Luigi Natoli: Fioravante e Rizzeri – Romanzo ambientato nella Palermo del 1920 ricostruito e trascritto dalle puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1936, con premessa dell’autore tratta da un articolo dello stesso Giornale pubblicato il 16 dicembre 1936. È ispirato alle storie di Buovo D’Antona e dell’opera dei pupi, nello specifico del re Fioravante e del suo scudiero Rizzeri, alle avventure di Fioravante, e lo riproduce attraverso un oprante, don Calcedonio; e l'antico si intreccia con il moderno; e le avventure della giovane figlia Lillì fanno contrasto con quelle di Drusolina, e quell'onesto puparo sembra foggiato con l'anima dei suoi pupi.
"I nostri romanzi sono una lettura eletta ed altamente appassionante, essi sono opera del grande WILLIAM GALT"
lunedì 22 marzo 2021
Luigi Natoli: Il "Teatro di Marionette" di don Calcedonio e il paladino Fioravante. Tratto da Fioravante e Rizzeri. Romanzo storico siciliano.
giovedì 18 marzo 2021
Luigi Natoli: Alla guerra! il romanzo storico in cui lo scrittore e storiografo palermitano descrive la Prima Guerra mondiale.
Luigi Natoli: C'era ancora il cadavere del capitano... - Tratto da: Alla guerra! Romanzo storico ambientato nella Francia del 1914
Luigi Natoli: Udiva un mugolìo disperato che non aveva nulla di umano... Tratto da: Alla guerra! Romanzo storico ambientato nella Francia del 1914
"S’accostò al letto del ferito, gli sollevò con una mano il capo, con l’altra porse alle labbra riarse una tazza d’acqua… Poi gli acconciò le coperte; e ritornò al letto, e dopo essersi assicurata che il suo ufficiale dormiva, sedette di nuovo sullo sgabello, con le mani sul grembo, lo sguardo vagante sopra i letti, dove ogni tanto qualcuno si lamentava. Quanti ve n’erano!... E di là altre c’erano altre sale, e si intravedevano altri letti; e sopra, nel piano superiore ce n’erano ancora. Si sentivano dei passi andar su e giù; forse medici, infermieri; ogni tanto di fuori una voce impartiva ordini; si udiva un rotolare di carrette; un via vai frettoloso; poi qualche urlo di dolore; dei gemiti che levavano il cuore; frammezzati da improvvisi silenzi. A ogni aprir di porta entravano zaffate di odore d’acido fenico; e il vocìo si faceva più distinto e i gemiti più forti. Ella riconosceva la voce del capitano medico; e immaginava che medicasse altri. Forse estraeva altre palle. Improvvisamente i gemiti si mutavano in ululi di dolore che facevano rabbrividire. Si alzò e s’avvicinò alla porta; vide intorno al letto operatorio un gruppo di persone, che le nascondevano la vista del letto; uno dei chirurghi pareva intento a qualche cosa che Betty non poteva capire: vide però uno dei medici trascegliere di fra gli strumenti, una sega. Ella si sentì gelare il sangue, ma non si mosse; una curiosità folle la inchiodava lì, su la soglia, nell’aspettazione trepidante di qualche cosa orrenda. I suoi occhi spalancati erano costretti da una forza ineluttabile a seguire ogni gesto; i suoi orecchi a udire. Nessuno parlava. Solo, ogni tanto, qualche ordine breve, rapido, quasi sottovoce, ma il ferito che stava in mezzo ai medici, e che Betty non vedeva, non taceva. Betty l’udiva: udiva un mugolìo disperato che non aveva nulla di umano, un rantolo che pareva squarciasse il petto; e si sentiva il cuore pieno di sgomento e di pietà. A un tratto vide una mano buttar in un canto, presso il tavolo degli strumenti, qualche cosa. Mandò un grido, chiudendo gli occhi; ma li riaprì subito e guardò. Era una gamba, una gamba umana, spezzata, sanguinante, nuda, col piede inerte, un piede tozzo, dalle dita ripiegate, come se un rabbrividimento li avesse contratti: una gamba divelta dal suo tronco, buttata là come una cosa inutile, come una cosa nociva; ed era carne umana…"
lunedì 15 marzo 2021
Luigi Natoli: Benoist guardava attraverso il fumo... Tratto da: Alla guerra! Romanzo storico ambientato nella Francia del 1914
Luigi Natoli: Alla guerra! – Opera inedita. Romanzo storico ambientato nella Francia del 1914, all’inizio della Prima Guerra Mondiale. L’opera, mai pubblicata in libro, è la costruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato unicamente a puntate, in appendice al Giornale di Sicilia, nel 1914. Dopo cento anni riprende vita in unico volume ad opera de I Buoni Cugini editori, impreziosita dalle illustrazioni di Niccolò Pizzorno.
