Essi sanno che i morti entrano di sotto le fessure delle porte, dicendo: Omu sugnu e furmicola diventu; ma non si domandano come mai potrebbero far passare, di sotto le fessure, giocattoli grandi e grossi.
All’alba si svegliano e cominciano la ricerca. Ma i morti qualche volta son burloni; e invece di far trovare carrettini, altarini, sciabole, bambole e che so io, nascondono sotto un letto o dentro un armadio un vassoio pieno di pezzi di carbone, bucce di castagne, stracci. Ah! La delusione e le lagrime!.. Ma poi i doni si ritrovano in un altro sito. Per le bimbe ci son bambole, vestitini, mobilucci per la casa della bambola, cofanetti con l’occorrente pei lavori d’ago; pei maschietti, altarini, schioppetti, sciabole, cavallucci, carrettini; per tutti, poi, dolciumi. E che festa allora! e che benedizioni ai morti! Che domandarsi a vicenda: 
- Che t’han portato i morti? -
E in ogni casa, per povera che sia, i cosi d’i morti non mancano; perché i morti son buoni e pensano sempre ai figli e ai nipotini vivi, e vogliono essere ricordati.
(Nella foto: antichi giocattoli esposti al Museo Pitrè - Palermo)


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
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Luigi Natoli: I morti. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano.

 
Novembre comincia dunque con una mesta cerimonia: il 2 si commemorano i defunti. I cimiteri sono affollati di gente che va a deporre fiori, ad accendere candele e lampade, e a pregare sulle tombe dei propri cari.
Quanti dolori sopiti non si ridestano? Quali rimpianti non ci amareggiano? Quanti affetti non si rinnovano? Beato chi morendo lascia di sé buona memoria! Beati i giusti, perché anche dopo morti saranno benedetti!
Ma non tutte le tombe hanno questo tributo di affetto: molte sono abbandonate; e quelle dei poveri sono senza fiori. E lassù, dove si è combattuta la grande guerra, migliaia e migliaia di sepolture sparse per le Alpi non hanno le lagrime dei parenti.
Volgiamo un pensiero a loro, che la vita offersero per riscattare le terre oppresse dallo straniero e onoriamone la memoria, consacrando le opere nostre alla grandezza della Patria. E diamo i fiori alle povere sepolture abbandonate. Chi sa che le anime di quelli che vi giacciono, non provino gioia di questo pietoso ricordo?
Alla tristezza del giorno corrisponde la tristezza della natura. Forse il cielo sarà annuvolato e piovoso; forse invece è terso, e vi risplende il sole ma gli alberi qui sono ingialliti, lì son nudi, e mostrano i rami scheletriti: la terra, rotta dell’aratro, ha un color bruno; e non ci son più fiori nei campi, né profumi nell’aria.
Che malinconia!


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lunedì 30 ottobre 2023

Dopo 98 anni ritorna "L'almanacco del fanciullo siciliano" di Luigi Natoli edito I Buoni Cugini

 
Un nuovo volume si aggiunge alla Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli edita I Buoni Cugini: L'Almanacco del fanciullo siciliano, pubblicato nel 1925 dalle Industrie Riunite Editoriali Siciliane ed oggi, in tutta la sua bellezza e genuinità, offerto ai lettori del grande scrittore e storiografo palermitano, che avranno il piacere di leggerlo nella veste di maestro che insegna ai fanciulli siciliani dei primi del Novecento. 

