lunedì 8 febbraio 2021

Luigi Natoli: Il tradimento di messer Corrado Capece. Tratto da: Il Vespro siciliano. Romanzo storico ambientato nella Sicilia del 1282

Messer Giorgio di Bissano, aveva desiderato e sollecitato invano il comando di una schiera di duecento uomini; che gli Anziani non avevano voluto affidargli, perchè una volta egli, spinto dalla sua presunzione, aveva portato al macello una squadra di cittadini, senza nessun pro.
I successi di messer Raone, che era arrivato fino ad oltrepassare le linee dei nemici, e giungere a Centorbi, ove si era fortificato messer Corrado Capece, avevano destato nell’animo di messer Giorgio un sordo livore, non soltanto contro messer Raone de Albellis, ma anche contro la città.
L’assedio andava intanto per le lunghe: lettere del re Carlo rimproveravano aspramente Guglielmo l’Estendart della sua inerzia, imponendogli di sbrigarsi; e ordinandogli che se la città fosse presa per forza d’armi, tutti gli abitanti fossero passati senza pietà a fil di spada.
Sire Guglielmo strinse di più l’assedio, distrusse le campagne intorno, impedì che giungessero anche celatamente viveri, ma la città armò un galeone per rifornirsi dal lato del mare. Ne fu dato il comando a messer Raone, che catturò tre barche regie piene di vettovaglie, e rifornì gli assediati.
Questo nuovo successo del valoroso cittadino parve l’ultima goccia che fa traboccare il vaso. Messer Giorgio giurò a se stesso di perdere l’odiato e fortunato rivale.
Erano gli ultimi dell’anno 1269: la città deliberò uno sforzo supremo, per liberarsi dall’assedio: messer Raone ebbe l’incarico di rompere con trecento fanti e sessanta cavalli nel campo nemico, all’improvviso, sul prima albeggiare del giorno dopo; intanto che le altre milizie, uscendo dalle postierle, e girando ai fianchi del nemico, intento a difendersi, avrebbero compiuto la strage.
Messer Giorgio approvò con vivo calore il disegno: e ottenne l’incarico di tenere una postierla. Un diabolico sorriso gli illuminò il volto; e fu creduta soddisfazione della vanità di comandar nuova impresa. Egli se ne andò su le mura, e sedutosi tra’ merli aspettò un poco, finchè fu raggiunto da altri cinque agostani.
Messer Giorgio gli porse un foglietto ripiegato, sul quale aveva scritto qualche motto. Il balestriere lo attorcigliò alla cocca del quadrello, legandovelo stretto, e appostatosi fra i merli, fece scattar la molla. Il dardo partì. Tutti e sei lo seguirono attentamente, lo videro percorrere la sua curva, e cadere sopra la torre di legno, che i francesi avevano piantato poco lontano dalle mura, per bersagliar la città con gli argani e coi mangani. Qualcuno lo raccattò, ne tolse il foglietto, scese dalla torre, e corse al padiglione di messer Guglielmo.
- È fatta, – disse messer Giorgio.
Un’idea infernale era nata nel suo spirito perverso, da un pezzo. Fingendosi amareggiato e scoraggiato dal volgere dello assedio, un giorno, sospirando, aveva detto:
- È una pazzia! come vuole il Comune sostenere l’assedio? Re Carlo è potente; la ribellione è domata, noi siamo soli. Un dì o l’altro saremo presi per fame o per assalto, e allora la vendetta del re cadrà sopra di noi... e che vendetta!
Con questi discorsi, quei tre si strinsero, fecero patto, cospirarono. Trovarono tre altri compagni. Una notte, due di essi erano a guardia di una postierla: si accordarono; e un di loro uscì non visto, discese nei fossi, corse al campo nemico. Preso dalle guardie e minacciato di morte, chiese di esser condotto dal capitano, cui aveva grandi cose da rivelare.
Messer Guglielmo l’Estendart dormiva; ma svegliato, accolse con diffidenza il traditore:
- Tu sei uno spione, e ti farò impiccare.
- Messere, non sono uno spione; ve ne fo sacramento. Ascoltatemi.
Gli rivelò ogni cosa: gli promise la città. Messer Giorgio avrebbe indicato il giorno opportuno: gli desser fede e avrebbero veduto quel che intendevano fare per la gloria del re.
Fu fermato così l’orrendo mercato.
Da quel giorno in poi gli sforzi dei Francesi, i tentativi di assalto della città s’allentarono. Furon creduti effetto delle forze scemate; e la facile credenza suggerì alla città il consiglio di approfittarne per liberarsi con un colpo ardito.
Il giorno passò negli apparecchi; ma la notte, per ristorar le forze, fu dato riposo a tutti, salvo le guardie poste alle torri e alle porte.
La notte era tenebrosa. Un vento furioso veniva dal mare; e lo scroscio delle onde, che rompevano furibonde nelle scogliere, empiva l’aria e copriva ogni altro rumore.
A poco a poco, strisciando per terra, senza fare alcuno strepito, come fantasmi, nella cupa notte, i soldati di Francia si calarono nei fossi, radunandosi dinanzi a la postierla custodita da messer Giorgio.
Messer Giorgio aprì la porta ferrata, aprì la saracinesca. La postierla dava in una specie di corridoio coperto, che conduceva in una piazzetta della città, dinanzi al mastio. I soldati di Francia vi si accumulavano. Quando furon oltre una cinquantina si gittarono improvvisamente sopra i sei traditori, li imbavagliarono, li legarono, li tennero prigionieri.
Allora irruppero nella piazzetta, al grido:
- Montjoie! Montjoie!
Era il grido di guerra angioino.
Gli altri Francesi che stavano nei fossi e nei dintorni accorsero, entrarono anch’essi nella postierla, invasero la piazza. Subitamente delle fiaccole furono accese, e ripetendo quel grido le schiere montarono sulle mura, sulle torri, uccidendo le guardie, che, sorprese dall’impreveduto e inesplicabile assalto, e incapaci a difendersi, chiamavano alle armi. Un solo soldato potè correre alle campane e dare a storno.
Le grida, il suono destavan di soprassalto: nessuno sapeva quel che fosse accaduto; sgomenti, stupiti, correvano alle finestre; qualcuno prendeva semivestito le armi; ma prima che potessero ordinarsi in difesa, la città era in mano dei Francesi, ebbri di quella vittoria che non costava loro un uomo nè uno sforzo.
Cominciò l’opera orrenda.
Allo squassar delle torce, delle quali il vento torceva e soffocava le fiamme, quelle torme avide di sangue e di stragi, armate di spade, scuri, picche, si lanciavano all’assalto delle case, al grido di guerra: Montjoie! Montjoie! Abbattevano le porte, salivano nelle stanze, ferivano, uccidevano ciecamente e pazzamente.
Sorpresi, seminudi, sparsi per le case, gli agostani, non rendendosi ancora conto come il nemico fosse entrato, presi da terrore, non combattevano, non fuggivano; il ferro nemico coglievali nello stupore, inermi e smarriti.
- La città è presa! la città è presa!...



