- In casa mia – mi raccontò – si cospirava; ci venivano Paolo Paternostro, Rosalino Pilo, e tanti altri. Si fabbricavano cartucce; io apparecchiavo coccarde tricolori. Dapprima gli amici di mio marito diffidavano di me: “Donna Santa – dicevano – è giovane ed è donna, potrebbe tradirci”. Ma mio marito sapeva di potersi fidare, e li rassicurò.
All’alba del 12 gennaio mio marito uscì co’ suoi fratelli e col padre, mio suocero: erano tre fratelli: Pasquale, Antonino e Giorgio. Uscirono armati, perché doveva scoppiare la rivoluzione. Io avevo un paniere pieno di coccarde, e con tre nastri, uno bianco, uno rosso e uno verde, avevo improvvisato una lunga sciarpa. In quei giorni m’ero fatto un vestito di lana, a quadri, con una sopravveste, come era la moda: quel vestito mi stava una pittura... Io vestivo con molta semplicità; gli abiti me li facevo da me, pure debbo dire che facevan voltare la testa, e molte signore, anche dell’aristocrazia, mi domandavano sul serio se li ritiravo da Parigi...
Interrompendosi con questa parentesi il suo volto si illuminava della dolce vanità del passato, e la femina che aveva esercitato l’impero della bellezza riviveva nella vecchiaia sepolta nell’ampia poltrona e col capo avvolto in un fazzoletto scuro.
- Dunque – riprese – come le dicevo, udii le prime fucilate. Pensando che mio marito e i miei cognati erano fuori e nel pericolo, e non vedendo muovere nessuno del vicinato, non potei resistere. Indossai il mio bel vestito, mi cinsi con la sciarpa tricolore, presi il paniere delle coccarde e uscii. Abitavo in piazza Garraffello. Sulle porte, ai balconi, la gente si affacciava timida, sospettosa, irresoluta, non si sapeva come volgessero le cose. Si sparse la notizia che qualcuno era stato ucciso. Io allora cominciai a rampognarli: – “Su! Che fate? All’armi!... I vostri fratelli combattono, correte ad aiutarli!... Viva l’Italia! Viva la libertà!...” – E davo coccarde, e andavo innanzi...
Mentre ella parlava, io me la raffiguravo alta e bella e fiera, nella pienezza incantevole della donna di trent’anni, nel suo bel vestito a quadri, con la sciarpa tricolori; tra la folla stupita, commossa, affascinata dallo spettacolo di audacia e di beltà: me la raffiguravo agitatrice, non torbida come una virago, come una amazzone antica, e neppure come una demoiselle Thèroigue armata di picca e coi bruni riccioli sfuggenti di sotto all’elmo; ella rimaneva donna, con tutti i fascini della muliebrità, anche in quei momenti pericolosi e tra lo scoppiar della guerra.
- Che cosa ho a dirle? Sono momenti che non si descrivono. Ero preparata a tutto... Senta, le racconto un altro episodio. Verso gli ultimi tempi della rivoluzione, le cose andavano a rifascio, per colpa di Stabile... Stabile rovinò la rivoluzione; egli fu il vero traditore della patria, glielo dico io!... Or bene, in casa mia ci fu una riunione di pezzi grossi. Mio marito uscì a dire, che il modo di salvare il paese egli l’aveva; ma per prima cosa bisognava decapitare quelli che stavano al governo, e che erano i traditori. Passarono poche ore, ed ecco una folla: “Abbasso Miloro! morte a Miloro! morte al traditore!...” Avevano sparsa la voce che Pasquale Miloro s’era venduto al tiranno. In casa c’erano i cognati, mio suocero, alcuni amici; c’erano fucili, cartucce e un barile di polvere. Gli uomini si apparecchiarono a difendersi. Mio marito voleva farmi allontanare, per paura di qualche guaio; io risposi – “Dove sei tu, starò io; e quando non potrò far altro, darò fuoco al barile di polvere, e muoia Sansone con tutti i Filistei!...” Come Dio volle, il tumulto si calmò; i miei poteron fuggire e ricoverarono sopra un legno inglese: io restai sola con la serva a custodire la casa. Poi Stabile mandò Sessa, che era comandante del Castello, a cercare mio marito, dicendosi dispiaciuto di quel che era occorso, e proponendo che i miei ricoverassero invece nel Castello, finchè le cose si fossero quetate. E così fu. Ma io avevo paura di restar sola in casa: si sapeva che i regi erano vicini, e il popolaccio era sfrenato...
Luigi Natoli: Donne e rivoluzioni. Raccolta di scritti sulle donne nelle rivoluzioni siciliane.
La raccolta, che mette al centro la figura della donna nel Risorgimento siciliano, comprende:
-) La conferenza "Donne e rivoluzioni" tenuta il 12 gennaio 1895 nella Reale Scuola Normale Superiore Femminile "Regina Margherita" in occasione dell'anniversario della rivoluzione del 12 gennaio 1848, pubblicata nello stesso anno con la Tipografia Barravecchia e Figlio di Palermo.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 4 luglio 1910 "L'eroina del 12 gennaio" su Santa Diliberto coniugata Miloro.
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 19 agosto 1910 su "Le donne nella rivoluzione del 1860".
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 26 agosto 1910 su Lucia Salvo, detta "Lucia la siracusana"
-) L'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia l'8 settembre 1910 su Peppa la barcellonese.
In appendice i testi integrali delle poesie citate da Luigi Natoli con una breve biografia delle poetesse Giuseppina Turrisi-Colonna, Lauretta Li Greci e Concettina Ramondetta Fileti e dal volume Strenna pel 12 gennaro 1849, sempre citato dall'autore, il testo Su gli asili infantili di Concetta Strina, dove è spiegato il nobile scopo della Legione delle Pie Sorelle.
Il libro è corredato da una piccola galleria fotografica.
Il quadro di Santa Miloro è esposto al Museo del Risorgimento, Società Siciliana di Storia Patria - Piazza San Domenico 1 - Palermo
Pagine 145 - Prezzo di copertina euro 15,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Il volume è disponibile:
-) dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
-) su tutti gli store online.
-) In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour).

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