Luigi Natoli: Non per questo offersi io la vita! Tratto da: Alla guerra! Romanzo storico ambientato nella Francia del 1914
Luigi Natoli: Marcia notturna. Tratto da: Alla guerra! Romanzo storico ambientato nella Francia del 1914, all'inizio della Prima Guerra mondiale
Il comando serbava un grande silenzio sulle mosse delle truppe, per paura di indiscrezioni: i soldati non sapevan mai dove eran diretti: gli ufficiali inferiori sapevano il nome dei grandi alti più vicini che si sarebbero trovati sulla direttiva. Rochefort era il primo. Gli ufficiali intelligenti indovinavano in qualche modo qual fosse la meta.
Del resto che cosa importava saperlo prima? Importava raggiungere un dato luogo a una data ora precisa, senza un minuto di più o di meno, importava ubbidire rigidamente, senza discutere, andare innanzi; uccidere, lasciarsi uccidere... Questa era la guerra; e così bisognava farla: così la facevano i tedeschi... Ne convenivano; ma in Francia ufficiali e soldati, invece discutevano e criticavano... Era il loro difetto. Vecchio difetto. Ma questa volta bisognava discutere meno.
Intanto altri soldati, presi dal contagio s’eran messi a canticchiar anche loro. La cadenza dei passi segnava il ritmo. S’erano accordati, senza volerlo, per istinto, in un coro sommesso, che pareva venisse di sotterra; pareva la voce della terra dolente, che presentiva l’orrore del sangue; la voce della madre che accompagna il figlio lontano, sul quale incombe la minaccia della morte; la voce della gran pace umana lacerata dallo scoppio delle granate e dalle punte della baionette: ed era anche la voce del paese nativo coi suoi ricordi, con le sue care e tenere ricordanze: la chiesa, il campanile alto ad aguglia, la piazza con la farmacia e la mairie, l’officina del maniscalco e del carradore, la scuola, e più in là il mulino; il vecchio mulino dalla enorme ruota, su la quale precipitava spumeggiando l’acqua; e più in là, nell’aperta campagna, l’opificio, con gli alti camini fumanti. V’era in quel canto come l’eco del suono delle campane all’alba e alla sera; l’eco del martello picchiante sull’incudine; del fischio della sirena…
E tenere visioni si ridestavano in fondo alle anime. Chi è là? una vecchietta rugosa, sotto la cuffia dalle bianche ali delle donne di Normandia, o quella graziosa e singolare delle donne di Arles. Ella caccia con la verghetta le oche, che si dimenano sulle zampe gialle, crocchiando… Mamma Ghita?... No, non è Mamma Ghita, è invece un volto roseo di giovanetta, ombreggiato da un largo cappello di paglia infiorato di rosolacci. Ella ride… Forse no, ora non ride più: domanda al portalettere se ha una cartolina illustrata di lui…
Una commozione di tenero rimpianto penetra in quei cuori, mentre le mani stringono le armi omicide.
- Silenzio! – ordinò l’ufficiale.
Anche lui pensava; la visione aveva uno sfondo diverso; ma il sentimento che destava era forse il medesimo.
Il sottotenente Guy Vandois, uscito da Saint-Cyr da un anno, era stato incorporato nel 112° di fanteria di linea, di guarnigione a Parigi; il che gli aveva permesso di continuare a vivere nella casa paterna, e di godersi la vita gaia e turbinosa della capitale.
Doveva questa sua fortuna alle relazioni del padre, ex sotto-prefetto; il quale, avendo rinunciato a posare la sua candidatura in un collegio elettorale, in favore di uno dei più noti e autorevoli uomini di parte radicale, amico del presidente del consiglio; ed essendosi anzi cooperato, perché l’amico del presidente del consiglio riportasse una votazione quasi plebiscitaria di contro al candidato della coalizione clericale-legittimista e bonapartista, ne aveva acquistato una riconoscente e grande amicizia, che non era stata infeconda di alte e utili relazioni politiche.
L’on. Cadenat era divenuto così uno degli assidui del circolo di madama Vandois, che, non ostante i suoi quarantadue anni, era una donna piena di attrattive e ancora piacente.
