martedì 3 novembre 2026

Luigi Natoli: Si teneva giostra nel piano del Palazzo Reale... L'inizio di Rosso, l'avventuriero. Dopo 94 anni per la prima volta in unico volume.


Era l’ultima domenica d’agosto del 1568, e si festeggiava l’arrivo del nuovo viceré, don Francesco d’Avalos, marchese di Pescara, già eletto dal re Filippo II, fin dall’aprile.
Coloro che sentono parlare di giostre non avranno discaro che descriva quale era nel Cinquecento.
Di solito si teneva nella Piazza Marina; questa si tenne nel Piano del Palazzo, per comodo di sua eccellenza. Era di forma ellittica, con due larghe aperture alle estremità dell’asse maggiore. Ampia. D’intorno v’erano le gradinate, divise in quattro settori; sulle gradinate, in modo da far tetto a esse, girava un loggiato, partito in palchi, fra cui, a metà dell’asse minore, si apriva più alto e più riccamente addobbato, quello del viceré.
In mezzo l’arena era divisa per il lungo da quella che si diceva tela o lizza, e di qua e di là di essa correvano stecconate distanti dalla lizza uno spazio sufficiente perché un cavaliere potesse galoppare.
Lizza e stecconate non erano più alte di cinque palmi. In questa specie di corridoi, che si chiamavano controlizza, entravano i cavalieri giostranti, uno da un capo a destra, uno dall’altro a sinistra, e s’incontravano colle lance.
Prima di tenere la giostra, il Senato o il Capitano di città, o chi la teneva, nominava i Maestri di Campo, che avevano il comando dell’arena, regolavano e dirigevano lo scontro; e i giudici di Campo, ai quali i Maestri di Campo riferivano i colpi per assegnare i premi, secondo il regolamento, che era sempre lo stesso.
Ogni cavaliere aveva sei lance. Il miglior colpo era alla visiera: se nell’incontro la lancia si spezzava, il colpo valeva per due. Se uno dei giostranti era scavalcato, al cavaliere che aveva fatto il colpo, si assegnavano quattro lance, e sei se lo sbalzava fuori dall’arringo; chi faceva perdere o spezzare all’avversario stoffa e cinghie aveva il diritto di prendersi la migliore lancia di quello. Vincitore era chi avesse incontrato e rotto tutte e sei le lance, ma chi aveva scavalcato l’avversario, si riteneva superiore.
Queste ed altre norme (erano ventinove) sul mutare di cavallo, sui padrini, sull’afferrare la lancia del cavaliere, regolavano le giostre.
I cavalieri giungevano in corteo, talvolta erano divisi in quadriglie; ognuno d’essi era preceduto dai musici, da cavalieri, da scudieri che portavano le lance, ed era accompagnato da due padrini; aveva un’impresa e un motto. Il suo cavallo era bardato e difeso da piastre d’acciaio alla testa ed al petto.
In questa giostra del 1568, correvano sedici cavalieri distribuiti in quattro quadriglie. Il loro ingresso nell’arena, gremita di dame, di signori, di magistrati e di popolo fu salutato da applausi.
V’era il fiore dei cavalieri: don Carlo d’Aragona, duca di Terranova, che pochi anni dopo fu presidente del regno, e poi andò governatore di Milano, e in cui onore fu coniata una medaglia in oro; don Cola di Bologna, don Gerardo e don Giovanni Alliata, don Gaspare Ventimiglia, don Geronimo di Giovanni, don Gaspare Bellacera, don Berlinghiero Ventimiglia, don Mariano Lo Porto, alcuni dei quali si segnalarono per eroico valore nella giornata di Lepanto.
Lo scontro procedette bene fino a che Gaspare Bellacera s’incontrò con il signor Ascanio del Monte, milanese, familiare del marchese di Pescara, che diede luogo ad alcuni incidenti. Il Bellacera aveva rotto la lancia nella rotella, che era la guardia della lancia; il del Monte sosteneva di aver colpito l’avversario allo scarsellone, che era la parte inferiore del corsaletto, ma non aveva rotto. 
Sorsero grandi quistioni, ma i Maestri di Campo decisero in favore di Bellacera.
Maggiori grida corsero per l’incontro fra don Carlo d’Aragona e don Giovanni Alliata; perché il duca non contento di aver corso più lance, e non trovandone intere, ne prese di quelle incontrate; e don Giovanni colpì don Carlo così violentemente, che ruppegli le cinghie della spallitta, e la lancia gli penetrò nel costato, così che don Carlo cadde immerso nel proprio sangue.
Fu un rumore per tutto il campo; invasa l’arena; tutte le dame quali in piedi, quali svenute; i cavalieri accorsi; tutti si affaccendavano attorno al ferito.
Questo incidente chiuse la giostra.
Ma non chiuse gl’incidenti della giornata.
Già s’era diradata la folla, e ciascuno si avviava pei fatti suoi, commentando l’incidente della ferita, che si diceva grave; ma il signor Gabrio Serbelloni e il signor Francesco Ripamonti, milanesi, capitani tutti e due, menati con sé dal viceré marchese di Pescara, discutevano a voce alta del giudizio dato dai Maestri di Campo sul signor Ascanio del Monte.
La sconfitta patita da costui, la presero per un’offesa alla loro «nazione». C’entrava il sentimento campanilistico.
Don Gerardo Bellacera, cugino di don Gaspare, se l’ebbe a male.
- Signori, – disse, – voi offendete i Maestri di Campo e don Gaspare Bellacera: e ciò non mi pare sia degno di voi. Vi prego dunque di smetterla colle vostre critiche.
- È una lezione che volete impartirci?
- Non è una lezione, ma è un avvertimento.
- Noi non accettiamo avvertimenti da persone che non conosciamo! – disse il Serbelloni.
- Sì? allora accettate questo!
E don Gerardo Bellacera aggiunse alle parole il gesto della mano contro il viso di uno dei due cavalieri che gli erano di fronte.
In un batter d’occhio tre spade erano snudate e pronte a ferire, ma alcuni signori e popolani accorsi al rumore del battibecco, avvertirono:
- Il bargello, magnifici signori!
Ed era vero. Per questo, per non incorrere nelle pene gravissime emanate contro i duelli, i tre uomini ringuainarono le spade...




Luigi Natoli: Rosso, l'avventuriero. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1568.
Pubblicato per la prima ed unica volta a puntate in appendice al quotidiano L'Ora dal 24 dicembre 1932, per la prima volta in unico volume edito I Buoni Cugini Editori. 
Pagine 270 - Prezzo di copertina € 23,00
Copertina di Niccolò Pizzorno

Disponibile dal 30 novembre:
- Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna gratuita a Palermo, consegna a mezzo corriere o raccomandata postale in tutta Italia)
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