Almanacco, calendario e, come dicono i vecchi contadini, lunario son parole che significano la stessa cosa: un libretto, nel quale sono notati i mesi dell’anno, i giorni, le fasi della luna, gli eclissi, le costellazioni, le feste religiose e nazionali, e tante altre notizie uti
li. Così Luigi Natoli spiega ai fanciulli cos’è un almanacco e fra le notizie utili di ogni mese: un fatto o un personaggio storico, una leggenda, la descrizione di un capoluogo di provincia, un problema sociale, date storiche, proverbi, usanze, nozioni, consigli, insegnamenti morali, dei grani di saggezza dettati dalla sapienza popolare e per questo sempre validi, come ad esempio “per un chiodo si perde un ferro; per un ferro si perde il cavallo, e per un cavallo un cavaliere”; o un altro ancora “Voi sapiri qual è lu megghu joco? Fa beni e parra pocu”. I proverbi sono tutti legati alle fasi dell’agricoltura in Sicilia: “l’acqua di febbraio riempie il granaio” oppure “acqua di giugnu, ruvina lu munnu”, ma il professore Natoli quando scrisse l’almanacco per i fanciulli siciliani quasi cent’anni fa, non poteva immaginare i cambiamenti radicali dell’agricoltura, del clima, di questo mondo globalizzato e tutti i proverbi, i fatti, gli insegnamenti morali contenuti nell’almanacco oggi non lasciano spazio all’immaginazione nella nostra società consumistica, e suscitano un rimpianto per quella genuinità educativa, per quel tempo andato irrimediabilmente perduto insieme ai suoi sapori, alle piccole gioie e aspettative che davano un senso di purezza della vita. Una semplicità che forse a qualcuno farà ridere, ma che lascia nel cuore il rimpianto per quella bellezza arcaica che esprimiamo con un sorriso malinconico.

Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
Pagine 210 - Prezzo di copertina € 18,00
L'opera è la fedele trascrizione del volume pubblicato dalle Industrie Riunite editoriali siciliane (Palermo) nel 1925 ed è corredato dalle foto originali del libro. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour) e presso il punto vendita del Centro Commerciale Conca d'Oro, La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15). 

martedì 17 ottobre 2023

Luigi Natoli: La stanza segreta della taverna udì in quella sera lunghe discussioni... Tratto da: Fra Diego La Matina. Romanzo storico siciliano