Luigi Natoli: Il Vespro siciliano – Romanzo storico ambientato nella Palermo del 1282, al tempo di una delle più famose rivoluzioni della Storia di Sicilia.
L'edizione, interamente restaurata a iniziare dallo stesso titolo, è la fedele trascrizione del romanzo originale, pubblicato in dispense dalla casa editrice La Gutemberg nel 1915. 
Pagine 945 – Prezzo di copertina € 25,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito ibuonicuginieditori.it
Disponibile su Amazon, Ibs e tutti i siti vendita online.
In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour 133) Libreria Modusvivendi (Via Q. Sella n. 15), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi n. 15)

Luigi Natoli: La resistenza di Agosta alla dominazione angioina. Tratto da: Il Vespro siciliano. Romanzo storico ambientato nella Sicilia del 1282

 
Ultima ribelle e pugnace rimaneva ancora Agosta.
Agosta, sebbene ripetesse antiche origini, era città recentemente rifabbricata sopra un promontorio da Federico imperatore, che vi trasportò i cittadini di Centorbi. Un forte Castello la difendeva dalla parte di terra; dal mare torri e mura sul vasto e profondo porto naturale.
Quattro grandi strade da oriente a occidente, e altrettanto da mezzodì a tramontana, tagliavano la nuova città, che traeva dalle vicine campagne e dalle saline la sua ricchezza.
Ribellatasi fra le prime, essa alla caduta di Corradino non aveva deposto lo stendardo della ribellione: mille cittadini e duecento cavalieri toscani ghibellini, che vi si eran ridotti, la difendevano valorosamente. 
Carlo d’Angiò diede ordine a Guglielmo d’Estendart di espugnarla a ogni costo; temendo che, forte di quel propugnacolo, la ribellione potesse riestendersi nella Sicilia mal secura.
L’Estendart mosse con le sue schiere selvagge sopra la città, che, scavati fossi, rinforzate le mura, approvvigionata, respinse i primi assalti. L’Angioino dovette abbandonare l’idea di prenderla d’assalto, per non veder decimate le sue milizie; e vi pose l’assedio, sperando vincerla per fame.
Messer Raone de Albellis, cittadino di Palermo, era fra’ difensori di Agosta; e non a caso. 
Era stato fra i primi nel ‘54 a gridare libertà e buono stato in Palermo, grido che significava in quei tempi la costituzione del comune a reggimento repubblicano; aveva difeso la libertà contro messer Federigo Lancia e messer Corrado Capece; ed aveva preferito il bando piuttosto che riconoscere e prestar fedeltà a Manfredi.
Dopo la caduta della casa sveva, a Benevento, invasa la Sicilia dalle milizie di Carlo d’Angiò, egli era ritornato: credendo che il nuovo re, come protetto dalla Chiesa, e per aver promesso di richiamare in vigore le consuetudini e le leggi di Guglielmo il Buono, avesse garantito la felicità e la libertà della Sicilia.
Ma ebbe a disingannarsi subito. S’accorse ben presto che il nuovo regime sottoponeva l’isola a una più fiera servitù; e che il dominio di casa sveva, con tutte le sue asprezze, valeva più di quello della casa d’Angiò: e allora, impenitente cospiratore, si gittò a capo fitto nella ribellione, correndo nelle schiere di messer Arrigo Ventimiglia, conte di Geraci, uno dei capi della rivolta.
Dopo lo scontro di Castronovo, ritirandosi dinanzi ai progressi di messer Guglielmo d’Estendart, messer Raone corse ad Agosta, coi cavalieri toscani che seguivan le armi ghibelline.
Messer Raone non era solo. Aveva un figliuolo, che allora, nel 1269, contava quattordici anni circa. Era tutta la sua famiglia. La moglie, madonna Allegranza, era morta in Sicilia durante l’esilio di lui, e il figliuoletto era stato raccolto e tenuto da amici, finchè, tornato il padre dall’esilio, non gli fu restituito. Da allora il giovinetto non aveva più lasciato il padre, e lo aveva seguito nelle vicende della lotta. Ora si chiudeva con lui in Agosta.
