sabato 12 settembre 2026

Luigi Natoli: In quel tempo vi agiva una compagnia condotta da un siciliano; si chiamava Domenico Minniti... Tratto da: Ferrazzano. Per la prima volta in teatro domani 13 settembre

Era questo detto dei Travaglini o più modernamente dal nome del proprietario, di S. Lucia; dove recitavano le compagnie dei comici; e che poi rifatto, abbellito e prevalso il secondo nome, si adattò a teatro d’opera, rivaleggiando con quello più grande dei musici detto di S. Cecilia; finchè ingrandito prese il nome di Carolino; e fu il solo e glorioso teatro d’opera di Palermo, anche quando, mutato il regime, fu intitolato al nome imperituro di Bellini. Allora, nel 1775, era un piccolo teatro che di fuori non annunziava punto che nascondesse una sala da spettacoli. Una tettoia difendeva la porta sulla quale una tabella di legno portava dipinto lo scritto: “Teatro di Travaglini”; un corridoio senza luce, umido, con le pareti grommose, conduceva all’ingresso del teatro, in fondo a un breve spazio. Una sala capace di trecento persone e tre file di palchi; non vi erano poltrone, che allora non si usavano, ma sedie numerate; una grande lumiera pendeva dal soffitto. Di giorno bisognava abituarsi al buio per potersi movere e non inciampare in qualche sedia, ma di sera si illuminava e si vedeva bene la fioritura delle belle vesti e la bianchezza delle carni sull’addobbatura rosso cupo dei palchetti. L’illuminazione era a cera nella lumiera e nei trionfi dei palchetti, ad olio sul palcoscenico. Il quale era piuttosto angusto; aveva in giro gli stanzini degli attori, piccoli e malmessi, alcuni, invece di porta, erano difesi da una tendina; gli uomini stavano da una parte in tre stanzini comuni, le donne in due, pochi stanzini erano privilegiati. L’attrezzatura si componeva di tre o quattro scene con le rispettive quinte; le scene erano arrotolate in alto e trattenute da corde che penzolavano da un lato. 
In quel tempo vi agiva una compagnia condotta da un siciliano, che godeva grande opinione di buon attore, e recitava nelle parti di padre nobile: si chiamava Domenico Minniti, era nato per così dire in teatro, perché era figlio di comici. I suoi attori erano siciliani, ma il “Tiranno” e la moglie erano napoletani, Antonio Zardo e Giuliana Buzelle, che in arte recitava da Beatrice. Era quasi tutta una famiglia, chè fra loro erano imparentati: padri, madri e figli recitavano o prendevano parte della compagnia come attrezzisti o trovarobe. Ma Floristella no; era una trovatella o per essere più esatti, una figlia dell’arte trovata in un angolo della porta di casa di Ferrazzano una sera al ritorno dal teatro.
Si rappresentava il “Don Chisciotte”, commedia tutta da ridere, che era il melodramma di Apostolo Zeno ridotto a commedia con certe innovazioni dal Minniti. Molte scene si facevano a braccio, fra cui quelle del Minniti e quelle del Ferrazzano. I personaggi avevano subito anche loro delle trasformazioni, e in generale lo spirito della commedia era reso più allegro dell’originale. Il duca aveva preso un nome, si chiamava “Asdrubale”, ed era rappresentato da Antonio Zardo; la duchessa si chiamava “Doralinda” e la sosteneva una attrice, Anna Saverino, “Don Chisciotte” era il Minniti, “Sancio Panza” il Ferrazzano, “Rosaura” Giuliana Buzelle, “Lauretta” Stefania Corona, “Don Alvaro” Vincenzo Migliocco, “Florindo” Nino Pollione, “Donna Filomena” Carmela Grassa.
- Tu vedi che non ci sono parti per Floristella; la “Rosaura” per quanto una amorosa è tutt’altro che una ingenua, – disse il Minniti.
- Non è vero! – saltò su Floristella con voce stridula – perché allora mi ha affidato la parte della serva? Neppure questa è ingenua.
- E che dovevo fare per non lasciarti inoperosa?
- Poteva darmi la parte della Buzelle.
- Questa non era parte per te.
E chinatosi all’orecchio di Ferrazzano, gli mormorò: 
- È il conte che me l’ha imposto; potevo dir di no?
Ferrazzano si strinse nelle spalle; egli avrebbe agito diversamente, ma il Minniti aveva una paura maledetta di quel conte e di tutta quanta la nobiltà; una raccomandazione che gli rivolgeva, equivaleva ad un ordine; e credeva che tutti partecipassero della sua paura, e fossero solleciti a obbedire ai loro voleri. 

In foto Domenico Minniti, interpretato da Giovanni Mennella nello spettacolo teatrale del 13 settembre alle ore 21:00 di Ferrazzano, con la compagnia Araldo del Vespro presso il Teatro don Bosco - Via Libertà 199 - Palermo.
Testo e regia di Giuseppe Bongiorno.
Per info e acquisto biglietti: araldodelvespro@gmail.com - cell. 3892996221


Luigi Natoli: Ferrazzano. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del '700. L'opera è la fedele trascrizione del romanzo originale pubblicato a puntate in appendice al Giornale di Sicilia dal 30 ottobre 1932. 
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Prezzo di copertina € 19,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su tutti gli store online (Amazon Prime, Feltrinelli, Ibs) e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour e punto vendita Centro Commerciale Conca d'Oro), Libreria Zacco (Corso Vittorio Emanuele 423), Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79), Libreria Nike (Via M.se Ugo 56), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), La Nuova Bancarella (Via Cavour) Spazio Cultura libreria Macaione (Via M.se di Villabianca 102)


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