lunedì 5 gennaio 2026

Luigi Natoli: Gennaio. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie.

Gennaio è il primo dei dodici mesi dell’anno: è mese invernale, freddo e nevoso. In Sicilia le nevi non sono abbondanti: sulle parti piane e presso il mare cadono raramente; ma sulle montagne alte dell’interno, come le Madonie, sono più frequenti e durano. Sul monte Etna sono perpetue.
Spesso gennaio in Sicilia è sereno, asciutto, sorriso da un bel sole. Il proverbio dice: Jinnaru siccu, burgisi riccu. Gennaro secco, cioè non piovoso, arricchisce l’agricoltore, se però è piovuto in dicembre; perché nelle nostre contrade favorisce lo sviluppo delle sementi e promette rigogliose le messi.
Si dice che gennaio è potatore; perché infatti si potano le vigne. Pota alla luna di gennaio, se vuoi la botte piena, dice l’adagio. E un altro adagio aggiunge: A buon potatore, buona vigna. Oh! Hanno di che lavorare i contadini in questo mese! Bisogna zappare le fave, che cominciano a mettere le foglie; trapiantare le piante dal vivaio; attendere a tante altre faccende, se il tempo lo permette.
La zappa di gennaio, dicono i contadini, ha il miele in bocca.
Anche nelle officine si lavora. Di buon mattino gli operai si recano alle fabbriche; gli artigiani si pongono al banco o al deschetto; la buona massaia si leva per attendere le faccende di casa: è ancor buio, e bisogna accendere la lampada elettrica, a petrolio o anche a olio.
Il freddo intorpidisce le mani; ma chi ha voglia di lavorare, e ha la coscienza tranquilla, non teme il freddo: lavora e canta.
I pescatori, se il mare è tranquillo, si mettono in barca prima che spunti il sole, per gittare le reti; e, con le gambe e le braccia nude, sfidano i rigori della stagione, e non si ammalano mai, al contrario dei fanciulli freddolosi, che si coprono di maglie e mantelli, e hanno paura dell’acqua fredda!

Proverbi di gennaio
Capo d’anno, salute e denari, ma pensa bene a quello che hai da fare.
Annata nevosa, covone gravoso.
A S. Antonio, massaio buono.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
Il volume è la fedele trascrizione dell'opera originale pubblicato dalle Industrie Siciliane Riunite nel 1925. Corredato dalle immagini dell'epoca.
La copertina di Niccolò Pizzorno riproduce quella originale. 
Pagine 210. Prezzo di copertina € 19,00
Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna in tutta Italia con raccomandata postale o corriere). Contattaci alla mail ibuonicugini@libero.it 
Su tutti gli store online. 
In libreria presso: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour di fronte La Feltrinelli) 

Luigi Natoli: Posta sotto la protezione dei Re Magi, aveva come insegna la Stella miracolosa... Tratto da: I cavalieri della Stella o La caduta di Messina