Sebbene giovanetto, Giordano de Albellis voleva seguire le sorti della guerra. Montava già a cavallo da provetto, e sapeva trar d’arco e maneggiare lancia e spada. Con una piccola corazza e un elmetto di quelli che si chiamavan barbute, la lancia in pugno, accompagnava il padre o sulle mura del castello o nelle frequenti sortite che gli assediati facevano, con grave danno dei Francesi.
Messer Raone era piuttosto taciturno, sobrio di gesto, forse anche duro; ma di un coraggio che rasentava l’audacia, e di una freddezza dinanzi ai pericoli, che spesso lo salvava dagli impicci. Tra gli Agostani e i cavalieri ghibellini aveva fama di valoroso; ed a poco a poco, per virtù delle cose, era divenuto un condottiero. Nè dell’acquistato comando gli Agostani si pentirono. Erano sicuri di essere da lui guidati alla vittoria..
V’era però chi si rodeva dall’invidia...



Luigi Natoli: Il Vespro sicilianoRomanzo storico ambientato nella Palermo del 1282, al tempo di una delle più famose rivoluzioni della Storia di Sicilia.
L'edizione, interamente restaurata a iniziare dallo stesso titolo, è la fedele trascrizione del romanzo originale, pubblicato in dispense dalla casa editrice La Gutemberg nel 1915. 
Pagine 945 – Prezzo di copertina € 25,00
Copertina di Niccolò Pizzorno
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito ibuonicuginieditori.it
Disponibile su Amazon, Ibs e tutti i siti vendita online.
In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour 133) Libreria Modusvivendi (Via Q. Sella n. 15), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi n. 15)

venerdì 29 gennaio 2021

Le opere di Luigi Natoli edite I Buoni Cugini editori: I romanzi storici


Gli Schiavi – Romanzo storico ambientato nella Sicilia del 103 a.c. al tempo della Seconda Guerra Servile. L’opera è ricostruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato con la casa editrice Sonzogno nel 1936. Le note aggiuntive dell’editore sono poste allo scopo di far capire maggiormente al lettore il grande lavoro di ricostruzione del periodo storico del romanzo svolto dall’autore.

Pagine 387 – Prezzo di copertina € 22,00

 


Il Paggio della regina Bianca – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1401, quando è appena tramontata la grande epoca chiaramontana. L’opera è ricostruita e trascritta dal romanzo originale pubblicato della casa editrice La Gutemberg nel 1921.

È la presunta storia di Giovannello Chiaramonte, figlio di Andrea, che cerca di risollevare la gloria del suo casato contro il gran giustiziere Bernardo Cabrera, il re Martino e la regina Bianca di Navarra.

Pagine 702 – Prezzo di copertina € 22,00

 

Fioravante e Rizzeri – Romanzo ambientato nella Palermo del 1920 ricostruito e trascritto dalle puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1936, con premessa dell’autore tratta da un articolo dello stesso Giornale pubblicato il 16 dicembre 1936. È ispirato alle storie di Buovo D’Antona e dell’opera dei pupi, nello specifico del re Fioravante e del suo scudiero Rizzeri, alle avventure di Fioravante, e lo riproduce attraverso un oprante, don Calcedonio; e l'antico si intreccia con il moderno; e le avventure della giovane figlia Lillì fanno contrasto con quelle di Drusolina, e quell'onesto puparo sembra foggiato con l'anima dei suoi pupi.

Pagine 308 – Prezzo di copertina € 19,00

 


Ferrazzano – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1700, quando l’opera comica si teneva al teatro Bellini. L’opera è ricostruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1932. Protagonista è Ferrazzano, comico del ‘700 e maschera del teatro siciliano sullo sfondo di arditi intrecci di dame, principi e cavalier serventi.