I tumulti di Palermo avevano acceso il fuoco della rivolta in mezza Sicilia; erano insorte non soltanto le città demaniali, ma anche le terre baronali, spinte dalla miseria e dalla fame. In qualche baronia i villani abolite le gabelle, s’erano fortificati e difesi contro i loro signori, così gagliardamente che questi avevano dovuto rinunziare a domarli. Queste notizie giungevano esagerate e deformate in Palermo e tenevano in apprensione la nobiltà e il clero. Del Vicerè non si dice; che non sapeva a quali santi raccomandarsi; e pensava se non c’era il modo di fuggirsene nel castello o sulle galere, senza che nessuno se ne accorgesse. L’apprensione era giustificata dal contegno degli artigiani, che erano tutti armati, come in tempo di guerra; e che giravano per la città, custodivano le porte, i bastioni, il Palazzo pretorio; e non soddisfatti di avere due loro rappresentanti nel Senato, domandavano ora che anche l’ufficio di maestro di piazza, cioè di ufficiale dell’annona, fosse conferito a loro.
Ma intanto l’ordine era mantenuto: e salvo l’aver obbligato i ministri odiati ad andarsene, la nobiltà non aveva a dolersi. Se non che non poteva tollerare che gli artigiani occupassero cariche pubbliche, come fossero nobili; e sopportavano questa diminuzione dei privilegi di nascita, a denti stretti, e fingendo amicizia e soddisfazione, e anche assecondamento. E principalmente il principe di Geraci, che nei momenti più torbidi, si era sbracciato a invocare concessioni in favore della povera gente, e si era acquistata facilmente una grande popolarità.
I consoli e gli artigiani più autorevoli tenevan frequenti consigli, che insospettivano la nobiltà; la quale non sapeva di che cosa discutessero e se preparassero altre novità. Essi s’adunavano ora nella chiesa di San Nicolò lo Reale, ora in quella dei Crociferi a Porta dei Greci, dove un nobile giovane don Vincenzo Gambacorta, ebbe una volta l’audacia di entrare per scoprire quel che dicessero. Ma riconosciuto fu cacciato e minacciato. Il nobile non si arrese del tutto: poichè la sua casa spiava la chiesa, vi si stallò come in posto d’osservazione, fortificandovisi come in una rocca. Ma gli artigiani, accortisene lo costrinsero con la forza a disfare quelle fortificazioni, e a lasciarli in pace.
Questo avvenimento aumentò i sospetti della nobiltà e le preoccupazioni del Vicerè, che raccomandava prudenza ed esortava a affidarsi a Dio, che non avrebbe permesso la rovina della città.
In quei giorni mastro Giuseppe d’Alesi mandò le prime imperfette notizie del moto napoletano, che più esatte e completate da corrieri ufficiali e da gente fuggita, suscitarono un nuovo fervore di sentimenti nella città.
Sapere che un pescivendolo, Masaniello, per una quistione insorta fra i gabellieri e un fruttaiolo, aveva sollevato Napoli, obbligato gli Spagnoli a rinserrarsi nei castelli, ed era stato eletto capitano del popolo; e che il Vicerè era stato costretto a trattar con lui da pari, destava apprensioni nel governo, nella nobiltà e nel clero, che temevano l’efficacia di quell’esempio sul popolo non ancor tranquillo di Palermo; ed eccitava lo spirito agitato del popolo, e più dei cospiratori, ai quali gli avvenimenti di Napoli mostravano quanto fosse facile trionfare.
Nè le notizie giunte di poi sulla fine miseranda del tribuno napoletano tranquillizzavano i nobili e disanimavano le maestranze; giacchè la rivoluzione non si era sedata; e si diceva che i signori della più cospicua nobiltà si fossero posti dalla parte del popolo, per cacciare la mala signoria. Ma per risolversi ad agire, conveniva aspettare il ritorno dell’Alesi, che si diceva non lontano.
La stanza segreta della taverna di Sant’Antonio udì in quella sera lunghe e calde discussioni. I più avventati rimproveravano le maestranze di aver lasciato soffocare la sommossa di Nino La Pelosa, di averlo lasciato impiccare co’ suoi compagni; e invece bisognava mettersi in testa della rivolta, farla propria, e compiere prima e meglio quello che avevano compiuto a Napoli. Invece le maestranze avevano fatto la guardia al Vicerè! Ma il Cacciamila e lo Errante difendevano le maestranze, esse avevano impedito i disordini, sì: ma in fondo avevano compiuto una rivoluzione, con l’ottenere che due senatori fossero eletti dai consoli, e che a questi fossero affidati anche altri uffici. E del resto, avendo in poter loro i bastioni e le porte, si poteva dire che la città era nelle loro mani.
- Sì, – ribattevano gli altri – ma il potere è ancora del Vicerè, la signoria non è con noi, il Castello è occupato dagli spagnoli e così anche il forte del Molo nuovo.
- Noi abbiamo dalla nostra parte, il principe di Geraci, e il Castello ce lo prenderemo.
S’illudevano che quel principe, borioso della sua nobiltà, che una favola eroica faceva discendere dai re normanni, e avido nel tempo stesso di popolarità, per primeggiare sopra gli altri signori, fosse veramente partigiano del popolo; e molti occhi di sognatori si volgevano a lui come al futuro re della Sicilia indipendente...


Luigi Natoli: Fra Diego La Matina. Romanzo storico siciliano. 
Pagine 536 - Prezzo di copertina € 22,00
L'opera è la trascrizione del romanzo originale senza censure pubblicato in dispense dalla casa editrice La Gutemberg nel 1924.
Copertina di Niccolò Pizzorno
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria a Palermo presso: La Feltrinelli libri e musica (via Cavour), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60)
Disponibile in ebook su tutti gli store online. 