L'Accademia della Stella di cui egli faceva parte, e aspirava ad esser capo, o, come si chiamava, Principe, era una compagnia o congregazione o scuola, o tutto questo insieme, di cento cavalieri, di nobiltà antica e indiscutibile, che face­van professioni d'armi allo scopo di for­nire eccellenti militi nella perpetua guer­ra contro i barbareschi: una specie di or­dine militare – in origine – non dissi­mile nello scopo fondamentale da quello dei cavalieri di S. Giovanni e di S. Stefa­no; ma senza alcun carattere monastico o voto minore; uguale alla Congregazio­ne d'arme, che s'era istituita in Palermo nel secolo XVI. 
Posta sotto la protezione dei Re Ma­gi, aveva assunto come insegna la Stella miracolosa apparsa ai tre re d'Oriente, in­castrandola nella Croce di Malta: d'onde il nome di Accademia della Stella. 
Col volger del tempo, pareva aver di­menticato il suo scopo originario; e non mandava più i suoi cavalieri a dar la cac­cia alle navi mussulmane; ma continuava con uno sfarzo, con una magnificenza tutta spagnola, a dar mostra di sè nella bravura de’ suoi cavalieri nelle grandi occasioni religiose o civili. L'insediamento del nuovo Senato, l'apertura della fiera, la festa dell'Assun­ta, l'arrivo o la partenza del vicerè, la pre­sa di possesso di un nuovo arcivescovo, le feste per la nascita di qualche principe reale, o di qualche matrimonio regio, o dell'incoronazione del re, e in generale tutti i grandi avvenimenti celebrati con pompa ufficiale, erano altrettante occa­sioni, perché i cavalieri della Stella faces­sero la loro sontuosa cavalcata, o cele­brassero una giostra, vaghissima per no­vità di giuochi, d'imprese, di divise, di colpi. 
Non era facile far parte dell'Accade­mia. Oltre che si doveva essere nobili da almeno duecent’anni, il numero dei cavalieri era limitato a cento, e non vi si entrava che per elezione a bossolo, e dopo una serie di informazioni e di formalità per assicurarsi della degnità dell'aspirante: sicché far parte dell'Accademia si teneva a grande onore, e come un segno della nobiltà e della grandezza della casa, e i padri che già ne avevan fatto par­te, sollecitavano che quell'onore si trasmettesse nei figli, stabilendo una specie di successione ereditaria come in una paria.
Galeazzo era certo uno dei migliori ornamenti dell’Accademia, della quale aveva tenuto alto il nome e il prestigio in Ispagna due anni innanzi, accompagnando il padre in una ambasceria a Madrid; durante le feste genetliache del piccolo re Carlo, riportando i primi premi in una giostra. Ma aveva suscitato l’entusiasmo dei madrileni con un atto di audacia e di destrezza, del quale, nel loro orgoglio nazionale, gli spagnuoli non credevano capace uno straniero. Galeazzo aveva voluto prender parte a una corrida, e contendere la palma della vittoria a un famoso espada. Al veder scendere sull’arena quel giovinetto di vent’anni, dinanzi ad un magnifico toro, già inferocito e avido di stragi, un fremito di terrore aveva fatto impallidire gli astanti, e un silenzio veramente tragico, s’era diffuso nel circo...


Luigi Natoli: I Cavalieri della Stella o La caduta di Messina. Romanzo storico siciliano ambientato nella rivoluzione di Messina dal 1672 al 1678.
L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia nel 1908.
Pagine 974 - Prezzo di copertina € 26,00
Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Su tutti gli store online. 
In libreria presso: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102) 

Luigi Natoli: L'Epifania e le strenne. Tratto da: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie

Capo d’anno ed Epifania sono giorni in cui si fanno regali. L’usanza è antica e gentile. Questi regali si chiamano strenne.
In molti paesi i fanciulli credono che quelle notti il Bambino Gesù porti loro chicche, giocattoli e altri doni; e preparano una calza, una scarpa, un cestino. In altri paesi, questi doni sono portati da una vecchia, chiamata la Befana, la notte dal 5 al 6 gennaio.
Or vedete un po’ la fantasia popolare come trasforma le cose! Il 6 gennaio la Chiesa celebra la visita dei Magi a Gesù; e questa, con la parola greca, si dice festa dell’Epifania. I Magi, voi lo sapete, offersero al Bambino oro, incenso e mirra. Ora questa parola Epifania diventò Pifània, e poi Befana; e il popolo, non sapendo cosa fosse questa Befana, la immaginò come una vecchia, che porta i doni ai bambini.
In molti paesi della Sicilia la parola strenna si trasformò in strina; e la strina diventò anch’essa, come la befana, una vecchia, che porta i doni per la festa di Capo d’anno.
I fanciulli delle famiglie ricche hanno molti e ricchi doni; quelli delle famiglie povere hanno pochi e poveri doni.
Ebbene, che importa?
Il dono povero vale quanto il ricco, e ti diverte allo stesso modo, se hai il cuor contento.
Non guardare con occhio invidioso chi ha doni più numerosi e più belli dei tuoi. L’invidia è come il verme che si nasconde dentro una mela, e la va rodendo a poco a poco, sì che presto la infradicia. Così l’invidia fa del cuore dei fanciulli.
Contèntati di quello che hai; e sarai lieto.
Chi vuol più di quello che può avere, finisce col perdere anche quello che ha.


Luigi Natoli: Almanacco del fanciullo siciliano. Libro sussidiario di cultura regionale e nozioni varie. 
Il volume è la fedele trascrizione dell'opera originale pubblicato dalle Industrie Siciliane Riunite nel 1925. Corredato dalle immagini dell'epoca.
La copertina di Niccolò Pizzorno riproduce quella originale. 
Pagine 210. Prezzo di copertina € 19,00
Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna in tutta Italia con raccomandata postale o corriere). Contattaci alla mail ibuonicugini@libero.it 
Su tutti gli store online. 
In libreria presso: 
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour di fronte La Feltrinelli)