Prefazione di Rosario Palazzolo.

Pagine 342 – Prezzo di copertina € 19,00

 


Il capitan Terrore – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1560, al tempo del vicerè Medinaceli. L’opera è ricostruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1938.

Pagine 481 – Prezzo di copertina € 21,00

 




Alla guerra!Opera inedita. Romanzo storico ambientato nella Francia del 1914, all’inizio della Prima Guerra Mondiale. L’opera, mai pubblicata in libro, è la costruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato unicamente a puntate, in appendice al Giornale di Sicilia, nel 1914. Dopo cento anni riprende vita in unico volume ad opera de I Buoni Cugini editori.

Pagine 954 – Prezzo di copertina € 31,00

 



SquarcialupoOpera inedita. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1517, quando Giovan Luca Squarcialupo, patriota, sognò e realizzò anche se per poco, un governo repubblicano. L’opera, mai pubblicata in libro, è costruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1924.

Pagine 684 – prezzo di copertina € 24,00

 



Gli ultimi saraceniOpera inedita. Romanzo storico siciliano ambientato a Palermo al tempo di Guglielmo I e di Matteo Bonello. L’opera, mai pubblicata in libro, è la trascrizione fedele dell’opera originale pubblicata a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1911.

Il volume include da una ancor più rara ode a Willelmo I composta dall'autore nell'aprile del 1881.

Pagine 719 – Prezzo di copertina € 25,00

 


L’abate Meli – Il volume raccoglie totalmente quanto Luigi Natoli scrisse sull'Abate Meli, ovvero: il romanzo storico L’Abate Meli, costruito e trascritto dal romanzo pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 19 settembre 1929, la trascrizione dell'opera "Giovanni Meli. Studio critico" pubblicato dalla tipografia del giornale "Il tempo" diretta da Pietro Montaina del 1883 e una raccolta di poesie di Giovanni Meli tratte da Musa Siciliana pubblicato dalla casa editrice Caddeo nel 1922; tutte le poesie sono corredate di traduzione in italiano a fronte a cura di Francesco Zaffuto.

Prezzo di copertina € 25,00

 


Latini e Catalani vol. 1 e 2 (Mastro Bertuchello e Il Tesoro dei Ventimiglia) – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1300, al tempo del regno d’Aragona, del conte di Geraci Francesco Ventimiglia e dei fratelli Damiano e Matteo Palizzi, sullo sfondo della guerra fratricida fra Latini e Catalani. I due volumi sono la trascrizione delle opere originali pubblicate con la casa editrice La Gutemberg rispettivamente negli anni 1925 e 1926.


Mastro Bertuchello – Pagine 575 – Prezzo di copertina € 22,00
Il Tesoro dei Ventimiglia – Pagine 525 – Prezzo di copertina € 22,00 



I Cavalieri della Stella o La caduta di Messina – Romanzo storico siciliano ambientato a Messina durante la rivoluzione e la carestia che colpì la città dal 1672 al 1679. L’opera, che vede al centro l’Accademia dei Cavalieri della Stella, è costruito e trascritto dal romanzo originale pubblicato a puntate, in appendice al Giornale di Sicilia nel 1908.

Pagine 947 – Prezzo di copertina € 26,00

 



I mille e un duelli del bel TorralbaOpera inedita. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo di fine ‘700, nei primi anni della dominazione borbonica. L’opera, mai pubblicata in libro, è stata costruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1926.

Pagine 456 – Prezzo di copertina € 24,00

 




Braccio di Ferro avventure di un carbonaro – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1820, al tempo della Rivoluzione e delle Vendite carbonare; il tutto vissuto attraverso le avventure del protagonista, Tullio Spada.

L’opera è trascritta dal romanzo originale, pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg nel 1930 ed è arricchito dai disegni di Niccolò Pizzorno.

Pagine 342 – Prezzo di copertina € 22,00

 



I morti tornano… - Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1837 devastata dal Cholera. L’opera è costruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1931, ed è arricchita dai disegni di Niccolò Pizzorno. Prefazione di Massimo Maugeri.

Pagine 363 – Prezzo di copertina € 22,00

 




Chi l’uccise? – “Giallo storico” ambientato nella Palermo del 1848, al tempo della Rivoluzione. L’opera è l’unica della collana trascritta dalla edizione Madonnina del 1951: non abbiamo trovato altre edizioni ed è troppo bella per non essere pubblicata. Arricchita dai disegni di Niccolò Pizzorno

Pagine 122 – Prezzo di copertina € 13,50.

 




Trilogia del Risorgimento: Il volume raccoglie i tre romanzi Braccio di Ferro avventure di un carbonaro, I morti tornano…, Chi l’uccise?

Pagine 880 – Prezzo di copertina € 24,00

 





Cagliostro e le sue avventure – Romanzo storico siciliano ambientato nel 1700. È la storia di Giuseppe Balsamo, alias Conte di Cagliostro, narrata dal protagonista come la lettura di un Diario.