Luigi Natoli: Al Senato pare che vogliano ridurre il peso del pane... Tratto da: Fra Diego La Matina. Romanzo storico siciliano

 
Entrò in questa un artigiano: che scambiò un saluto con Mariano, e diede uno sguardo sospettoso a fra Diego.
- Un amico, – disse Mariano con gesto significativo del capo.
Fra Diego alzò il capo, e fece un oh! di sorpresa. Riconobbe l’artigiano, che il giorno del suo arrivo gli aveva parlato con sdegno a proposito della raccolta del pane. Anche l’artigiano lo riconobbe:
- Guarda! è Vossignoria?
- Vi conoscete? – domandò Mariano stupito.
- Ci siamo veduti qualche giorno addietro, e pare che la pensiamo a un modo tutti e due.
- Questo – disse allora Mariano Rubiano a fra Diego, indicando l’artigiano, – è maestro Giuseppe d’Alesi, di Polizzi, fa il battiloro, ma sa di lettera ed è stato fuori regno, perché ha anche militato.
E dopo questa presentazione, domandò all’Alesi: 
- Ebbene? che notizie ci portate?
- Cattive. Al Senato pare che vogliano ridurre il peso del pane di due once.
- Ridurre il peso del pane? Ma benone!
- Dicono che frumento ce n’è appena per qualche mese: e se non si fa economia, non si giunge a tirare fino al prossimo raccolto...
- Non c’è frumento? – gridarono in coro il soldato e il fratello di Vincenzo – Non c’è frumento? Dite piuttosto che il Pretore e i signori lo nascondono, per venderlo più caro! Sono essi che vogliono affamare la povera gente!
- Se abbiano del frumento nascosto, io non lo so; – disse l’Alesi: – ma certamente a loro se il pane pesa due once di meno, non importa: non vivono di solo pane: hanno carne, pollame, pesce, latticini. Hai voglia di saziarti! Ma la povera gente non ha altro che pane e qualche minestra. E sentirà essa sola la penuria e la fame!... Sempre così, e dappertutto così. È quella che paga per tutti. Ma Dio non voglia che infine questo cane bastonato non si rivolti contro la mano che lo percuote!
Vi fu un istante di grave silenzio; quella notizia suscitava preoccupazioni e sdegni, perché era veramente una minaccia pel popolo minuto. Non era una cosa nuova; altre volte il Senato era stato costretto a ricorrere a questo espediente; e, quell’anno, già era stato ventilato, ma non se n’era fatto nulla per timore di disordini.
Da tempi remotissimi si usava, e usa ancora, a Palermo e quasi in tutta l’isola di fare il pane in forme di un peso determinato; l’unità del quale era il “rotolo” di dodici onze, equivalente a ottocento grammi. I maestri di piazza sorvegliavano perché i fornai non frodassero sul peso. Il prezzo del pane era stabilito dalle mete o calmieri. Ora la riduzione del peso equivaleva in fondo a una specie di razionamento, del quale era veramente il popolo che risentiva il danno. Si capisce quindi perché tutte le volte che il Senato ricorreva a questo mezzo, suscitasse tumulti, che lo costringevano ad affrontare grandi spese.
Giacchè per assicurare il pane, il Senato ogni anno faceva grandi provviste di frumento, che cedeva poi ai forni al prezzo di meta; ma spesso avveniva, e sempre nei periodi di scarsezza, che o per la penuria dei grani, o per l’ingordigia degli incettatori e fra essi i feudatari produttori di granaglie, il prezzo di queste superasse quello della meta; e il Comune era costretto a sborsare somme ingenti per l’acquisto, senza però potersi rivalere nel rivendere, perché ciò avrebbe naturalmente aumentato il prezzo del pane e provocato ribellioni. Ne conseguiva, che, comperando a un prezzo maggiore, e rivendendo a un prezzo minore, l’erario cittadino corresse a inevitabile disastro. La riduzione del peso, oltre a prolungare la durata dei grani, serviva a equilibrare le perdite dell’erario comunale. 
Ma il popolo non capiva queste ragioni economiche: da qualche caso di ingordigia, generalizzava e attribuiva i provvedimenti a ladrerie degli amministratori. 
Il soldato riprese: 
- Lo troveremo noi il frumento. Io so chi lo nasconde...
- Farete una sommossa? – disse l’Alesi – E poi? per uno, due giorni avrete pane di peso: poi sarete impiccati, e le cose torneranno come prima. Ci vuol altro...
(Nella foto: ritratto di Giuseppe D'Alesi)



