Qual fascino dunque hanno i vostri occhi, o donna, perché messer Francesco Ventimiglia, conte di Geraci e Golisano, gran camerario del Regno di Sicilia, nelle cui vene scorre il gentil sangue di Ruggero re, perché il nobile signore, cui ubbidiscono diciannove tra borghi e castelli, sparsi su pei Nebrodi, ripudii la illustre donna Costanza Chiaramonte, per tanti anni legata a lui dal sacro nodo matrimoniale?
Senza lacrime, sfavillante di sdegno e di orgoglio donna Costanza Chiaramonte lascia il palagio del marito: non chiede, non incita alcuno a vendetta; ma si ritrae in un monastero per nascondere fra i silenzi della bianca cella il dolore, la rabbia, la gelosia.
E mentre ella sente chiudere dietro a sé la pesante e massiccia porta del monastero, che la divide dal mondo, donna Margherita Consolo penetra nelle secrete camere di messer Francesco Ventimiglia; e adorna i suoi neri capelli della corona principesca.
Messer Giovanni Chiaramonte conte di Modica però freme di ira e cogita la vendetta: ma Re Federigo ama il conte di Geraci; re Federigo lo protegge; lo difende; malagevole e pericoloso trarne la sospirata vendetta.
E un giorno messer Giovanni Chiaramonte conte di Modica, il più potente per feudi e per ricchezze dei baroni del regno, lascia la Sicilia e ricovera in Germania. In quei tempi Ludovico il Bavaro calava in Italia; messer Giovanni pugnando da prode otteneva benefici ed onori: e quando la breve e infruttuosa campagna del Bavaro ebbe fine, il conte di Modica, subitamente, con una banda di lanzi, tornò nell’isola.
Re Federigo vede il periglio e lo teme; e invita il conte di Modica a corte, per mettere la pace fra i due baroni. Ed egli si rende, ma viene col suo seguito di armi.
- Perché tanto sfoggio di soldati, cinti di armature che luccicano al sole?
- Io celebrerò la pace con Messer Francesco Ventimiglia, nel modo più solenne: non è convenevole che il popolo abbia feste e spettacoli? Io darò gualdane e torneamenti.
E il Conte di Modica aggiravasi per le vie di Palermo colle sue lance alemanne, e attendea il cognato traditore. Ma il conte di Geraci non giungea.
Senza lacrime, sfavillante di sdegno e di orgoglio donna Costanza Chiaramonte lascia il palagio del marito: non chiede, non incita alcuno a vendetta; ma si ritrae in un monastero per nascondere fra i silenzi della bianca cella il dolore, la rabbia, la gelosia.
E mentre ella sente chiudere dietro a sé la pesante e massiccia porta del monastero, che la divide dal mondo, donna Margherita Consolo penetra nelle secrete camere di messer Francesco Ventimiglia; e adorna i suoi neri capelli della corona principesca.
Messer Giovanni Chiaramonte conte di Modica però freme di ira e cogita la vendetta: ma Re Federigo ama il conte di Geraci; re Federigo lo protegge; lo difende; malagevole e pericoloso trarne la sospirata vendetta.
E un giorno messer Giovanni Chiaramonte conte di Modica, il più potente per feudi e per ricchezze dei baroni del regno, lascia la Sicilia e ricovera in Germania. In quei tempi Ludovico il Bavaro calava in Italia; messer Giovanni pugnando da prode otteneva benefici ed onori: e quando la breve e infruttuosa campagna del Bavaro ebbe fine, il conte di Modica, subitamente, con una banda di lanzi, tornò nell’isola.
Re Federigo vede il periglio e lo teme; e invita il conte di Modica a corte, per mettere la pace fra i due baroni. Ed egli si rende, ma viene col suo seguito di armi.
- Perché tanto sfoggio di soldati, cinti di armature che luccicano al sole?
- Io celebrerò la pace con Messer Francesco Ventimiglia, nel modo più solenne: non è convenevole che il popolo abbia feste e spettacoli? Io darò gualdane e torneamenti.
E il Conte di Modica aggiravasi per le vie di Palermo colle sue lance alemanne, e attendea il cognato traditore. Ma il conte di Geraci non giungea.
Donna Margherita Consolo, come la moglie di Cesare, aveva avuto forse un brutto sogno. Fiero barone è Giovanni Chiaramonte, e la sua banda feroce è avvezza alle pugne: ma il conte di Geraci non trema, e non è vile. Le parole, i sospetti, le paure della piangente Margherita, pungono il suo ardimento; né valgono le bianche braccia di Margherita, che gli si attorcigliano al collo; non valgono i baci, le promesse bisbigliate sommessamente, le seduzioni... Messer Francesco cinge la spada, copresi la nobil testa dell’elmo e monta in arcioni.
Giù nella corte del munito castello attendono i vassalli armati.
- Baciate almeno vostro figlio! – grida dalla terrazza donna Margherita lasciando che i begli occhi le si empiano di lacrime.
Il conte si rizza su le staffe, prende fra le sue braccia il fanciullo che messer Ribaldo Rosso segretario, gli porge dalla terrazza, lo bacia, lo consegna al segretario e subito sprona.
Scalpitano fragorosamente i cavalli sul selciato della corte; poi sentesi risonare sotto le ferrate zampe il ponte levatoio.
(Nella foto: Messer Francesco Ventimiglia disegnato dall'autore)
Luigi Natoli: Amore e morte. Storie e leggende volume 1.
L'opera è la fedele trascrizione di tutte le "Storie e leggende", molte delle quali mai più pubblicate, scritte dall'autore nell'apposita rubrica del Giornale di Sicilia, dal 12 febbraio al 31 dicembre 1889
Pagine 386 - Prezzo di copertina € 22,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Il volume è disponibile:
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo raccomandata postale o corriere in tutta Italia)
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