L’opera è costruita e trascritta dal romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1914.

Pagine 881 – Prezzo di copertina € 25,00

 



Calvello il bastardo – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo di fine Settecento e inizi Ottocento, quando la Rivoluzione Francese porta in tutta Europa le prime idee di libertà dei popoli e nascono le prime Logge. Il protagonista Corrado Calvello è affiancato dal patriota e giureconsulto Francesco Paolo Di Blasi.

L’opera è la trascrizione del romanzo originale pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg nel 1913.

Pagine 880 – Prezzo di copertina € 25,00

 


La dama tragica – Romanzo storico siciliano ambientato a Palermo nel 1560, al tempo del vicerè Marco Antonio Colonna, di donna Eufrosina Corbera e della loro storia d’amore.

L’opera è la trascrizione del romanzo originale pubblicato dalla casa editrice La Gutemberg nel 1930.

Pagine 604 – Prezzo di copertina € 24,00

 



La vecchia dell’aceto – Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1700. La storia di Giovanna Bonanno, l’avvelenatrice passata alla storia come La vecchia dell’aceto.

L’opera è costruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1927.

Pagine 562 – Prezzo di copertina € 22,00

 


Il Vespro sicilianoRomanzo storico ambientato nella Palermo del 1282, al tempo di una delle più famose rivoluzioni della Storia di Sicilia.

Il volume, in una edizione interamente restaurata a iniziare dallo stesso titolo, è la fedele trascrizione del romanzo originale, pubblicato in dispense dalla casa editrice La Gutemberg nel 1915. Con la sua perizia di grande storiografo e narratore, l’autore ci consegna uno dei capolavori della letteratura popolare mondiale che nulla trascura di quel periodo storico come l’orrenda strage di Agosta, le trame politiche cospirative dei baroni siciliani, l’orgoglioso episodio di Gamma Zita a Catania, la valorosa resistenza della città di Messina al dominio francese degli Angiò. Il romanzo ricco di fatti e personaggi realmente accaduti o esistiti, ci regala l’indimenticabile eroe Giordano De Albellis, intollerante alle ingiustizie, innamorato della sua terra, della libertà e della sua bella Odette.

Pagine 945 – Prezzo di copertina € 25,00


I volumi sono la fedele riproduzione delle opere originali, ovvero quelle pubblicate dall'autore quando era ancora in vita. 
Autore delle copertine è Niccolò Pizzorno.
Tutti i volumi sono disponibili dal catalogo prodotti della casa editrice al sito ibuonicuginieditori.it (Spedizioni a mezzo corriere in tutta Italia; le copie si possono acquistare anche inviando una mail a ibuonicugini@libero.it o con messaggio whatsapp al 3894697296)
Disponibili su Amazon Prime, Ibs e tutti i siti vendita online. 
In libreria presso: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour 133), La Nuova Bancarella (di fronte La Feltrinelli), Libreria Sciuti (Via Sciuti n. 91/f), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi n. 15), Libreria Modusvivendi (Via Q. Sella n. 15), Enoteca Letteraria Prospero (Via Marche 8)
Per qualsiasi informazione: ibuonicugini@libero.it – Cell. 3457416697 – Whatsapp 3894697296

Luigi Natoli: Giordano de Albellis. Tratto da: Il Vespro siciliano.