Luigi Natoli: Fra Diego La Matina. Romanzo storico siciliano. 
Pagine 536 - Prezzo di copertina € 22,00
L'opera è la trascrizione del romanzo originale senza censure pubblicato in dispense dalla casa editrice La Gutemberg nel 1924.
Copertina di Niccolò Pizzorno
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria a Palermo presso: La Feltrinelli libri e musica (via Cavour), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni 60)
Disponibile in ebook su tutti gli store online. 

venerdì 6 ottobre 2023

Luigi Natoli: Ritorno al passato. Tratto da: Calvello il bastardo. Romanzo storico siciliano

Rimasta sola, la duchessa stese le braccia al cielo con un gesto disperato e deprecativo. Poi si mise a passeggiar per la stanza, pensando a quel passato così lontano, che l’evocazione di quella donna le faceva apparire recentissimo, abolendo quasi tutti gli avvenimenti della sua vita in quei ventisei anni.
Ella rivide quella cameretta povera e nuda, l’ampio letto, duro per le carni abituate alle mollezze, dove soffrì, per l’unica volta in vita sua, i dolori della maternità, senza gustarne le gioie, anzi sopprimendole, volontariamente. Non aveva provato nessun dolore nel separarsi da una creatura, la cui apparizione l’aveva fatta rabbrividire di spavento e di vergogna. Come era venuta? E perchè? Ricordava. A diciassette anni l’avevano maritata al duca di Falconara, che ne aveva trentotto: un bell’uomo, freddo, rigido. Dopo due anni di matrimonio infecondo era stato chiamato in corte e poi in missione all’estero. Ella si era chiusa nel palazzo, aspettando il ritorno del marito, pudica e fedele come Penelope; sorvegliata per altro dalla vecchia suocera. 
Ma erano così fredde le ampie sale del Palazzo Falconara! Erano così vuote le giornate, e così desolanti le notti nel letto vasto e deserto, dove i suoi sensi avevane intraveduto un mondo nuovo, ed era germogliata una fioritura di desideri consapevoli! La vecchia suocera non la lasciava mai sola, ma le faceva pesare la compagnia con interminabili prediche morali sui doveri di una moglie, durante l’assenza del marito, e con le lamentazioni sui tempi corrotti, talchè ella per sottrarsi a quel supplizio desiderava giungesse presto la fredda e solitaria notte. Un bel mattino fu trovata la suocera nel letto morta di accidente avuto nella notte. Se ne fecero funerali sontuosi, e un corriere fu spedito al duca per annunciargli la disgrazia. 
Passati nove giorni di lutto stretto rigoroso, ella, per tutelar meglio la sua reputazione se ne andò nella casa paterna... E lì... Ricordava l’incontro con l’uomo fatale, sette mesi dopo. Il duca non ritornava; quell’uomo era giovane, bello, elegante, valoroso e appassionato... Come avvenne? Non sapeva; fu una specie di ubbriachezza; ma certo, una notte, le sue mani tremanti apersero, senza far rumore, le vetrate del balcone che dava sul giardino; e accolse quell’uomo; e... e così anche le altre notti!...
Poi un bel giorno improvvisamente trasalì; aveva sentito dentro di sé agitarsi qualcosa... Ah quale spavento! quale odio fu quel piccolo essere germogliato in silenzio, che veniva a un tratto ad avvelenare la sua felicità! Quali tentativi per spegnere quella nuova vita accusatrice!... Indarno. Trionfava. Venne il tempo in cui non potè celare le sue condizioni. Allora si confidò alla madre. Qual colpo per la povera donna!... Bisognava nascondere agli occhi di tutti l’orribile colpa. La ricondussero nel suo palazzo, relegandola in una camera, dando a credere che fosse ammalata. Poi, perchè ogni cosa rimanesse nel mistero, si avvisarono di mandarla nei suoi stati, col pretesto di mutar aria; in realtà per far disparire ogni traccia...
Oh! come tutto pareva alla sua memoria vivo e recente!...