Guy aveva potuto, in grazia dell’interesse materno, e per le intercessioni di M.Cadenat, ottenere di restare a Parigi; fortuna invidiatagli dagli amici, che, naturalmente, per vendicarsi un po’, attribuivano alle grazie di madama Vandois l’efficacia delle raccomandazioni.
La guerra aveva colto Guy improvvisamente, in mezzo alla sua vita gaia e spensierata...
Luigi Natoli: Alla guerra! – Opera inedita. Romanzo storico ambientato nella Francia del 1914, all’inizio della Prima Guerra Mondiale. L’opera, mai pubblicata in libro, è la costruita e trascritta dal romanzo originale, pubblicato unicamente a puntate, in appendice al Giornale di Sicilia, nel 1914. Dopo cento anni riprende vita in unico volume ad opera de I Buoni Cugini editori, impreziosita dalle illustrazioni di Niccolò Pizzorno.
venerdì 12 marzo 2021
Luigi Natoli: La rivolta di Caccamo e le gesta di Vitale. Tratto da: Il Paggio della regina Bianca. Romanzo storico siciliano.
Caccamo insorse una seconda volta. Don Giaimo de Prades ebbe dal re l’incarico di sottometterla. L’assedio durò a lungo; la città stremata di forze, dovette sottomettersi e domandar perdono.
I più ostinati tra’ ribelli, esclusi dal perdono regio, giudicati fuor bando, si gittarono fra’ monti per salvar la vita, vivendo di imposizioni e di scorrerie; razziando gli armamenti in specie dei baroni di origine catalana, dando così al loro brigantaggio un colore politico, che cattivava loro le simpatie delle popolazioni.
Le rivalità fra i baroni, la necessità di avere sottomano uomini risoluti per difendersi da aggressioni o per farne, dava qua e là ricovero a quei banditi, e col ricovero la sicurezza dell’impunità.
Coloro che pativano vendette o rappresaglie se ne lamentavano col re: il re scriveva ai capitani delle città regie, impartiva ordini ai baroni, prometteva premi; ma i banditi se ne ridevano. I capitani delle città non avevano milizie; i baiuli e i giurati, – che è come dire i magistrati municipali – non avevano da parte loro alcuna ragione di perseguitare quei banditi, che, pigliandosela coi baroni, rendevano assai spesso, indirettamente, qualche buon servigio alle città.
Così essi vivevano sicuri. Non mancava loro dove dormire la notte, né dove trovare agnelli e maiali e vino e pane, e quanto potesse loro occorrere. I boschi per altro abbondavano di selvaggina.
Una mattina quegli uomini, riposando all’ombra delle querce e degli elci del Godrano, videro un uomo a cavallo, d’aspetto feroce, con le vesti a brandelli. Qualcuno lo riconobbe.
- È Vitale! È Vitale!
L’uomo chiamato con questo nome, il quale non si era accorto di quella comitiva, alzò il capo stupefatto e sospettoso e imbrandì la picca per difendersi.
- Non mi riconoscete, Vitale – domandò chi l’aveva chiamato, che, alzandosi, gli moveva incontro con le braccia aperte e una espressione di gioia.
Vitale, ancora stupito, lo guardò bene, e alla sua volta gridò:
- Biagio?... Biagio Voltore?...
Agli abbracci, seguirono le spiegazioni. Gli altri si erano avvicinati; essi conoscevano di nome Vitale, che era stato lo scudiero devoto di messer Andrea.
Sfuggito all’arresto e alla morte, errava anche lui pei boschi come una selvaggina inseguita.
Quel giorno egli diventò il capo di quella banda, alla quale diede un nuovo indirizzo. Compiere ogni genere di rappresaglie contro quel nuovo baronaggio catalano venuto coi due Martini in Sicilia, e che a poco a poco s’andava sostituendo agli antichi baroni. Razzie di bestiame, incendi di ricolti, taglie. Quando occorreva, una freccia esperta e terribile serviva a punire gli audaci.
Le gesta di Vitale e dei suoi compagni cominciarono a diffondersi e ad acquistare un colore leggendario.
Un giorno Vitale seppe che Giovannello, il figlio del suo signore, era ancor vivo, e da Catania era stato mandato a Ciminna. Questa notizia gli empì il cuore di giubilo.
Ma una mattina Vitale cadde in potere delle milizie di Termini, e di quelle del conte di Caccamo, che per ordine del re battevano la campagna contro i banditi. Vitale sapendo che messer Guglielmo era uscito alla caccia con Giovannello, si era avventurato da solo – per non dar sospetto – col desiderio di vedere il suo giovine signore, del quale non serbava che l’immagine infantile.