 
Attraversarono due o tre sale, e si affacciarono alle finestre che davano sul piano del Cancelliere. Il piano allora era assai più vasto che non sia oggi. I continui rifacimenti e il successivo ingrandirsi del monastero con nuove fabbriche vi distrussero tutto l’antico; per cui nessuna traccia rimane della chiesetta ogivale eretta da Matteo de Ajello, e del grazioso chiostro del duecento; e il giardino, che allora aveva il muro di cinta sulla strada di Kes e sul piano, è rimasto sepolto tra le fabbriche posteriori.
Affacciatisi alle finestre, i nobili signori videro infatti nella piazza una gran folla, che stava però in rispettosa distanza dinanzi a tre cavalieri francesi; i quali, con le spade in pugno, non si capiva bene se ragionassero o contrastassero con un giovane del paese, che, sebbene volgesse le spalle al palazzo, al vestire pareva un gentiluomo. Accanto a lui era un vecchiotto, che con un pezzo di tela s’asciugava il sangue da una ferita sulla fronte.
Sebbene apparisse gentiluomo, il giovane non aveva spada, o altre armi. Un divieto del Giustiziere infatti proibiva a tutti i siciliani, di qualunque condizione, anche se cavalieri, di portar armi, con gravi pene pei trasgressori. Ma non ostante fosse senz’armi, quel giovane stava alteramente dinanzi alle tre spade.
Il sire de Flambeau, indicando i tre cavalieri, disse al Giustiziere:
- Guardate, quel di mezzo, con quell’aspetto di gigante, è Bertrand de Taxeville, l’altro alla sua destra è Ugo de Saint-Victor, il terzo non lo conosco... non sarà forse una lancia spezzata... Oh! ma che cos’è questo?...
La improvvisa esclamazione di stupore gli era strappata da un improvviso avvenimento, che aveva prodotto un mareggiamento e un gran vocìo nella folla.
Bertrand de Taxeville, a un tratto, gridando, si era avvicinato a quel giovane, e aveva alzato il pugno per percuoterlo col pomo della spada; ma quel giovane con una rapida mossa, scansato il pugno, aveva preso ai fianchi il gigantesco francese, e con un vigoroso colpo l’aveva piegato sulle ginocchia, e spinto per terra; e, profittando della caduta, gli aveva strappato la spada, e s’era messo in guardia.
Il colpo era stato così rapido, così inaspettato, che quando gli altri due cavalieri, riavutisi dallo stupore, si gittarono sopra il giovane, incontrarono la punta della spada formidabilmente distesa e minacciosa. 
La moltitudine, esaltata da quel gesto, empì la piazza di grida:
- Bravo! bravo!...
Ma il sire de Flambeau, dalla finestra, preso da un subito sdegno, cominciò a gridare: 
- Accoppatelo, perdio!
E il visconte di Saint-Remy, ardendo di collera per la tracotanza di quel giovane, alla sua volta strepitò:
- Le guardie! le guardie! perdio!... Arrestate quel paterino!
Bertrand de Taxeville, più inferocito che mai dalla vergogna d’essere stato abbattuto come un fanciullo, dava pugni tremendi ai più vicini, per cercar di raggiungere il giovane; ma questi non era così alto da poter essere scorto facilmente tra la massa dei fuggitivi, i quali, incalzati dalle guardie, premevano dinanzi alla imboccatura dei vicoli angusti, o cercavano di entrar nelle case, forzando le porte, che, a tanto tumulto, si chiudevano prestamente.
Il giovane era stato forse trascinato di proposito; egli per altro aveva capito bene che la sua audacia lo designava alla vendetta del Giustiziere; e che era inutile difendersi dalle guardie e dai tre cavalieri. 
Non c’era dunque altro scampo che nella fuga; e si era lasciato portar via, verso il vicolo che dalla chiesa del monastero conduceva al Cassaro.
In quel momento il chierico, temendo per la chiesa, stava per chiuderne la porta. A qualcuno lampeggiò un’idea. Dove meglio che nella chiesa poteva essere ricoverato il giovane? Le chiese e i luoghi sacri godevano l’immunità dell’asilo; e le guardie non avrebbero osato penetrarvi e violarlo.
- Gittatevi in chiesa!...
Le parole furono accompagnate dall’atto. Prima che il chierico giungesse a chiudere l’altro battente della porta, una dozzina di uomini, sospinta forse dall’ondeggiar della folla fuggente, urtò contro la porta. Qualcuno vi precipitò dentro, e spinse violentemente la porta e la sprangò.
- Perdio! – gridava intanto dalla finestra il sire di Flambeau che nel tumulto aveva perso di vista le sue lance e il giovane audace: – quel pezzo da capestro ci sfuggirà!... Ma che cosa fanno dunque le guardie?...
Le guardie menavan botte da orbo con l’asta delle picche, credendo di non dover far altro, che spazzare la folla dalla piazza; né vedendo o sapendo chi dovessero arrestare. I tre cavalieri, da canto loro, sdegnando di chiamar le guardie in loro soccorso, e anelando di vendicarsi con le loro mani, non davan loro nessuna indicazione; e, credendo che quel giovane si trovasse nel grosso dei fuggitivi, lo cercavano tra essi, e credendo di poterlo raggiungere, inseguivano e percotevano la folla, e aggiungevano maggior confusione e tumulto.
Passarono così dinanzi alla porta serrata della chiesa.
Il giovane balzato dentro la chiesa, con la spada in pugno, aveva tanto spaventato il chierico, che questi non aveva osato chiudergli la porta in faccia; e l’avrebbe lasciata aperta, se il giovane non si fosse affrettato a serrarla.
- Non aver paura! – gli disse questi – e piuttosto nascondimi in qualche parte fino a stanotte...
- Avete ammazzato qualcuno?... – domandò il chierico accora impaurito.
- Non ho ammazzato nessuno. Ho disarmato un cavaliere francese che stava accoppando un povero uomo...