Luigi Natoli: Calvello il bastardo – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo di fine Settecento e inizi Ottocento, quando la Rivoluzione Francese porta in tutta Europa le prime idee di libertà dei popoli e nascono le prime Logge. Il protagonista Corrado Calvello è affiancato dal patriota e giureconsulto Francesco Paolo Di Blasi. L’opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg nel 1913.
Copertina di Niccolò Pizzorno 
Pagine 880 – Prezzo di copertina € 25,00
Tutti i volumi della Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli sono disponibili al sito ibuonicuginieditori.it
È possibile ordinare alla mail ibuonicugini@libero.it, al cell. 3457416697 o inviando un messaggio whatsapp al 3894697296. Consegna a mezzo corriere in tutta Italia
Disponibili su Amazon Prime o al venditore I Buoni Cugini, su Ibs, e in tutti gli store online.
Disponibili a Palermo presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour 133), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Nuova Ipsa (Via dei Leoni 71), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi n. 15), Libreria Modusvivendi (Via Q. Sella n. 15) Libreria Nike (Via Marchese Ugo 76/78)

Luigi Natoli: Francesco Paolo Di Blasi, figura storica del romanzo Calvello il Bastardo.

Accanto a Corrado Calvello vive la figura storica di Francesco Paolo Di Blasi, giureconsulto palermitano e, come lo definisce Natoli, insieme a La Villa, Palumbo e Tenaglia
 “primi martiri della libertà, iniziarono in Sicilia la lunga serie di cospirazioni e rivolte che dovevano abbattere la signoria borbonica e mostrarono come si muore per un’idea”.
Di Francesco Paolo di Blasi, del suo coraggio e  delle sue ideologie liberali e rivoluzionarie, emerge un profilo chiaro da vari passi del romanzo
Il Di Blasi, sebbene fossero noti i suoi sentimenti liberali, non era ritenuto così sospetto. Forse l’amicizia che aveva per lui il Vicerè e l’avere per servizio del governo curato una raccolta di leggi e prammatiche, allontanavano da lui i sospetti, ma gli amici sapevano quali discorsi arrischiati egli facesse, nei quali c’era un sentore lontano di rivoluzione. Qualcuno poi sussurrava che forse il Di Blasi era libero muratore. La massoneria cominciava allora ad essere considerata come nemica della religione e della monarchia non solo per la sua segretezza e per qualche leggenda di giuramenti orrendi e mostruosi che le si attribuivano, ma anche perché le si ascriveva una parte preponderante nella rivoluzione francese. Don Pippo ignorava che il Di Blasi, forse, aveva messo una pulce di massoneria nell’orecchio del Meli, fornendogli anche una nota di libri che ne trattavano di proposito
“Fra le accademie protette da lui aveva dato ombra quella fondata da Don Francesco Paolo Di Blasi, le cui finalità occulte avevano a poco a poco allontanato le anime paurose di ogni novità. Un discorso del Di Blasi, recitato molti anni innanzi, sulla Ineguaglianza degli uomini, imbevuto delle dottrine del Rousseau, faceva considerare il valoroso giureconsulto come uno dei sospetti, nonostante che, in servizio della monarchia e del Vicerè, avesse compilato con dottrina la Raccolta delle prammatiche del Regno di Sicilia. Un suo trattato sulla legislazione criminale, ispirato a dottrine liberali e secondo un nuovo criterio della dignità umana, aveva riconfermato il sospetto che egli tendesse un po’ alle dottrine rivoluzionarie”
Egli aveva creato una Loggia massonica per la divulgazione delle sue idee di eguaglianza e libertà 
“Don Francesco scrisse due o tre biglietti e li spedì ai suoi conoscenti. Convocava la Loggia. Grazie ad una ingegnosa organizzazione, l’invito poteva precedere di qualche ora l’adunanza. Il Venerabile avvertiva con una parola convenzionale l’oratore, il segretario e il tesoriere; il segretario passava l’avviso a due sorveglianti; questi alla loro volta correvano ad avvisare i tre o quattro maestri che avevano i gradi più alti, i quali si incaricavano di convocare gli altri maestri a loro noti e ognuno di essi, subito, l’iniziato, compagno o apprendista che fosse, da lui introdotto. In una o due ore i fratelli erano così invitati” 
  Di cui fanno parte una buona fetta di cittadini sia palermitani che dei paesi vicini
“Il lavorìo della Loggia s’era fatto più attivo, sebbene più guardingo. Fuori di essa, ma concertata e diretta dai maggiorenti della setta segreta, si era stretta una cospirazione, nella quale entravano artigiani, capi d’arte, militare, qualche signore e molti professionisti. Si era anche estesa fuori di città in alcune terre dei dintorni, dalle quali si promettevano aiuti di uomini e d’armi al momento del bisogno. Anima di tutto quel movimento era don Francesco Paolo di Blasi”