Le guardie feudali del conte di Caccamo lo riconobbero; Vitale circondato, minacciato da ogni parte con le balestre (e una freccia gli aveva stracciato il giubetto) impossibilitato a difendersi, s’era dovuto rendere, ed era stato portato al castello di Termini, per aspettarvi gli ordini del re.
I compagni lo aspettarono invano. Seppero verso sera dalle loro spie che Vitale era stato preso: la notizia li addolorò, sapendo bene quale sorte sarebbe toccata al fedele scudiero; ma non si sciolsero né rinunciarono al loro disegno, parendo loro di dover compiere il voto di Vitale, divenuto ora doppiamente sacro.
Così, venuta la festa del venerdì santo, essi divisarono di mettere ad effetto il loro disegno.
Pagine 702 – Prezzo di copertina € 22,00
mercoledì 10 marzo 2021
Luigi Natoli: Pensiero di Giovanni Meli detto L'abate. Tratto da: L'abate Meli.
Luigi Natoli: Giovanni Meli. Il volume raccoglie il romanzo storico "L' Abate Meli", lo studio critico "Giovanni Meli" e la raccolta di poesie tratte da Musa siciliana.
Luigi Natoli: La festa della Madonna della Lettera. Tratto da: I Cavalieri della Stella o La caduta di Messina. Romanzo storico siciliano
L'autenticità di questa lettera e della ciocca dei capelli non fu messa menomamente in dubbio; nessuno volle accorgersi dello strafalcione cronologico che essa contiene; e dire che la lettera fu fabbricata dall'umanista Lascaris nel secolo XV, pare anche oggi una bestemmia ai fedeli Messinesi; peggio poi pensare a qual capo poté essere tolto il capello che custodito in un'urna di cristallo di rocca, è per così dire, il palladio della città.
Tutte le strade si addobbavano di drappi e di arazzi, magnifici di disegni e di ricami d'oro e d'argento quelli pendenti alle finestre dei palazzi e dei monasteri, rallegrati da ghirlande e da festoni di fiori quelli poveri delle umili case popolari. Sopra antenne rizzate di proposito, sventolavano bandiere variopinte, e qua e là, nei crocicchi si elevavano archi di trionfo. Ogni tanto un altare ornato riccamente, con una immagine della Madonna; e intorno altri arazzi, altri festoni, e fiori e sete e oggetti preziosi.
Le botteghe degli orafi e dell'arte della seta, vale a dire delle due maestranze più ricche e più potenti, si tramutavano in gallerie fantastiche, che offrivano spettacoli meravigliosi di magnificenza, per le ricchezze che vi si mettevano in mostra. E poi, da per tutto, nelle finestre, nei balconi, dinanzi alle porte, intrecciati tra i festoni, lumi, lumi e lumi, che accesi la sera, spandevan tanta luce da fare, come scrive un cronista del tempo, “scorno al più fitto meriggio”. Ma ciò che formava la singolarità di quella festa era la esposizione di quadri, di statue, di nuova invenzione, ogni anno; e che talvolta avevan argomento religioso, ma più spesso erano allegorie, il significato delle quali non sfuggiva al popolo.
lunedì 8 marzo 2021
Luigi Natoli: "Va, tu sei guarito" Le teorie sulla medicina del Conte di Cagliostro. Tratto da: Cagliostro e le sue avventure.
Luigi Natoli: Il prigioniero. Tratto da: Cagliostro e le sue avventure
Da quando era entrato nel forte, ed eran quattro anni, dopo un processo laborioso, Giammaria era la prima persona con la quale discorreva; per quattro anni era stato relegato nel silenzio della segreta, guardato con disprezzo e terrore; oggetto di scherni e di crudeltà, contro le quali non poteva reagire. Nessuno doveva parlare con lui; neppure il barbiere, che una volta al mese radeva i prigionieri, non già per igiene o per decenza, ma perché la barba era segno di giacobinismo.
Aveva dovuto infingere una rassegnazione che non sentiva; ma era forse effetto della debolezza fisica, questa che gli pareva forza di rassegnazione.
La condanna era crudele; oltre alla segregazione in quella piccola, fetida, umida segreta, senza altro mobile che un banco di pietra sul quale era disteso uno schifoso pagliericcio; era obbligatorio il digiuno rigoroso per tre giorni della settimana: pane e acqua negli altri, una minestra di legumi nauseabonda le domeniche. La sua salute ne aveva sofferto; i suoi muscoli, la sua carne se ne erano logorati.
Egli non poteva sorreggersi con la speranza di una liberazione prossima o lontana che fosse.