Luigi Natoli: Il Vespro siciliano. Romanzo storico ambientato nella Palermo del 1282, al tempo della famosissima rivoluzione. 
Il volume, in una edizione interamente restaurata a iniziare dallo stesso titolo, è la fedele trascrizione del romanzo originale, pubblicato in dispense dalla casa editrice La Gutemberg nel 1915. Con la sua perizia di grande storiografo e narratore, l’autore ci consegna uno dei capolavori della letteratura popolare mondiale che nulla trascura di quel periodo storico come l’orrenda strage di Agosta, le trame politiche cospirative dei baroni siciliani, l’orgoglioso episodio di Gamma Zita a Catania, la valorosa resistenza della città di Messina al dominio francese degli Angiò. Il romanzo ricco di fatti e personaggi realmente accaduti o esistiti, ci regala l’indimenticabile eroe Giordano De Albellis, intollerante alle ingiustizie, innamorato della sua terra, della libertà e della sua bella Odette.
Pagine 945 – Prezzo di copertina € 25,00
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lunedì 25 gennaio 2021

Luigi Natoli: La vecchia dell'aceto presentata ai ragazzi delle scuole elementari e medie dall'editore Ivo Tiberio Ginevra (I Buoni Cugini editori)

La vecchia dell'aceto di Luigi Natoli, spiegata in poche parole ai bambini delle scuole elementari e medie. (Sono stato costretto a farlo, sotto ricatto del mio grande amico Paolo Siena).

Pubblicato da Ivo Tiberio Ginevra su Sabato 23 gennaio 2021

Luigi Natoli: L' odio di Matteo Palizzi per il popolo siciliano. Tratto da: Il tesoro dei Ventimiglia.


- Popolo! Dite una folla inconsapevole, mutabile, che si volta là dove la spinge il vento; che oggi ti segue, ti esalta, si fa uccidere per te; domani ti abbandona, ti vitupera, ti uccide. Non ve ne fidate... Non v’è che un mezzo di tenerlo soggetto e devoto: la paura. E la paura la incutono le armi. Circondatevi di milizie, di quelle che non conoscono la pietà, e tenetele come una minaccia sospesa sul popolo, e questo non si arrischierà mai di tentare qualche cosa contro di voi... E dategli pane; anzi fategli capire che voi solo potete dargli pane, perché non si allontani da voi. Il popolo è un cane: il cane non si mantiene sottomesso e fedele che con lo staffile e col pane. Ma non lo saziate: alimentategli la speranza di ottener di più, perché vi segua... Io ho errato: ho mostrato troppo dispregio e nel tempo stesso troppa debolezza. L’ho abbandonato a sé stesso. Non ne ho diffidato abbastanza. Domatelo senza che egli trovi ragione e mezzi per ribellarsi, ma diffidatene sempre, e abbiate sempre pronte le armi per rompergli le zanne...
Tacque un poco e riprese:
- Io l’odio questo popolo, che sparse il sangue dei miei figli; che saccheggiò, bruciò la mia casa; che mi cacciò come un lupo; che perseguitò i miei amici; e vorrei colpirlo con la mia vendetta... Ma mi serve. Deve essere lo strumento della mia rivincita. Io lo scaglierò addosso ai miei nemici, come una muta di cani sul cinghiale.
Parlando i suoi occhi si accendevano di fiamme d’odio che davano al suo volto una espressione feroce e spaventevole.
- Non ne ho dimenticato nessuno.
Nuovo silenzio. I due Chiaramonte lo guardavano, con ammirazione sommessa, come soggiogati da quella volontà imperiosa.
- Forse la peste ne avrà sottratto qualcuno, non dei maggiori, che salvo il duca Giovanni, sono ancora vivi; ma dei minori. Non vanno trascurati neppur questi: l’andare a caccia al lupo  non significa che si debba lasciar la donnola nel pollaio!...



Luigi Natoli: Il tesoro dei Ventimiglia è il secondo volume del romanzo Latini e Catalani (Mastro Bertuchello e Il Tesoro dei Ventimiglia), grande romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1300, al tempo del regno d’Aragona, del conte di Geraci Francesco Ventimiglia e dei fratelli Damiano e Matteo Palizzi, sullo sfondo della guerra fratricida fra Latini e Catalani. I due volumi sono la trascrizione delle opere originali pubblicate con la casa editrice La Gutemberg rispettivamente negli anni 1925 e 1926.
Mastro Bertuchello – Pagine 575 – Prezzo di copertina € 22,00
Il Tesoro dei Ventimiglia – Pagine 525 – Prezzo di copertina € 22,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (Spedizione in tutta Italia a mezzo corriere. Puoi ordinare inviando una mail a ibuonicugini@libero.it oppure un messaggio whatsapp al 3894697296)
On line su Amazon Prime e Ibs
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Libreria Modusvivendi,Via Quintino Sella 79 - Enoteca Letteraria Prospero, Via Marche n. 8 - La Libreria di La Vardera s.a.s., Via Nicolò Turrisi 15 - Libreria Sellerio, Viale Regina Elena 59/b (Mondello) - Libreria Sciuti, Via Sciuti n. 91/f, Libreria - Nuova Ipsa Editore, Via dei Leoni 71.