Luigi Natoli: Calvello il bastardo – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo di fine Settecento e inizi Ottocento, quando la Rivoluzione Francese porta in tutta Europa le prime idee di libertà dei popoli e nascono le prime Logge. Il protagonista Corrado Calvello è affiancato dal patriota e giureconsulto Francesco Paolo Di Blasi. L’opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg nel 1913.
Copertina di Niccolò Pizzorno 
Pagine 880 – Prezzo di copertina € 25,00
Tutti i volumi della Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli sono disponibili al sito ibuonicuginieditori.it
È possibile ordinare alla mail ibuonicugini@libero.it, al cell. 3457416697 o inviando un messaggio whatsapp al 3894697296. Consegna a mezzo corriere in tutta Italia
Disponibili su Amazon Prime o al venditore I Buoni Cugini, su Ibs, e in tutti gli store online.
Disponibili a Palermo presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour 133), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Nuova Ipsa (Via dei Leoni 71), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi n. 15), Libreria Modusvivendi (Via Q. Sella n. 15) Libreria Nike (Via Marchese Ugo 76/78)

Luigi Natoli: Scudo d'argento, con sbarra traversata all'angolo e squadra nera col vertice sopra... Tratto da: Calvello il bastardo. Romanzo storico siciliano

La sventura era piombata improvvisa, terribile, misteriosa. Di là la sua mamma morta, di qua quel cofano e quella borsa dei quali non osava indagare il segreto. Aperse il cofano, per deporvi la borsetta stemmata; ma le sue mani toccarono un piccolo piego. Tremando, lo trasse, e lo spiegò: erano due foglioline di carta ingiallita dal tempo. Qualcosa, come il fremito di un sospetto, gli passò per la mente.Lesse. Il primo diceva: “1766 addì 4 di questo mese di giugno, è morta e fue sepelita in questa madre eclesia Marina figlia picciola di m. sei, di Leonardo Sunzeri e di Dorotea Maravigna jugales”.
Una bambina! Aveva dunque avuta una sorella? Uno stupore profondo si dipinse sul suo volto. Una sorella? E quel Leonardo Sunzeri, appariva il marito di sua madre; invece dello scrivano Maurici? Svolse la seconda carta e lesse: “1766 addì di questo marzo fu baptizzato in questa madre chiesa thermitana un figliolu, cui nomen Corradus, ignorontum parentium, e il compare fu d. Leonardo Sunzeri e la domare d. Dorotea sua leggittima mogle”.
Il foglio gli cadde dalle mani! Ignoti? Egli era figlio di ignoti? E colei che egli aveva adorato come una madre, non era dunque la mamma sua? E l’aveva amato così? Egli era stato un estraneo in quella casa, della quale pur era il vero e unico signore, circondato di cure, di affetti, di tutte le finezze, di cui quella povera donna era stata capace! E mai, mai il mistero della sua nascita oscura era trapelato; mai una parola, un’allusione, avevano tradito quella donna. E chi era dunque quello scrivano passato come un’ombra attraverso la sua prima infanzia se il marito di colei che aveva