Luigi Natoli: Il ritorno di Pirruccio. Tratto da: Il tesoro dei Ventimiglia. (Latini e Catalani vol. 2)

 

Eran passati otto anni da quando aveva lasciato Palermo. Otto anni! Ora vi ritornava solo, come n’era partito, e con in fondo al cuore la mestizia del passato, non spenta dagli anni, ma divenuta come una patina distesa sul suo spirito. E riandando indietro di immagini in immagini come i ricordi gliele suscitavano, rivedeva i suoi amici. Erano vivi? Dov’erano? Che facevano? Erano felici? Mastro Bertuchello, Manetto, messer Puccio e Lucia e Giuditta, e nonna Berta... Rivedeva tutti con quel desiderio pieno di malinconia e di rimpianti, che le persone e le cose, a cui si è affezionati e da cui si è separati, suscitano nell’anima.
Egli era arrivato quel pomeriggio di luglio, era andato alla taverna del “Moro della Testaspaccata”, aveva affidato a Simone il cavallo e le bisacce, dopo essersi riposato un poco, prese alcune informazioni, era andato alla strada dei Balestrieri, senza veder nessuno degli amici e dei conoscenti d’una volta. Attraversando le strade della città aveva veduto qua e là le vestigia della strage fatta dalla pestilenza recente. La vita risorgente, sebbene avesse ripreso il suo ritmo, e con maggior celerità non aveva cancellato le orme della morte. V’erano ancora, e quante! Case, le porte delle quali segnate con una croce indicavano che ivi era morta di peste qualche persona, forse più di una, forse tutta una famiglia, spazzata via come le festuche da un colpo di vento. E sui muri, accanto alle porte tracce di fumo; forse dei bruciamenti delle masserizie. A ogni passo donne con le bianche bende vedovili, uomini col cappuccio nero, figlioli abbrunati; e volti emaciati da convalescenze lunghe e difficili, che contrastavano con quelli sorridenti dalla soddisfazione egoistica di non essere stati colpiti dal morbo.
La città per altro non appariva mutata per nulla. Soltanto era più pulita, perché il magistrato del comune, sotto il pungiglione della paura, aveva curato che non s’accumulassero immondizie e carogne sui canti delle strade; e aveva promulgato bandi severissimi contro i disubbidienti, temendo coi calori estivi un ritorno della pestilenza.
Attraversando il vicolo dei Mori e il tratto della rua Marmorea, non aveva incontrato nessun conoscente; aveva riveduto botteghe a lui note, ma dietro i banchi di molte aveva veduto altre facce nuove. Nessuno aveva posto mente a lui: segno che nessuno l’aveva riconosciuto. Dopo otto anni era come se fosse arrivato in una città straniera: come quando arrivò a Tebe di Negroponte, che era la capitale dei ducati d’Atene e Neopatria.
Ve lo aveva mandato il duca Giovanni, che, dopo la cacciata dei Palizzi, sapute le sventure che lo avevano colpito aveva preso Pirruccio ai suoi servizi, come valoroso e capace uomo d’armi, e come persona da fidarsene. E vi aveva trascorso otto anni, guerreggiando ora contro i Greci, ora contro i pirati turchi, che tentavano scorrerie negli stati del duca, ora contro bande di Bulgari, che spingevano a gualdane da predoni. Ma spesso, invece che coi nemici doveva contrastare coi “vigeri” ossia coi governatori delle varie terre dei ducati: Catalani i più, avari e disonesti; qualcuno dei quali egli dovette spesso persuadere più colla spada alla mano, che con buone ragioni, a fare il dover suo e lasciarlo fare agli altri.
In quegli otto anni di vita aspra e dura, il suo volto si era fatto più maschio, più vigoroso; come intagliato da un rude scalpello in un pezzo di granito. Una ruga profonda si apriva diritta fra le sopracciglia, come se un pensiero inesistente le contraesse; e gli occhi si erano alquanto incupiti, o lampeggiavano una luce fredda come i riflessi di una lama. Ma spesso la nostalgia della patria lontana addolciva quello sguardo e spianava la ruga; e la mestizia desiderosa gli inteneriva il cuore. Quelle colline calcaree, quegli uliveti, quelle sponde di fiumicelli fioriti di oleandri e ginestre, sotto il cielo turchino, i templi antichi che il sole rivestiva di luce, i silenzi pieni di memorie, tutto gli ricordava la sua Sicilia. Quanto c’era da passare per giungervi!...

Luigi Natoli: Il tesoro dei Ventimiglia è il secondo volume del romanzo Latini e Catalani (Mastro Bertuchello e Il Tesoro dei Ventimiglia), grande romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1300, al tempo del regno d’Aragona, del conte di Geraci Francesco Ventimiglia e dei fratelli Damiano e Matteo Palizzi, sullo sfondo della guerra fratricida fra Latini e Catalani. I due volumi sono la trascrizione delle opere originali pubblicate con la casa editrice La Gutemberg rispettivamente negli anni 1925 e 1926.
Mastro Bertuchello – Pagine 575 – Prezzo di copertina € 22,00
Il Tesoro dei Ventimiglia – Pagine 525 – Prezzo di copertina € 22,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (Spedizione in tutta Italia a mezzo corriere. Puoi ordinare inviando una mail a ibuonicugini@libero.it oppure un messaggio whatsapp al 3894697296)
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