amato e piangeva come una madre si chiamava Sunzeri? Stupefatto, stretto da un’ambascia ansiosa, col cervello sconvolto da quell’inattesa rivelazione si sentì come perduto in un mare tenebroso. Cominciò a interrogare i suoi più lontani ricordi tormentando la sua memoria per trovare un qualche lampo, torturandosi per trovare un legame in tutte quelle scoperte, che gli tumultuavano nel cervello. Gli pareva di impazzire. Si alzò, aprì l’uscio, guardò la morta, seduta sul seggiolone, immobile, impenetrabile, fra le torce accese. Ah la buona e santa donna, che lo aveva sottratto all’abbandono! Ella era discesa nella tomba col suo segreto, quando appunto stava per rivelarglielo. Sentì gli occhi empirsi di lagrime. Poi a un tratto rabbrividì. Gli tornarono alla mente le parole del frate: “avvelenata” e poi le altre “tuo padre” e quella borsa, unico raggio di luce in tanta oscurità; ma qual luce!... E se quella morte fosse stata una vendetta?... o una soppressione? E la morta gli apparve improvvisamente come una martire...
Scudo d'argento, con sbarra traversata all'angolo e squadra nera col vertice sopra... È 1'arme dei Calvello....
- Dei Calvello?
- Nobiltà di prim'ordine. Andrea Calvello coronò re Ruggero II, da allora in poi i Calvello acquistarono il diritto di portar sul cuscino la corona regale nelle solennità delle coronazioni. Non lo sapete?
- Calvello !... – ripetè Corrado sbalordito.
- Sono duchi di Melia e baroni dell'Arenella. Oggi rappresenta la casa don Goffredo Calvello e Eschero, che ha per moglie donna Laura Castello e Giglio. Il loro palazzo è alla Gancia... Un gran signore. Don Antonio, suo primogenito e futuro erede, sposò donna Rosa Caracciolo di Napoli...
Ma Corrado non udiva; dentro di sè ripeteva quel nome con uno sgomento del quale non sapeva darsi ragione...


Luigi Natoli: Calvello il bastardo – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo di fine Settecento e inizi Ottocento, quando la Rivoluzione Francese porta in tutta Europa le prime idee di libertà dei popoli e nascono le prime Logge. Il protagonista Corrado Calvello è affiancato dal patriota e giureconsulto Francesco Paolo Di Blasi. L’opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg nel 1913.
Copertina di Niccolò Pizzorno 
Pagine 880 – Prezzo di copertina € 25,00
Tutti i volumi della Collana dedicata alle opere di Luigi Natoli sono disponibili al sito ibuonicuginieditori.it
È possibile ordinare alla mail ibuonicugini@libero.it, al cell. 3457416697 o inviando un messaggio whatsapp al 3894697296. Consegna a mezzo corriere in tutta Italia
Disponibili su Amazon Prime o al venditore I Buoni Cugini, su Ibs, e in tutti gli store online.
Disponibili a Palermo presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour 133), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Nuova Ipsa (Via dei Leoni 71), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi n. 15), Libreria Modusvivendi (Via Q. Sella n. 15) Libreria Nike (Via Marchese Ugo 76/78)